Ven08182017

Last updateMer, 09 Ago 2017 10am

La situazione in Venezuela discussa alla Link Campus University

Lunedì 14 novembre alle ore 14, nella sede della Link Campus University in Via del Casale di San Pio V 44 a Roma, parleranno della situazione in Venezuela e il ruolo della comunità internazionale nelle crisi in atto nel paese latino americano il Vice Direttore de L'ITALIANO, Prof. Stefano Pelaggi (Sapienza Università di Roma), la professoressa Anna Maria Cossiga (Link Campus University), il professore Marco Emanuele (Link Campus University), Milos Alcalay (Commissario agli Affari internazionali del Comune di Caracas ed ex diplomatico venezuelano), Vanessa Ledezma (figlia dell’attuale sindaco di Caracas, attualmente in carcere con l’accusa di cospirazione)
Il dibattito sarà moderato da Marinellys Tremamunno (giornalista italo venezuelana).

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GIORNO DEL RICORDO: La vergognosa accoglienza ai profughi istriani

Da parte di coloro che oggi fanno la morale sulla necessità di accogliere bene chiunque arrivi da noi
Il treno procedeva lento. Partimmo da Fiume, destinazione: la Toscana. Dovevamo attraversare l’Italia che noi immaginavamo generosa e ospitale. Sulle carrozze da carro bestiame che ci portavano laggiù, c’erano per lo più vecchi, donne e bambini come me, stipati come sardine. Eravamo infreddoliti, affamati, i più piccoli piangevano perché man-cava il latte. «Va bene» pensai «prima o poi ci fermeremo». La prima sosta, per scendere a sgranchirci le gambe e mangiare qualcosa, fu a Bologna. Finalmente la stazione. 
Il treno rallentò piano piano fino a fermarsi. Ad accoglierci trovammo tanta gente, con le bandiere rosse. Le stesse di Tito. Non capivo. Allora mi girai verso la mamma e le chiesi: «Mamma, ma il treno si è sbagliato? Siamo tornati a Fiume?». No. Erano gli operai e i ferrovieri comunisti che improvvisavano uno sciopero per impedire al convoglio di fermarsi nella loro città. «Fascisti, viaaa!» gridavano. «Siete tutti criminali fascisti!» La nostra patria era affamata, diffidente. Diversi erano convinti che chi fuggiva dall’Istria «rossa», dal paradiso del comunismo, fosse un criminale. Alle dame di carità, arrivate in stazione per darci latte e coperte, fu impedito di avvicinarsi. Nemmeno il latte ai bambini. Le porte del treno rimasero chiuse. Non so neanche quante ore passarono, il viaggio mi parve infinito.
Alla fine io, la mia famiglia e qualche centinaio di «pericolosi nazionalisti» arrivammo al campo profughi di Laterina, vicino ad Arezzo. Attraversammo un grande cancello verde, sorvegliato da carabinieri armati di mitra e circondato da filo spinato. Non ci aspettavamo una casa, ma nemmeno un campo di concentramento! In quei ventidue baracconi abbiamo vissuto per quasi dieci anni. Balle di paglia come materassi, un bagno in comune per venti persone. Con le coperte appese ai fili di ferro, ogni famiglia cercò di creare la propria «casa», innalzando dei piccoli divisori tra una «stanza» e l’altra. Così, giusto per avere un minimo di intimità. Anche se poi si sentiva tutto: chi parlava, chi litigava, chi rimproverava i figli, chi la notte cercava di fare l’amore. Magari uno starnutiva e dal fondo della baracca un altro rispondeva: «Salute!». E poi l’odore. A ripensarci, me lo porto dietro da una vita intera. Forte, acre e dolce, uno strano miscuglio del cibo della mensa, della naftalina del mio vestito, l’unico che avevo, e di quello ancora più forte, imbarazzante, dei miei capelli. Che non potevano essere lavati. 
Ci siamo vergognati a lungo e abbiamo continuato a portare la vergogna dentro. Ancora oggi mi sento quell’odore addosso, e non se ne vuole andare: è l’odore del campo profughi. Mi ricordo il freddo del 1956, il gelo dentro le baracche senza riscaldamento, e quella notte che per caso sentii mio padre raccontare a voce bassa che vicino a Trieste, nel campo profughi di Padriciano, Marinella era morta di freddo. E questo nome, Marinella, io non lo posso più scordare. Aveva un anno, Marinella. A sedici gradi sottozero, con la neve che entrava da porte e finestre, non aveva resistito. Purtroppo non fu la sola. Per i nostri vecchi era dura: morivano di malinconia. Mio nonno, per esempio, nel momento stesso in cui arrivammo al campo profughi smise di parlare. Mai più ho sentito una sola parola uscire dalla sua bocca. Tutti i giorni lo vedevo camminare avanti e indietro per i lunghissimi corridoi dei cameroni, poi di botto si fermava davanti a una finestra, fissava un punto nell’infinito, per ore e ore. Si asciugava le lacrime col dorso delle mani. Così come i nostri vicini, che a Fiume possedevano un bel palazzo signorile e ora si ritrovavano pezzenti. Persone come mio suocero, che in Istria aveva dei pescherecci e ora faceva il facchino. Per noi piccoli invece era diverso. C’era la scuola, un campo dove giocare a pallone. Sembrava di vivere in campeggio.
I nostri genitori, quanti sacrifici hanno fatto per tirare avanti! Si sono adattati a qualsiasi lavoro pur di non farci mancare l’indispensabile. Andavano persino a spalare la neve. L’inverno pregavano Iddio che nevicasse perché per spalare gli davano duemila lire a notte, e con duemila lire si sopravviveva. Molti si sono rimboccati le maniche, sono stati capaci di inserirsi. Altri invece si sono lasciati andare, privi della forza di ricominciare. Tanti padri si uccisero con l’alcol, alcune donne si tolsero la vita per il dolore dello sradicamento: come Giovanna, esule da Buie d’Istria, ritrovata impiccata a un ulivo perché le mancava troppo la sua terra. Anche loro, in qualche modo, morti di esodo. Vittime, queste, mai considerate. Per la gente del luogo eravamo «gli slavi», «gli zingari», «i banditi giuliani». Ci chiamavano così. Col tempo hanno imparato a conoscerci, abbiamo dato pure noi il nostro contributo alla società, e siamo stati apprezzati. Fu un esodo, il nostro, che nessuno portò mai nelle piazze. Ma noi esuli non abbiamo mai protestato. 
Ci vergognavamo, ci sentivamo quasi in colpa per il disturbo: «Scusate, se ci hanno strappato la nostra terra». Ma nessuno riuscì a strapparci la nostra dignità. A Fiume ci sono tornato per la prima volta a sessant’anni. Ho trovato una città molto diversa da quella che avevo lasciato cinquant’anni prima. Eppure, riconoscevo ogni sasso. Sono arrivato fin sotto casa di mia nonna senza sbagliare strada neanche una volta. Casa mia. Nella «città vecia». Un portone in stile veneziano del Settecento, le scale ancora in legno. Le stesse che ho fatto milioni di volte, su e giù. Mentre ero li, immobile, dalla porta uscì una donna: «Sta oces ti?» mi chiese. «Che vuoi?» Il mio primo istinto fu di risponderle male, invece me ne scappai via. Come un ladro.

[Brano tratto dal libro “Magazzino 18” di Simone Criticchi]
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Celebrato il Fiabaday 2014

Giornata Nazionale per l’Abbattimento delle Barriere Architettoniche - Giuseppe Trieste (FIABA): “L’accoglienza per superare tutte le barriere”
Nello splendido scenario di Piazza Colonna lo scorso 5 ottobre, a Roma si è celebrata la Dodicesima edizione della “Giornata Nazionale FIABADAY per l’Abbattimento delle Barriere Architettoniche”. Un evento dai grandi numeri: cinquecento le persone con disabilità e loro accompagnatori che hanno visitato le sale interne di Palazzo Chigi accolte dai funzionari della Presidenza del Consiglio dei Ministri, coordinati dalla Cons. Alessandra Gasparri, e dal Presidente di FIABA Giuseppe Trieste. Dieci ore consecutive di spettacoli, dibattiti e performance sul Palco FIABADAY ed una grande partecipazione di pubblico.
Slogan della manifestazione: “Scommettiamo sull’accoglienza…vinciamo in Total Quality”, scelto per ricordare l’importanza dell’accoglienza quale valore ineludibile per lo sviluppo di una società aperta, inclusiva e coesa, in grado di garantire la partecipazione attiva di tutte le persone. Ed è stato il tema dell’ACCOGLIENZA a far da filo conduttore ai dibattiti del FIABADAY 2014.
La Giornata ha preso il via con i saluti istituzionali dell’Assessore al Sostegno sociale e alla Sussidiarietà di Roma Capitale On.Rita Cutini in rappresentanza del Sindaco On.Prof. Ignazio Marino e dell’Arch. Giulia Ceriani Sebregondi in rappresentanza del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo On. Dario Franceschini.
Sono state, poi, presentate due iniziative promosse da FIABA in collaborazione con l’Ordine degli Architetti di Roma e Provincia ed il Laboratorio di Design Contest: il concorso di idee sul tema dell’Accoglienza, riservato agli architetti e finalizzato alla promozione di una progettazione a fruibilità totale; la Mostra fotografica “Un’architettura alla mia altezza” realizzata con scatti fotografici che raccontano storie di persone in condizioni di ridotta mobilità e delle loro imprese quotidiane nel superare le barriere generate da una cattiva progettazione. Al dibattito sono intervenute:   l’Arch.Luisa Mutti, Segretario Ordine degli Architetti P.P.C. di Roma e Provincia e l’Arch. Marika Tombolillo, ideatrice della mostra fotografica e membro della Consulta Professione Junior. Per RFI-Gruppo Ferrovie dello Stato sono intervenute la Responsabile Servizi alla Clientela Ing.Simona Cristofari e la Responsabile progettazione Stazioni Arch.Cecilia Lastei, le quali hanno illustrato i servizi di assistenza previsti da Ferrovie per le persone con disabilità e i risultati ottenuti a favore della piena soddisfazione del cliente, per una mobilità accessibile.
Il dibattito “Total Quality un’opportunità per tutti” ha rappresentato un’importante occasione di confronto tra professionisti e rappresentanti del mondo istituzionale. Sono intervenuti: il Vicepresidente del Senato Sen.Maurizio Gasparri, il Segretario Generale della Fondazione Nazionale Carlo Collodi Pier Francesco Bernacchi, il Geom.Marco Nardini del Consiglio Nazionale dei Geometri e dei Geometri Laureati. Hanno portato un saluto l’ Assessore ai Lavori pubblici e alle Periferie di Roma Capitale, On.Paolo Masini e l’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Marcianise Anna Recchia, intervenuta al FIABADAY con un gruppo di circa cinquanta persone con disabilità. All’interno del dibattito FIABA ha sottoscritto un protocollo d’intesa con il Co.Si.Int – Corpi Sanitari Internazionali della Croce Rossa Garibaldina.
Il dibattito “Scommettiamo sull’accoglienza” è stato incentrato sulla famiglia ed ha visto la partecipazione del Presidente del Forum delle Associazioni Familiari Francesco Belletti, del Presidente UNAI Rosario Calabrese, del Presidente Union Iginio Lentini e dell’Arch.Gian Luigi Bocchetta.
E poi tanta energia ed entusiasmo in piazza grazie al rap dei ragazzi dell’Associazione ASSIDA (presieduta da Alessandro Volpi), che hanno presentato il video “Continua con me”, realizzato nell’ambito del progetto “Racconta l’Estate” per la prevenzione del disagio giovanile.
L’importanza dell’abbattimento di tutte le barriere è stata ricordata anche da Sua Santità Papa Francesco che in occasione dell’Angelus ha auspicato una maggiore attenzione da parte di tutti i cittadini e tutte le istituzioni rispetto alla problematiche.
Tanti gli artisti che si sono esibiti sul “Palco FIABADAY”: l’Hipnotic Show del cabarettista illusionista Rocco Borsalino; Luca Virago e le sue famose imitazioni canore; il Gruppo folkloristico “La Teglia” di San Polo Matese -Molise; gli Sbandieratori del Sestiere Porta Bonomini di Sulmona; il Gruppo musicale “Alberi Sonori”; esibizione di scherma a cura dell’Accademia d’Armi Musumeci Greco; Ala Bianca Cover Band NOMADI; la performance di danza di Ilaria Brunamonti e Giorgia Valeri e lo spettacolo “Gli ostacoli del cuore” di Ferruccio Fumaselli con la partecipazione della New Project School.
Il FIABADAY ha vissuto un grande momento di festa con il Mascotte Flash Mob, show pensato per sensibilizzare le famiglie al tema della ridotta mobilità. La mascotte di Pinocchio, Mukko Pallino, Ape Maia e tante altre hanno colorato la piazza di Palazzo Chigi con divertimento e allegria perché le difficoltà di movimento insieme si possono e si devono superare. Ad accompagnare le mascotte, i ballerini professionisti del Professional Ballet di Pina Testa. Il Mascotte Flash Mob è stato promosso da PLACTING - Marketing e Comunicazione Etica per Famiglie.
Ospite d’eccezione del FIABADAY: direttamente da Striscia La Notizia il GABIBBO, che dal palco ha lanciato un messaggio a favore dell’abbattimento di tutte le barriere.
Tante le iniziative dedicate ai più piccoli: la Fondazione Nazionale Carlo Collodi con simpatici laboratori creativi per i più piccoli; i Pinocchi artigianali in legno della prestigiosa azienda tutta italiana Bartolucci; album e figurine gentilmente offerti dalla storica azienda Panini; Tibò Toys e i suoi giochi in carta e cartone made in Italy; Mega Bloks specialista nel settore delle costruzioni prescolari, con una serie di “mattoncioni” colorati per costruire insieme un mondo migliore.
Il FIABADAY proseguirà nei prossimi mesi con eventi organizzati su tutto il territorio nazionale dai nostri partner sottoscrittori di Protocollo d’intesa e dal Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera, attraverso i quali saranno effettuate visite in numerosi porti italiani.
Anche quest’anno il FIABADAY si svolge sotto l’Alto Patronato del  Presidente della Repubblica ed è stato realizzato grazie alla preziosa collaborazione di: Presidenza del Consiglio dei Ministri; Capitanerie di Porto – Guardia Costiera; Segretariato Sociale RAI; tutti i Sottoscrittori di Protocollo d’Intesa con FIABA.
Un ringraziamento va a tutti i sostenitori FIABADAY 2014:
EUR SPA; IL TEMPO; FONDAZIONE TERZO PILASTRO - ITALIA E MEDITERRANEO; FONDAZIONE GENERALI; SISAL; HBG GAMING; RFI – RETE FERROVIARIA ITALIANA (GRUPPO FERROVIE DELLO STATO ITALIANE); HIPPO GROUP ROMA CAPANNELLE SPA; IPPODROMO SAN SIRO MILANO; PARK SERVICE; PROGETTO SOFT ITALIA; FONDAZIONE NAZIONALE CARLO COLLODI; ALTRAN; INAIL; MOVIMENTO CRISTIANO LAVORATORI; ISNOW INFORMATIC SOLUTION; UN.IO.N; GUIDOSIMPLEX; ANTHAI ONLUS.

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Claudio Beccalossi nominato presidente del Movimento Nazionale Istria Fiume Dalmazia

Succede alla prof.ssa Maria Renata Sequenzia, scomparsa il 18 luglio scorso –  Nel suo intervento, ha subito ribadito l’esigenza di nuove strategie per “attirare” giovani all’interno dell’organismo
Sabato 5 dicembre scorso, presso il Centro “S. Toscana” a Porta Vescovo (Verona), s’è tenuta l’Assemblea nazionale ordinaria del Movimento Nazionale Istria Fiume Dalmazia, organismo fondato nel 1999 e che, dal 2002 fino alla sua scomparsa (avvenuta il 18 luglio scorso, a 91 anni d’età), è stato presieduto dalla nota prof.ssa Maria Renata Sequenzia (subentrando a Piero Tarticchio), triestina di nascita ma da anni residente in città, insegnando a Pescantina, Isola della Scala, Mantova per concludere la sua carriera al liceo scientifico “Fracastoro”.
L’appuntamento ha riunito una ventina di iscritti, impegnati a vari livelli nel direttivo, provenienti soprattutto da Milano e Verona. L’occasione verteva sulle elezioni del nuovo presidente e delle altre cariche del Movimento che, dopo la perdita della citata prof.ssa Sequenzia e del presidente dei Revisori dei Conti, Giambattista Punzi, si sono rese ancor più necessarie per portar avanti la mission del ricordo storico e dell’attualizzazione della tragedia degli scomparsi (infoibati o meno), dei profughi e della diaspora che ha travolto la popolazione italiana nelle terre all’ex confine orientale per inique triangolazioni internazionali cui l’Italia s’è assoggettata.
Dopo il doveroso minuto di silenzio nel ricordo della prof.ssa Sequenzia (alla presenza del figlio Giulio, a sua volta iscritto al sodalizio) e la presentazione della lista dei candidati, sono state rinnovate alcune cariche e confermate altre. L’Assemblea ha votato all’unanimità nuovi e precedenti dirigenti e consiglieri nazionali.
È stato nominato presidente del Movimento Nazionale Istria Fiume Dalmazia il giornalista veronese Claudio Beccalossi (che da anni tratta le questioni connesse all’esodo in convegni organizzati ed in articoli scritti), con Silvana Sricchia neo vice presidente. Romano Cramer, milanese originario di Albona in Istria (allora italiana, poi jugoslava ed ora croata), è stato riconfermato segretario generale, Guido Macuz, a sua volta, è il nuovo coordinatore nazionale.
I sei consiglieri nazionali usciti dall’Assemblea sono i riconfermati Paolo Spadafora, Vittorio Ragusin, Gianna Duda Marinelli, Alessandro Spadafora e Domenico Mazzarol, oltre al “neofita” Tullio Romano.
Hanno portato il loro contributo all’incontro Marco Padovani (ex assessore comunale a Decentramento e Protezione civile ed ora esponente di punta di “Battiti per Verona”), Maurizio Ruggiero (del Movimento legittimista “Sacrum Imperium”, dei cattolici tradizionalisti) e Massimo Mariotti (ex assessore comunale, ex presidente di Acque Veronesi ed attuale vice presidente di Verona Mercato), da sempre vicini alle istanze portate avanti dall’organismo.
Nel suo intervento, il neo presidente Claudio Beccalossi ha detto d’essersi «reso disponibile all’impegno quale presidente del Movimento dopo debita e doverosa riflessione motivata dalla consapevolezza dell’onore e dell’onere della carica». Per lui rimangono importanti e rappresentano un onore le «finalità di memento, tutela e dito accusatore nel tempo delle traversie subite dalla popolazione italiana per mano slava (con la connivenza delle cosiddette grandi potenze e con la pusillanime negligenza autolesionista di Roma) mentre è un sostanziale onere adempiere all’incarico soprattutto in questa fase d’appiattimento socioculturale, del sapersi presi di mira (ed esposti alla vergogna istituzionale) semplicemente perché cattolici, magari praticanti, comunque di tradizione e radice cristiana».
Secondo Beccalossi, «sta diventando di moda, da parte di certi insegnanti e presidi indegni del loro ruolo didattico-amministrativo e fatalmente orientati ad un certo lato politico militante, negare perfino la libertà spontanea del presepe, dei canti di Natale per non offendere i fedeli ad altre religioni. Questo integralismo alla rovescia non è sintomatico del rispetto super partes delle minoranze ma della violenza autoritaria nei confronti di chi vuole (anzi, vorrebbe, visti i tempi che corrono) solo proseguire sulla strada dei valori condivisi fino a stamattina e, di punto in bianco, considerati scorretti, da nascondere, da rimandare nelle catacombe da dove erano usciti».
«Gli esuli istriani, fiumani e dalmati conoscono bene questo fenomeno cialtrone della vergogna d’essere ciò che si è sempre stati. Loro, gli esuli, hanno patito sulla propria pelle i tradimenti perpetrati da loro connazionali, pustola ancora oggi non curata nonostante, ormai, le generazioni discendenti abbiano per riflettere la versione indiretta dei fatti, raccontata sul filone dell’oggettività o reperita tramite programmi scolastici o fonti su media ed internet alquanto zoppicanti, parziali se non palesemente falsi».
«Il testimoniare ed il riferire la verità – ha decisamente ribadito Beccalossi – era uno dei crucci della compianta Maria Renata Sequenzia che vorrei ancora ricordare per quel suo impegno di vita, lungo e continuo, nel denunciare le gravi, imperdonabili colpe del governo italiano succube di meschini interessi internazionali e d’una presunta realpolitik da avanspettacolo se non da bordello…».
In conclusione del suo intervento, Claudio Beccalossi ha avanzato varie proposte operative generali con disponibilità al confronto e sottolineato l’esigenza di nuove strategie per “attirare” giovani all’interno del Movimento, convinto “che si debba puntare soprattutto su quest’ultima emergenza, anche per dovere nei confronti delle attuali e delle prossime generazioni”.

Foto: Il saluto ai partecipanti all’Assemblea da parte di Massimo Mariotti, vice presidente di Verona Mercato. Alla sua destra è il segretario generale del Movimento, Romano Cramer, mentre ai lati stanno il consigliere nazionale, Paolo Spadafora e la neo vice presidente Silvana Sricchia.

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Conferenza: L'italiano sia inserito in Costituzione

La trasmissione dell'evento su Radio Radicale (vedi qui)
Nel salone della sede del Partito Radicale in Via di Torre Argentina ha avuto luogo la conferenza stampa per l’iniziativa politica di cittadini e associazioni per l'integrazione dell'Art. 9 della Costituzione con l’indicazione della lingua italiana come lingua ufficiale della Repubblica Italiana.
L’organizzatore è stato Giorgio Pagano, Segretario dell'Associazione Radicale Esperanto, reduce da 50 giorni di sciopero della fame per salvare gli italiani dal genocidio linguistico, e da Monia Chimenti.
Dopo la sua introduzione, ha parlato Maria Agostina Cabiddu (avvocato e docente del Politecnico di Milano), che sta portando avanti dal punto di vista legale la battaglia contro la completa inglesizzazione dell’ateneo milanese.
Quindi è stara la volta di Pino Colizzi, direttore di doppiaggio, doppiatore e traduttore, la voce italiana di  Michael Douglas, Jack Nicholson, James Caan, Richard Dreyfuss, Omar Sharif, Franco Nero, Robert Powell,Christopher Reeve, Robert De Niro e tanti altri.
Dopo Colizzi è intervenuto Federico Guiglia, giornalista e scrittore, che è stato anche il conduttore del programma televisivo “Otto e mezzo”.
Ha chiuso Gian Luigi Ferretti, fondatore del quotidiano “L’Italiano” e membro del CdP del CGIE.
Tutti sono stati concordi nella necessità di difendere la lingua italiana dall’attacco particolarmente dell’inglese e nell’inserire la lingua italiana come la lingua della Repubblica Italiana in Costituzione. Federico Guiglia ha letto gli articoli delle Costituzioni francese, spagnola, portoghese… che indicano quale sia la lingua del Paese.
Si è parlato molto dei quasi 5 milioni di cittadini italiani e dei circa 80 milioni di oriundi italiani nel mondo. Vale la ena di guardare tutta la trasmissione.

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Roma ha salutato il suo piccolo guerriero

Ha fatto molta impressione a Roma la morte di un bambino di 8 anni davvero speciale. A Leonardo fu constatato il cancro al cervello a febbraio dell’anno scorso, da allora ha subito due interventi chirurgici, terribili serie di chemioterapia e di radioterapia. Ma il bambino tenero e gentile ha sopportato tutto con grande forza e coraggio.  Su Facebook è stato definito “dagli occhi profondi, dalle parole adulte con voce bambina, dalla forza indomabile“.
Però quando il nemico si è ripresentato la terza volta non c’è più stato nulla da fare; rapidamente la metastasi si è diffusa in tutto il corpo e papà Stefano, mamma Angela e la sorellina Vittoria non hanno potuto fare altro che accarezzarlo giorno e notte in attesa dell’inevitabile destino mentre di giorno in giorno sembrava sempre più piccolo nel lettino che sembrava sempre più grande.
Martedì la città è stata percorsa dalla notizia della morte di Leonardo e oggi una marea di gente è accorsa  nella chiesa all’interno dell’Istituto San Michele per dargli l’ultimo addio.
C’erano leaders politici, deputati, senatori, fra loro Giorgia Meloni. C’erano i tantissimi amici della famiglia. C’erano i nonni arrivati dal Brasile. C’erano due monaci tibetani con un cuscino di fiori, cosa mai vista prima.
Leonardo era tifoso laziale e il suo corpicino martoriato era rivestito con la divisa laziale dentro la bara bianca.
Mentre ancora combatteva contro la morte, aveva ricevuto la visita del suo idolo, Klose, che era rimasto al suo capezzale per oltre un’ora e gli aveva regalato la sua maglia e forse l’ultima gioia della sua vita.
E, all’uscita della salma dalla chiesa, sono saliti verso il cielo tanti palloncini bianchi e blu.
Quasi in contemporanea col funerale, nello stadio Olimpico la Lazio affrontava il Rosenborg e la curva nord esponeva lo striscione “Ciao Leo…piccolo guerriero”. A fine gara, il direttore della comunicazione della squadra, Stefano De Martino, ha tenuto a comunicare: “La S.S. Lazio dedica la vittoria contro il Rosenborg al piccolo Leonardo, scomparso ieri“.
Ritornando a casa dalla chiesa o dallo stadio, non c’è chi non abbia pensato, con le lacrime agli occhi: “Non è giusto. Non ti dimenticheremo mai, piccolo guerriero".

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La lingua della Repubblica nella Costituzione della Repubblica

Iniziativa politica di cittadini e associazioni per l'integrazione dell'Art. 9 della Costituzione
Conferenza stampa dell'ERA onlus, mercoledì 23 luglio alle ore 12, in Via di Torre Argentina 76, III piano.
Continua l'iniziativa politica dell'ERA per l'internazionalizzazione della e nella lingua italiana. Dopo i 50 giorni di sciopero della fame di Giorgio Pagano per salvare gli italiani dal genocidio linguistico, a presentare la nuova iniziativa, oltre al Segretario dell'Associazione Radicale Esperanto saranno: Maria Agostina Cabiddu (avvocato e docente del Politecnico di Milano), Pino Colizzi, (direttore di doppiaggio, doppiatore e traduttore), Federico Guiglia (giornalista e scrittore), Gian Luigi Ferretti

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Il 10 febbraio si celebra il Giorno del Ricordo

Da dieci anni, grazie alla legge 30 marzo 2004 n. 92, primo firmatario Roberto Menia di Alleanza Nazionale, il 10 febbraio si celebra il Giorno del Ricordo per i caduti delle Foibe e l’esodo degli italiani dell’Istria Fiume e Dalmazia. Una legge che è stata prima di tutto un grande atto di pacificazione, ma anche la vittoria di una lunga e sofferta battaglia della destra per la verità e la giustizia, per la ricostruzione di una storia nazionale priva di reticenze e buchi neri. Ed è giusto, in proposito, ricordare l’impegno e gli scritti di uomini come Ferruccio De Michieli Vitturi, Nino De Totto, Oddone Talpo, Luigi Papo, che diedero sostanza e memoria a quella battaglia.

20mila italiani uccisi nelle foibe
Foibe ed esodo sono intimamente connessi.  Le stragi delle foibe, che funestarono le terre giuliane dal 1943 al 1945 ed anche a guerra finita con le deportazioni andate ben oltre il 1947, furono la realizzazione brutale, da parte dei comunisti jugoslavi di Tito, di un piano di snazionalizzazione e di pulizia etnica, ai danni della cultura, della tradizione e della presenza, allora maggioritaria, italiana in Istria, Fiume e Dalmazia. Così furono uccisi 20.000 italiani, colpevoli solo di essere tali. Il terrore generalizzato portò al secondo grande dramma dei giuliano dalmati: l’esodo di 350.000 mila italiani da Pola, Fiume, Capodistria, Parenzo, Zara, e tante altre città grandi e piccole, paesi e borghi che si svuotarono letteralmente. Tutti furono espropriati dei loro beni che mai furono loro restituiti, neppure dagli Stati sorti dalle ceneri dell’ex Jugoslavia, Slovenia e Croazia che oggi sono nell’Unione Europea.

Il 10 febbraio le celebrazioni
“Con la legge sul Giorno del Ricordo – disse Menia all’atto dell’approvazione (che avvenne, è giusto ricordarlo, simultaneamente a quella che Francesco Storace promosse alla Regione Lazio di cui era presidente) – non solo si cancella la damnatio memoria, imposta a questo tragico capitolo della storia italiana dal dominio culturale della sinistra e dall’ignavia di molti altri, ma allo stesso tempo si compie una sorta di atto di riparazione, di amore e di pietas, di immenso valore nazionale, morale e storico”. Da allora, ogni 10 febbraio, quelle che un tempo erano celebrazioni “carbonare”, ristrette alle comunità degli esuli e di pochi altri, sono divenute un impegno che annualmente coinvolge, nel nome di una comune memoria nazionale, istituzioni, governo, Regioni, Comuni, scuole e università. Non celebrazioni “di destra”, ma un segno profondo lasciato dalla destra e da Alleanza Nazionale.

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Papa Francesco ha parlato in piemontese

Il più illustre degli italiani all'estero non ha dimenticato le sue origini
Questa mattina il Papa ha voluto dare prova di non essersi dimenticato del dialetto piemontese in cui si esprimevano i suoi genitori. Nell’udienza generale tenutasi in piazza San Pietro, Papa Francesco si è espresso proprio in piemontese. “Il dono della pietà” stava argomentando “non si identifica con l’avere compassione di qualcuno, ma indica la nostra appartenenza a Dio. Alcuni pensano che avere pietà è stringere gli occhi, fare una faccia particolare, imitate le immagini dei santi”.
E invece… “E invece no, questa non è pieta; noi in piemontese diciamo ‘‘mugna quacia”, cioè faccetta ingenua, ma non è pietà. La pietà è in una relazione vissuta col cuore”, ha chiosato poi Jorge Mario Bergoglio, figlio di Mario e di Regina Sivori, residenti in una frazione di Portacomaro (provincia di Asti) dove tutt’ora vivono alcuni suoi consanguinei.

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