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You have been warned

TORQUATO CARDILLI - Chi si trovi di fronte ad evidenze di fatti sconcertanti, che lasciano chiaramente intravedere conseguenze negative e si avventuri nel formulare una previsione di fallimento imminente, molto frequentemente non viene preso sul serio e tutto al più viene insultato con l’epiteto di Cassandra, quale sinonimo di jettatore, di menagramo o più recentemente di gufo.
Eppure Cassandra, figlia di Priamo, nella mitologia greca, aveva avuto da Apollo il dono di prevedere le sventure connesse agli errori commessi dagli uomini. Questi anziché correggerli come avrebbero potuto e dovuto, soggiogati dalla sindrome dell'ineluttabilità di non potere fare nulla per evitare che le previsioni pessimistiche di sciagure si realizzassero, si limitavano a disprezzarla. E questo andazzo non si è modificato nei secoli, almeno in Italia.
In chiave moderna c'è un programma televisivo di divulgazione dal titolo esplicativo, ripreso da un noto slogan americano "You have been warned!" (sei stato avvertito, oppure, te l'avevo detto) fatto apposta per ricordare allo spettatore che gli effetti di molti eventi sono del tutto prevedibili.
Il nostro giornale il 14.9.2010 (guardate bene la data si tratta di quasi quattro anni fa) a pag. 8 pubblicava un lungo articolo dedicato alle cinque assurde fantasticherie di una classe politica inetta, quando non collusa con la criminalità, figlia dell'affarismo berlusconiano, che sarebbe stato meglio dimenticare subito, perché suscettibili di compromettere il nostro residuo onore di fronte alla comunità internazionale, esponendoci a figuracce planetarie.
Si trattava di cinque opere colossali pensate solo per far accumulare soldi da spartire tra costruttori, affaristi, mediatori e politici : 1) le centrali nucleari; 2) il ponte sullo stretto; 3) il circuito di Formula Uno a Roma; 4) le Olimpiadi del 2020 a Roma; 5) l’Expo del 2015 a Milano.
Di fronte alla insensibilità dei più, questo giornale è tornato sull'argomento due anni fa, il 29 marzo 2012, con l'articolo "Sogni, illusioni e realtà". Non sembra che tali moniti siano stati presi in considerazione da chi avrebbe dovuto, tanto forte è stato il potere del denaro coinvolto, tanto penetrante è stata la commistione tra politica e affari.
Ripercorriamone brevemente le fasi. I primi quattro sogni, forse per intervento della stella della buona sorte, sono abortiti in tempo: la catastrofe di Fukushima ha posto una pietra tombale su qualsiasi velleità di ritorno alle centrali nucleari; i conti disastrati dello Stato, l’inefficienza delle infrastrutture, l’assenza della minima protezione del territorio hanno tolto di mezzo anche il secondo sogno che è andato ad aggiungersi al lungo elenco di ben 320 opere pubbliche interrotte, costate una montagna di miliardi e poi lasciate a metà; per far infrangere il terzo sogno è bastata la sberla in faccia data al Sindaco di Roma del tempo da parte di Bernie Ecclestone, la massima autorità della Formula Uno, cioè l’organismo preposto alla selezione dei circuiti, che, fatti due conti economici, aveva sentenziato che l’Italia, paese povero sprofondato nella crisi, non avrebbe mai potuto disporre dei fondi necessari per la creazione delle strutture organizzative ed assicurative obbligatorie; la quarta chimera era dedicata all'assurda pretesa di poter indire a Roma le Olimpiadi del 2020. Per fortuna il Presidente del Consiglio Monti seppe resistere all'assalto dei vari Pescante e Petrucci, che fungevano da teste di ariete per conto dei soliti costruttori trafficanti e di politici di ogni risma e lasciò cadere questa quarta proposta assolutamente non convincente, non fattibile, non comparabile alle condizioni dell'Italia del 1960 in pieno boom economico quando aveva organizzato le Olimpiadi di Roma.
Siamo oggi ancora appesi per i capelli al quinto sogno: quello dell'Expo Milano 2015, dedicato al tema “nutrire il pianeta”. Non c'era bisogno di nessuna Cassandra per capire sin da allora che nelle condizioni date sarebbe stato impossibile portare questo progetto a compimento nel rispetto dei tempi e soprattutto nella legalità e nella trasparenza.
Per giorni e mesi abbiamo sentito ripetere la cantilena che l'Expo va fatta perché porterà in Italia 20 milioni di visitatori in più rispetto ai flussi turistici normali, garantirà 75.000 posti di lavoro, un aumento del PIL di 20 miliardi e via di questo passo con cifre sempre più immaginifiche, anche se la Corte dei Conti fin dall’anno scorso aveva messo in guardia che i ricavi erano sostanzialmente posticipati alla data di realizzazione dell’evento (maggio-ottobre 2015) e che prima di allora sarebbe stato difficile capire se tutto l’affare sarebbe stato un successo economico oppure un disastro come hanno dimostrato tutti i più recenti eventi planetari tipo i Mondiali di Calcio o le Olimpiadi che hanno lasciato voragini in rosso nei conti degli organizzatori.
Ma nessuno si è chiesto il perché l'Expo, nella patria dell’alimentare di qualità, debba costare oltre 14 miliardi di euro, il perché la società pubblica Arexpo (Regione Lombardia, Comuni di Milano e Rho, Fiera e Provincia Milano) abbia pagato 150 milioni di euro per l’area di proprietà della Fondazione Fiera e della famiglia di immobiliaristi Cabassi, (la Corte dei Conti ha osservato che il prezzo è stato esorbitante per il solo diritto d’uso temporaneo di terreni che ad evento concluso sarebbero stati reimmessi nel circuito privato), il perché quest’enorme area agricola di un milione e 700 mila metri quadrati abbia dovuto essere trasformata in area edificabile con moltiplicazione del valore del terreno e a favore di chi, il perché abbiano dovuto risultare beneficiari dei primi appalti i soliti noti, cementieri e trafficanti di destra e di sinistra, attaccati come mignatte a succhiare il sangue delle tasse dei poveri, il perché la politica, che non risparmia all'Italia figuracce sul piano morale, sia così interessata ad un’opera inutile rispetto al costo. E soprattutto nessuno sa quale sarà la fine di questa enorme opera pubblica: centri commerciali? Uffici? Il nuovo stadio di Milan e Inter? Di certo si sa che subito dopo la chiusura dell’esposizione, il giorno dei morti del 2015, tutto sarà demolito (tranne il Palazzo Italia) e i costi ricadranno sulle spalle degli enti pubblici di ogni livello, dunque dei cittadini.
Ad un anno dall'inaugurazione, i lavori per la costruzione della piastra, la piattaforma portante su cui saranno costruiti tutti i padiglioni espostivi, sono al 40%. Altrettanto dicasi per il Cardo e il Decumano, i due assi principali del reticolo ortogonale del sito espositivo che riprodurrà l’antica struttura urbanistica delle città romane. Il primo, orientato lungo l’asse nord-sud, lungo circa 350 metri avrà ai lati tutti gli spazi dedicati all’Italia con alle estremità la grande Lake Arena e Piazza Porta della Via d’Acqua. Il secondo attraversa invece l’intero sito in senso est-ovest, con una larghezza di 35 metri e una lunghezza di 1 kilometro e mezzo. Ogni 20 metri sorgeranno, su entrambi i lati, i padiglioni dei Paesi partecipanti. Nel punto di incrocio fra le due direttrici ci sarà la cosiddetta piazza quadrata (74×74 m), dedicata all’Italia, quale simbolo dell’incontro tra il Paese ospitante e il resto del mondo. Tutto bello sulla carta e sul plastico che viene sistematicamente diffuso in televisione. Ma la realtà è ben più grigia.
Se la costruzione dei padiglioni è in ritardo, a fatica colmabile, ciò che appare più problematico è la realizzazione delle strade, delle passerelle, delle piste ciclabili, delle vie d’acqua, dei servizi, dei parcheggi (previsti 1200 pullman al giorno), tanto che alcuni progetti sembrano essere stati già fatti slittare a dopo l’inaugurazione. Per non parlare di tutta la filiera dei trasporti pubblici (aeroporti, metropolitane, treni, autolinee, ecc.)
Ovviamente non ci siamo fatti mancare anche lo scandalo degli appalti che ha portato al rimescolamento delle carte tra i manager che dirigono i lavori.
Sentendo arrivare la tempesta del risvolto giudiziario, il Capo della polizia Pansa aveva rivelato qualche tempo fa che erano stati già emessi 23 provvedimenti d’interdizione contro società interessate alle opere e ad altre 7 era stata negata l’iscrizione alla “white list” della Prefettura. Ma questi dati sono sconfortanti per due ragioni: l’alta incidenza delle ditte irregolari e sospette e il relativamente scarso numero delle ditte controllate, dato che solo il 36% di quelle interessate ai lavori era stata sottoposta ai controlli previsti dalla legge, per l’eccessiva parcellizzazione dei subappalti (fino al 70% dell’ammontare globale) schermo dietro cui si nasconde l’infiltrazione criminale, come rilevato dai magistrati contabili.
Nonostante il costoso marchingegno a tutela dalle infiltrazioni mafiose consistente nell’affidamento alla modica spesa, si fa per dire, di 741 mila euro, a due società private (Bentley Systems e Opera 21) della preparazione della “piattaforma antimafia” e delle “linee guida per la legalità”, anche questo evento finirà in processi, sprechi e manette come altri grandi eventi della recente cronaca italiana.
Una mastodontica operazione di polizia è scattata agli ordini della Procura di Milano che ha scoperchiato, dopo indagini durante più di due anni, la pentola male odorante della corruzione che ha girato indisturbata intorno agli appalti.
Angelo Paris, direttore della pianificazione e degli acquisti di Expo 2015 cioè l'uomo chiave degli appalti, Primo Greganti, lo storico esponente del Pci torinese, cassiere del partito, già condannato e incarcerato all'epoca di mani pulite, attivista della campagna elettorale di Chiamparino e Fassino, quello che come Mangano tenne la bocca chiusa con i magistrati, l'ex parlamentare di Forza Italia Gianstefano Frigerio, già segretario regionale della DC, cacciato dal Parlamento dopo una condanna definitiva per corruzione e finanziamento illecito, l'ex senatore Luigi Grillo, pure lui prima della Democrazia Cristiana e poi parlamentare per più legislature di Forza Italia, l'intermediario Sergio Catozzo, l'ex direttore generale di infrastrutture lombarde Antonio Rognoni, già agli arresti domiciliari per un’altra inchiesta, e l'imprenditore Enrico Maltauro sono stati arrestati su ordine della Procura milanese con l'accusa di associazione a delinquere, turbativa d'asta e corruzione.
Povero magistrato Cantone che dovrà assumere sulle sue spalle la responsabilità di una credibilità italiana già al pavimento agli occhi di tutti gli osservatori internazionali. A nulla vale ripetere il refrain che una rinuncia all’Expo ci coprirebbe di ridicolo. Viviamo già coperti di vergogna e anzi se avessimo il coraggio di fare piazza pulita di tanti trafficanti che si annidano in tutti i palazzi, di sradicare gli inciuci, di sconfiggere le connivenze, di abolire le rendite di posizione, di cambiare la burocrazia  ci guadagneremmo. Dimostreremmo al mondo che siamo capaci di generare adeguati anticorpi. Bisognerebbe avere il coraggio di ripulire l’Italia come fece Ercole con le stalle di Augia, da questa montagna di letame che vive di spesa pubblica inutile e parassitaria, di sprechi da parte di politici protervi.
I lettori e gli elettori ricordino almeno il titolo della trasmissione “you have been warned!”

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