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Last updateDom, 15 Lug 2018 10am

Il gigante e la bambina

Lucia Abballe - Ci sono in Europa due Paesi che riproducono plasticamente l’immagine del “gigante e la bambina sotto il sole contro il vento”.
Con buona pace del cantautore italiano Lucio Dalla, la Germania e l’Italia sembrano procedere a passo spedito, a tratti esitante, verso un destino comune: le elezioni politiche. Mentre, però, l’appuntamento elettorale del 22 settembre per il rinnovo del diciottesimo Bundestag rappresenta la scadenza naturale di un’esperienza di governo alla prova del voto, quella che sta colpendo l’Italia è una nuova abdicazione di responsabilità e l’incapacità di dare contenuti concreti a un piano per la crescita che protegga il Paese dal rischio di un decennio di stagnazione.

C’è di diverso inoltre che, rispetto al gigante, la bambina è inesperta e ancora troppo fragile per fronteggiare le avversità europee. Il rischio è che, questa volta, si faccia male per davvero. Perché se è vero che l’Europa sembra essere meno disposta ad accettare uno sforamento del nostro deficit pubblico, il governo italiano non sta facendo nulla per scongiurare questa condotta. Anzi. Il mercato, oggi, non percepisce più dalla classe politica quel senso di urgenza che dopo la crisi del 2011 aveva permesso agli italiani di accettare sacrifici e riforme e che due anni fa aveva permesso a Mario Draghi di perorare la causa italiana e di vincere il braccio di ferro con la Bundesbank sullo scudo salva- spread e i prestiti salva- banche. Se la crisi politica e di governo non rientrasse nei ranghi del buon senso, sarebbe molto difficile convincere Berlino che l’Italia fa sul serio. In fondo, come ha scritto Antonio Polito su Il Corriere della Sera, “la stabilità, prima ancora che delle leggi elettorali, è frutto di una cultura politica”. Per cui, se sino ad oggi la dialettica politica italiana si è basata su scarsi retaggi ideali e culturali  e sul conflitto identitario tra varie autarchie, non stupisce vedere come la storia si mostri poco indulgente e riservi all’Italia una spirale di instabilità.
Del resto, come si affermava prima, manca una cultura politica che consente ai partiti di confrontarsi costantemente con il bene comune. Ciò che interessa ad un partito che rappresenta il 28 per cento circa degli elettori è, al momento, il destino personale e conseguentemente partitico di un uomo che cerca sul versante politico una riabilitazione che è impossibile sul piano giudiziario e minaccia di far pagare al Paese il prezzo della sua condanna.
Ciò che interessa, invece, agli altri soggetti politici è la fine della parabola berlusconiana, senza dare corso alle riforme promesse e senza implementare quelle già varate. Questo governo è immobile. Non sembra sapere come trovare risorse per finanziare la cancellazione dell’Imu e rinunciare all’aumento dell’Iva a meno che non utilizzi uno di quei giochi di prestigio su cui la politica italiana si sta specializzando e di cui sarebbe meglio fare a meno: l’aumento di una qualche altra tassa. L’Italia appare sempre più isolata e incapace di valorizzare l’export dell’industria manifatturiera che, seppur penalizzata dal peso della crisi economica e da ingerenze burocratiche, è ancora in grado di innovare e competere sui mercati internazionali.
Così mentre la Grecia è, oramai, ad una passo dall’attivo in bilancio grazie alla ristrutturazione del debito, e mentre gli altri Paesi europei stanno cercando di approfittare del clima favorevole per guadagnare in credibilità, l’Italia rischia di mandare in scena l’ennesima crisi di governo a pochi mesi di quella nata dopo le elezioni dello scorso febbraio. Con qualche stravaganza in più: andare alle elezioni con una legge elettorale che non è in grado di dar vita ad una maggioranza parlamentare. Nonostante la storia della politica recente del nostro Paese si è rivelata poco efficace sul piano della risoluzione dei problemi, confido che la vigente classe di Governo ci risparmi un’ulteriore crisi da affrontare, questa volta, senza scudo di Draghi e in balìa degli speculatori.
Il risultato sarebbe quello di vedere l’Italia bambina relegata nell’Europa dei giganti “sotto il sole contro il vento”.

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