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Last updateGio, 12 Ott 2017 5pm

Italia

Letta, debito giù ma per la crescita

Letta,debito giù ma per la crescita ''Il debito va tenuto sotto controllo e noi per la prima volta dopo 5 anni l'abbiamo tagliato. Ma e'necessario che ci siano le condizioni per la crescita. E per l'Europa la crescita deve essere centrale''. Cosi' il premierLetta dopo l'incontro con il premier greco Samaras.

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Sindaco, perché funerali non a Lampedusa?

Sindaco,perché funerali non a Lampedusa?
"Perché i funerali non si sono svolti a Lampedusa? Dovete chiederlo a qualcun altro,noi non siamo stati coinvolti".

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Equitalia:in Cassazione il "caso" Teramo

Equitalia:in Cassazione il "caso" Teramo (ANSA) - ROMA,21 OTT - Aveva rifiutato di partecipare, ai dannidei contribuenti, al sistema di false notifiche degli avvisi dimorosità fiscale in voga nell'agenzia Equitalia di Teramo,usanzaalla quale aderiva tutto l'ufficio.
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Monti: Mauro-Casini con "anti-governisti"

Monti,Mauro-Casini con "anti-governisti" 

''Trovo strano che Mauro e Casini critichino Scelta Civica per un non sufficiente appoggio al governo e poi vadano verso coloro che lo minacciano davvero''.
Lo ha detto Mario Monti a ''In mezz'ora'

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La situazione in Venezuela discussa alla Link Campus University

Lunedì 14 novembre alle ore 14, nella sede della Link Campus University in Via del Casale di San Pio V 44 a Roma, parleranno della situazione in Venezuela e il ruolo della comunità internazionale nelle crisi in atto nel paese latino americano il Vice Direttore de L'ITALIANO, Prof. Stefano Pelaggi (Sapienza Università di Roma), la professoressa Anna Maria Cossiga (Link Campus University), il professore Marco Emanuele (Link Campus University), Milos Alcalay (Commissario agli Affari internazionali del Comune di Caracas ed ex diplomatico venezuelano), Vanessa Ledezma (figlia dell’attuale sindaco di Caracas, attualmente in carcere con l’accusa di cospirazione)
Il dibattito sarà moderato da Marinellys Tremamunno (giornalista italo venezuelana).

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Monti: no voti per Casini? Avevano ragione

Monti,no voti per Casini?avevano ragione

"Mi rivolgo a chi non ha votato Scelta Civica, pare siano tanti, perchè avevamo Casini.. puo'essere che avessero ragione loro". Lo afferma l'ex premier MarioMonti, ospite della trasmissione In Mezz'Ora.

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GIORNO DEL RICORDO: La vergognosa accoglienza ai profughi istriani

Da parte di coloro che oggi fanno la morale sulla necessità di accogliere bene chiunque arrivi da noi
Il treno procedeva lento. Partimmo da Fiume, destinazione: la Toscana. Dovevamo attraversare l’Italia che noi immaginavamo generosa e ospitale. Sulle carrozze da carro bestiame che ci portavano laggiù, c’erano per lo più vecchi, donne e bambini come me, stipati come sardine. Eravamo infreddoliti, affamati, i più piccoli piangevano perché man-cava il latte. «Va bene» pensai «prima o poi ci fermeremo». La prima sosta, per scendere a sgranchirci le gambe e mangiare qualcosa, fu a Bologna. Finalmente la stazione. 
Il treno rallentò piano piano fino a fermarsi. Ad accoglierci trovammo tanta gente, con le bandiere rosse. Le stesse di Tito. Non capivo. Allora mi girai verso la mamma e le chiesi: «Mamma, ma il treno si è sbagliato? Siamo tornati a Fiume?». No. Erano gli operai e i ferrovieri comunisti che improvvisavano uno sciopero per impedire al convoglio di fermarsi nella loro città. «Fascisti, viaaa!» gridavano. «Siete tutti criminali fascisti!» La nostra patria era affamata, diffidente. Diversi erano convinti che chi fuggiva dall’Istria «rossa», dal paradiso del comunismo, fosse un criminale. Alle dame di carità, arrivate in stazione per darci latte e coperte, fu impedito di avvicinarsi. Nemmeno il latte ai bambini. Le porte del treno rimasero chiuse. Non so neanche quante ore passarono, il viaggio mi parve infinito.
Alla fine io, la mia famiglia e qualche centinaio di «pericolosi nazionalisti» arrivammo al campo profughi di Laterina, vicino ad Arezzo. Attraversammo un grande cancello verde, sorvegliato da carabinieri armati di mitra e circondato da filo spinato. Non ci aspettavamo una casa, ma nemmeno un campo di concentramento! In quei ventidue baracconi abbiamo vissuto per quasi dieci anni. Balle di paglia come materassi, un bagno in comune per venti persone. Con le coperte appese ai fili di ferro, ogni famiglia cercò di creare la propria «casa», innalzando dei piccoli divisori tra una «stanza» e l’altra. Così, giusto per avere un minimo di intimità. Anche se poi si sentiva tutto: chi parlava, chi litigava, chi rimproverava i figli, chi la notte cercava di fare l’amore. Magari uno starnutiva e dal fondo della baracca un altro rispondeva: «Salute!». E poi l’odore. A ripensarci, me lo porto dietro da una vita intera. Forte, acre e dolce, uno strano miscuglio del cibo della mensa, della naftalina del mio vestito, l’unico che avevo, e di quello ancora più forte, imbarazzante, dei miei capelli. Che non potevano essere lavati. 
Ci siamo vergognati a lungo e abbiamo continuato a portare la vergogna dentro. Ancora oggi mi sento quell’odore addosso, e non se ne vuole andare: è l’odore del campo profughi. Mi ricordo il freddo del 1956, il gelo dentro le baracche senza riscaldamento, e quella notte che per caso sentii mio padre raccontare a voce bassa che vicino a Trieste, nel campo profughi di Padriciano, Marinella era morta di freddo. E questo nome, Marinella, io non lo posso più scordare. Aveva un anno, Marinella. A sedici gradi sottozero, con la neve che entrava da porte e finestre, non aveva resistito. Purtroppo non fu la sola. Per i nostri vecchi era dura: morivano di malinconia. Mio nonno, per esempio, nel momento stesso in cui arrivammo al campo profughi smise di parlare. Mai più ho sentito una sola parola uscire dalla sua bocca. Tutti i giorni lo vedevo camminare avanti e indietro per i lunghissimi corridoi dei cameroni, poi di botto si fermava davanti a una finestra, fissava un punto nell’infinito, per ore e ore. Si asciugava le lacrime col dorso delle mani. Così come i nostri vicini, che a Fiume possedevano un bel palazzo signorile e ora si ritrovavano pezzenti. Persone come mio suocero, che in Istria aveva dei pescherecci e ora faceva il facchino. Per noi piccoli invece era diverso. C’era la scuola, un campo dove giocare a pallone. Sembrava di vivere in campeggio.
I nostri genitori, quanti sacrifici hanno fatto per tirare avanti! Si sono adattati a qualsiasi lavoro pur di non farci mancare l’indispensabile. Andavano persino a spalare la neve. L’inverno pregavano Iddio che nevicasse perché per spalare gli davano duemila lire a notte, e con duemila lire si sopravviveva. Molti si sono rimboccati le maniche, sono stati capaci di inserirsi. Altri invece si sono lasciati andare, privi della forza di ricominciare. Tanti padri si uccisero con l’alcol, alcune donne si tolsero la vita per il dolore dello sradicamento: come Giovanna, esule da Buie d’Istria, ritrovata impiccata a un ulivo perché le mancava troppo la sua terra. Anche loro, in qualche modo, morti di esodo. Vittime, queste, mai considerate. Per la gente del luogo eravamo «gli slavi», «gli zingari», «i banditi giuliani». Ci chiamavano così. Col tempo hanno imparato a conoscerci, abbiamo dato pure noi il nostro contributo alla società, e siamo stati apprezzati. Fu un esodo, il nostro, che nessuno portò mai nelle piazze. Ma noi esuli non abbiamo mai protestato. 
Ci vergognavamo, ci sentivamo quasi in colpa per il disturbo: «Scusate, se ci hanno strappato la nostra terra». Ma nessuno riuscì a strapparci la nostra dignità. A Fiume ci sono tornato per la prima volta a sessant’anni. Ho trovato una città molto diversa da quella che avevo lasciato cinquant’anni prima. Eppure, riconoscevo ogni sasso. Sono arrivato fin sotto casa di mia nonna senza sbagliare strada neanche una volta. Casa mia. Nella «città vecia». Un portone in stile veneziano del Settecento, le scale ancora in legno. Le stesse che ho fatto milioni di volte, su e giù. Mentre ero li, immobile, dalla porta uscì una donna: «Sta oces ti?» mi chiese. «Che vuoi?» Il mio primo istinto fu di risponderle male, invece me ne scappai via. Come un ladro.

[Brano tratto dal libro “Magazzino 18” di Simone Criticchi]
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Papa: ricordiamo donne coraggiose

Papa: ricordiamo donne coraggiose

"Penso a tante donne,a tutte le donne che pregano e che non si stancano mai, diamo oggi un ricordo a queste donne che ci danno una testimonianza di fede, di coraggio, di modello di preghiera". Lo ha detto il Papa a braccio prima dell'Angelus.

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Claudio Beccalossi nominato presidente del Movimento Nazionale Istria Fiume Dalmazia

Succede alla prof.ssa Maria Renata Sequenzia, scomparsa il 18 luglio scorso –  Nel suo intervento, ha subito ribadito l’esigenza di nuove strategie per “attirare” giovani all’interno dell’organismo
Sabato 5 dicembre scorso, presso il Centro “S. Toscana” a Porta Vescovo (Verona), s’è tenuta l’Assemblea nazionale ordinaria del Movimento Nazionale Istria Fiume Dalmazia, organismo fondato nel 1999 e che, dal 2002 fino alla sua scomparsa (avvenuta il 18 luglio scorso, a 91 anni d’età), è stato presieduto dalla nota prof.ssa Maria Renata Sequenzia (subentrando a Piero Tarticchio), triestina di nascita ma da anni residente in città, insegnando a Pescantina, Isola della Scala, Mantova per concludere la sua carriera al liceo scientifico “Fracastoro”.
L’appuntamento ha riunito una ventina di iscritti, impegnati a vari livelli nel direttivo, provenienti soprattutto da Milano e Verona. L’occasione verteva sulle elezioni del nuovo presidente e delle altre cariche del Movimento che, dopo la perdita della citata prof.ssa Sequenzia e del presidente dei Revisori dei Conti, Giambattista Punzi, si sono rese ancor più necessarie per portar avanti la mission del ricordo storico e dell’attualizzazione della tragedia degli scomparsi (infoibati o meno), dei profughi e della diaspora che ha travolto la popolazione italiana nelle terre all’ex confine orientale per inique triangolazioni internazionali cui l’Italia s’è assoggettata.
Dopo il doveroso minuto di silenzio nel ricordo della prof.ssa Sequenzia (alla presenza del figlio Giulio, a sua volta iscritto al sodalizio) e la presentazione della lista dei candidati, sono state rinnovate alcune cariche e confermate altre. L’Assemblea ha votato all’unanimità nuovi e precedenti dirigenti e consiglieri nazionali.
È stato nominato presidente del Movimento Nazionale Istria Fiume Dalmazia il giornalista veronese Claudio Beccalossi (che da anni tratta le questioni connesse all’esodo in convegni organizzati ed in articoli scritti), con Silvana Sricchia neo vice presidente. Romano Cramer, milanese originario di Albona in Istria (allora italiana, poi jugoslava ed ora croata), è stato riconfermato segretario generale, Guido Macuz, a sua volta, è il nuovo coordinatore nazionale.
I sei consiglieri nazionali usciti dall’Assemblea sono i riconfermati Paolo Spadafora, Vittorio Ragusin, Gianna Duda Marinelli, Alessandro Spadafora e Domenico Mazzarol, oltre al “neofita” Tullio Romano.
Hanno portato il loro contributo all’incontro Marco Padovani (ex assessore comunale a Decentramento e Protezione civile ed ora esponente di punta di “Battiti per Verona”), Maurizio Ruggiero (del Movimento legittimista “Sacrum Imperium”, dei cattolici tradizionalisti) e Massimo Mariotti (ex assessore comunale, ex presidente di Acque Veronesi ed attuale vice presidente di Verona Mercato), da sempre vicini alle istanze portate avanti dall’organismo.
Nel suo intervento, il neo presidente Claudio Beccalossi ha detto d’essersi «reso disponibile all’impegno quale presidente del Movimento dopo debita e doverosa riflessione motivata dalla consapevolezza dell’onore e dell’onere della carica». Per lui rimangono importanti e rappresentano un onore le «finalità di memento, tutela e dito accusatore nel tempo delle traversie subite dalla popolazione italiana per mano slava (con la connivenza delle cosiddette grandi potenze e con la pusillanime negligenza autolesionista di Roma) mentre è un sostanziale onere adempiere all’incarico soprattutto in questa fase d’appiattimento socioculturale, del sapersi presi di mira (ed esposti alla vergogna istituzionale) semplicemente perché cattolici, magari praticanti, comunque di tradizione e radice cristiana».
Secondo Beccalossi, «sta diventando di moda, da parte di certi insegnanti e presidi indegni del loro ruolo didattico-amministrativo e fatalmente orientati ad un certo lato politico militante, negare perfino la libertà spontanea del presepe, dei canti di Natale per non offendere i fedeli ad altre religioni. Questo integralismo alla rovescia non è sintomatico del rispetto super partes delle minoranze ma della violenza autoritaria nei confronti di chi vuole (anzi, vorrebbe, visti i tempi che corrono) solo proseguire sulla strada dei valori condivisi fino a stamattina e, di punto in bianco, considerati scorretti, da nascondere, da rimandare nelle catacombe da dove erano usciti».
«Gli esuli istriani, fiumani e dalmati conoscono bene questo fenomeno cialtrone della vergogna d’essere ciò che si è sempre stati. Loro, gli esuli, hanno patito sulla propria pelle i tradimenti perpetrati da loro connazionali, pustola ancora oggi non curata nonostante, ormai, le generazioni discendenti abbiano per riflettere la versione indiretta dei fatti, raccontata sul filone dell’oggettività o reperita tramite programmi scolastici o fonti su media ed internet alquanto zoppicanti, parziali se non palesemente falsi».
«Il testimoniare ed il riferire la verità – ha decisamente ribadito Beccalossi – era uno dei crucci della compianta Maria Renata Sequenzia che vorrei ancora ricordare per quel suo impegno di vita, lungo e continuo, nel denunciare le gravi, imperdonabili colpe del governo italiano succube di meschini interessi internazionali e d’una presunta realpolitik da avanspettacolo se non da bordello…».
In conclusione del suo intervento, Claudio Beccalossi ha avanzato varie proposte operative generali con disponibilità al confronto e sottolineato l’esigenza di nuove strategie per “attirare” giovani all’interno del Movimento, convinto “che si debba puntare soprattutto su quest’ultima emergenza, anche per dovere nei confronti delle attuali e delle prossime generazioni”.

Foto: Il saluto ai partecipanti all’Assemblea da parte di Massimo Mariotti, vice presidente di Verona Mercato. Alla sua destra è il segretario generale del Movimento, Romano Cramer, mentre ai lati stanno il consigliere nazionale, Paolo Spadafora e la neo vice presidente Silvana Sricchia.

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