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Italia

Amnistia senza freni

Torquato Cardilli - E’ inutile farsi illusioni. La natura italiana è quella rappresentata, dopo le gloriose 4 giornate di Napoli del settembre 1943, dalla vecchia tarantella dell’anno successivo che cantava: “…chi ha avuto, ha avuto; chi ha dato, ha dato; scurdammoce ‘o passato, simmo ‘e Napule paisà…”
Non c’è tragedia, non c’è guaio, non c’è emergenza che non venga affrontata con la stessa filosofia volta ad azzerare solo i torti, le malefatte, i tradimenti dei delinquenti e non a premiare la virtù, la coerenza, l’onestà delle vittime.
Questa volta, nel momento più delicato della crisi economico-sociale-politico-istituzionale del paese, di fronte a 4 milioni di disoccupati che non sanno come sbarcare il lunario, centinaia di migliaia di esodati traditi e truffati dallo Stato, migliaia di saracinesche che si abbassano per sempre ogni settimana, imprese che chiudono perché non pagate dallo Stato e imprenditori che si suicidano, vittime mai risarcite, è stato riesumato il problema dell’invivibilità delle carceri italiane. Ci è stato ricordato che per sanare la riprovazione delle Istituzioni europee e di larghi strati dell’opinione pubblica internazionale, non c’è alternativa all’indulto o all’amnistia, continuando la tradizione che viaggia nel solco profondo delle cattive abitudini, scavato dall’insipienza dei nostri governanti (per l’elenco completo dei provvedimenti di clemenza dal 1946 ad oggi vedi quadro in fondo).
Certo la condizione di vita nelle carceri italiane è incivile e indegna di un paese democratico, membro del G8, ma la pensata dell’indulto e dell’amnistia non risolve il problema. Basta esaminare con distacco quali siano stati i risultati della passata esperienza.
L'indulto (previsto dall'art. 174) e l’amnistia (dall'art. 151 del codice penale) sono provvedimenti di indulgenza generale. Il primo si limita ad estinguere in tutto od in parte la pena principale, che viene condonata o commutata, senza estinguere le pene accessorie e lasciando sussistere gli effetti penali della condanna, mentre la seconda estingue il reato e la pena: è insomma una sorte di battesimo che cancella il peccato originale.
Le carceri italiane (molte sono state chiuse e abbandonate con scelte scellerate di politici incapaci di una visione gestionale) hanno una capienza di 45.600 detenuti, ma attualmente i reclusi sono più di 66.000 (di cui 20.000 in attesa di giudizio) con tutti i problemi che il superaffollamento comporta in fatto di promiscuità, di assenza di igiene, di degrado, di malattie, di gesti inconsulti, di suicidi, di perdita di prestigio nei confronti della comunità internazionale.
La Corte europea dei diritti dell’Uomo l’8 gennaio 2013 pronunciò sul caso “Torreggiani” la sentenza contro l’Italia (la patria di Beccaria, quello della pena giusta, della pena certa, della pena non degradante) per le disfunzioni nei servizi di detenzione ed il degrado subito da sette reclusi nelle carceri di Busto Arsizio e Piacenza. L’appello dell’Italia fu respinto lo scorso maggio con la conferma della condanna ad un’ammenda di 100 mila euro per i danni morali inflitti ai detenuti che avevano fatto ricorso, con la richiesta vincolante di presentare entro novembre 2013 un piano di intervento da attuare entro i successivi sei mesi. Se non vogliamo incappare nell’ennesima condanna, la data limite per risolvere la situazione è maggio 2014. La Corte non ci ha detto come farlo, ma solo di farlo, dato che siamo recidivi per aver subito un’altra condanna già nel 2009 per la violazione della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.
Dunque il problema è certamente gravissimo e urgente, ma è lecito domandarsi: possono i politici che l’hanno causato porvi rimedio? La risposta mi parrebbe un tondo no.
E soprattutto, è percorribile la strada del solito trucco dell’indulto a danno delle persone oneste? A molti dei personaggi che hanno guidato il Ministero della Giustizia in Italia, tuttora in attività, seppure con altra funzione, è mai stato chiesto conto di questo stato di degrado e di disfacimento del sistema Italia? I Ministri della Giustizia a partire da Martelli, Conso, Biondi, Dini, Caianello, Flick, Diliberto, Fassino, Castelli, Mastella, Scotti, Alfano, Nitto Palma, Severino, Cancellieri che hanno fatto?
A luglio 2006 (governo Prodi) le Camere, dopo l’accorato appello di Papa Giovanni Paolo II in favore di un atto di clemenza, con una larghissima maggioranza trasversale approvarono la legge 241 di concessione dell’indulto di tre anni per i reati (comprese corruzione e frode fiscale) commessi fino al 2 maggio 2006 (con esclusione dei reati di terrorismo, strage, banda armata, schiavitù, prostituzione minorile, pedo-pornografia, tratta di persone, violenza sessuale, sequestro di persona, riciclaggio, traffico e detenzione di stupefacenti, usura, mafia) lasciando in piedi le pene accessorie come l’interdizione dai pubblici uffici.
Nonostante il largo consenso, numerose furono le polemiche per il fatto che l’indulto fosse stato applicato anche ai reati di omicidio, ma la critica più serrata fu quella incentrata sull’indebolimento del principio cardine della civiltà di un paese fondata sulla certezza del diritto e sull’implicita dimostrazione di impotenza di infliggere una giusta punizione ai delinquenti che avrebbero potuto contare, prima o poi, su un’altra misura del genere e sulla libertà di compiere nuovi reati tanto è vero che, di lì a poco, aumentarono alcune tipologie di delitti come rapine, furti, scippi, e immigrazione clandestina.
E il perdonismo a pioggia esercitò le funzioni di richiamo catalizzatore per i delinquenti che ancora dovevano attraversare il Mediterraneo o l’Adriatico contando sul fatto che tanto in Italia si poteva fare tutto senza pagare dazio.
Questo giornale (vedi edizione del 17 ottobre 2007) valutando gli effetti dell’indulto concesso l’anno prima, scrisse a chiare lettere, come una profezia, che entro massimo due anni le nostre carceri sarebbero state di nuovo piene. E la previsione si è puntualmente avverata.
A dicembre del 2011 scrivevo che una classe politica inetta e mediocre ha sempre pensato di risolvere il cronico problema del super affollamento delle carceri con il sistema dell'amnistia, dell'indulto, della depenalizzazione, degli sconti di pena, dell'abbreviazione dei termini per la prescrizione ecc. Tutte misure inadeguate ad ammodernare il sistema giudiziario e a migliorare il sistema carcerario.
I geni che ci governano non hanno considerato che la metà dei reclusi è di cittadinanza straniera e che bisognerebbe come primo passo obbligare i paesi di provenienza a riprendersi indietro i propri cittadini che hanno avuto in Italia una condotta delittuosa e contro i quali dovrebbe essere emesso il decreto di bando dal suolo nazionale. Semplice, come dire invenzione dell'acqua calda. Eppure! Non ci mancherebbero i mezzi di convincimento soprattutto sul piano della cooperazione internazionale.
Questa sarebbe la sfida numero uno della nostra politica estera più che inseguire sogni di grandezza partecipando ad un inutile e costosissimo sforzo militare all'estero o di aspirazione al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Secondo passo. Per fare uscire migliaia di detenuti (quelli che non hanno offeso la collettività, che non hanno frodato lo Stato, che non hanno commesso crimini contro la proprietà privata, che non hanno arrecato danni fisici ad altri), basterebbe abrogare le vergognose leggi Bossi-Fini e Fini-Giovanardi.
Terza misura. Bisogna che i reclusi restanti si convincano che la loro presenza negli istituti di pena non può essere considerata alla stregua di un pensionato gratuito. Costano allo Stato la modica somma di 60 euro al giorno a persona, cioè solo per i 40.000 detenuti italiani, i cittadini liberi, contribuenti, spendono la bella somma di 2 milioni 400 mila euro al giorno cioè 873 milioni di euro all'anno, cioè oltre 1 miliardo e mezzo all'anno contando i reclusi stranieri, quasi quanto ricavato dalla stretta della Ministra Fornero alle pensioni dei più poveri.
Deve passare la linea che i detenuti debbono pagare per il vitto e l'alloggio in denaro sonante oppure in prestazione di opera, in lavori presso laboratori o in opere di pulizia e manutenzione all’interno o all’esterno del carcere a seconda del grado di pericolosità.
Ne guadagneremmo tutti, non solo il bilancio dello Stato, ma anche la sicurezza dei cittadini e il prestigio del paese.
Nella legislatura apertasi con le elezioni di febbraio 2013 sono stati presentati in Parlamento, a tamburo battente, tre disegni di legge (due al Senato e uno alla Camera) da esponenti della maggioranza delle larghe intese (Manconi e Gozi del PD e Compagna del PdL). Compagna, che aveva già provato nella precedente legislatura ad inserire nella cosiddetta legge anticorruzione Severino un emendamento, popolarmente detto “salva Silvio”, sul reato di concussione, questa volta ha previsto nel nuovo progetto l’amnistia per tutti i reati commessi fino al 14 marzo 2013 con una pena detentiva fino a quattro anni.
C’è in giro qualcuno che non veda in questa proposta una vaga rassomiglianza con un nuovo provvedimento ad personam tenuto conto della postilla sull’indulto, concesso per intero per le pene accessorie temporanee, conseguenti a condanne per le quali è stato già applicato solo in parte l’indulto del 2006? O sono diventati tutti orbi?
Idem alla Camera: il disegno Gozi prevede l’indultabilità delle pene accessorie.
Dunque ricapitolando, in base a queste proposte, chi è stato condannato a 4 anni di reclusione con sentenza definitiva, potrebbe cavarsela anche in caso di solo indulto che cancellerebbe la pena accessoria della interdizione dai pubblici uffici (e in questo caso la sentenza di interdizione da 1 a 3 anni della Corte di Appello di Milano, fissata per il 19 ottobre, sarebbe del tutto inutile). Stiamo parlando (per chi non l'avesse presente) dello stesso personaggio che già beneficiò di un’amnistia con l’azzeramento del procedimento per falsa testimonianza sulla iscrizione alla P2 di Gelli.
Dopo la sentenza della Corte europea dei diritti dell’Uomo, la Ministra Cancellieri, non si è posta il problema che il super affollamento carcerario è dovuto alle conseguenze di leggi demenziali (che portano i nomi dei succitati Giovanardi, Bossi, Fini), che un terzo dei detenuti è in attesa di giudizio anche per reati bagatellari (come il possesso di uno spinello!). Senza predisporre un piano organico per l’ammodernamento del sistema Giustizia e del problema carceri, senza ridurre o abolire del tutto con strumenti tecnologici le 400.000 traduzioni di detenuti da un carcere all’altro o per comparire di fronte al magistrato, senza abolire le notifiche a mano fatte dai carabinieri anziché con una semplice comunicazione telematica, senza occuparsi degli agenti di custodia addetti alle scorte o agli uffici, senza eliminare gli sprechi, senza rinforzare i quadri di personale, senza un piano di riabilitazione delle strutture, a giugno ha avanzato la proposta di adottare uno strumento svuota carceri per riportare la situazione in equilibrio.
Quale strumento? L’indulto o l’amnistia, con l’effetto di rimettere in circolazione migliaia di immigrati senza risorse, pronti alla manovalanza della criminalità, migliaia di micro delinquenti, senza lavoro, abbrutiti dalle condizioni di detenzione, pronti a reiterare i loro reati, nonché migliaia di colletti bianchi macchiatisi di corruzione, di frode fiscale, di inquinamento ambientale e avvelenamento dell’aria, dei terreni  e dei fiumi, di disastri colposi, di fallimenti, di truffe finanziarie, ecc.
La Ministra non ha pensato all’offesa che sarebbe arrecata a quanti si sono visti legati in casa, picchiati selvaggiamente, derubati da bande di rumeni che, in quanto cittadini comunitari non potrebbero nemmeno essere espulsi, proprio dalla loro rimessa in libertà? Era davvero il caso che il Presidente Napolitano, che non aveva mai inviato uno scritto alle Camere, intervenisse ora con un messaggio (vedi in fondo il quadro completo dei messaggi) per sollecitare un’urgente attenzione sulla necessità di un indulto e un'amnistia?
La richiesta del Presidente Napolitano, formulata con toni imperiosi e ultimativi non risolverebbe nessun problema strutturale e avrebbe come effetti immediati un’umiliante offesa alla dignità e al dolore di tanti italiani vittime del crimine, una grave delegittimazione al lavoro di tanti magistrati, un deleterio scoraggiamento di tanti tutori dell’ordine che a costo di sacrifici anche estremi della vita hanno inteso far rispettare la legge, e come effetto secondario quello di fornire il famoso salvacondotto a chi ha ridotto l’Italia in questo stato.
“...Sono incalcolabili i danni che nascono ai costumi da questo abito di cinismo…l’Italia è, in ordine alla morale, più sprovveduta di fondamenti che forse alcun’altra nazione europea e civile…l’Italia è in uno stato, molto inferiore a quello di tutte l’altre nazioni civili e non ci meraviglieremo punto che gli italiani, la più vivace di tutte le nazioni colte e la più sensibile e calda per natura, sia ora per assuefazione e per carattere acquisito la più morta, la più fredda, la più povera, indifferente e insensibile e molto meno governata …”(dal Discorso di Giacomo Leopardi "sopra lo stato presente dei costumi degli Italiani").

Elenco dei provvedimenti di clemenza adottati dalla fondazione della Repubblica

  • Decreto Presidenziale 22 giugno 1946, n. 4. Amnistia e indulto per i reati comuni, politici e militari (noto come Amnistia Togliatti, ministro della Giustizia) giustificata dalla necessità di riconciliare il popolo italiano dopo 20 anni di dittatura e una sanguinosa guerra civile.
  • Decreto legislativo 18 gennaio 1947, n. 244. Estensione dell'amnistia, dell'indulto e della grazia ai condannati nei territori sottratti all'Amministrazione italiana
  • Decreto C.P.S. 1º marzo 1947, n. 92. Amnistia e indulto per i reati militari in occasione del giuramento di fedeltà alla Repubblica da parte delle Forze Armate
  • Decreto C.P.S. 8 maggio 1947, n. 460. Amnistia e indulto per i reati il cui procedimento era stato sospeso durante gli anni della guerra
  • Decreto C.P.S. 25 giugno 1947, n. 513. Amnistia e indulto per i reati commessi per vertenze agrarie
  • D.P.R. 27 dicembre 1948, n. 1464. Concessione di amnistia e indulto per la detenzione abusiva di armi
  • D.P.R. 26 agosto 1949, n. 602. Concessione di amnistia e indulto per i reati elettorali
  • D.P.R. 23 dicembre 1949, n. 930. Concessione di indulto
  • D.P.R. 19 dicembre 1953, n. 922. Concessione di amnistia e indulto per i reati comuni, politici e militari; (noto come Amnistia Azara, ministro della Giustizia)
  • D.P.R. 11 luglio 1959, n. 460. Concessione di amnistia e indulto
  • D.P.R. 24 gennaio 1963, n. 5. Concessione di amnistia e indulto
  • D.P.R. 4 giugno 1966, n. 332. Concessione di amnistia e indulto per i reati con pena fino a 3 anni
  • D.P.R. 25 ottobre 1968, n. 1084. Concessione di amnistia e indulto
  • D.P.R. 22 maggio 1970, n. 283. Concessione di amnistia e indulto per i reati con pena fino a 5 anni
  • D.P.R. 4 agosto 1978, n. 413. Concessione di amnistia e indulto per i reati con pena fino a 3 anni
  • D.P.R. 18 dicembre 1981, n. 744. Concessione di amnistia e indulto per i reati con pena fino a 3 anni
  • D.P.R. 16 dicembre 1986, n. 865. Concessione di amnistia e indulto
  • D.P.R. 22 dicembre 1990, n. 394. Concessione di indulto
  • Legge n. 207, 3 agosto 2003.  Concessione del cosiddetto "indultino" per i reati fino a 2 anni
  • Legge n. 241, 31 luglio 2006. Concessione di indulto di 3 anni. 


I messaggi al Parlamento del Presidente della Repubblica
L’istituto del messaggio del Presidente della Repubblica al Parlamento è uno dei poteri riservati al Capo dello Stato dall’articolo 87 della Costituzione che gli riconosce la qualifica di rappresentante dell’unità nazionale e il potere di inviare messaggi alle Camere.
Il messaggio dell'8 ottobre 2013 inviato da Napolitano, all’ottavo anno di mandato, controfirmato dal Presidente del Consiglio Letta, è l'undicesimo messaggio del Capo dello Stato alle Camere, in 67 anni dalla nascita della Repubblica. Prima di lui, solo cinque sono stati i predecessori che si sono rivolti al Parlamento:  Segni (1); Leone (1); Cossiga (6);  Scalfaro (1); Ciampi (1). 

Questo l’elenco:

  • 17 SETTEMBRE 1963. Segni scrisse su alcuni problemi istituzionali come la non rieleggibilità del capo dello Stato e le modalità di elezione della Corte Costituzionale.
  • 15 OTTOBRE 1975. Leone espresse considerazioni sulla crisi del Paese e sull'attuazione dei "princìpi e degli istituti della Costituzione". Nonostante la richiesta del gruppo MSI per un dibattito parlamentare la conferenza dei capigruppo ignorò la richiesta.
  • 26 LUGLIO 1990. Cossiga si soffermò sui problemi della giustizia.
  • 6 FEBBRAIO 1991. Cossiga intervenne sulle funzioni del Consiglio Superiore della Magistratura.
  • 26 GIUGNO 1991. Cossiga richiamò l’attenzione sulle riforme istituzionali. Il messaggio fu controfirmato dal ministro della Giustizia, Martelli, ma non dal presidente del Consiglio, Andreotti.
  • 7 NOVEMBRE 1991. Cossiga attirò l'attenzione sul problema della tempestiva nomina dei giudici della Corte Costituzionale.
  • 28 GENNAIO 1992. Cossiga parlò dell'urgenza di una revisione delle norme sulla responsabilità disciplinare dei magistrati. Anche questo messaggio fu controfirmato solo dal ministro della Giustizia Martelli.
  • 30 APRILE 1992. Cossiga rivolse l'ultimo messaggio come saluto al Parlamento in occasione delle sue dimissioni.
  • 18 SETTEMBRE 1996. Scalfaro sensibilizzò il Parlamento sui problemi delle riforme istituzionali e su quelli dell'unità dell'Italia.
  • 23 LUGLIO 2002. Ciampi incentrò le riflessioni sul pluralismo dell'informazione e l’anno seguente rinviò alle Camere la legge Gasparri.
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