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Natale di terrore

Non è un caso che l’attentato di Berlino sia avvenuto proprio a pochi giorni da Natale
LUCIA ABBALLE - Nell’attentato al mercatino di Natale di Berlino si riverberano gli errori e le frustrazioni di un’Europa sempre più incapace di fronteggiare la strategia votata all’odio perseguita dalla maggiore minaccia terroristica per l’Occidente dall’11 settembre in poi. L’offensiva posta in essere dall’Isis ha colpito al cuore dell’Europa, nella Germania divenuta perno attorno al quale ruota la difesa dei valori occidentali. E non è un caso che questo attentato sia avvenuto proprio a pochi giorni da Natale, la festa cristiana che nel simbolo della croce identifica un popolo ed i suoi valori e che la furia omicida del terrorismo islamico, nel nome di Allah, mira a distruggere. Sono questi i casi in cui l’Europa, divenuta oramai una mera sovrastruttura burocratica, funge da moltiplicatore della crisi e, a volte, da capro espiatorio. Tuttavia nella caccia alle streghe, i valori e le tradizioni occidentali continuano a macchiarsi del sangue di innocenti vittime e offrono materiale prezioso per ulteriori mirati attentati terroristici. Gli uomini del Califfato agiscono con una strategia ben precisa, seguendo ordini e seminando terrore. Li anima l’odio per il cristianesimo e per i diritti dell’uomo.
Il fatto che l’Italia e soprattutto la città del Vaticano sino ad oggi siano state risparmiate dalla crudele mattanza del terrorismo è indicatore di una strategia ben precisa; sebbene infatti la propaganda del Califfato inciti i lupi solitari ad attaccare indiscriminatamente chiunque e dovunque, esistono elementi che fanno ipotizzare una regia nella scelta dei bersagli: le indagini più recenti, infatti, rivelano che l’Italia rappresenti una delle principali rotte di ingresso per gli emissari di Al-Baghdadi abituati a muoversi lungo quel percorso balcanico che dalla Turchia arriva alla Grecia, per poi approdare lungo le coste della Penisola. Anche il tunisino ricercato in queste ore e sospettato di essere l’autore della strage di Berlino era sbarcato in Italia nel 2011, ancora minorenne, ed era stato portato a Lampedusa dove aveva partecipato all'incendio del centro di accoglienza. Arrestato, era stato trasferito a Catania e poi a Palermo. Dopo aver scontato la pena di quattro anni di reclusione all'Ucciardone, aveva ricevuto un provvedimento di espulsione ma la Tunisia lo aveva rifiutato. Così, nel 2015 di lui si erano perse le tracce e si era spostato in Germania dove avrebbe compiuto lunedì scorso il folle gesto.
La posizione strategica dell’Italia nell’area del Mediterraneo, quindi, consentirebbe il transito di flussi di denaro destinato ad esponenti jihadisti dell’Europa centrale coinvolti nelle stragi. L’Italia sarebbe troppo importante per la rete logistica dell’organizzazione fondamentalista da non correre il rischio di scatenare la reazione. Si tratta soltanto di uno scenario, ancora privo di riscontri, ma che può fornire un barlume di spiegazione sulla moratoria che finora ci ha risparmiato.
Tra gli obiettivi del terrorismo c’è quello di indurre gli Stati membri ad isolare l’Islam europeo, a diffidare degli immigrati fino ad emarginarli, in modo che sia più facile radicalizzarli per i predicatori del male. È una trappola in cui non dobbiamo cadere soprattutto perché immigrazione e terrorismo sono due fenomeni diversi. Certo, la politica dell’accoglienza fine a sé stessa alla lunga è insostenibile: fare entrare in Italia centinaia di stranieri al giorno senza sapere bene cosa farne crea soltanto confusione ed esasperazione. Pertanto ben venga l’accoglienza volta a salvare vite umane, ad impedire l’arricchimento ai danni dello Stato, a ripristinare un clima di fiducia e solidarietà tra Paesi, ma per la realizzazione di ciò è necessario l’intervento dell’Unione europea. Non sarà facile, ma l’Italia ha il dovere di richiamare i vertici europei ad un atto di responsabilità ed esortarli all’azione. L’Italia deve farlo per tutti quei giovani di una generazione che studia, lavora e fa ricerca e che ha avuto la sola colpa di trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato. Deve farlo per la futura generazione che abiterà quell’Europa dei popoli e dei valori che il terrorismo islamico ha intenzione di distruggere. Deve farlo non chiudendosi in casa ma continuando a vivere il Natale nella sua dimensione spirituale e familiare, delle chiese e dei mercatini; senza negare le tradizioni e l’identità. Imparando a convivere con le proprie paure sino a vincerle.

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