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PANEM ET CIRCENSES

ovvero come si distrae e si inganna un popolo 
TORQUATO CARDILLI - Il grande poeta laziale Giovenale del I secolo d.C., lasciò scritto nelle sue Satire che la plebe romana desiderava ansiosamente solo due cose: il pane e i giochi (panem et circenses).
Come ebbe ad insegnare Polibio, poi ripreso da Tacito, questa aspirazione, in un’epoca in cui i bisogni dell’uomo erano limitati e la cultura politica si fondava sulle chiacchiere da mercato, rappresentava un impareggiabile meccanismo di potere ed uno straordinario strumento di governo. Coltivata con finalità bassamente demagogiche, consentiva alla élite, che oggi chiameremmo casta, di tenere ben saldo in pugno il potere distraendo il popolo dalla vita politica, dalle spoliazioni sistematiche, dai lussi, dagli sprechi e dalla corruzione della classe dominante.
Pratica che non è morta con i secoli, ma che ha continuato a manifestarsi, pur attraverso la variante borbonica delle tre Effe (farina, feste, forca) o papalina delle tre I (ignoranza, indulgenza, intimidazione) per arrivare immutata fino ai giorni nostri.
Il non accesso alle informazioni e la propaganda del potere hanno continuato ad oscurare le menti del proletariato e della borghesia, mentre i governi, costituiti da politicanti privi di ideali, sfruttando le debolezze caratteriali del popolo, che per natura è volubile, preda di passioni di ogni genere, dalla sfrenata avidità, all’ira, all’imbroglio, alla violenza, alla corruzione, hanno macinato consensi.
Quale che possa essere la rappresentazione che dell’Italia danno le surreali dichiarazioni del primo ministro, le veline di palazzo Chigi, o le adulazioni della nostra stampa provinciale scritta e in video, è ormai cosa accertata che più della metà del popolo si sia allontanata dalla politica rifugiandosi in un pernicioso astensionismo, all’insegna del “sono tutti uguali” che invece ha finito per premiare proprio quelli meno meritevoli di esercitare l’arte di governo.
Renzi nella scalata al potere, ottenuto senza passare per le elezioni, aveva promesso miracoli in 100 giorni. Circondato da un manipolo di mezze calzette che rappresentano il vuoto, l’assenza di una cultura politica, di una visione sociale, di una strategia nazionale ed europea, di una politica estera che abbia al primo punto la difesa degli interessi del popolo italiano, di un equilibrio costituzionale, di una capacità di intercettazione delle esigenze dei meno abbienti, ha miseramente fallito come hanno dimostrato le improvvise emorragie di voti nelle elezioni regionali del 31 maggio.
Dunque che cosa oggi il Governo Renzi, in sella ormai da circa un anno e mezzo, cerca di far dimenticare?
Innanzitutto le mille promesse sparate come fuochi di artificio, che durano il tempo di un battito di ciglia, tanto quanto basta per strappare l’oh di meraviglia e che poi finiscono subito in cenere buia.
Un mese fa nell’articolo “promesse non mantenute e debito pubblico” avevo fatto cenno alla sfida  da gradasso che Renzi aveva improvvidamente lanciato di pagare tutti i debiti (60 miliardi) dovuti ai privati entro il 21 settembre 2014. Promessa scritta sulla sabbia e scomparsa al primo alito di vento, così come la cosiddetta spending review, la riforma del sistema fiscale e del catasto, l’aumento dell’occupazione, la crescita economica, il miglioramento dei servizi al cittadino.
Ma oltre alle promesse Renzi deve far dimenticare la valanga di arresti, e la slavina di avvisi di garanzia che hanno investito a decine gli esponenti del governo e della maggioranza, quasi sempre per reati legati alla corruzione, alla truffa allo Stato, all’evasione fiscale, alla turbativa degli incanti, alla frode.
Dopo le gigantesche vicende corruttive di buona parte dei Consigli regionali, dell’Expo di Milano, del Mose di Venezia, degli appalti pubblici sotto il ministero Lupi e quelli precedenti del G8 e del terremoto dell’Aquila, è arrivata ora la botta di mafia capitale che ha messo in evidenza quanto la corruzione sia radicata nella pubblica amministrazione tanto da essere divenuta sistemica, a prescindere dal colore delle giunte di governo della città.
Nessun sindaco di Roma degli ultimi anni da Rutelli a Veltroni, da Alemanno a Marino può rivendicare di uscirne a testa alta: delle due l’una o sono stati delle pure marionette, inadeguate al governo della capitale e manovrate da banditi senza scrupoli (culpa in vigilando) che hanno lucrato su tutto dalla spazzatura ai Rom, dagli immigrati alle case popolari, oppure sono stati parte attiva nella scelta di pessimi collaboratori rivelatisi dei delinquenti (corresponsabilità oggettiva).
Ma il capitolo della vergogna sui partiti di Governo (il PD e il NCD sono il concentrato del male stigmatizzato da Saviano e persino da Barca) non finisce mai, come ha dimostrato l’ultimo caso della regione Calabria dove la Guardia di Finanza ha scoperchiato un verminaio di corruttela: con i soldi nostri gli assessori e consiglieri hanno acquistato per anni biglietti “gratta e vinci”, gioielli, viaggi, soggiorni e pranzi in alberghi super lusso, ventilatori e paccottiglia varia, vestiario e persino ingressi a spettacoli di lap-dance.
L’operazione investigativa denominata “erga omnes” ha investito la regione più povera d’Italia come uno tsunami di proporzioni epocali: nel registro degli indagati sono finiti 27 politici, tutti gli assessori in carica della giunta guidata da Oliverio (PD), destinatari di provvedimento di sequestro di beni per un ammontare complessivo di 2,5 milioni di euro (Scalzo, attuale presidente del Consiglio, Ciconte, Giccione, De Gaetano (assessore ai trasporti), Adamo che è marito della deputata PD Bossio ecc. Tutti del Pd + l’ex parlamentare Fedele (FI), l’ex consigliere regionale Nucera (UDC), Tripodi (Centro democratico), e Dattolo (UDC).
Poteva mancare dalla retata miracolosa un altro pezzo grosso del NCD?. Ma no, il NCD (per intenderci il partito degli onesti di Alfano) ormai ha più indagati che elettori e quei pesci finiscono sempre nella rete. E di fatti i giudici hanno chiesto formalmente l’arresto del senatore del NCD Giovanni Bilardi alla Presidenza del Senato che è già alle prese con le procedure per consentire l’arresto di un altro senatore del NCD tale Azzollini, presidente da dieci anni della commissione bilancio, quello del crac della casa di salute che, secondo i si dice, avrebbe minacciato di inondare di orina le suore se non avessero obbedito ai suoi ordini, quello sotto processo per la truffa del porto di Molfetta.
A questo punto le solite prefiche continueranno a dire che c’è accanimento giudiziario nei confronti dei partiti di governo (lo stesso refrain usato per anni da Berlusconi e soci). In realtà non si tratta di perseguitati dalla giustizia ma di perseguiti dalla giustizia per le loro malefatte.
Pensate che Renzi si assuma la responsabilità di cacciare a pedate il governatore Oliverio, che ha sempre difeso De Gaetano, oppure di mettere un fermo altolà al partitucolo di Alfano che gli regge il moccolo?
Figuriamoci. Uno che ha candidato un personaggio  come De Luca, sapendo che la legge ne avrebbe imposto la decadenza un secondo dopo la proclamazione e che si è aggrappato agli arzigogoli da azzeccagarbugli dell’avvocatura dello Stato temendo di incorrere in una denuncia penale per abuso d’ufficio ed omissione di atti di ufficio; uno che, sensibile al pizzino di Buzzi, ha dato ordine ai senatori della maggioranza di salvare dalla mozione di sfiducia il sottosegretario Castiglione, indagato per turbativa d'asta sull'appalto per la gestione del centro d’accoglienza per rifugiati di Mineo, feudo del NCD dove il partito di Alfano prende il 40% dei voti; uno che sostituisce nelle commissioni parlamentari in blocco i deputati e i senatori riottosi ma che non fa dimettere un presidente di Commissione come Formigoni inquisito o come Galan già condannato ed agli arresti domiciliari; uno che ha come ministro della giustizia un tale ragioniere Orlando che ha nominato come esperto un avanzo di galera come Sofri condannato a 22 anni per l’omicidio del commissario di PS Calabresi; uno che… ma lasciamo perdere.
Renzi obbedisce a un solo testo sacro su cui ha prestato giuramento. Non è quello della costituzione repubblicana, ma quello della spregiudicata convenienza politica, ambito nel quale contano solo i numeri ed il potere di ricatto. Per questo ha un bisogno assoluto che il popolo dimentichi.

PANEM
Come abilmente e furbescamente fatto alla vigilia delle elezioni europee, passate ormai alla storia come le elezioni della mancia degli 80 euro al mese, conscio della perdita di consenso per l’inconsistenza dei risultati, ora Renzi cerca di pubblicizzare come una sua elargizione il rimborso ordinatogli dalla Corte Costituzionale dello sblocco delle pensioni per una platea di beneficiari compresi nella forchetta da 1500 a 2000 euro al mese. Dal primo agosto l’Inps pagherà un rimborso una tantum a copertura degli arretrati di 796 euro con un supplemento di aumento dal 1 gennaio 2016 di 41 euro ciascuno, mentre sono in corso i calcoli per corrispondere dal 1 gennaio 2016 anche gli aumenti previsti dal rinnovo dei contratti degli statali, bloccati da anni.

ET CIRCENSES
Un mese fa, ribaltando l’impostazione data dal suo predecessore Monti, ha concesso il benestare governativo alla pretesa di candidare Roma quale sede delle Olimpiadi del 2024. E l’assemblea capitolina, come se Roma non fosse diventata la cloaca massima di tutta la corruzione italiana, ha approvato la mozione firmata anche dalla lista Marchini con 38 voti favorevoli (tutti i partiti dell’area di governo più la finta opposizione di destra di Fratelli d’Italia e di Forza Italia) e 6 voti contrari di cui 4 del M5S, 1 della Lega e 1 dei Radicali.
Qualsiasi cittadino, dotato di buon senso e che abbia un minimo di conoscenza del funzionamento delle altre grandi capitali europee sa che si tratta di una causa persa in partenza. Non si può continuare a puntare esclusivamente sulla bellezza e sulla unicità dei suoi monumenti millenari quando per il resto siamo messi peggio di tante nazioni di piccolo calibro.
Come se non bastassero gli insuccessi economici delle olimpiadi di Atene e di Pechino i cui costi sono triplicati rispetto al preventivo con quale coraggio osiamo proporci in competizione ad esempio con capitali come Parigi, la città più pulita d’Europa, con servizi di trasporti che noi ci sogniamo, con un’amministrazione efficiente, quando siamo indebitati fino al collo ed ogni appalto pubblico non è altro che una cuccagna per i soliti affaristi?
Le Olimpiadi sono la festa dello sport, ma siamo tanto candidi da poter avere la testa alta dopo gli scandali che hanno investito il nostro calcio dalla serie A fino ai dilettanti?
Ciò che stupisce è che si impanchino a illustrare programmi e ambizioni proprio Malagò, presidente del Coni che non si è accorto di nulla e Montezemolo che ha collezionato già un’altra presidenza, quella del Comitato promotore, profumatamente retribuita. E il popolo sarà abilmente bombardato da una propaganda fasulla tanto per tenerlo distratto fino alle prossime elezioni.

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