Mer10172018

Last updateSab, 22 Set 2018 11am

Italia

Sonetto: Cancellieri ed il PD

Civati sarà lei,dimissionario,
noi resteremo saldi a far quadrato,
con il partito già mezzo spaccato.
Chi attacca Cancellieri è un reazionario.
Non ha mediato, no: tutto il contrario.
per lei si sono mossi e hanno mediato
l'abate Letta e il Capo dello Stato,
riflessi da statista visionario.
La Cancellieri, tutta gola e ciccia
li ha messi a posto tutti dal suo scanno.
Perfetta, è la prefetta degli onesti.
E l'M5 stelle che si impiccia
dei drammi di quei poveri ligresti..
Che orrore. Ora, in Europa, che diranno?

Marcello Caprarella Martinelli (Madrid)

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Salvate la ministra africana!

TORQUATO CARDILLI - Il terrore che la sfiducia al ministro Cancellieri potesse far crollare il sempre periclitante equilibrio delle larghe intese e trascinare nel fosso il Governo, ha fatto partire dai palazzi del potere romano l'ordine: salvate la ministra! Detto, fatto. Senatori e Deputati del PD, Scelta Civica e PdL, noncuranti del sentimento popolare che ormai si infiamma anche per cose che non hanno attinenza alle difficoltà economiche, hanno difeso, chi con enfasi e chi con contorsioni, quello che ai più è sembrato un comportamento sconveniente. E così un altro mattone è stato aggiunto al muro della incomunicabilità tra la gente comune ed il Parlamento ormai obiettivo di ogni contumelia ed ogni manifestazione di protesta.
Le arringhe di M5S (la cui mozione di sfiducia dovrà comunque essere posta ai voti), di SeL e della Lega hanno intaccato la credibilità della ministra, ma non hanno ancora spezzato l’asse PD-PdL. Anche se qualcuno, più realista del re, elogiandone gli attributi virili, ha accostato la telefonata della Cancellieri a quella di Berlusconi alla Questura di Milano e cercando di tirare l'acqua in favore del mulino del cavaliere ormai fermo, ha pensato di farle un favore.
C'è da sperare che la Ministra non ricambi telefonando per solidarietà ai figli di Berlusconi, equiparati dal padre agli ebrei perseguitati dai nazisti.
Il noto politologo Edward Luttwak, ultraconservatore repubblicano, sempre allineato con la politica della destra americana, intervistato dalla trasmissione dissacrante "La Zanzara" di Radio 24, non ha usato mezzi termini ed ha stigmatizzato l'indignazione e lo stupore nei confronti della Cancellieri con una frase lapidaria: "…è stata colta con le mani nel sacco, come una ladra. Se ne deve andare!".
Secondo Luttwak è stato tradito lo spirito di quanto affermato da Letta, appena due settimane fa, nell'incontro con Obama alla Casa Bianca, che aveva illuso gli americani sulla nascita di una nuova generazione di governanti italiani più seri, più rispettosi dell'etica pubblica e meno inclini alla inaccettabile pratica della permanente autoassoluzione come avviene per i ministri in Africa, anche di fronte ad evidenze di atti sconvenienti.
Ma che la Ministra africana (oops! Sebbene nata a Roma ha trascorso infanzia e gioventù a Tripoli) sia stata salvata conta poco: è ormai una ministra dimezzata ed il governo è sempre meno credibile.
In nome della stabilità (che per il popolo non vuol dire crescita, sviluppo, incremento del potere di acquisto, diminuzione della disoccupazione, discesa del peso del fisco, aumento del lavoro, ma solo attaccamento dei potenti alla poltrona) agli italiani viene somministrato di tutto. Dalle tasse alle offese. Di loro ci si ricorda solo al momento delle urne, ecco perché si vuole che quell'appuntamento avvenga il più tardi possibile.
Non era stato sufficiente il pasticcio della Shalabayeva, nel quale avevamo perso la faccia di fronte al mondo per il comportamento arrogante dei Kazaki che avevano spadroneggiato a Roma tra Ministero dell’Interno, degli Esteri, Prefettura e Procura nell’incurante insipienza dei Ministri Alfano, Bonino e Cancellieri. Nessuno sapeva nulla! La questione è stata messa presto a tacere con le dimissioni del capo di Gabinetto di Alfano. Evidentemente il pesce non puzza più dalla testa!
Siamo ora tornati di nuovo sulle prime pagine dei giornali internazionali a maggiore diffusione, perché una Ministra confondendo il ruolo istituzionale con quello privato, in una commistione insopportabile tra sentimenti e funzione pubblica, si è affrettata a telefonare alla moglie di un arrestato per esternare il suo affetto, la sua simpatia, insieme alla sorpresa per l’accaduto, definito “non giusto” e dichiarandosi a disposizione.
E questo non da parte di una ministra qualunque, ma della ministra della giustizia che dovrebbe essere l’esempio della terzietà, della assoluta indipendenza dai sentimenti, fedele custode della legge uguale per tutti.
Forse che la Ministra Cancellieri che ha ostinatamente difeso l’amicizia trentennale con la famiglia Ligresti, non sapeva di che pasta erano fatti questi personaggi (padre e due figlie arrestate con il terzo figlio ricercato), il cui capostipite ha scorrazzato in largo e in lungo nei salotti del potere e nei corridoi dei palazzi, spesso in violazione di leggi fiscali che l’avevano portato già in cella oltre dieci anni fa?
Perché, quale ministra della Repubblica, anziché telefonare e imbarazzare la nostra magistratura, contando sull’amicizia personale con la famiglia Ligresti, non ha chiesto alla signora Fragni, di consigliare al figlioccio, inseguito da un mandato di cattura e residente all’estero di consegnarsi liberamente ed agevolare il corso della giustizia?
Questo avrebbe dovuto fare un ministro integro e serio.
A Strasburgo, ove era andata a perorare clemenza e comprensione dal Consiglio d’Europa per le misure che il Governo intende prendere per risolvere il problema carceri, aveva detto che se il Paese glielo chiedesse non sarebbe restata un minuto in più alla guida della Giustizia italiana. Poi in Parlamento, sillabando senza alcuna inflessione emotiva, ha ripetuto che se avesse visto incrinata la fiducia non avrebbe esitato a fare un passo indietro.
Ma è diventata improvvisamente sorda e cieca? Non ha ascoltato un terzo del parlamento che le ha chiesto di lasciare la poltrona? Non ha letto, o il suo servizio stampa glieli ha nascosti, i quotidiani internazionali a maggiore tiratura che ancora una volta ne hanno condannato l’atteggiamento accomunando nel biasimo l’Italia intera?
No. La ministra avvolta in un’impenetrabile catafratta, dopo aver usato l’abituale tasto del complotto politico, si è arroccata in una cocciuta difesa del suo operato, dimostrandosi persona senza stile.
Appunto. Qui non era in ballo l’illegalità (a lungo ha sviato il discorso, chiarendo che non aveva chiesto la scarcerazione di Giulia Ligresti, cosa di cui in Parlamento nessuno l’aveva accusata) ma lo stile. Qualità ormai perduta insieme ad un altro sentimento, richiamato dalla Costituzione, quello dell’onore con il quale i ministri devono servire la collettività.
Precipitandosi a telefonare alla compagna di un detenuto famoso padre di pargoli accusati anche loro di aggiotaggio, ed evasione fiscale, la Cancellieri si è confermata persona senza stile, senza senso dello Stato, senza vergogna, anche se mossa da un sentimento di amicizia.
Quando si riveste un incarico di altissima responsabilità come quello della Giustizia, la simpatia, la conoscenza e l’amicizia per quanto antica, non possono essere considerati binari sui quali far scorrere il proprio operato.
Ma purtroppo viviamo in un paese dove possono accadere le cose più inverosimili.
Un leader condannato per frode fiscale con sentenza passata in giudicato che non sente il dovere di dimettersi, un parlamento che continua a perdere tempo, dopo aver cincischiato per anni intorno alla questione del suo salvataggio con leggi ad personam (lodo Schifani, Lodo Alfano, processo breve, processo lungo, prescrizione ecc.) mentre l’Italia batte ogni record negativo di disoccupazione, di calo dei consumi, di crescita del debito pubblico, di oppressione fiscale, una Magistratura offesa e vilipesa quando incide il cancro della corruzione ai vertici ed evidenzia la trattativa Stato-mafia, un’intelligence che non sa che gli alleati ci spiano da anni e che anzi la snobbano per inaffidabilità, un governo che vara una manovra economica piena di buchi ed alla prima obiezione non trova miglior argomento che dire “in Parlamento si può migliorare”. No, quando si sbaglia per non aver fatto bene i conti ci si dimette. Viva il sistema inglese dove la legge finanziaria non può essere emendata. Prendere o lasciare. Se viene bocciata alla Camera dei Comuni il Governo tutto va a casa. Solo così si può fare una seria programmazione con diretta assunzione di responsabilità.
In un paese come l'Italia dove invece accade impunemente tutto questo, potrà accadere anche molto altro ancora perché i ministri sono cementati sulle loro poltrone dal terrore di tornare alle urne. Oggi è stata salvata la Cancellieri, domani toccherà ad un altro. La filosofia imposta dal colle è che il governo deve durare. Non c’è posto per il rigore etico e morale che si pretende ogni giorno dal cittadino comune.

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Il Grande Fratello di Stato

Lucia Abballe - Non si tratta certo di una riedizione aggiornata delle “vite degli altri”, il film che nel 2006 rappresentò il terreno altamente sensibile e temerario dell’attività di spionaggio condotta nella Berlino dell’Est.

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Un altro Natale indiano per i due marò?

Lucia Abballe - Si dice che la storia si ripete sempre due volte: prima in tragedia, dopo in farsa. Anche questa volta, per il secondo anno consecutivo, il giorno delle forze armate, celebrato il 4 novembre scorso, ha rappresentato l’occasione di rispolverare attestazioni ormai consunte di vicinanza ai due marò, trattenuti da 21 mesi in India. La storia che si ripete, dunque, è tutt’altro che una farsa, perché c’è poco da ridere di fronte alla parabola discendente dell’azione italiana alle prese con il diritto internazionale e con i continui pregiudizi da parte indiana. Mi domando quanto tempo ancora il Governo italiano dovrà aspettare per tentare di mettere il giusto contrappeso sulla bilancia di una verità fortemente offuscata da incongruenze relative alla vicenda. Perché l’impressione che ne viene fuori, è quella di un Paese su cui, a prescindere dalla decisione del  Tribunale Speciale, è stata già emessa una sentenza di condanna. E ciò che maggiormente rabbrividisce è che, ad eccezione del Capo dello Stato che ha assicurato il massimo impegno per la risoluzione della vicenda, dietro agli inviti a tenere un basso profilo per “non pregiudicare” i rapporti con l’India, ci sia in realtà la volontà di anestetizzare tutto; perché si sa, lo sdegno da parte dell’opinione pubblica può seriamente compromettere le ragioni di Stato e gli interessi economici perseguiti anche a scapito della dignità umana. Sul banco degli imputati ci sono scelte sbagliate dettate da qualche sussulto di orgoglio e dignità che, però, ha seriamente pregiudicato l’immagine internazionale dell’Italia ed ha costituito un danno di credibilità difficilmente recuperabile. Basti ricordare ciò che è accaduto nel marzo 2013 con la smentita a distanza di poche ore di un ritorno a casa dei nostri due marò, dovuto ad un errore diplomatico che ha provocato, alla storia d’Italia, non pochi imbarazzi. Il festival delle promesse potrebbe però interrompersi bruscamente fra meno di una settimana, quando l’11 e il 12 novembre si svolgerà a Delhi il Summit Europa- Asia. Una notizia, questa, che potrebbe rallegrare i cuori di chi, sino ad oggi, ha espresso parole di solidarietà e conforto ai due marò, di chi si è gonfiato il petto promettendo soluzioni tempestive e altisonanti, di chi non ha perso occasione per celebrare il valore dei nostri due soldati che, in questi 21 mesi, sono diventati soprattutto prigionieri di pregiudizi non solo indiani ma anche da parte della diplomazia internazionale. Si prepari l’Italia ad affrontare questo importante appuntamento con la Storia cercando di coinvolgere, questa volta, le principali cariche dello Stato in un processo decisionale collegiale. Quale migliore occasione per denunciare l’inaudita vicenda dei due marò? Per riscattarsi da un passato di sbandamento generalizzato che ha coinvolto politica e democrazia in un cortocircuito internazionale che ha seriamente compromesso l’immagine dell’Italia? La giustizia italiana sembra condannata all’eterno ritorno di un passato di garantismo ed indulgenza che, questa volta, appare più minaccioso di fronte ad attori internazionali molto più rigorosi e inflessibili. L’indiscrezione rivelata qualche giorno fa sulla possibilità concessa da New Delhi di interrogare in videoconferenza da Roma l’ 11 novembre gli altri 4 fucilieri della Marina che si trovavano sulla petroliera “Enrica Lexie” al momento dell’incidente, potrebbe rappresentare un atto di indulgenza, seppur minimo, da parte indiana. La testimonianza dei 4 fucilieri è l’ultima tappa del processo investigativo indiano che dovrebbe chiudere le indagini della Nia con la formulazione dei capi d’accusa per l’apertura di un eventuale processo contro Latorre  e Girone. Se la trattativa continuerà a muoversi su terreni scivolosi come quelli prospettati e l’Italia continuerà ad assumere una posizione di subalternità rispetto all’India, c’è poco da stare tranquilli perché il futuro dei nostri marò dipende soprattutto da come il Governo giocherà l’ultimo match di una partita lunga e travagliata.
Lucia AbballeSi dice che la storia si ripete sempre due volte: prima in tragedia, dopo in farsa. Anche questa volta, per il secondo anno consecutivo, il giorno delle forze armate, celebrato il 4 novembre scorso, ha rappresentato l’occasione di rispolverare attestazioni ormai consunte di vicinanza ai due marò, trattenuti da 21 mesi in India.
La storia che si ripete, dunque, è tutt’altro che una farsa, perché c’è poco da ridere di fronte alla parabola discendente dell’azione italiana alle prese con il diritto internazionale e con i continui pregiudizi da parte indiana. Mi domando quanto tempo ancora il Governo italiano dovrà aspettare per tentare di mettere il giusto contrappeso sulla bilancia di una verità fortemente offuscata da incongruenze relative alla vicenda. Perché l’impressione che ne viene fuori, è quella di un Paese su cui, a prescindere dalla decisione del  Tribunale Speciale, è stata già emessa una sentenza di condanna. E ciò che maggiormente rabbrividisce è che, ad eccezione del Capo dello Stato che ha assicurato il massimo impegno per la risoluzione della vicenda, dietro agli inviti a tenere un basso profilo per “non pregiudicare” i rapporti con l’India, ci sia in realtà la volontà di anestetizzare tutto; perché si sa, lo sdegno da parte dell’opinione pubblica può seriamente compromettere le ragioni di Stato e gli interessi economici perseguiti anche a scapito della dignità umana.
Sul banco degli imputati ci sono scelte sbagliate dettate da qualche sussulto di orgoglio e dignità che, però, ha seriamente pregiudicato l’immagine internazionale dell’Italia ed ha costituito un danno di credibilità difficilmente recuperabile. Basti ricordare ciò che è accaduto nel marzo 2013 con la smentita a distanza di poche ore di un ritorno a casa dei nostri due marò, dovuto ad un errore diplomatico che ha provocato, alla storia d’Italia, non pochi imbarazzi.
Il festival delle promesse potrebbe però interrompersi bruscamente fra meno di una settimana, quando l’11 e il 12 novembre si svolgerà a Delhi il Summit Europa- Asia. Una notizia, questa, che potrebbe rallegrare i cuori di chi, sino ad oggi, ha espresso parole di solidarietà e conforto ai due marò, di chi si è gonfiato il petto promettendo soluzioni tempestive e altisonanti, di chi non ha perso occasione per celebrare il valore dei nostri due soldati che, in questi 21 mesi, sono diventati soprattutto prigionieri di pregiudizi non solo indiani ma anche da parte della diplomazia internazionale. Si prepari l’Italia ad affrontare questo importante appuntamento con la Storia cercando di coinvolgere, questa volta, le principali cariche dello Stato in un processo decisionale collegiale.
Quale migliore occasione per denunciare l’inaudita vicenda dei due marò? Per riscattarsi da un passato di sbandamento generalizzato che ha coinvolto politica e democrazia in un cortocircuito internazionale che ha seriamente compromesso l’immagine dell’Italia? La giustizia italiana sembra condannata all’eterno ritorno di un passato di garantismo ed indulgenza che, questa volta, appare più minaccioso di fronte ad attori internazionali molto più rigorosi e inflessibili.
L’indiscrezione rivelata qualche giorno fa sulla possibilità concessa da New Delhi di interrogare in videoconferenza da Roma l’ 11 novembre gli altri 4 fucilieri della Marina che si trovavano sulla petroliera “Enrica Lexie” al momento dell’incidente, potrebbe rappresentare un atto di indulgenza, seppur minimo, da parte indiana. La testimonianza dei 4 fucilieri è l’ultima tappa del processo investigativo indiano che dovrebbe chiudere le indagini della Nia con la formulazione dei capi d’accusa per l’apertura di un eventuale processo contro Latorre  e Girone. Se la trattativa continuerà a muoversi su terreni scivolosi come quelli prospettati e l’Italia continuerà ad assumere una posizione di subalternità rispetto all’India, c’è poco da stare tranquilli perché il futuro dei nostri marò dipende soprattutto da come il Governo giocherà l’ultimo match di una partita lunga e travagliata.

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La Storia (ri)scritta per legge

Lucia Abballe - Il ricordo della Shoah che l’Italia sta rinnovando in questi giorni, ripropone il problema di cosa fare affinchè gli orrori delle persecuzioni e del negazionismo non si ripetano più.

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Dannato conflitto di interessi

Torquato Cardilli - Il conflitto di interessi è un concetto ostico per la mentalità italiana soprattutto in chi riveste posizioni di rilievo nella politica e nella società. Esso si verifica quando un soggetto cui è stata affidata un’alta responsabilità, abbia degli interessi personali, di qualsiasi natura, non solo monetaria o di carriera, ma anche affettiva, in conflitto con l’imparzialità richiesta dalla legge per l’espletamento della responsabilità affidata, che verrebbe compromessa proprio dagli interessi coinvolti.
Il verificarsi di questo conflitto non costituisce di per sé prova che siano state commesse scorrettezze, ma può costituire un'indebita e non imparziale agevolazione nel caso in cui si cerchi di influenzare il risultato di una decisione. In altre parole dall’esistenza del conflitto di interesse può discendere una condotta impropria.
Il conflitto di interessi, può essere più o meno imparentato con la corruzione soprattutto quando l’autorità che ne è protagonista compie atti su spinta di un’amicizia per trarne un vantaggio o per una riconoscenza a seguito di favori ricevuti. Il che significa che l'imparzialità dell'amministrazione della cosa pubblica, rivolta al bene collettivo, va letteralmente a farsi benedire.
L’ordinamento giuridico dei paesi democratici è solitamente garantista proprio del bene della collettività, nel senso che è contrario allo sfruttamento della posizione per interessi personali in particolare quando l’incarico rivestito abbia una enorme rilevanza pubblica.
Nel nostro paese il problema del conflitto di interessi ha assunto una notorietà nazionale, tutt’ora non risolta, da quando Berlusconi, erede di un sistema consolidato diffuso a tutti i livelli nella società italiana, si è candidato nel 1994 alla guida del Paese.
Sin dall'antichità il conflitto di interessi è stato considerato come fattore inquinante e corruttivo del corretto rapporto tra Stato e cittadino. Basta ricordare la legge Giulia, varata dal Senato romano più di 2.000 anni fa, nel 218 A. C., in piena seconda guerra punica contro Annibale. Visto che allora l'attività economica più redditizia, saldamente in mano al patriziato, era quella del trasporto marittimo delle derrate alimentari, tale legge proibiva ai senatori ed ai loro figli di possedere navi che trasportassero più di 300 anfore.
Quante volte bisogna ripetere che la Costituzione obbliga i governanti al giuramento secondo la formula “giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell'interesse esclusivo della Nazione”? Quante volte bisogna ricordare che la Costituzione impegna i governanti ad agire con disciplina ed onore?
Nella vicenda Ligresti, qualunque sia l’angolo visuale, la frittata è stata fatta e nemmeno la prefetto di ferro dal cuore di panna, Annamaria Cancellieri, sarà capace di ricostruire le uova rotte.
Il suo intervento in favore di Giulia Ligresti, arrestata insieme alla sorella Jonella e al padre Salvatore, accusati di falso in bilancio e aggiotaggio informativo per lo scandalo Fondiaria-Sai, è ben più grave di quello messo in atto in quattro e quattro otto da Berlusconi in favore della presunta “nipote” di Mubarak.
In entrambe le vicende c’è stato un evidente conflitto di interessi: nel caso di Berlusconi tutto si è consumato in una notte, nell’urgenza di far uscire dalla Questura (non dal carcere) una ragazza minorenne, accusata di furto, per evitare che venissero alla luce fatti scabrosi. Mentre in quello della Cancellieri, amica di vecchia data della famiglia Ligresti, è stata messa in atto un minuto dopo gli arresti disposti il 17 luglio dalla Magistratura, e in modo continuato, una condotta di intimità con i parenti degli arrestati per reati gravissimi. La Ministra, contrariamente a quanto ha poi affermato di aver agito per senso umanitario, si è dichiarata “stupefatta e pronta a tutto” nella prima conversazione avuta con la compagna di Salvatore Ligresti, sua amica da molto tempo.
Che vuol dire stupefatta? Forse che non sapeva di che pasta fossero i Ligresti che lei frequentava da almeno trenta anni? Forse non sapeva che il capostipite era stato già arrestato per reati finanziari nel 1987? Forse che non aveva avuto nessun sentore di stranezze amministrative in Fondiaria-Sai dove aveva lavorato persino suo figlio (ricordate la Legge Giulia!) con una carica rilevante tanto da guadagnare una buona uscita di oltre 3 milioni e mezzo di euro?
E che cosa vuol dire pronta a tutto? Anche a fare comunella con chi ha infranto la legge e a infangare la funzione prestigiosa di Ministro di Giustizia dell’Italia?
Bel modo questo di servire la Repubblica, le leggi, i cittadini! Eppure quel giuramento sulla costituzione pronunciato in occasione della nomina a ministro è scolpito sulla pietra dell’onestà che manca a tanti politici.
A questo punto è del tutto irrilevante sapere se la scarcerazione di Giulia Ligresti sia avvenuta per le pressioni fatte dalla Cancellieri sui funzionari del DAP o se il Giudice l’abbia disposta autonomamente in base alle condizioni di salute ed alla richiesta di patteggiamento presentata dalla reclusa.  Qui non si tratta di strumentalizzare l’accaduto, per dare ragione o torto per pregiudizio politico, come si sono affrettati a sostenere i difensori d’Ufficio in ambienti politici e dell’informazione, ma bisogna che chi tiene sopra ogni cosa al proprio onore tragga le conseguenze di questa condotta riprovevole.
In fondo la Ministra Idem è stata costretta alle dimissioni per molto meno, così come la Sottosegretaria Biancofiore alla quale sono state tolte le deleghe per una dichiarazione avventata. Non c’è da stupirsi se si siano erti a difensori della Cancellieri la pitonessa del PdL Santanchè, che l’ha invitata a non dimettersi e a disporre un’ispezione ministeriale contro i P.M. di Milano che hanno indagato Berlusconi e il vice primo ministro e ministro dell’Interno Alfano, quello che a sua insaputa si è fatto soffiare sotto il naso la Shalabayeva e che, manco a dirlo, ha affittato una casa proprio da Ligresti.
Ma c’è chi è di tutt’altro parere. Non sono pochi quelli che giudicano la condotta della Ministro di Giustizia un gravissimo ennesimo episodio di mala politica, di confusione tra funzione pubblica e sentimenti privati, in una vicenda opaca nella quale un malinteso senso dell’amicizia (quanto sa di vera amicizia e quanto invece di inquinamento da interessi di lavoro del figlio Pier Giorgio Peluso? Oppure di riconoscenza verso Salvatore Ligresti che si era speso, a suo dire, con Berlusconi per non farla trasferire quando era Prefetto?) è decisamente censurabile.
Non è credibile che l’intervento in favore di Giulia Ligresti sia stato mosso per le condizioni di detenzione o di salute, come scritto dalla Cancellieri in una lettera indirizzata ai capi Gruppo di Camera e Senato, tanto è vero che il giorno stesso dell’arresto, la Cancellieri si era dichiarata con la signora Gabriella Fragni, compagna di Ligresti, disposta a tutto. Ma chi è la Fragni? E’ una cittadina di Parma, dove la Cancellieri ha svolto le funzioni di prefetto, con la quale andava spesso a pranzo insieme, già intima di Antonino Ligresti, fratello dell’arrestato, proprietario della casa in cui abitava la stessa Cancellieri.
E poi è meritevole di restare al posto di Ministro della Giustizia chi, nonostante un passato di Prefetto e di Ministro dell’Interno, è così imprudente da non immaginare che i telefoni dei parenti, dei colleghi di lavoro e degli amici stretti degli arrestati siano sotto controllo?
Insomma di fronte alle richieste di intervento dei familiari degli arrestati (i verbali degli interrogatori sono pieni di registrazioni di conversazioni telefoniche) c’è una sola cosa che la Cancellieri non ha mai detto e cioè che da Ministro della Giustizia, per quanto dispiaciuta, aveva dei doveri di Stato che passano sopra a qualsiasi sentimento.
E’ questo un altro colpo alle Istituzioni malate della Repubblica, non la contestazione dei senza casa, senza lavoro, degli esodati, o di chi protesta per la mancata riforma della legge elettorale o per la mancata abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti.

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Achtung! Banditi!

Torquato Cardilli - Una settimana fa, volando spontaneamente dal terzo piano della sua abitazione, se ne è andato per sempre Carlo Lizzani, un grande regista. Alla venerabile età di novanta anni, ha seguito, come un angelo sofferente, l'altro maestro del cinema, Monicelli, che aveva scelto, come trampolino per l’aldilà, l'unica forma di eutanasia che l'Italia concede: il volo nel vuoto dal quinto piano di un ospedale di Roma.

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Il Referendum Propositivo in Italia troverebbe una casa comoda di lunga durata

Gege de Palma - LO STRUMENTO DI DEMOCRAZIA DIRETTA , IN QUANTO PREVEDE L'INTERVENTO DIRETTO DEL POPOLO SENZA IL TRAMITE DEI SUOI RAPPRESENTANTI, PER PROPORRE UNA NUOVA LEGGE. TUTTAVIA QUESTO STRUMENTO DI ESERCIZIO DELLA SOVRANITA' POPOLARE PREVISTO IN SVIZZERA TROVA MOLTI OPPOSITORI SEDUTI IN POLTRONA 

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L' Italia è incastrata nella tenaglia del bipolarismo

Gerolamo de Palma (Lugano) - Il passato bello o brutto che sia è una realtà storica vissuta sulla nostra pelle, nelle nostre coscienze e soprattutto preludio del domani che come scritto e comprovato “ non v’è certezza”, tanto meno se ad esso non si pensa con le doti della umana e reciproca tolleranza.

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