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Vittime delle Marocchinate, denunciata la Francia

Furono 300.000 gli stupri di donne, uomini e bambini italiani compiuti dal 1943 al ‘44 dalle truppe coloniali del Corp Expeditionnaire Français
Sul finire della seconda guerra mondiale  truppe francesi tra le cui file combattevano i Gourmier, soldati magrebini, dopo aver sfondato la linea Gustav e la resistenza tedesca, si diedero a indicibili violenze sulle popolazioni locali, colpevoli di vivere lungo la linea difensiva tedesca ma che nulla avevano a che fare con la guerra. Stupri di bambini, donne e uomini, furti, ma soprattutto omicidi.
Una conta che vide migliaia di vittime molte delle quali non vennero neanche censite per la vergogna. Emiliano Ciotti, presidente dell’associazione vittime delle Marocchinate, da tempo si batte per portare alla ribalta il fango di una pagina di storia scritta dai vincitori spesso a caratteri minuscoli. Questa mattina, assistito dall’avvocato Luciano Randazzo, Ciotti ha presentato una denuncia presso le procure di Frosinone e Latina, nei cui territori i fatti avvennero, la Procura Militare di Roma e notiziando dell’iniziativa giudiziaria il comando generale dell’Arma dei carabinieri e l’ambasciata francese a Roma.
Una denuncia che prende spunto non solo dalle nefandezze generalizzate avvenute nei territorio di Esperia, Campodimele, Priverno, Ausonia, Fondi, Itri, Pontecorvo, Coreno e altri comuni dei Lepini, ma in particolare dell’omicidio di Anastasio Gigli, avo di Ciotti, avvenuto a Priverno l’11 giugno 1944. Il ragazzo, di appena 14 anni, si imbattè in un gruppo di Gourmier che lo attinsero all’addome con una coltellata perchè non riuscirono a piegarlo alle loro turpi intenzioni. Il giovane morì di lì a poco come tanti altri, donne e bambini che, invece, subirono l’onta di inaudite violenze, uccisi se non per mano dei loro aguzzini, a causa delle infezioni che quelle violenze provocarono loro in seguito. Su questi fatti sono state chiamate ad indagare le procure interessate.
C'è da dire che i generali di divisione del CEF, Guillaume, Savez, de Monsabert, Brosset e Dody non solo non fecero nulla per impedire le violenze, ma le incentivarono di proposito tenendo le truppe coloniali forzatamente lontane dai propri bordelli, per aumentarne l’aggressività. Da documenti dell’Archivio Centrale dello Stato, risulta che anche i soldati francesi bianchi si macchiarono di violenze: a Pico furono, infatti, violentate 51 donne da 181 franco-africani e da 45 francesi bianchi. Tali crimini furono minimizzati dalla Francia – riporta la denuncia – asserendo che erano state le donne italiane, in gran parte, a provocare i militari marocchini.

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