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Il 10 febbraio si celebra il Giorno del Ricordo

Da dieci anni, grazie alla legge 30 marzo 2004 n. 92, primo firmatario Roberto Menia di Alleanza Nazionale, il 10 febbraio si celebra il Giorno del Ricordo per i caduti delle Foibe e l’esodo degli italiani dell’Istria Fiume e Dalmazia. Una legge che è stata prima di tutto un grande atto di pacificazione, ma anche la vittoria di una lunga e sofferta battaglia della destra per la verità e la giustizia, per la ricostruzione di una storia nazionale priva di reticenze e buchi neri. Ed è giusto, in proposito, ricordare l’impegno e gli scritti di uomini come Ferruccio De Michieli Vitturi, Nino De Totto, Oddone Talpo, Luigi Papo, che diedero sostanza e memoria a quella battaglia.

20mila italiani uccisi nelle foibe
Foibe ed esodo sono intimamente connessi.  Le stragi delle foibe, che funestarono le terre giuliane dal 1943 al 1945 ed anche a guerra finita con le deportazioni andate ben oltre il 1947, furono la realizzazione brutale, da parte dei comunisti jugoslavi di Tito, di un piano di snazionalizzazione e di pulizia etnica, ai danni della cultura, della tradizione e della presenza, allora maggioritaria, italiana in Istria, Fiume e Dalmazia. Così furono uccisi 20.000 italiani, colpevoli solo di essere tali. Il terrore generalizzato portò al secondo grande dramma dei giuliano dalmati: l’esodo di 350.000 mila italiani da Pola, Fiume, Capodistria, Parenzo, Zara, e tante altre città grandi e piccole, paesi e borghi che si svuotarono letteralmente. Tutti furono espropriati dei loro beni che mai furono loro restituiti, neppure dagli Stati sorti dalle ceneri dell’ex Jugoslavia, Slovenia e Croazia che oggi sono nell’Unione Europea.

Il 10 febbraio le celebrazioni
“Con la legge sul Giorno del Ricordo – disse Menia all’atto dell’approvazione (che avvenne, è giusto ricordarlo, simultaneamente a quella che Francesco Storace promosse alla Regione Lazio di cui era presidente) – non solo si cancella la damnatio memoria, imposta a questo tragico capitolo della storia italiana dal dominio culturale della sinistra e dall’ignavia di molti altri, ma allo stesso tempo si compie una sorta di atto di riparazione, di amore e di pietas, di immenso valore nazionale, morale e storico”. Da allora, ogni 10 febbraio, quelle che un tempo erano celebrazioni “carbonare”, ristrette alle comunità degli esuli e di pochi altri, sono divenute un impegno che annualmente coinvolge, nel nome di una comune memoria nazionale, istituzioni, governo, Regioni, Comuni, scuole e università. Non celebrazioni “di destra”, ma un segno profondo lasciato dalla destra e da Alleanza Nazionale.

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