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Last updateLun, 02 Apr 2018 11pm

La battaglia contro l'attentato alla lingua italiana di un'università statale

E' davvero incredibile la decisione di un'università statale italiana, il Politecnico di Milano, di vietare la lingua italiana al suo interno.
Infatto il Politecnico ha adottato dall'anno prossimo l'uso esclusivo della lingua inglese. Come se l'italiano non fosse la lingua ufficiale dello Stato.
Come se l’Università pubblica non fosse pagata dagli italiani, che avranno pure il diritto inalienabile di trasmettere ai loro figli la lingua appresa dai loro padri anche al massimo livello di studi. 
Contro questo tentativo del Politecnico in nome di una malintesa “internazionalizzazione” che in nessun Paese d’Europa s’esprime con la rinuncia alla madrelingua nazionale a beneficio dell’inglese, un centinaio di docenti universitari ha promosso e vinto un ricorso al Tar della Lombardia, sette mesi fa.
Ma il Politecnico ha impugnato al Consiglio di Stato tale sentenza. Una sentenza, quella del Tar, che aveva bocciato con motivazioni durissime la decisione accademica non già – attenzione! – di aggiungere corsi e insegnamenti “anche” in inglese, ma di prevederli “al posto” di quelli in italiano. Non un arricchimento, ma un impoverimento. Non universalità, ma provincialismo. Così la lingua nazionale verrebbe cancellata in un alto ambito pubblico che, al contrario, dovrebbe ben conoscerne e riconoscerne il valore agli occhi del mondo.
La cosa più sorprendente è che a firmare il ricorso al Consiglio di Stato contro l’importante sentenza salva-italiano del Tar, sia stato il ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca in persona e pro tempore.
Bisogna riconoscere che hanno rteagito solo i radicali di Era Onlus-Associazione per la giustizia linguistica, che hanno lanciato una petizione al Ministro, Maria Chiuara Carozza prima e poi Stefania Giannini, di “ritirare la firma”. La questione è semplice: può un ministro che ha giurato fedeltà alla Costituzione della Repubblica italiana, e che rappresenta la cultura del nostro Paese e della sua insostituibile lingua italiana, non immaginare l’”effetto che fa” il suo gesto?
Il Consiglio di Stato aveva negato la sospensiva che il Politecnico di Milano reclamava. Dover difendere l’uso dell’italiano in un’Università pubblica d’Italia.
In vista dell'udienza, Giorgio Pagano, Segretario di Era Onlus-Associazione per la giustizia linguistica, si metteva in sciopero totale della fame e della sete per tentare di convincere in extremis il Ministro a ritirare la sua firme. E poi si presentava puntualmente l'11 marzo davanti all'aula delle udienze del Consiglio di Stato dopo avere perso 6, 3 kg. in tre giorni. Purtroppo ha dovuto constatare che l'auspicata dissociazione del Ministro non era arrivata.
Giorgio Pagano ha sospeso lo sciopero totale della fame e della sete in attesail del giudizio del collegio giudicante del quale, oltre al Dott. Giuseppe Severini, fanno parte l'avv. Roberta Vigotti, il dott. Carlo Mosca, la dott.ssa Gabriella De Michele e il dott. Maurizio Meschino. Ma considera amareggiato: "Cosa ne pensa il Presidente Napolitano di un ministro italiano che giura sulla fedeltà alla Costituzione italiana e scritta in italiano e, nel contempo, si schiera a favore della morte della lingua e della cultura degli italiani?".

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