Dom07222018

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La Bonino, più... comunista del PicCì

Padiglione di Taiwan - Expo 2010

L'Italia nega la partecipazione all'Expo 2015 a Taiwan per non offendere la Cina, che però alla sua Expo nel 2010 invitò la Cina nazionalista.
Fabio Massimo Cantarelli - L'Esposizione Universale 2015 sarà l'occasione per dimostrare l'efficienza e la modernità del nostro Paese ed il tema "Nutrire il pianeta, Energia per la vita" è sicuramente suggestivo.
A parteciparvi saranno praticamente tutti i Paesi del Mondo: dai più potenti ai più poveri, dalle dittature alle democrazie, da quelli dove si soffre la fame a quelli dove si consuma oltre il necessario, da quelli dove si sfrutta il lavoro minorile a quelli dove vige il sacro rispetto dei diritti civili.
Ad aprire la precedente esposizione, la Expo 2010, era stata la Cina ed alla manifestazione avevano partecipato quasi tutte le Nazioni, persino paesi in difficoltà come la Somalia o Haiti.
Per la Cina è stata una occasione non solo per dimostrare al Mondo  la propria realtà industriale e politica ma anche per accreditare la propria immagine di potenza moderna ed al passo con i tempi e soprattutto la propria "liberalità".
Si pensi che, senza batter ciglio, la Cina comunista ha concesso uno stand alla Cina nazionalista (che non riconosce a livello diplomatico) e che rappresenta il nemico storico di Pechino.
Il riavvicinamento di fatto non risale in realtà al 2010 dal momento che Taiwan con i suoi imprenditori è il secondo investitore nella Repubblica Popolare di Cina, dopo gli Stati Uniti.
Ma, come Pechino si è dimostrata "liberale" così non può dirsi di Roma che ha negato ospitalità a Taipei per non ...offendere la Cina, alla stessa Cina che 5 anni fa e tutt'oggi non importava e non importa nulla dei vecchi rancori del secolo breve.
Ma si sa l'Italia è fatta così ...un po' anacronistica.
La ministra Bonino, interessata da diverse interpellanze (sen. Malan ed on. Fucci), si sta dimostrando "più comunista del PicCì" per parafrasare la nota espressione riferita ai realisti della Restaurazione ai tempi di re Luigi XVIII.

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