Caso Bosio - Il Sen. Barani (GAL) accusa la Farnesina: lo avete lasciato solo

(aise) - “Esiste un problema diffuso di tutela dei diritti e delle garanzie dei cittadini italiani all'estero che si è manifestato con grande evidenza nel caso dei due marò, Latorre e Girone; la situazione è assai più grave e più ampia di quanto non appaia, prova ne sia che sono ben 3.422 gli italiani detenuti all'estero di cui 692 condannati, 2.696 in attesa di giudizio e 34 in attesa di estradizione; 2.625 sono gli italiani detenuti nell'Unione europea, 490 nelle Americhe, 10 in India, solo per citare alcune cifre; l'ultimo eclatante caso è quello che vede coinvolto il nostro ambasciatore in Turkmenistan, Daniele Bosio, fermato nelle Filippine su denuncia di un'attivista di un'organizzazione non governativa”. 
È una lunga premessa quella scritta dal senatore Lucio Barani (Gruppo Autonomie e Libertà - Gal) che in una interrogazione al Ministro Mogherini accusa la Farnesina, in generale, e l’Ambasciata italiana a Manila, in particolare, di aver abbandonato al suo destino l’Ambasciatore Bosio, che a Manila attende la prossima udienza del suo processo, fissata l’8 ottobre.
“Il caso di Daniele Bosio – scrive Barani – è emblematico per dimostrare quanto possa essere determinante, in senso positivo o negativo, la tempestività e l'efficienza del nostro apparato diplomatico. Egli è stato arrestato nelle Filippine il 5 aprile 2014, mentre era in vacanza, con l'accusa di aver violato la legge sulla protezione dei minori. Il dottor Bosio ha alle spalle oltre 20 anni di attività nel volontariato, in Italia e all'estero, durante i quali si è occupato di bambini in stato di disagio sociale ed economico o affetti da gravi malattie, ad esempio presso i punti verdi della Caritas di Roma, l'ospedale pediatrico di Beni Messous di Algeri, la "Ronald McDonald house" e "Big brothers & big sisters" di New York, la "Italians for Tohoku" in Giappone dopo lo tsunami, "Hands on Tokyo" e "Peter Pan" a Roma. Nel 2010 ha trascorso diverse settimane di ferie presso la Breakthrough christian academy a Quezon City, Manila, Filippine, dove ha insegnato, fatto l'animatore e dove tuttora mantiene agli studi due bambini. Da allora è tornato regolarmente nelle Filippine, Paese che ama. Il 5 aprile, trovandosi in ferie, ha incontrato tre bambini di strada e, colpito dalle loro tragiche condizioni di vita e allo stesso tempo dalla loro vitalità, dopo aver giocosamente socializzato con loro, li ha invitati in un parco acquatico per far loro trascorrere un pomeriggio di divertimento che avrebbero potuto ricordare e di cui avrebbero potuto fare tesoro per tanto tempo”.
“È stato denunciato da due attiviste di un'organizzazione non governativa, "Bahay Tuluyan", ed è ora accusato di abuso e di traffico di minori per averli raccolti, aiutati a ripulirsi, curati, rivestiti con abiti nuovi e puliti e portati al parco acquatico. Le dichiarazioni rese il giorno dell'arresto dai bambini a personale specializzato della polizia – annota Barani – non lasciavano intendere alcun abuso né pressione da parte di Bosio su di loro, ma solo attenzione e cura; al momento dell'arresto, avvenuto nel pomeriggio del sabato, Bosio ha tentato di contattare l'ambasciata il cui numero di emergenza, nonché quello personale dell'ambasciatore e del vicario, non hanno risposto per 18 ore”.
“L'unità di crisi – accusa il senatore – gli ha fornito il numero di un ex capo della cancelleria consolare, cessato dal servizio da oltre 2 anni; una volta riuscito a prendere contatto con l'ambasciatore, e spiegato la situazione, Bosio ha chiesto l'assistenza dell'ambasciata per il reperimento di un avvocato difensore, nella fase cruciale che avrebbe potuto portare alla convalida dell'arresto. In questa fase così fondamentale, l'ambasciata ha ancora una volta drammaticamente tardato un'intera giornata nel reperire un legale e soprattutto ne ha proposto uno totalmente inadeguato che non solo non era specializzato in diritto penale ma non ha nemmeno ritenuto opportuno recarsi in tribunale per l'udienza di convalida dell'arresto; questo stesso legale si è limitato a consigliare per telefono a Bosio, proprio nel momento delicato e concitato dell'udienza, di firmare un documento, dai contenuti incomprensibili per uno straniero, con il quale rinunciava alla scarcerazione immediata e ai propri diritti di difesa e gli apriva immediatamente le porte del carcere. Una stanza di 30 metri quadrati con oltre 80 persone, alcune affette da gravi malattie, incluse la tubercolosi e l'AIDS, pressoché senza ricambio d'aria, a temperature torride e tassi di umidità tropicali. Vi è rimasto 40 giorni fino al ricovero ospedaliero seguito all'insorgere di gravi problemi renali causati proprio dalle terribili condizioni di detenzione”.
“Bosio – richiama il senatore – aveva chiesto ai bambini di ottenere il permesso dei genitori per venire al parco ed questi ultimi hanno dichiarato per iscritto con affidavit giurato di averlo dato. I genitori di uno dei bambini hanno anche specificato di aver stabilito un orario di rientro che Bosio stava rispettando il giorno dell'evento; l'attività dell'organizzazione non governativa accusatrice merita un approfondimento. Usa gran parte dei contributi che riceve per acquistare immobili (edifici e terreni) e per pagare stipendi. Le resta appena un 5 per cento per i programmi educativi. Nell'ultimo bilancio disponibile ha registrato un calo di donazioni del 50 per cento rispetto all'anno precedente. Pochi giorni prima dell'arresto di Bosio proprio l'accusatrice principale, l'australiana Catherine Scerri, che pochissimi giorni dopo la denuncia ha lasciato le Filippine, aveva lanciato un programma di public awareness per alzare la sorveglianza dei filippini contro comportamenti di stranieri che potessero far pensare a sfruttamento dei bambini. L'aver trovato un europeo che rifletteva i contenuti della campagna faceva perfettamente al caso suo per acquisire notorietà e attirare contributi (e ancor più quando ha scoperto che si trattava di un alto funzionario del Ministero degli affari esteri italiano). Peraltro, attivisti della Bahay Tuluyan e di altre appartenenti allo stesso network hanno costantemente rilasciato interviste e dichiarazioni stampa in cui fanno risaltare i meriti della loro azione, sottolineando in particolare la carica che l'interessato rivestiva nel suo Paese”.
“La procedura processuale – accusa ancora Barani – è stata ritardata ad arte dall'organizzazione non governativa per avere maggiore visibilità mediatica ed ottenere nuove dichiarazioni dai bambini, cui aveva accesso, per renderle più "pruriginose" in rapporto a quelle rese immediatamente a personale qualificato della polizia; l'ordine di rinviare a giudizio Bosio per entrambi i reati di abuso e traffico di minori, emesso il 27 maggio 2014, è arrivato direttamente al city prosecutor dal Ministro della giustizia, Leila De Lima, probabilmente interessata anche lei, a parere dell'interrogante, a sfruttare il caso per dimostrare alla propria opinione pubblica e agli organismi internazionali preposti l'efficacia del suo dicastero nell'azione di contrasto ai reati di traffico di esseri umani. Addirittura, il giorno dell'ultima udienza del 21 maggio che avrebbe poi portato alla decisione del 27, il city prosecutor non ha voluto legalizzare e accogliere le citate dichiarazioni dei genitori e l'avvocato è stato costretto a farle legalizzare da un notaio e consegnarle con 2 giorni di ritardo. Legalizzare le dichiarazioni in occasione dell'udienza del 21 presso il city prosecutor avrebbe consentito di depositarle immediatamente e integrare la documentazione della difesa”.
Secondo Barani, “nel corso della vicenda, a partire dalla lunga e cruciale fase iniziale, la Farnesina ha abdicato al suo ruolo di tutela del cittadino italiano, lasciando che un'innumerevole quantità di violazioni procedurali (a partire dalle indagini preliminari durante 60 giorni anziché 15 come previsto dalla legge filippina) condizionassero il rispetto dei diritti alla difesa di Bosio. Soprattutto, è apparso evidente che l'ambasciatore in loco non ha in alcun modo riconosciuto né tantomeno segnalato alla Farnesina che il caso subiva un trattamento artificioso proprio per la natura della funzione esercitata da Bosio e per il rilievo che aveva di conseguenza assunto sulla stampa filippina, rendendolo di fatto ostaggio di una campagna mediatica del tutto strumentale; la decisione del giudice di concedere la libertà su cauzione, che ha riconosciuto testualmente l'"insufficienza delle prove" a carico di Bosio, non sembra aver modificato il livello di impegno dell'ambasciatore a Manila e soprattutto l'efficacia della sua azione, nonostante, apparentemente, l'attenzione della Farnesina sul caso si fosse innalzata”.
“La difesa di Bosio – spiega il senatore – ha presentato all'inizio del mese di giugno un ricorso presso il Ministero del giustizia filippino per chiedere l'annullamento del rinvio a giudizio per difetto di sostanza e violazioni procedurali. Una decisione politico-amministrativa, e non giudiziaria, sulla cui assunzione potrebbe svolgere un ruolo fondamentale la voce del Governo italiano per il tramite del suo ambasciatore. Eppure, a distanza di mesi durante i quali i contatti diplomatici avrebbero potuto prendere innumerevoli forme, appare drammaticamente palese l'assoluta mancanza di risultati ottenuti dal nostro ambasciatore a Manila, Massimo Roscigno. Si ricorda ancora che, dal momento in cui Bosio è stato fermato, l'ambasciatore e la nostra rappresentanza diplomatica sono state irreperibili per una giornata intera. Erano le ore decisive. E ancora: quando si sono attivate, lo hanno fatto in modo maldestro, segnalando un avvocato poi rivelatosi incompetente perché esperto di diritto di famiglia e non di diritto penale; la mancata assistenza al momento della convalida dell'arresto quando sono Bosio è stato lasciato nelle mani di un avvocato d'ufficio. E si sottolinea l'incapacità di valorizzare l'essenza stessa dell'attività connaturata al ruolo di diplomatico: valorizzare la rete di relazioni e di conoscenza del Paese che, ci si augura, l'ambasciatore Roscigno dovrebbe aver maturato dopo diversi anni di missione nelle Filippine”.
Secondo Barani “è sconcertante pensare che, in una situazione ben diversa dall'ingarbugliato e complesso caso di Latorre e Girone, il nostro rappresentante diplomatico appaia incapace di fare tesoro dei numerosi crediti dell'Italia nei confronti di un Paese amico come le Filippine, e, senza chiedere impossibili favori, sfruttare la possibilità rappresentata dalla "petition for review" per chiudere definitivamente la vicenda; d'altro canto, a favore di Bosio non vi sono solo la testimonianza dei genitori dei minori, il passato specchiato dell'ambasciatore in Turkmenistan e la decisione di un giudice filippino che, ascoltati testimoni dell'accusa e della difesa e soprattutto dopo aver personalmente interrogato, per la prima volta non per iscritto, i bambini, ha concesso a Bosio la libertà su cauzione proprio perché non sussistono "sufficienti elementi di colpevolezza"; sulla testa del nostro ambasciatore in Turkmenistan pesano il vincolo a rimanere nelle Filippine fino alla fine di un processo dalla durata indeterminabile che potrebbe concludersi, nel caso ipotetico di una condanna, con la pena dell'ergastolo; non risultano missioni a Manila di nessuno dei rappresentanti del Governo italiano, con l'obiettivo di far percepire alle autorità locali il peso del nostro Paese e il nostro interesse a tutelare la delicatissima e fragile posizione di Bosio”.
Alla luce di questa lunga premessa, Barani chiede di sapere “per quale motivo l'ambasciata italiana a Manila abbia completamente abbandonato Daniele Bosio, connazionale in grave difficoltà all'estero, per 2 giorni, prima rendendosi irreperibile al numero di telefono di emergenza e ai numeri personali dell'ambasciatore e del suo vicario, poi fornendo un avvocato a parere dell'interrogante impreparato e incompetente per materia; per quale motivo l'Unità di crisi della Farnesina sia stata inefficiente nel compensare le défaillance dell'ambasciata, dimostrandosi incapace di fornire contatti utili per raggiungere il personale preposto all'assistenza consolare” e se, ironizza, “a causa di questo modo di agire, debba essere consigliato ai cittadini italiani, tra gli avvisi ai viaggiatori, di non incorrere in problemi all'estero durante il fine settimana”.
Barani chiede anche “per quale motivo, nel prosieguo della vicenda, dopo averlo abbandonato i primi giorni, l'ambasciatore a Manila non sia stato in grado di capire quanto danno stava facendo a Daniele Bosio la strumentale campagna stampa a suo sfavore ispirata dall'organizzazione non governativa accusatrice. E ancora, per quale motivo non sia stato in grado di cogliere quella che all'interrogante appare come una altrettanto grave strumentalizzazione da parte dello stesso Ministro della giustizia filippino che ha voluto fare del caso la momentanea bandiera di una lotta, purtroppo in quel Paese ancora embrionale, contro il traffico di esseri umani; per quale motivo, in occasione di un'udienza durante il suo ricovero in ospedale, Bosio sia stato prelevato dalla polizia senza preavviso e portato in tribunale attaccato a una flebo su un furgone non attrezzato invece che in ambulanza e gettato in pasto alla stampa, visibilmente sofferente, senza che l'ambasciata, a quanto risulta, sollevasse la minima protesta”.
E ancora: “per quale motivo il Governo italiano, viste le palesi violazioni della procedura, secondo le stesse norme filippine, e l'inconsistenza, già in gran parte emersa, delle accuse, non eserciti tramite l'ambasciatore le pressioni politiche adeguate sulle autorità filippine, per far chiudere rapidamente la vicenda con l'approvazione della "petition for review", rischiando di far allungare in maniera indefinita il processo; perché non siano stati salvaguardati subito la figura e il prestigio della diplomazia italiana, lasciando un ambasciatore dalla storia personale e professionale specchiata in balia di un sistema giudiziario che, sulla base delle statistiche internazionali, resta tra i meno trasparenti al mondo” e, cosa più importante, “che cosa il Ministro in indirizzo intenda fare per porre rapidamente rimedio alla situazione descritta”.

comments