La faccia nascosta di Hillary

ANGELO PARATICO - La stampa di tutto il mondo aveva anticipato alcuni passi del libro di Dolly Kyle - una signora che è stata confidente, amica, amante di William Jefferson (Bill) Clinton - intitolato ‘Hillary. The Other Woman.’ L’ho ricevuto ieri, fresco di stampa e mi sono buttato a leggerlo.
La dedica è per ‘tutti coloro che hanno sofferto abusi sessuali e violenza carnale’. L’autrice sa bene di cosa parla, essendo stata violentata nel 1964 da un amico di Bill, a 16 anni. L’introduzione è di David P. Shippers, che fu pubblico ministero nel comitato parlamentare per l’impeachment di Bill Clinton. Questa è la sua chiusa: “La potenzialità del ‘vota per uno e prendi due’ è ciò che rende questo libro un testo che va assolutamente letto da ogni cittadino che intenda votare a novembre e che tenga al risultato finale. Né i Clinton né il vasto golfo dei loro sostenitori apprezzeranno quanto leggeranno qui; sicuramente monteranno la loro solita campagna di menzogne, mezze verità e attacchi personali nei confronti dell’autrice, Dolly Kyle. Facciano pure. Non c’è dubbio nella mia mente che ogni affermazione riportata in questo libro è assolutamente veritiera e precisa.”
L’immagine di Hillary che emerge da quest’opera ricorda un po’ Cesare Borgia visto dal Machiavelli, ma in versione femminile: una donna spietata, bugiarda, miscredente, vendicativa, determinata. Eppure pensiamo che, fin quando i suoi interessi personali collimeranno con gli interessi degli Stati Uniti, pur abusando e calpestando le leggi, farà crescere la nazione americana e, una volta morta, potrà sedere nel Walhalla a fianco di Giulio Cesare, Gengis Khan e Adolf Hitler. Bill, suo marito, come Pier Soderini, verrà respinto all’entrata, al grido: “Ch’inferno anima sciocca? Va’ su nel limbo fra gli altri bambini.”
Dolly e Bill si conobbero quando lui aveva 14 anni e lei 12: fu un ‘colpo di fulmine’ come dice l’autrice in italiano, essendo italiana per parte di madre. Lei era una ragazzina di buona famiglia, studiosissima, pianista di valore e Bill, affascinato, cominciò a chiamarla ‘pretty girl’ bella bambina. Oggi è una bella signora bionda dagli occhi azzurri, scrittrice e avvocato di successo e molto impegnata nel sociale, offrendo assistenza legale gratuita ai poveri.
Dolly Kyle in tutti questi anni non è stata solo una partner di Bill, ma lo ha amato d’un amore materno e, nonostante tutto, lo ama ancora, pur ritenendolo un pervertito sessuale, traumatizzato dalle sue esperienze infantili e bisognoso di assistenza psichiatrica. È cosa nota e accettata che chi subisce abusi durante l’infanzia diventa spesso a sua volta uno che abusa gli altri, qualora non vengono sciolti tutti quei nodi che si porta nella propria mente inconscia. Non si tratta di una biografia, né di un testo scandalistico bensì di un memorandum politico e di un concentrato d’odio rivolto verso una donna: Hillary Rodham Clinton, vista come la personificazione del demonio e descritta, dopo che Bill gliela presentò fuori da un aeroporto, come fisicamente rivoltante, malvestita, maleodorante e coperta di peluria, anche se da quel giorno lontano, dobbiamo ammetterlo, si è data da fare con cerette, sarti e profumi.  Già alla fine degli anni ottanta Bill ammise in sua presenza di aver fatto sesso con circa duemila ragazze, spesso minorenni e senza preservativo e, un fatto che l’autrice non conosceva, in qualche caso ricorrendo allo stupro. A Hillary della protezione in gomma sul pene del marito importa poco, perché fecero sesso solo per dovere al fine di generare Chelsea e presentare all’elettorato una immagine di normale famiglia americana.
I giovani ignorano molti dei nomi e dei casi che videro coinvolto Bill e solo chi ha una certa età, come chi scrive, ricordano vecchie storie che stranamente oggi non vengono più rivangate: come il caso di Juanita Broaddrick, che nel 1978 fu ripetutamente violentata dal giovane governatore dell’Arkansas, Bill Clinton. I Clinton hanno usato egregiamente i media perché oggi la maggior parte delle persone ricordano solo Monica Lewinsky, ma Gennifer Flowers, Paula Corbin Jones, Marla Crider, Linda Tripp, Kathleen Willey, Sally Miller Perdue, Elisabeth Ward Gracen, Bobbie Ann Williams, Lencola Sullivan, Beth Coulson e tante altre sono state completamente dimenticate. Le vittime innominate furono certamente molte di più, soprattutto fra le giovani studentesse che ebbero Bill Clinton come docente di Legge presso l’Università dell’Arkansas. Quando scoppiavano le grane, Bill si ritirava con l’atteggiamento di quel cacciatore che si difese dicendo: “Ho dovuto farlo, l’anatra ha sparato per prima” e poi lasciava a Hillary il lavoro sporco di pulire e spegnere la luce.
Kyle e Bill si sono visti e sentiti per decenni, sino a quando Bill vinse le elezioni presidenziali nel 1992. Il nomignolo che i due davano a Hillary era ‘la Guardiana’ perché il suo compito fu sempre quello di sistemare i guai che suo marito combinava usando la parte del corpo che va dalla cintola in giù: lei s’occupava di rimettere i cocci insieme, negando le asserzioni delle vittime, pagandole, minacciandole, ridicolizzandole e se questo non bastava, scatenando contro di loro una vera e proprio campagna denigratoria. Usava abitualmente dei detective privati che aveva assunto, non per aver prove della conclamata infedeltà di Bill, ma per contenere e neutralizzare le sue vittime.
Hillary viene descritta come una bugiarda patologica e seriale che crede alle proprie storie a tal punto che potrebbe passare un test alla macchina della verità. Epiche certe sue menzogne, come quella di essere stata fatta oggetto di tiro dai cecchini una volta atterrata in Bosnia, una storia che raccontò varie volte condita in molte salse, fin quando fu dimostrato che era una sua fantasia, come lo erano tutte le balle che raccontò sulla vicenda di Bengazi o il fatto che il padre la chiamò Hillary in onore del conquistatore dell’Everest: smise di dirlo solo quando le mostrarono che lei era nata sei anni prima di quell’epica ascesa. Ama ripetere di aver sempre avuto a cuore il tema femminile nel proprio paese, quando in realtà ha sempre avuto a cuore la soppressione degli abusi fatti dal marito sulle donne.
Scrive l’autrice: “È ironico che Hillary possa intimidire e minacciare le vittime del marito ma è incapace di gestire una vera guerra, perché non è una donna adulta e matura con il carattere e la moralità sufficiente per prendere delle importanti decisioni basate su giudizi oggettivi. Questa mancanza non è accettabile per un comandante in capo delle forze armate con un dito sul grilletto atomico...Non possiede una base morale ma possiede solo interesse personale e una forte sete di potere. Questo è l’incubo ricorrente di Hillary derivante dalla propria incapacità di affrontare gli abusi di suo padre durante la propria infanzia...deve mentire anche quando non ce n’è bisogno, come risposta automatica. Non si sente mai ‘buona abbastanza’ per gli standard del suo defunto genitore, quindi continuerà a mentire, a costruire balle, riscrivere la storia, vista attraverso le spesse lenti delle sue deficienze. Continuerà ad attaccare ogni donna, o uomo che avrà la forza di contrastarla. Hillary ha incontrato la sua perfetta metà in Bill Clinton, un uomo emotivamente e psicologicamente guasto.”
Che effetto avrà questo libro sull’elettorato, ci chiediamo? Nessuno, zero. Perché i Clinton non la quereleranno. L’autrice possiede lettere, foto anche nastri registrati e dunque la sua posizione è inattaccabile. I media dopo aver accennato alla storia delle sue duemila donne, la ignoreranno, oppure vi faranno degli accenni obliqui mettendo in dubbio la sua credibilità e dicendo che è una che sta dalla parte di Donald Trump. Ecco, Trump.  Dopo la vergognosa uscita di scena di un uomo perbene come Bernie Sanders, Hillary è invulnerabile, e il suo motto potrebbe essere simile a quello adottato da Cesare Borgia: “Aut Hillary, aut nihil".

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