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Last updateDom, 15 Lug 2018 10am

Noi, l’Italia che ci piace... Intervista a Jean Marc Tosello, direttore de l’Ecole d’art contemporaine di Lussemburgo

CALOGERO NICOSIA* - Per dar il via alla nostra nuova iniziativa’’ Noi l’Italia che ci piace’’ non potevamo iniziare meglio che nel raccontare, seppur in breve, la storia appassionante di Jean Marc Tosello, fondatore e direttore dell’ Ecole d’art contemporeaine di Lussemburgo, la sola, ci tengo a sottolinearlo, ad essere stata riconosciuta dalle autorità lussemburghesi, a prova del professionalismo e della qualità del suo insegnamento. Jean Marc Tosello non approda a Lussemburgo direttamente dall’Italia, padre di origine veneta e madre biellese, egli cresce in Francia, si avvicina agli studi di ingegneria e decide poi si consacrarsi all’arte pura,  frequenta l’Art Deco di Metz e nel 1993 fonda a Lussemburgo la sua scuola d’arte.  
Come italiano residente in Francia, passato poi a Lussemburgo, il nostro Jean Marc Tosello si sente ‘’ doppiamente immigrato’’. Una prima caratteristica che subito cattura la mia attenzione risiede nel fatto che Jean Marc Tosello è un vero ‘’cittadino’’ nel senzo Greco del termine, un uomo cioè che s’impegna per la sua comunità. Milita in politica sin da giovane, sarà assistente parlamentare e allo stesso tempo rimane sempre in prima linea per portare il suo aiuto alle persone meno fortunate e nel modo migliore che conosce: attraverso l’arte. Sarà infatti attivo in alcune attività ricreative nei penitenziari francesi, dove insegnerà arti plastiche ai detenuti. Ancora oggi Jean Marc Tosello usa i locali della sua scuola per dare spazio avarie associazioni culturali,sempre con lo scopo di promuovere il dialogo e la cultura.
Mi ha molto colpito il fatto che il nostro intervistato intende l’arte come ‘’trasformazione’’ intesa anche come trasformazione sociale e di come sia stato capace di realizzare tale idea nella sua stessa vita e nella sua stessa condizione di immigrato. Jean Marc ci spiega che anche se la società del paese di accoglienza cerca di farti vivere la condizione di immigrato ‘’come un handicap’’ in realtà tale condizione è un plus value, una ricchezza in più! Peché essere immigrato, continua il nostro connazionale, ‘’ ti impone una cultura dello sforzo e ti obbliga di credere in te stesso’’
Guardandomi intorno, circondato da decine di tele composte dai suoi entusiasti allievi, chiedo se c’è una qualità ‘’italiana’’ che lo abbia aiutato nel suo cammino artistico, anche se Jean Marc si definisce ‘’figlio del vento’’  , il nostro artista ‘’nomade-italiano’’ non ci pensa su due volte a rispondere ‘’la sensibilità e la cultura del bello’’. Ecco le due componenti ( italianissime) che lo hanno aiutato nella sua vita di artista.
Dopo un ora di intervista, lascio con grande riluttanza la scuola laboratorio di Jean Marc, con riluttanza perché sarei rimasto ben volentieri a parlare ancora per ore con il nostro connazionale:    Un uomo semplice e discreto, pieno di vissuto e in cui ogni immigrato può ritrovare gli aspetti della sua propria vita e della sua propria immigrazione: Fatta di duro lavoro e sacrifici, sforzo di integrazione ed anche di  tanto coraggio e ideali. Permettetemi di dire, infine , che il nostro Jean Marc Tosello ha saputo imporsi una rivincita tutta all’italiana, ‘’ a colpi d’Arte’’
*Coordinatore Nazionale MAIE (Movimento Associativo Italiani all’Estero) in Lussemburgo

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