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Conflitto di interessi e tutela del risparmio

TORQUATO CARDILLI - Boschi: sostantivo maschile plurale per indicare un insieme di alberi, ma in senso figurato anche un mucchio di frasche sul quale i bachi preparano il bozzolo, cioè un groviglio, un intrico disordinato. Appunto quello rappresentato dai “Boschi” umani coinvolti nell'affare della Banca Etruria.
Cerchiamo di dipanare il groviglio per quanto possibile, incominciando dal conflitto di interessi per finire con l’incostituzionalità della legge sul “bail in” votata nel parlamento europeo e poi in quello italiano da tutti i partiti di governo e di finta opposizione, compresi quelli che ora si strappano le vesti come la Lega e Forza Italia, eccetto il M5S.
Sin dall'antichità il conflitto di interessi è stato considerato come il principale fattore inquinante del corretto rapporto tra Stato e cittadino e come la culla di un possibile esito corruttivo. Esso si verifica quando un soggetto, titolare di un’alta responsabilità, abbia degli interessi personali, di qualsiasi natura, non solo monetari o di carriera, ma anche di carattere affettivo, in conflitto con l’imparzialità richiesta dalla legge per l’espletamento delle funzioni connesse alla carica.
Il verificarsi del conflitto di interessi non costituisce di per sé una prova che siano state commesse scorrettezze, ma può dar luogo ad un'indebita agevolazione di interessi particolari nel caso in cui l'interessato non ne faccia autodenuncia esplicita, lasciando che esso finisca per influenzare il risultato di una decisione. In altre parole, dall’esistenza del conflitto di interesse non denunciato discende una condotta impropria soprattutto quando l’autorità al centro della vicenda compie atti, o lascia che altri compiano atti, che costituiscono un vantaggio per qualcuno a danno di qualcun altro. Il che significherebbe la negazione dell'imparzialità dell'amministrazione della cosa pubblica che deve essere rivolta unicamente al bene collettivo.
Tanto per sottolineare come il conflitto di interessi non sia cosa da poco conto, né solo di questi tempi, basta ricordare che oltre due mila anni fa, la legge Giulia, varata dal Senato romano nel 218 a. C., in piena seconda guerra punica contro Annibale, proibiva ai senatori ed ai loro figli di possedere navi che trasportassero più di 300 anfore, dato che l'attività del trasporto marittimo di derrate alimentari, totalmente in mano al patriziato, era l'attività economica più redditizia. Teniamo sempre a mente questo alto senso dello Stato proprio perché il conflitto di interessi è un concetto ostico per la mentalità italiana soprattutto in chi riveste posizioni di rilievo nella politica e nella società.
Il problema del conflitto di interessi, tutt’ora non risolto, ha assunto una notorietà nazionale da quando Berlusconi, nel 1994, padrone di un impero economico e mediatico senza concorrenza, è entrato in politica per difenderlo meglio con qualsiasi mezzo. Da allora politici di destra e di sinistra hanno tutti agito sempre allo stesso modo. Gli interessi personali, di qualsiasi natura, sono stati celati e tenuti protetti.
I più dotti costituzionalisti si sono sgolati invano nel ripetere che l'art. 54, comma secondo, della Costituzione obbliga i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche al rispetto del dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge secondo la formula “giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell'interesse esclusivo della Nazione”.
Nella vicenda della Banca Etruria, che vede coinvolti Maria Elena Boschi, Ministro per i rapporti con il parlamento e factotum delle riforme costituzionali, suo padre Pier Luigi Boschi, già multato dalla Banca d’Italia per condotta scorretta e poi fatto vice presidente della Banca, e suo fratello Emanuele Boschi, già dirigente della stessa per 7 anni in qualità di capo settore crediti e investimenti si evidenzia un reiterato conflitto di interesse molto grande.
Come noto, la Banca Etruria, nel 2012 e nel 2013, è stata oggetto di approfondite ispezioni della Banca d'Italia che ha finito per sanzionarne tutto il Consiglio di Amministrazione, compreso Pier Luigi Boschi cui era stata inflitta una multa personale di 140.000 euro, per carenze organizzative, omesse o inesatte segnalazioni sulla vigilanza, violazione della governance, mancati controlli del credito.
A febbraio 2013 Maria Elena Boschi, figlia di cotanto padre ex esponente della DC del paese, per due volte candidato senza successo alla carica di sindaco di Laterina (Arezzo), è eletta alla Camera dei Deputati per il PD e si dimette dal CdA di Publiacqua di cui era parte dal 2009. Con l'avvento di Renzi alla guida del Governo nel 2014, diventa Ministro della Repubblica e, ma guarda un po’ la fortuna, in meno di 90 giorni il padre Pier Luigi Boschi (cioè lo stesso personaggio multato dalla Banca d’Italia) diventa vice presidente della Banca Etruria, come se la sanzione ricevuta per condotta irregolare fosse una medaglia al merito. Coincidenza? Non è finita qui. Il Presidente della Banca Etruria, che di lì a poco tempo sarà commissariata per le irregolarità amministrative, Lorenzo Rosi, appena esautorato diventa socio con la sua società Nikila Invest della Società Party srl di proprietà nientemeno che del papà del premier Tiziano Renzi, con amministratore delegato la mamma del premier Laura Bovoli. Coincidenza? E sia.
Il governo vara il decreto che trasforma le banche popolari in Spa e ora dopo il disastro si viene a sapere che la Ministra Boschi era non solo correntista, come il padre e il fratello, ma anche azionista della Banca Etruria. Coincidenza? Qualcuno ora dovrà accertare se l’acquisto di azioni sia antecedente o successivo alla decisione del Governo sulle Banche popolari e se ci possa essere stato nell’operazione un vantaggio personale.
I paggi di Renzi, capitanati da quello più anziano, il Ministro del Tesoro Padoan che intervenendo alla Leopolda ha dato dello sciacallo a chi poneva domande, hanno tenuto subito a ridicolizzare qualsiasi critica sostenendo che le colpe dei padri non possono ricadere sui figli e che la Ministra Boschi fosse assente dal Consiglio dei Ministri quando sono state prese le decisioni riguardanti le Banche popolari, la banca Etruria, la banca Marche, quella di Ferrara e quella di Chieti e l’azzeramento dei depositi in obbligazioni subordinate. Per la verità a nessuno è venuto in mente di addossare alla Ministra Boschi il comportamento scorretto, e perciò sanzionato, del padre, semmai si potrebbe ipotizzare il contrario e cioè che la circostanza di avere la figlia ministro possa aver contribuito a far arrivare il padre alla vice presidenza della Banca.
Che la ministra Boschi fosse assente durante le famose delibere del Consiglio dei Ministri è del tutto irrilevante. Questa è stata per anni la stessa scusa utilizzata da Berlusconi che da presidente del Consiglio prima fissava l’ordine del giorno dei lavori includendovi gli argomenti che gli facevano comodo e poi usciva dalla sala quando la discussione arrivava al punto che coinvolgeva i suoi interessi personali. D’altra parte i provvedimenti sulle banche popolari erano noti alla Ministra Boschi che, come tutti gli altri Ministri, aveva ricevuto la documentazione di supporto prima della seduta, né è ipotizzabile che l’argomento non sia stato ampiamente esaminato in famiglia.
La Ministra Boschi ha fatto pubblicamente una difesa sentimentale dell’onore paterno ribadendo più di una volta che si tratta di una persona per bene. Può una persona per bene non essere stata al corrente che la sua Banca vendeva prodotti tossici? Può una persona per bene dopo aver subito una solenne sanzione della Banca d’Italia, continuare ad operare come se nulla fosse con l’aggravante del ruolo di Vice Presidente dell’Istituto? Su tutto questo la Ministra Boschi ha comprensibilmente taciuto, ma dopo la mozione degli affetti ha anche omesso di dire che i suoi doveri di Stato passano prima e sopra a qualsiasi sentimento.
Il conflitto di interessi del Ministro Boschi è un problema politico enorme, dal quale un esponente di primissimo piano del governo del cambiamento non può sfuggire.
Non si tratta qui di strumentalizzare l’accaduto, per dare ragione o torto per pregiudizio politico, come si sono affrettati a sostenere i difensori d’ufficio, ma di ribadire che chi tiene al proprio onore deve saper affrontare le conseguenze della propria condotta.
In fondo altri Ministri (De Girolamo, Idem, Lupi) sono stati costretti alle dimissioni per molto meno, così come la Sottosegretaria Biancofiore alla quale furono tolte le deleghe per una dichiarazione avventata.
Il PD intero ha subissato di critiche lo scrittore Saviano, attaccato e insultato come se avesse commesso il reato di lesa maestà. Ma fare quadrato, chi con virulenza, chi con distinguo, è anche segno di debolezza perché Saviano si era limitato a mettere in chiaro che il rifiuto della Ministra Boschi di dare spiegazioni sulla decisione del governo di salvare la banca di suo padre con un’operazione veloce e ambigua, restando al suo posto nonostante il pesante coinvolgimento della sua famiglia in questa gravissima vicenda, che avrà probabilmente sviluppi giudiziari, equivaleva a confermare che dopo due anni di governo Renzi, partito sull’onda della rottamazione e del rinnovamento, nulla è cambiato. Il silenzio non è la soluzione del problema, bensì la dimostrazione di un comportamento autoritario di chi si sente al sicuro per assenza di alternative.
Nei vari dibattiti che si sono susseguiti in radio e in televisione sul salvataggio o meno dei 10.000 risparmiatori ai quali sono stati fatti sparire, da un giorno all’altro, 800 milioni di euro con le famose obbligazioni subordinate ha finito per prevalere il concetto che questi stessi investitori avendo accettato il rischio connesso agli interessi maggiori a quelli di mercato non potevano che auto compiangersi e che in caso di fallimento sono chiamati a rimetterci proprio gli azionisti e i detentori di obbligazioni derivate in omaggio alla legge del cosiddetto “bail in”. Oltre al danno la beffa, mentre invece dovrebbe essere gridato ai quattro venti che questa legge è per l’Italia incostituzionale.
La Costituzione all’art. 47 è di una precisione adamantina che non lascia spazio ad interpretazioni di sorta: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito.” E come viene tutelato il risparmio in tutte le sue forme di migliaia di pensionati che hanno messo da parte i sacrifici di una vita se di colpo tutti i loro averi vengono azzerati? E come è stato disciplinato, coordinato e controllato l’esercizio del credito da parte di banca d’Italia e di Consob che non hanno visto quale sotterraneo condizionamento veniva fraudolentemente collegato all’erogazione del mutuo a favore dell’acquisto di obbligazioni derivate? Come è stato possibile che una Banca, dopo essere stata sottoposta a ripetute verifiche della Banca d’Italia, possa aver accumulato un buco di vari miliardi? Come è possibile che i vertici operativi ed amministrativi della Banca commissariata non fossero al corrente che i propri funzionari  sconsigliassero i risparmiatori allarmati di disinvestire, garantendo fino alla fine sulla sicurezza dei titoli?
Padoan ha detto che il Governo è al lavoro per trovare una soluzione in favore dei piccoli risparmiatori beffati, attraverso un fondo di solidarietà e di risarcimento caso per caso. Ma questa soluzione, che comunque non basterebbe per tutti, difficilmente potrebbe essere accettata dall’Europa che vieta gli aiuti di Stato e che obbliga appunto all’applicazione del “bail in”. Tanto varrebbe che si dicesse chiaro e tondo a Bruxelles che la nostra Costituzione, che viene prima di qualsiasi altro trattato internazionale, vieta questa norma che rappresenta la negazione del principio di tutela del risparmio, soprattutto del piccolo  risparmio.

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