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Last updateMar, 14 Nov 2017 3am

Talenti italiani nel mondo: Verdiana Patacchini (Virdi)

ANDREA CARTENY, STEFANO PELAGGI - Giovane e capace di guardare oltre, anzi di mettere in discussione attraverso le sue opere la materialità dell’opera d’arte: è questo forse il paradigma con cui possiamo approcåciare un’artista, come Verdiana Patacchini, in arte Virdi, emergente in Italia e ormai affermata negli Stati Uniti e all’estero. Umbra di origine, romana e cosmopolita di adozione, dall’Accademia di Belle Arti e dall’insegnamento di Giuseppe Modica la giovane artista conosce, studia, assorbe gli elementi metodologici di destrutturazione della materia di Carlo Guarienti. Come i migliori allievi dimostra di interpretare l’opera di Guarienti per farla sua, per esprimere la propria identità e mettersi in gioco contaminandosi con gli ambienti più d’avanguardia, che osano di più, in primis New York. La sua pittura è figurazione dell’artista, evocazione nello spettatore, percezione del pubblico, che trascende la natura e ricostruisce una realtà riportata agli elementi materiali di base, primordiali.
Con questi strumenti, uniti a fascino e passione, Virdi è passata da un riconoscimento nazionale a premi internazionali: nel 2010 viene selezionata con altri artisti contemporanei per la mostra mercato “Project Paz”, in beneficenza della città di Juarez (Mexico), esponendo presso l’Industria Superstudio, a Manhattan (New York); selezionata da Alain Tapié nel 2011 partecipa alla 54^ Biennale Esposizione Internazionale d’arte di Venezia, al Padiglione Italia (Corderie dell’Arsenale), diretta da Vittorio Sgarbi; nel 2013 presso il Provenence Center Gallery di New London (Connecticut) prende parte alla collettiva “Italian Vibration”, a cura di Alessandro Berni, poi a ”Sexuality in contemporary society“, collettiva curata da Nadesha Mijoba; nel 2014 è tra i 20 artisti selezionati in Italia per il progetto Artists for Mediterraneo, all’interno del quale con l’evento “I volti della metafora” partecipa all’esposizione tenutasi alla Yacht Club Montecarlo Meeting Room di Quai Louis II, Principato di Monaco. Poi a riconoscimento della sua opera artistica per originalità e innovatività, nel 2015 è stata selezionata per il Clio Art Fair, iniziativa di Alessandro Berni per la valorizzazione di artisti emergenti, e ha vinto a New York una residency all'interno della grande comunità di Mana Contemporary, dove le è stato assegnano uno studio d'artista per alcuni mesi che si concluderanno con una mostra del progetto di lavoro svolto durante la residenza; inizierà il prossimo gennaio 2016.
Ha ricevuto riconoscimenti di prestigio, come il Premio Catel 2012 per l’opera “La Veronica”  inoltre, per quella naturale e altera compostezza, che che anima la matericità delle sue composizioni, la giovane Virdi interpreta ed esprime un nuovo sentimento moderno di interiorità che si sposa appieno con le nuove tendenze comunicazionali e di visual experience, tanto da contestualizzare  alcune sue opere come "La Medusa" e "La Danza” all’Art Cafè  di Roma, all’Hotel Relais di Piazza Navona e alla boutique Hotel The Corner, sempre nella Capitale.
Le abbiamo rivolto qualche domanda.

D- Virdi, da anni svolgi la tua attività artistica negli Stati Uniti, segnalandoti come una giovane italiana di talento che porta la propria cultura all’estero: sei nota per le tue tecniche molto originali, una “pittura materica” capace di lavorare materiali pesanti con acidi e fuoco.. come sei arrivata ad “osare” tanto?
R- Grazie innanzi tutto per questa bella presentazione. L'America l'ho vissuta per intero quest'ultimo anno, mi è piaciuto molto e ci tornerò da gennaio per la residency da Mana Contemporary, un'esperienza sulla quale conto molto.
Quando si comincia un'opera, l'idea iniziale riguarda sempre il soggetto. La seconda parte che è più significativa ancora, è la soluzione che trovi per trasformare quella immagine astratta in quadro. Lavorare la materia è per me anche una prassi e mi aiuta; segue o a volte anche precede l'idea iniziale. Dico che la precede perché le macchie, una superficie preparata in un certo modo, mi guidano. Dalla ricerca e dal caso trovo parte dell'ispirazione, un suggerimento ed è per questo che non parto mai da una tela o un foglio bianco; inoltre trovo in questi processi un risultato di estrema raffinatezza.
Un sorta di strategia direi, strategia del linguaggio con cui scelgo di esprimermi e per questo legame sono disposta a ripartire ogni volta da zero.
In fondo il soggetto è legato allo stile.

D- Le tue opere hanno una narrazione interna molto ricca, molteplice, capace di suggestioni e prospettive straordinarie, con quadri – come “La danza” – che richiamano le forme femminili di un André Derain a opere più chiaramente in linea con l’arte informale…: da cosa trai la tua ispirazione? Che letteratura, che musica ascolti?
R- Nel caso del quadro La Danza (del 2008) era nato da un tema che avevo scelto per svolgere una commissione, un dipinto che doveva ricoprire una grandissima superficie di un soffitto a cupola.
Bisognerebbe aprire un discorso a parte riguardo il valore della “commessa” nell'opera d'arte, prima era la committenza che dava agli artisti le occasioni per creare capolavori, oggi c'è più libertà ma non semplifica le cose. La commissione aiuta l'artista, ti permette di sperimentare di approcciarti a situazioni nuove. Io cerco sempre di trovare soluzioni che si possano adattare all'architettura di un luogo. Ad esempio a New York ho esposto in un bellissimo spazio di design italiano a Chelsea, GD cucine, ed ho creato una istallazione site specific che ho voluto chiamare Figures at the Windows, le opere erano concepite perché si affacciassero dalla vetrina sulla strada; sembravano delle sculture ma se entravi e le vedevi a 360 gradi capivi che erano dei disegni su carta.
Mi diverte fare una cosa e farla sembrare quello che non è. Anche in letteratura per rispondere alla tua domanda, mi attrae il visionario, il fantastico: Bestiario di Cortàzar o La Panne di Durrenmatt, Il Maestro e Margherita. Di recente mi è stato prestato Linea di Terra, un romanzo degli anni '90 di Rebulla, uno scrittore siciliano che ha fantasticato sul dipinto Il Trionfo della Morte di Palermo, di cui non si conosce l'autore, inventando che fosse stato dipinto da il Pisano e tutto ciò lo racconta attraverso la storia epistolare tra questo pittore costretto a lavorare sotto mentite spoglie e la sua amata. Bellissimo. Pure nella musica mi affascina il genio nelle melodie o il modo in cui certi cantanti riescono ad interpretare con tutta l'anima una canzone e li invidio molto, vorrei riuscire ad usare questa grinta viscerale su una tela.

D- A proposito di “italianità”: senti di proiettare nelle tue opere questa tua identità e individualità, oppure ti consideri davvero un’artista cosmopolita in un mondo globalizzato?
R- Molti leggono uno stile italiano nelle mie opere, hanno ragione, il riconoscere la mia provenienza mi fa sentire meno impreparata, ci tengo a questa identità e poi non puoi mentire a te stessa; quindi almeno per adesso è così.
Ogni opera poi è una esperienza, non ho nessuna presunzione di definire il mio lavoro, è tutto in divenire.
“Globalizzazione” proprio come parola non mi piace e definirmi cosmopolita lo trovo ridondante. Sicuramente viaggiare apre la mente e fa bene a tutti, qualsiasi mestiere uno faccia credo.Mi viene subito in mente tutta la pittura cinese, la cultura della porcellana, o l'arte, la scultura nera africana; cosa sarebbe pensata in un mondo globalizzato? Chi influenzerebbe chi?

D- L’elemento figurativo, o meglio la figurazione delle tue opere (che è anche “figur-azione”, vista l’importanza dell’azione demiurgica nella fase di creazione-realizzazione), racchiude sempre un importante elemento di espressione di tecniche forti, capaci di soluzioni tanto innovative quanto casuali nel loro risultato ultimo: ti chiederemmo se puoi articolarci, in questo senso, la tua evocativa frase “riconosco la tela nella carta, nell'acciaio, nel ferro e i colori negli acidi…”
R- Tutto quello che abbiamo davanti agli occhi è figurazione, i pensieri hanno una forma, i ricordi hanno una forma e quello che sogniamo, quindi è difficile evitare la figurazione. Aspiro ad avere una immaginazione molto forte, una sorta di esorcizzazione della realtà ed a tradurre questo in pittura. A questo punto ha molta importanza il funzionamento estetico e i mezzi per raggiungerlo (che sia la carta, il ferro, la tela, la superficie di un muro..).
Evito la lezione concettuale.
Una volta Enzo Cucchi ha detto che non si può arrivare alla pittura per vie concettuali e che la considera una posizione Naif! Sono sicura che fosse una provocazione, ci sono artisti concettuali di una forza disarmante ma sono d'accordo, in fondo la pittura è di per se un concetto e molto serio. Per questo credo anche che anche la componente dell'ironia in un dipinto sia sempre importante.
Lavorare e lavorare penso sia l'unica soluzione.

D- Come vedi il futuro di un’artista italiano all’estero e la sua opportunità di essere un elemento di sprovincializzazione della cultura italiana? Ti senti in questo senso un “ambasciatore” della creatività’ e dell’arte italiana nel mondo?
R-No, come potrei sentirmi tale. Mi ritengo privilegiata per l'opportunità di aver messo un piede in America, è una cultura veloce, pragmatica, positiva e abituata anche alla quantità oltre che alla qualità. Penso anche che le difficoltà che la nostra generazione ha incontrato e sta incontrando in Italia, scaturino una sorta di scrematura se mi si passa il termine, così che si rischia di avere una qualità maggiore. L'Italia ha il dovere e il diritto di restare ad essere il Paese straordinario quale è e in questo ci credo fortemente e noi dobbiamo usare tutta l'energia di cui disponiamo.

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Talenti italiani internazionali: Brigitta Rossetti

ANDREA CARTENY - In occasione della personale inaugurata il 28 aprile fino al 17 maggio con il titolo “Effetti personali”, curata da Ivan Quaroni e ospitata presso lo Bipielle Arte di Lodi in collaborazione con Barbara Paci Galleria d’Arte, incontriamo la giovane Brigitta Rossetti, piacentina, poetessa e pittrice, artista poliedrica di proiezione internazionale. Contaminata da esperienze e workshop con artisti di differente provenienza e filosofia – il tedesco Peter Keizer, i cinesi Zhou Brothers, la polacca Anna Konik, la tedesca Asta Gröting – matura all’estero, negli Stati Uniti, un proprio percorso creativo che la porta nel 2012 ad esporre le sue opere alla 33 Contemporary Art Gallery di Chicago, poi a Taiwan, negli spazi della Bluerider Art Gallery di Taipei.Ora presenta 60 opere, dipinti, istallazioni, video, frutto della necessità di espressione autobiografica modulato coniugando il linguaggio della natura con evocazioni culturali.  Scrive di lei Ivan Quaroni. "Quello di Brigitta Rossetti è un approccio che matura a partire da un fatto biografico: il suo studio è collocato all’interno di un ex fienile adattato ad abitazione ed è immerso nella campagna piacentina… Il paesaggio, con la sua infinita varietà di forme, fornisce quindi un perimetro naturale alle sue riflessioni estetiche. Ciò che vede ogni giorno non influenza solo la sua percezione della realtà, ma irrompe prepotentemente anche nel suo modo di lavorare, tramite l’utilizzo di materiali organici, manufatti di recupero e oggetti d’uso domestico… La ricerca di Brigitta Rossetti nasce, infatti, all’incrocio tra la dimensione prosaica del quotidiano, fatta di gesti, abitudini (e anche strumenti) semplici, e la prospettiva, insieme lirica e titanica, di una ricostruzione dei valori fondamentali dell’uomo, nella cornice di una società che sembra, invece, procedere speditamente in una direzione contraria all’ordine naturale.” Più in particolare, della sua opera Crossing,
Le rivolgiamo alcune domande:

D - Una giovane artista capace di proiettare la propria cultura più profonda, legata alla terra e alla natura, attraverso l’impiego di materiali e oggetti della quotidianità lancia con la propria arte un messaggio intimo e personale: in qual modo un’artista contemporanea riesce a conciliare l’eredità di semplici modalità di vita con la complessità tecnologica del mondo odierno? 
R - Attraverso le mie opere, cerco di indagare i complessi rapporti di corrispondenza tra l’uomo e l’ambiente. Rapporti che, per inciso, sembrano aver raggiunto una pericolosa condizione di degrado e squilibrio. Di me e del mio lavoro “Crossing”, Ivan Quaroni ha sottolineato come sia l’immagine più eloquente dello stato di squilibrio della civiltà contemporanea. Si tratta di un’installazione composta di due elementi, una scultura da parete, realizzata con tubi di cartone destinati alla discarica e la proiezione di un video girato per le strade di Taiwan. L’organo, un rimando alla tradizione della musica sacra, da un lato richiama l’insieme dei suoni che accompagnano la preghiera e la contemplazione, dall’altro evoca il ricordo ancestrale di una vita scandita da tempi lenti." È il silenzio degli spazi in cui lavoro in mezzo alla campagna che rimanda ad antiche abitudini come i racconti serali, le preghiere attorno a un sacello, le benedizioni alla terra, al sole, alla pioggia, memorie che m’inducono ad aggiungere nelle opere materiali naturali, fiori, foglie, tronchi, farfalle ed altri elementi organici.

D - Nel suo percorso artistico risultano di grande impatto emozionale non solo la pittura ma anche le sculture e le istallazioni che elaborano elementi naturali e culturali.. 'Proprio la pittura, sovente contaminata con la scultura e con l’installazione, secondo una prospettiva di estensione del suo potenziale espressivo nell’ambito tridimensionale - e in un certo senso “abitabile” dell’environment - costituisce il filo conduttore della ricerca dell’artista.('Ivan Quaroni ) dove natura e cultura coesistano in uno spazio senza delimitazioni. È possibile secondo lei esprimere nell’arte di oggi una reale sintesi della dualità natura/cultura?
R - Protagonisti  della mostra sono gli 'oggetti' in stretta simbiosi con l ' arte, oggetti dimenticati e inutili, trovati per caso, oggetti della memoria, oggetti culturali, reinventati, di cui non potevo fare a meno , che perdono qui  la loro fisionomia e funzione originaria, intendo appunto Effetti  Personali.
Mi riferisco a libri dell'infanzia, vecchi quotidiani, setacci, vecchie bilance, ampolle di vetro, scale, vecchie pagine antiche, rami degli alberi caduti, terra e foglie. Ora la tela si fa Campo Arato, posta alla fine di una stradina di terra dove seguono vecchi aratri manuali, ora setacci bucati e in disuso diventano pianeti dipinti con acrilico sulla rete metallica nell’installazione Avanti, sempre dritto, gira a destra, e pagine di libri vecchi, assemblate diventano il tetto di una palafitta in  La casetta del poeta....

D - Lei che è ormai affermata non solo in Italia ma a livello internazionale, quanto si porta dietro della sua cultura di origine e come percepisce l’accoglienza della sua italianità, come “italiano nel mondo”, nelle culture americane o asiatiche?
R - Diciamo che mi sto affermando gradualmente ora  sia in Italia, collaboro con la Galleria Barbara Paci di Pietrasanta sia all' estero soprattutto in Asia con la Galleria Bluerider Art di Taiwan.  All' estero l' italiano trova terreno fertile per dare spazio alla creatività e realizzare progetti anche con un sostegno economico. Si da fiducia a professionalità e ovviamente si chiede molto  in ambito di lavoro. Lo scambio è pari ed incoraggiante.  Sto facendo attualmente la fiera Formosa Art Show in Asia e lo scorso anno ho partecipato a 10 fiere tra cui la fiera di Shanghai ed Art Korea.

D - La personale di Lodi sta riscuotendo successo di visite e di critica: a quando gli “effetti personali” di Brigitta Rossetti torneranno all’estero?
R - Alcuni Effetti Personali  resteranno in Italia nel fienile in cui lavoro, nel mio spazio espositivo, alcune opere saranno invece esposte  nella galleria Barbara Paci di Pietrasanta e prenderanno parte alla Fiera di Istambul nel 2015.

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Il libro di Angelo Paratico pubblicato in inglese

Il libro del nostro collaboratore di Hong Kong, Angelo Paratico, relativo alla sospetta origine cinese della madre di Leonardo Da Vinci, uscirà la prossima settimana in lingua inglese, proprio nella ex colonia britannica. L'attesa è grande dopo che la notizia della scoperta di Paratico era stata pubblicata sul quotidiano di Hong Kong, South China Morning Post, diventando 'virale' in tutto il mondo; con le  maggiori punte di frenesia raggiunte in Cina popolare e a Taiwan.
Una edizione in lingua cinese di questo libro è già stata messa in cantiere e l'uscita e' prevista per Luglio 2015.

La tratta di schiave orientali in Italia  - successivamente alla peste nera del 1347-48 che vide la morte di circa il 60% della popolazione -  resta un particolare poco conosciuto e poco studiato.
Caterina, la misteriosa madre di Leonardo Da Vinci, fu forse una di queste schiave. Venivano classificate sotto al termine generico di 'tartare' ovvero 'mongole' non distinguendole dalla kataye, ossia dalle cinesi. Una di queste schiave, di nome Caterina, era alle dipendenze di uno dei ricchi clienti del notaio Ser Piero Da Vinci, padre del nostro Leonardo.

Angelo Paratico 'Leonardo Da Vinci. A Chinese Scholar Lost in Renaissance Italy' Lascar Publishing, Hong Kong.
ISBN 978-988-14198-0-4

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La nuova uscita della Collana Italia nel Mondo “Italiani in Movimento. Ripensare l’emigrazione italiana in Argentina”

Un nuovo e importante contributo nello studio dell’emigrazione italiana in Argentina, analizzata da Elena Ambrosetti e Donatella Strangio da una prospettiva economica e demografica.
STEFANO PELAGGI - Il lavoro di Elena Ambrosetti e Donatella Strangio è un contributo economico-demografico ad un tema, quello dell’emigrazione italiana in Argentina, dai mille volti e che ha impegnato e impegna molti studiosi. La ricerca rappresenta un importante interpretazione del fenomeno migratorio italiano in Argentina alla luce dei recenti sviluppi globali, dalla crisi economica di Buenos Aires alla congiuntura negativa globale degli scorsi anni. Il continuo mutare del contesto internazionale e il nuovo mo¬dello socio economico che si sta delineando in questi ultimi anni, a seguito della crisi del 2008, cambia continuamente le caratteristiche del movimento migratorio e le politiche adottate per affrontarlo.

Il volume può essere divisi in due parti ben distinte, la prima in cui si analizza la cosiddetta emigrazione storica, ossia i flussi migratori italiani diretti in Argentina fino ai primi anni settanta del novecento. La peculiarità dello studio della Ambrosetti e della Strangio, rispetto ad un argomento ampiamente trattato in molti saggi, consiste in una rigorosa analisi demografica dei flussi unita ad una interpretazione di carattere economico-sociale. Una prospettiva inedita nel campo dello studio dell’emigrazione italiana che ha finora prevalentemente privilegiato analisi di tipo storico. Il capitolo dedicato alle istituzioni sottolinea la valenza degli accordi interstatali e il ruolo dell’Italia e dell’Argentina nel alimentare e fomentare i flussi migratori tra i due paesi. A riprova della necessità di una interpretazione della emigrazione verso l’Argentina all’interno del quadro delle relazioni tra Roma e Buenos Aires, in contrapposizione ad una visione di un movimento spontaneo e autonomo dai paesi italiani verso il Sud America.

Il volume si sofferma nella seconda parte sulle conseguenze della crisi argentina del 2001, i flussi verso l’Europa sono aumentati e l’emigrazione di ritorno verso l’Italia costituisce un elemento di novità. Anche in questo caso le politiche italiane non hanno probabilmente favorito l’ingresso di una emigrazione qualificata dall’Argentina, la maggioranza dei flussi si è rivolta alla Spagna. Attraverso un approccio divulgativo, ma allo stesso tem¬po scientifico, il volume contribuisce, inoltre, a non dimen¬ticare il sacrificio di tanti italiani ed anche a comprendere maggiormente la nostra storia. Le novità di questo lavoro possono individuarsi in tre aspetti. Nell’ottica di lungo pe-riodo, che va dalla fine del diciannovesimo secolo fino ai giorni nostri, per mostrare come il movimento migratorio, sullo sfon¬do dei cambiamenti politici ed economici di due territori così lontani e diversi, ab¬bia unito e confuso diverse popolazioni. Il secondo è il lega¬me fra sviluppo eco-nomico e movimento migratorio, mentre il terzo è nelle istituzioni, il loro ruolo e il loro impatto sul trend migratorio.

Elena Ambrosetti e Donatella Strangio, Italiani in movimento. Ripensare l’emigrazione italiana in Argentina, Roma, Edizioni Nuova Cultura, 2015 (Collana di studi Storici e sociali sull’emigrazione e gli italiani nel Mondo).

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Cinese la madre di Leonardo da Vinci?

Tutto il mondo parla della teoria del nostro Angelo Paratico
STEFANO PELAGGI - Chiamiamo Angelo Paratico, il nostro collaboratore a Hong Kong, dopo aver notato una incredibile attività attorno al suo nome. La tempesta mediatica è scoppiata dopo la pubblicazione di un articolo sul South China Morning Post, il principale quotidiano di Hong Kong in lingua inglese, nel quale Angelo parla di Leonardo Da Vinci.
In linea abbiamo trovato un suo articolo pubblicato sul blog di Dino Messina del Corriere della Sera (LEGGI) nel quale presenta la propria ardita teoria, secondo la quale la madre di Leonardo Da Vinci sarebbe stata una schiava domestica cinese e non una contadinella di Vinci.

Allora, Angelo, che hai combinato questa volta? Anche alla radio italiana hanno parlato del successo che sta avendo la tua originale idea.
Vero, Stefano, una bufera mediatica!

Una cosa buona, vogliamo sperare, non negativa?
Certo, ma un poco prematura, avrei preferito attendere ancora qualche mese. Parliamo di un libro che ho già scritto, in inglese, ma che non è ancora stato pubblicato. Ho solo un accordo verbale con un editore cinese, che lo sta facendo tradurre. Pensa che nella sola Cina e Taiwan, nel solo giorno di mercoledì 3 dicembre, in più di cinque milioni hanno clikkato su vari blog e articoli che riguardano la mia teoria sulla madre di Leonardo e in centosessantamila hanno lasciato dei commenti. Potenza di Leonardo e del nazionalismo cinese!

E com'è iniziata questa valanga?
Da un articolo in inglese sul mio blog (LEGGI) nel quale descrivevo la somiglianza fra un misterioso schizzo di una chiesa – un’opera certa di Leonardo Da Vinci - conservato a Venezia alle Gallerie dell’Accademia e la sua somiglianza con la facciata della Chiesa del Gesù di Roma, la sede dei Gesuiti, disegnata da Giacomo Dalla Porta e costruita trent’anni dopo la morte di Leonardo. Sappiamo che il codice di Bill Gates, acquistato per 31 milioni di dollari nel 1994 dal fondatore di Microsoft, è stato posseduto da un Guglielmo Dalla Porta, un altro architetto imparentato con  l’autore della facciata della Chiesa del Gesù. Dunque lo schizzo del genio fiorentino precedeva di trent’anni lo stile architettonico barocco rappresentato da quella facciata. Quella chiesa è stata poi un esempio per la costruzione di altre chiese gesuitiche in giro per il mondo, inclusa la cattedrale di San Paolo di Macao, progettata dal beato Carlo Spinola s.j. che fu poi martirizzato in Giappone.
Il blog venne notato a Macao e un quotidiano della ex colonia portoghese di Macao, Ponto Final, che mi aveva intervistato. Tale articolo in portoghese venne notato da una giornalista del South China Morning Post, Raquel Carvalho, che mi chiese di incontrarla per preparare un’articolo. Durante il nostro incontro, al circolo dei corrispondenti esteri di Hong Kong, mi chiese perché ero interessato a Leonardo e fu così che le parlai del libro al quale sto lavorando da tre anni, che verste sulle influenze orientali in Leonardo, forse riconducibili a sua madre. La cosa la interessò molto, a tal punto che la chiesa di Macao venne posta in secondo piano.

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