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Italia

La battaglia contro l'attentato alla lingua italiana di un'università statale

E' davvero incredibile la decisione di un'università statale italiana, il Politecnico di Milano, di vietare la lingua italiana al suo interno.
Infatto il Politecnico ha adottato dall'anno prossimo l'uso esclusivo della lingua inglese. Come se l'italiano non fosse la lingua ufficiale dello Stato.
Come se l’Università pubblica non fosse pagata dagli italiani, che avranno pure il diritto inalienabile di trasmettere ai loro figli la lingua appresa dai loro padri anche al massimo livello di studi. 
Contro questo tentativo del Politecnico in nome di una malintesa “internazionalizzazione” che in nessun Paese d’Europa s’esprime con la rinuncia alla madrelingua nazionale a beneficio dell’inglese, un centinaio di docenti universitari ha promosso e vinto un ricorso al Tar della Lombardia, sette mesi fa.
Ma il Politecnico ha impugnato al Consiglio di Stato tale sentenza. Una sentenza, quella del Tar, che aveva bocciato con motivazioni durissime la decisione accademica non già – attenzione! – di aggiungere corsi e insegnamenti “anche” in inglese, ma di prevederli “al posto” di quelli in italiano. Non un arricchimento, ma un impoverimento. Non universalità, ma provincialismo. Così la lingua nazionale verrebbe cancellata in un alto ambito pubblico che, al contrario, dovrebbe ben conoscerne e riconoscerne il valore agli occhi del mondo.
La cosa più sorprendente è che a firmare il ricorso al Consiglio di Stato contro l’importante sentenza salva-italiano del Tar, sia stato il ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca in persona e pro tempore.
Bisogna riconoscere che hanno rteagito solo i radicali di Era Onlus-Associazione per la giustizia linguistica, che hanno lanciato una petizione al Ministro, Maria Chiuara Carozza prima e poi Stefania Giannini, di “ritirare la firma”. La questione è semplice: può un ministro che ha giurato fedeltà alla Costituzione della Repubblica italiana, e che rappresenta la cultura del nostro Paese e della sua insostituibile lingua italiana, non immaginare l’”effetto che fa” il suo gesto?
Il Consiglio di Stato aveva negato la sospensiva che il Politecnico di Milano reclamava. Dover difendere l’uso dell’italiano in un’Università pubblica d’Italia.
In vista dell'udienza, Giorgio Pagano, Segretario di Era Onlus-Associazione per la giustizia linguistica, si metteva in sciopero totale della fame e della sete per tentare di convincere in extremis il Ministro a ritirare la sua firme. E poi si presentava puntualmente l'11 marzo davanti all'aula delle udienze del Consiglio di Stato dopo avere perso 6, 3 kg. in tre giorni. Purtroppo ha dovuto constatare che l'auspicata dissociazione del Ministro non era arrivata.
Giorgio Pagano ha sospeso lo sciopero totale della fame e della sete in attesail del giudizio del collegio giudicante del quale, oltre al Dott. Giuseppe Severini, fanno parte l'avv. Roberta Vigotti, il dott. Carlo Mosca, la dott.ssa Gabriella De Michele e il dott. Maurizio Meschino. Ma considera amareggiato: "Cosa ne pensa il Presidente Napolitano di un ministro italiano che giura sulla fedeltà alla Costituzione italiana e scritta in italiano e, nel contempo, si schiera a favore della morte della lingua e della cultura degli italiani?".

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Da sabato notte Giorgio Pagano in sciopero di fame e sete per la lingua italiana

"Ho tentato e sto tuttora tentando di convincere la neo-ministro a non avallare con la propria firma la nefandezza del Politecnico di Milano che vuole vietare l'uso della lingua italiana in tutte le lauree magistrali"

GIORGIO PAGANO *- Dalla mezzanotte di sabato ho iniziato uno sciopero totale, della fame e della sete, per l'uso della lingua italiana in Italia.
Martedì 11 marzo ci sarà la prima udienza del Ricorso al Consiglio di Stato n. 5151 del 2013 presentato dal Politecnico di Milano e avallato dal MIUR nella figura del Ministro protempore, perché sia lecito a quel politecnico vietare l'uso della lingua italiana in tutte le lauree magistrali.
Sessanta milioni di italiani in Italia. Ottanta milioni di italiani nel mondo, la maggiore diaspora dopo quella cinese - che, però, hanno una popolazione di oltre un miliardo e trecento milioni - e nessuno in politica, né a destra né a sinistra, ha sentito e sente il bisogno di denunciare la fine che si vuol fal fare al bene immateriale massimo e più prezioso di questi 140 milioni di persone: la lingua e la cultura italiana.
Politici ladri e corrotti che rubano i beni materiali del Paese e ora, rettori e docenti corrotti linguisticamente, che rubano agli italiani i loro beni immateriali.
La neo-ministro Stefania Giannini aveva persino firmato, lo scorso anno, una Lettera aperta dell'Accademia della Crusca e delle Associazioni/Società scientifiche di studiosi di Linguistica italiana e di Scienze del linguaggio indirizzata all'allora ministro Carrozza, contraria alla decisione del Politecnico di Milano ma, da giorni, ho tentato e sto tuttora tentando di convincere la neo-ministro a non avallare con la propria firma la nefandezza del politecnico meneghino: una vera e propria opera, oltre che di discriminazione linguistica di genocidio linguistico nell'istruzione.
L'auspicio è che questo mio sciopero totale della fame e della sete possa contribuire a salvare la lingua italiana nel nostro sistema d'istruzione. Nel contempo abbiamo aperto anche una raccolta di firme in calce ad una mirata petizione sul nostro sito www.eraonlus.org
*Era Onlus-Associazione per la giustizia linguistica

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Nuova sparata di Razzi: «Kim Jong Un è un moderato»

Antonio Razzi, segretario della commissione esteri del Senato, a La Zanzara su Radio 24, ha commentato la condanna a morte dello zio del leader nordcoreano Kim Jong Un, che secondo alcune notizie sarebbe stato sbranato da cani affamati.
Razzi, ex Idv eletto all'estero poi in tandem con Domenico Scilipoti nell’operazione “Responsabili”, è ora senatore di Forza Italia eletto in Abruzzo e macina gaffe su gaffe
«Kim Jong Un è un moderato. Non è un dittatore, è un moderato. E sta cercando di portare un po' di democrazia in quel Paese».
Secondo il senatore Razzi, «lo zio stava organizzando un complotto per far fuori il nipote. E il nipote, siccome è più intelligente, se n'è accorto e l'ha fregato all'ultima curva».
«KIM JONG UN AMA L'ITALIA». Razzi, che ha effettuato diversi viaggi in Corea del Nord, ha riferito che il dittatore coreano «ama moltissimo l'Italia. Io non lo vedo come un dittatore. Sembra un vecchio democratico cristiano».
Ma non si è fermato qui il senatore del Pdl, che si è espresso anche in merito alla minaccia atomica coreana: «Io non ho mai visto una bomba atomica a Pyongyang», ha asserito. E a proposito della pena di morte applicata in Corea del Nord, Razzi ha chiosato: «C'è anche in America».

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Non si paga più il 20% sulle rimesse dall'estero

Il Minìstro Fabrizio Saccomanni cede alle polemiche e chiede la sospensione del provvedimento che dal primo febbraio prevede una maxi ritenuta automatica del 20% sui bonifici provenienti dall’estero. L’Agenzia delle entrate, su richiesta del ministro dell’Economia, ha disposto la sospensione dell’operatività della ritenuta – spiega una nota di via XX Settembre – sottolineando che “gli acconti eventualmente già trattenuti da intermediari finanziari sulla base della norma in oggetto saranno rimessi a disposizione degli interessati”. La marcia indietro, però, è soltanto temporanea. La stessa Agenzia delle entrate ha infatti precisato che lo stop al prelievo vale fino al primo luglio.
Il provvedimento aveva scatenato da subito un gran polverone. La trattenuta, che lasciava al contribuente l’onere di dimostrare che le somme non avessero natura di “compenso reddituale” per chiedere la restituzione dell’imposta, era finita nei giorni scorsi sotto l’esame di Bruxelles. “Esamineremo se la misura è proporzionata o no”, aveva dichiarato il portavoce del commissario Ue per la Fiscalità, Algirdas Semeta. Pressioni contro la maxi trattenuta erano arrivate anche dalle petizioni lanciate in rete e dalle associazioni di consumatori Adusbef eFederconsumatori, che avevano denunciato “l’ennesimo abuso di potere”.
Si trattava di una norma particolarmente odiosa nei confronti degli italiani all'estero che, da che mondo è mondo, mandano i loro risparmi alle loro famiglie in Patria. Sono soldi guadagnati regolarmente e che quindi sono stati già tassati nel luogo di residenza. Nel dopoguerra le rimesse degli emigrati rappresentarono la seconda voce di entrate del bilancio statale italiano e fu proprio grazie a queste rimesse che l'Italia si risollevò e conobbe il boom economico degli anni '60.
Al Parlamento europeo sono state presentate due interrogazioni,  una a firma Tino Rossi (ora passato al Ppe con Forza Italia) e un'altra a firma Claudio Morganti (rimasto nel gruppo degli euroscettici Eld con il movimento 'Io cambio') mentre nel Parlamento italiano hanno reagito Ricardo Merlo (MAIE) e Laura Garavini (PD), entrambi eletti all'estero.
Appresa la notizia della sospensione del provvedimento, anche i senatori eletti all'estero del Pd in una nota hanno espresso la propria soddisfazione. 

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Sen. Zin: Non voglio avere nulla a che fare con la cena dai toni mafiosi

In merito alla serata-cena di stile mafioso organizzata da Al Dente, il Sen. Claudio Zin ci ha dichiarato di non avere alcun rapporto con questa disdicevole storia, di essere stupito che qualcuno si sia permesso di accostare il suo nome a quello che, nella migliore delle ipotesi, è uno scherzo di pessimo gusto.
Tanto che il senatore, appena venutone a conoscenza, ha inviato un messaggio agli organizzatori per fare togliere il suo nome perché la mafia è una cosa troppo tragicamente seria per scherzarci su.

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L'odiosa e stupida tassa del 20% sui trasferimenti dall'estero

GIAN LUIGI FERRETTI - Si pensava che il massimo di discriminazione nei confronti degli italiani nel mondo fosse l'odiosa tassazione come seconda casa delle loro unica abitazione in italia. Non avevamo considerato che al peggio non c'è mai fine ed ecco che il governo ha posto in essere una misura particolarmente odiosa per chi vive all'estero: la tassazione del 20% delle somme inviate in Italia.
Da che mondo è mondo gli emigrati mandano i loro risparmi alle loro famiglie in Patria. Sono soldi guadagnati regolarmente e che quindi sono stati già tassati nel luogo di residenza. Nel dopoguerra le rimesse degli emigrati rappresentarono la seconda voce di entrate del bilancio statale italiano e fu proprio grazie a queste rimesse che l'Italia si risollevò e conobbe il boom economico degli anni '60.
Il mio amico Alberto Piz mi segnala un aneddoto: Il presidente Ciampi, in visita in Veneto,  disse che conosceva Conegliano perché quando era presidente della Banca d'Italia era rimasto stupito dai miliardi che vi arrivavano dalla Germania.
Il fatto è che noi italiani nel mondo siamo srtupidamente innamorati dell'Italia. Fossimo meno fessi da domani apriremmo tutti un conto in Svizzera e non manderemmo più un centesimo in Italia.

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Quel pasticciaccio brutto del “SuperInps”

NAZZARENO MOLLICONE - La questione dell’equilibrio finanziario e patrimoniale dei conti dell’INPS, sollevata dal suo presidente Mastrapasqua innanzi alla speciale Commissione Parlamentare bicamerale di vigilanza sugli enti di previdenza (quindi, nella sede più istituzionale che ci sia per questo tipo di Enti), non è solo un “problema contabile” come ci si è affrettati a precisare sia da parte dello stesso Mastrapasqua che del Ministro dell’Economia e del Ministro “vigilante” dell’Ente, ossia Giovannini, che è appunto Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale (spesso lo si dimentica).
Ma la storia è assai lontana, e nasce nella stessa Commissione Parlamentare cui si è rivolto Mastrapasqua. Negli anni scorsi, ed in modo particolare in quelli del Governo Prodi del 2006/2008 (lo stesso che “sequestrò” il trattamento di fine rapporto - la liquidazione - alle aziende per trasferirle all’INPS od, a scelta del lavoratore, ai Fondi di previdenza complementare), l’allora presidente di quella stessa Commissione, la “democratica” Elena Cordoni (proveniente dai “Comunisti Italiani”….), d’intesa con l’ex-ministro del lavoro Tiziano Treu e con una parte dei sindacati (esclusa l’UGL che si oppose sempre fermamente nel corso delle audizioni e dei convegni) propose l’istituzione del cosiddetto “Superinps” : un unico ente nazionale di  previdenza che avrebbe dovuto accorpare tutti gli altri Enti di previdenza pubblica esistenti. Ciò avvenne nel corso del 2011, sotto l’egida del Governo Monti, che stabilì la confluenza nell’Inps dell’Inpdap, l’ente di previdenza per i pubblici dipendenti (Ministeri, Regioni, Province, Comuni, Enti vari); dell’Enpals, ente di previdenza dello spettacolo e dello sport; dell’Ipost, ente di previdenza delle poste; dell’Ipsema, ente di previdenza dei marittimi.
Il pretesto apparente era quello di risparmiare sui costi di gestione, costituiti dai consigli di amministrazione e dei servizi autonomi di contabilità ed informatica: il che poteva essere vero, ma si trattava solo di pochi milioni di euro rispetto a quello che quel progetto nascondeva.
Infatti, da tempo l’Inpdap nascondeva un grosso “buco” la cui copertura veniva rimandata di anno in anno. Infatti, mentre fino ad alcuni anni fa il datore di lavoro “Stato” non si preoccupava di dover versare materialmente e puntualmente, come tutti i datori di lavoro privati, i contributi previdenziali a suo carico per i propri dipendenti perché tanto era la stessa “cassa” a dover pagare poi le pensioni, con la privatizzazione del rapporto di lavoro pubblico questa omissione cessava. Però lo Stato continuava ugualmente a non versare i propri contributi, fino a far accumulare – come appare dai bilanci dell’INPS – 7.125 milioni di deficit d’esercizio (ossia, differenza tra entrate contributive e pensioni erogate) che, aggiungendosi ai deficit degli anni precedenti, ha fatto cumulare all’INPDAP un deficit patrimoniale di ben 17.394 milioni.
Questo deficit è stato quindi trasferito all’INPS facendogli così dimezzare il suo patrimonio ATTIVO che è passato dai 41.200 milioni del 2011 ai 21.800 milioni del 2012.
Ma al danno si aggiunge anche la beffa, ed in sostanza è questo quello che ha denunciato Mastrapasqua. I versamenti che il Tesoro effettua all’INPS, soprattutto per coprire le spese a carico della fiscalità generale per la cosiddetta “GIAS” (gestione interventi assistenziali e sociali: pensioni minime, ecc.), sono considerati dallo stesso come “anticipi” (ossia, prestiti) e non saldo di un debito!
Quindi, nel bilancio dell’INPS si costituisce una voce passiva relativa al presunto “debito” verso lo Stato, anziché una voce attiva per il credito maturato: come si può facilmente capire, la differenza negativa si raddoppia.
A che serve tutto ciò, il trasferimento dell’INPDAP ed il “prestito” all’INPS? E’ molto semplice spiegarlo: serve al Tesoro per mascherare un debito occulto che appesantirebbe il bilancio statale e farebbe “sforare” verso l’alto quel famigerato “tetto” del 3% imposto dall’Unione Europea. Quindi, quest’operazione – accuratamente studiata dall’”europeista” Monti e confermata da Saccomanni – è parallela all’omissione, nel bilancio dello Stato, dei debiti verso fornitori ed appaltatori (i quali vengono inseriti solo al momento del pagamento, e non al momento della creazione) e dei debiti verso i contribuenti per le imposte da rimborsare, a cominciare dall’IVA: il tutto che si dice superi i 100 miliardi di euro.
Come risolvere la situazione, allora? Innanzitutto, occorre smentire l’allarmismo sulla tenuta dei conti dell’INPS e del sistema pensionistico, perché le pensioni sono – al 90% - pagate con i contributi dei datori di lavoro e dei lavoratori. Però è indispensabile che lo Stato compia due operazioni fondamentali: la prima, è quella di trasformare le sue “anticipazioni” all’INPS in debiti veri e propri eliminando l’ipotesi di recupero di un credito inesistente. La seconda, è quella di pagare innanzitutto regolarmente i contributi sui propri dipendenti, e poi avviare un piano di risanamento pluriennale per il debito pregresso, così come l’INPS consente ai debitori datori di lavoro privati.
Perché se non si fa questo, assisteremo ad un’ennesima “imposta occulta” dello Stato il quale si farebbe pagare dai privati – imprenditori e lavoratori – i contributi che esso non versa….
Infine, vi è la proposta da molti anni avanzata dal sindacato UGL e prima ancora dalla CISNAL, che è quella di separare la previdenza dall’assistenza costituendo due Enti appositi senza confusioni finanziarie: si capirebbe allora che la previdenza, correttamente intesa, è in equilibrio e che è l’assistenza – a carico dello Stato – ad aver bisogno del contributo finanziario del Tesoro.

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Consultazioni di Napolitano: Messaggio chiaro e forte del MAIE

On. Franco Bruno (MAIE-API): “Fondamentale un programma serio di politica per gli Italiani all'estero"  
Incaricato dal Presidente Merlo in rappresentanza del MAIE, l'On. Franco Bruno (MAIE-API) ha incontrato il Presidente Napolitano nell'ambito delle consultazioni con i partiti presenti in Parlamento. Per l'ennesima volta il MAIE é stato l'unico dei partiti presenti in Parlamento a sollevare, davanti al Presidente della Repubblica, la problematica e la necessità di una politica  per gli italiani all'estero: “Ho presentato al Presidente della Repubblica le riflessioni della nostra componente parlamentare” ha dichiarato il deputato della componente MAIE-API Franco Bruno, al termine dell’incontro con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. 
“Evidenziando in premessa che il corpo elettorale italiano è formato anche dalla eccezionale risorsa di lavoratori, imprenditori, pensionati, giovani che sono italiani ma vivono all'estero. Abbiamo riscoperto questa realtà unica al mondo, con le sue potenzialità, l'abbiamo iscritta nella Costituzione, ma è tempo di attribuire alla nostra vasta comunità all'estero gli strumenti per concorrere veramente all'azione di governo, alla coesione sociale e al rilancio economico e competitivo dell'Italia nel Mondo.
Oggi si profila un nuovo Governo di ampia coalizione, la cui maggioranza sarà formata da forze di sinistra, di centro e di centro-destra.
Se si vuole che il Governo risulti più incisivo del precedente, occorre che la fiducia del Parlamento venga attribuita sulla base di un programma chiaro e definito che fornisca una forte legittimazione parlamentare e per noi diventa  fondamentale un programa serio ed  efficace di politica per gli italiani all'estero che cominci con l'evitare le chiusure e i declassamenti dei Consolati nelle Regioni del mondo dove la nostra collettivitá e presente”
Appare anche opportuno chiarire, all'atto della fiducia, se le riforme della legge elettorale e della Costituzione dovranno essere approvate da una maggioranza più ampia di quella politica o potranno essere adottate da maggioranze differenti” ha concluso il Deputato  Bruno.

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Sondaggio ABC ECONOMICS: l’Euroscetticismo tra gli italiani domiciliati nel Regno Unito

Stefano Fugazzi di ABC Economics, che abbiamo recentemente incontrato al Congresso MAIE a Londra, con il supporto logistico di volontari e l’assistenza tecnica dell’unità di ricerca di Scenari Economici, ha sondato l’opinione di oltre 1.000 nostri connazionali domiciliati nel Regno Unito su un tema di attualità: la permanenza dell’Italia nella moneta unica. È la prima volta in assoluto che gli italiani all’estero vengono interpellati sulla questione.

Principali conclusioni
Il 54% degli italiani residenti nel Regno Unito è favorevole all’uscita del nostro Paese dall’Euro. La percentuale scende al 51% se si escludono dal campione gli astensionisti e gli indecisi.
L’elettorato grillino è quello con l’atteggiamento più critico nei confronti della moneta unica (l’84% è favorevole all’uscita dall’Euro) seguito da quello di centrodestra (70%), centro (38%) e centrosinistra (18%).
Il 62% degli elettori attualmente indecisi o senza alcuna simpatia politica è favorevole alla restaurazione della divisa nazionale.
Il 29% degli italiani residenti nel Regno Unito sosterrebbe un partito o un movimento avente come obiettivo primario l’uscita dalla moneta unica.
 

Disaggregazione dei dati
dati 1

dati 2

Considerazioni finali - In linea con le attese, la componente euroscettica è più accentuata tra i nostri connazionali all’estero rispetto a quelli residenti in Italia.

Approfondimento – Il sondaggio sull’Euro di Scenari Economici (ottobre 2013)
Tra le possibili spiegazioni vi è la presenza nel campione di connazionali trasferitosi nel Regno Unito nel corso dell’ultimo biennio a causa della stretta del mercato del lavoro in Italia e delle incertezze economiche e politiche.
Non deve pertanto sorprendere né l’alta percentuale di astensionismo, il vero termometro della (s)fiducia della cittadinanza nei confronti delle istituzioni, né il “feeling” tra euroscetticismo e astensionismo.
Per quanto riguarda l’orientamento politico, l’evidenza storica dimostra quanto dinamica sia l’opinione degli italiani residenti all’estero, molto di più di quanto lo sia entro i confini nazionali.

Approfondimento – Risultati Elezioni Politiche 2013 nella Ripartizione Europa – Regno Unito
Questo dinamismo è in parte dovuto al sistema elettorale vigente nella Circoscrizione Estero che, al contrario dell’Italia, prevede il voto di preferenza. La presenza di candidati attivi e conosciuti sul territorio e la loro successiva adesione a formazioni politiche rivali sono elementi in grado di spostare gli equilibri e quindi l’orientamento al voto (il passaggio di molti esponenti del PdL Europa alle liste centriste a partire dal 2010 ne è esempio).
Le recenti vicende interne a Scelta Civica e Udc (“Con Monti per l’Italia”) confermano questo dinamismo, con una parte dell’elettorato centrista che sta progressivamente riconfluendo nel centrodestra e nel centrosinistra.
Si segnala infine la buona performance del Movimento 5 Stelle nel Regno Unito. Sono tre gli elementi che stanno agevolando l’ascesa dei grillini all’estero: il flusso migratorio degli under 30 dall’Italia, il malcontento popolare nei confronti dell’establishment politico e la riorganizzazione sul territorio del Movimento.

Nota metodologica - Per ottenere un campione aderente all’universo di riferimento, e quindi il più variegato possibile, lo staff ha preferito provvedere alla raccolta dei dati contattando università, oratori, circoli culturali, locali, imprenditori, commercianti e professionisti.
I questionari con risposte incomplete o contradditorie (per es. “sono contrario all’uscita dall’euro” e “sosterrei un movimento euroscettico”) sono stati esclusi.

Autore della ricerca – Stefano Fugazzi
Con la collaborazione di Scenari Economici
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L’autore della ricerca vuole ringraziare tutte le persone che hanno contribuito attivamente alla raccolta dei dati
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La suddetta ricerca è disponibile anche in lingua inglese (LINK) e sul portale Scenari Economici (LINK)

 

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