Sab11252017

Last updateMar, 14 Nov 2017 3am

L'ALTRA TRAMA

RICARDO A. FAERMAN - La politica in certi casi riesce a bloccare in modo massiccio la paura della propria coscienza, e, tra parentesi, la società non prova abbastanza vergogna o colpa per aver agito contro i propri principi anche relativi a origini o credenze. Qualsiasi somiglianza con la descrizione di ansietà morale stabilita da SIGMUND FREUD è accettata fin da oggi come valida. Alcuni mezzi di informazione fungono da effettori, reagiscono per comodità alle proposte della politica e creano le tematiche di dibattito; la forma e l'intensità della presentazione producono quel blocco che persiste fino a quando l'idea di potenziale giovamento domina la situazione. Questa società di pochi costituita da politici e mezzi di informazione ha solitamente valore temporaneo, con i primi che vogliono mantenere il potere e i secondi che cercano di sostenere la circolazione e la vendita ai divulgatori di informazioni. Ed ecco che inoltre queste società di pochi hanno esplorato e estratto quasi tutto il valore presente nel tessuto sociale e già da un po' di tempo si sono specializzati nella questione della propria identità e nell'incentivo del risentimento. Ed è così che cominciamo a intravedere le crepe che minano l'integrità delle società che in fondo non avevano dei veri e propri problemi di convivenza, o almeno erano progredite materialmente senza cadere quasi mai in questo problema. Le crepe si osservano da una lontananza metaforica anche negli stati in cui i propri cittadini non avevano alcun problema di convivenza né di utilità nell'avere fratture interne. Quali lotte c'erano negli Stati Uniti, Italia o Spagna? E questo solo per citare le società più sviluppate. Gli americani vivranno meglio amareggiandosi fino alle prossime elezioni di medio termine?
Gli italiani otterranno davvero stabilità, progresso e stimolo per la loro creatività naturale continuando a dividersi tra jus sanguinis e jus soli oppure questa è semplicemente una nuova discussione creata ad arte per avere uno strumento che generi sempre più rabbia? E i catalani? Che cosa accadrebbe alle prossimi due o tre generazioni se dovessero vivere una transizione di separazione dalla Spagna?
La politica e i mezzi di informazione, in alcuni casi, si alleano per creare fratture, distraendosi però dal loro reale problema, che è la crescita di un'altra trama di potere basata sull'unità e l'integrazione, silenziosa ed efficace. Una trama che avanza e si installa senza soluzione di continuità e che secondo una stima odierna ci sono 2,5 miliardi di persone che comunicano tra di loro 17 volte al giorno. Facebook ha 1,7 miliardi di utenti e la sua controllata WhatsApp più di 1,0 miliardi, YouTube (Google) ha 1,0 miliardi di utenti, Twitter 300 milioni, Instagram (Facebook) 400 milioni e Snapchat circa 200 milioni, mentre Netflix è ora vicino a 50 milioni di abbonati a pagamento che accedono ai propri contenuti esclusivamente tramite Internet. Google ha a sua volta 1,2 miliardi di utenti e una capitalizzazione di mercato di oltre 500 miliardi di dollari, anche se attualmente detiene soltanto il 10% del mercato in Cina. La capitalizzazione di mercato di Facebook è simile e la somma di entrambe supera un trilione di dollari. I grandi distributori emergenti di questa nuova tecnologia, AMAZON e ALIBABA, hanno circa 500 milioni di utenti ciascuno e avanzano senza fermarsi, mercato per mercato, segmento per segmento, inglobando tutto ciò che sembra inerte. Di recente AMAZON ha iniziato a richiedere licenze per distribuire farmaci negli Stati Uniti, costringendo le aziende farmaceutiche ad acquistare assicurazioni per non perdere capacità di negoziazione con i laboratori. Google e Facebook sono ormai prossimi a diventare fornitori di telefonia e internet attraverso sistemi molto sofisticati che consegneranno letteralmente nelle loro mani i sistemi di comunicazione, i quali saranno molto probabilmente gratuiti nella maggior parte dei casi.
La libertà di offrire accesso gratuito a Internet senza alcun addebito è oggetto di discussione in questi giorni. Chi potrà fermare questi colossi e per quanto tempo? E la trama non conosce freni, i baby-boomers (50-65) hanno lo stesso atteggiamento della generazione X (36-49) oppure dei millenials (20-35)? Gli ultimi due gruppi non comprano senza "googlare" e tendono a verificare i contenuti su Internet prima di "confermare" ciò che vogliono acquistare, non importa di cosa si tratti. La generazione di fratture è probabile che sia l'ultimo tentativo da parte di politici mediocri volti a mantenere un certo potere in questa fase di transizione, mentre la generazione X e i millennials finiscono di imporre i propri codici di comprensione, conferma, comunicazione e acquisto.
Ciò che rientra in queste fratture sono il tempo sprecato, i lavori non realizzati, il progresso sterile, insomma, la qualità della vita sempre peggiore delle vittime di quello che è forse l'ultimo atto delle persone mediocri. Il mondo è ancora un totale stato con l'avanzamento di un sistema di comunicazione, contatti e logistica sempre più accessibili, che in un tempo non lontano coprirà la maggioranza assoluta dell'umanità, che per la prima volta si vedrà integrata in tempo reale, acconsentendo senza restrizioni al trasferimento di informazioni, conoscenze, beni e servizi. E già che procediamo in questa direzione, guidati dal più potente complesso aziendale mai conosciuto, le cricche di alcuni politici mediocri ci fanno perdere tempo con la loro vecchia abitudine del divide et impera, ovvero dividi e comanda. Fortunatamente già si intravede in tutto il mondo un'altra classe dirigente, integratrice, comunicativa e promotrice della felicità attraverso la creazione di strumenti per la crescita personale, potremmo chiamarli politici del nuovo corso, del tempo che verrà, queste nuove figure produrranno la trasformazione mancante affinché il mondo possa trarre pieno vantaggio da ciò che la tecnologia è stata in grado di fornire.

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Lettera del Ministro David Tawei Lee alla comunità internazionale sull’ostracismo nei confronti di Taiwan

Il ruolo di Taiwan nella lotta per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile può essere decisivo nel quadrante Asia-Pacifico. I successi taiwanesi nel campo dello sviluppo sostenibile, della cooperazione allo sviluppo e nelle emergenze naturali e sanitarie mostrano una perfetta aderenza del paese agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile fissati dall’ONU. L’apporto taiwanese al raggiungimento degli stessi può essere molto importante: nella sua lettera, che abbiamo pubblicato integralmente, il Ministro David Tawei Lee lancia un appello alla comunità internazionale per far cessare l’ostracismo nei confronti di Taiwan.
David Tawei Lee, Ph.D. – Ministro degli Affari Esteri, Repubblica di Cina (Taiwan) - “Nel momento in cui intraprendiamo questo grande viaggio collettivo, ci impegniamo affinché nessuno venga lasciato indietro” – Transforming Our World: the 2030 Agenda for Sustainable Development.
New York è una delle destinazioni turistiche più popolari al mondo. I visitatori provenienti da Taiwan, così come quelli degli altri Paesi, amano vivere in prima persona le principali attrazioni della città – la Statua della Libertà, Times Square e, ovviamente, il nervo centrale degli affari internazionali: il quartier generale delle Nazioni Unite. Questi punti di riferimento – soprattutto l’ultimo – sono simboli di parità, di diversità e di libertà. Purtroppo, la brillante lucentezza di questi ideali si è opacizzata di recente, dal momento che sempre più visitatori provenienti da Taiwan si ritrovano allontanati dal suolo dell’ONU, discriminati semplicemente a causa del loro Paese d’origine.
L’ONU riguarda i popoli, tuttavia l’universalità dei diritti umani che l’ONU proclama non è estesa a Taiwan e ai suoi 23 milioni di abitanti. Questo trattamento spiacevole risale al 1971, quando il nostro governo ha perso la propria rappresentanza nell’organizzazione – e, nei decenni successivi, Taiwan ha vissuto l’isolamento e le sfide collegati alla propria situazione internazionale. Nondimeno, questa avversità ci ha spinto avanti e noi non ci siamo mai tirati indietro, siccome crediamo fortemente che coloro che seguono il sentiero della virtù non possono mai essere davvero soli.
Viaggiando per il mondo in qualità di Ministro degli Affari Esteri, mi sono sempre meravigliato di come l’esperienza di Taiwan in settori quali la protezione ambientale, la sanità e la medicina, l’agricoltura, l’istruzione e l’ICT abbia aiutato i nostri partner a crescere e svilupparsi. Noi siamo impegnati a continuare la nostra interazione e cooperazione con i nostri amici e i nostri partner, e a mantenere la pace globale, la sicurezza e la prosperità attraverso una mutua benefica collaborazione.
Nonostante gli sforzi di Taiwan e il riconoscimento che ha ottenuto, nonostante il bisogno di universalità, e nonostante la promessa ripetuta di non voler lasciare indietro nessuno, l’ONU sembra lieto di lasciare indietro 23 milioni di abitanti di Taiwan. Nel maggio di quest’anno, Taiwan non è stata ammessa a presenziare alla 70ª Assemblea Mondiale della Sanità, nonostante abbia partecipato in qualità di osservatore nei precedenti otto anni consecutivi. Rifiutare Taiwan – che ha investito oltre 6 miliardi di dollari in aiuti medici e umanitari internazionali sin dal 1996, arrecando beneficio a milioni di persone in tutto il mondo – va contro il senso comune, e crea un punto cieco nelle operazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, come quello che è costato molte vite durante l’epidemia di SARS del 2003.
Questo ingiusto trattamento, comunque, non ha impedito e non impedirà mai a Taiwan di compiere i propri doveri, sia nei confronti del suo popolo, sia nei confronti della comunità internazionale. Taiwan è la 18ª economia commerciale mondiale ed è 11ª per libertà economica; in qualità di ciò ha reso le sue leggi e i suoi regolamenti in linea con le convenzioni sui diritti umani dell’ONU, e per quanto concerne i valori democratici, Taiwan ha lavorato duramente come qualsiasi Paese – e forse anche più duramente di molti altri – per incrementare l’uguaglianza. Il popolo taiwanese ha eletto la sua prima Presidente donna nel 2016, ed è di genere femminile anche il 38% dei suoi legislatori. Taiwan è anche sede di una vibrante società civile, le cui organizzazioni civiche aiutano con costanza il mondo. E ogni volta che i disastri naturali colpiscono, le squadre di recupero appartenenti a ONG taiwanesi sono già lì sul territorio, pronte a fornire assistenza, con la loro devozione e la loro professionalità sotto gli occhi di tutti.
Taiwan sta ora lavorando alla sua prima “Voluntary National Review”, che documenterà molti dei suoi concreti successi riguardanti gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) dell’ONU. In termini di salute pubblica e medicina, per esempio, negli anni recenti Taiwan ha lavorato a fianco a una moltitudine di altri Paesi per combattere malattie infettive come la MERS, l’Ebola e la Zika. Taiwan ha anche continuato a sostenere l’economia e l’energia verdi, mirando a elevare la proporzione di energia rinnovabile generata per il fabbisogno del Paese fino al 20% (cinque volte il livello attuale) entro il 2025, mentre al tempo stesso punta a diminuire le emissioni carboniche ad almeno il 50% dei livelli del 2005 entro il 2050.
I possessori di passaporto taiwanese godono della possibilità di viaggiare senza bisogno di visto, o con altre forme facilitate, verso 165 Paesi e territori, il che dimostra il rispetto che turisti, uomini d’affari e accademici taiwanesi si sono guadagnati in tutto il mondo. Nonostante ciò, sono ancora impossibilitati a fare anche un solo singolo passo all’interno dell’ONU.
Per anni, ai rappresentanti delle molte ONG taiwanesi impegnate nella tutela dei diritti delle popolazioni indigene, del lavoro, dell’ambiente o delle donne, è stato impedito di prendere parte agli incontri e alle conferenze tenute al quartier generale dell’ONU a New York e al Palazzo delle Nazioni a Ginevra, semplicemente perché provenivano da Taiwan. Similmente, per l’oltraggio della comunità internazionale dei media, ai giornalisti taiwanesi non è concesso di coprire gli incontri dell’ONU di persona.
Queste misure discriminatorie messe in piedi dai burocrati dell’ONU – rivolte specificatamente contro il popolo taiwanese – sono giustificate in maniera non appropriata  dall’invocazione e dall’uso errato della Risoluzione 2758 (XXVI) dell’Assemblea Generale del 1971. E’ importante ricordare che, mentre ha fornito il seggio alla Repubblica Popolare Cinese all’interno dell’ONU, questa risoluzione non ha affrontato il tema della rappresentanza di Taiwan e del suo popolo nell’organizzazione; ancora meno, ha offerto alla RPC il diritto di rappresentare il popolo di Taiwan.
E’ importante evidenziare qui la realtà politica, che è quella che la RPC non ha ora – né ha mai avuto – giurisdizione su Taiwan. In realtà, come dimostrato dal suddetto divieto di ingresso ai taiwanesi all’interno del quartier generale dell’ONU, la RPC esercita più influenza all’interno dell’ONU che in Taiwan.
Il preambolo dello Statuto delle Nazioni Unite parla con decisione della missione dell’organizzazione, che è quella di “riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nella eguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole”. Il governo e il popolo di Taiwan credono fortemente che il loro coinvolgimento sarebbe a beneficio di tutti, specialmente quando l’ONU invita all’applicazione universale degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. L’assenza di Taiwan, d’altro canto, può solo continuare a paralizzare l’efficacia di questi sforzi globali.
Taiwan può fare molto per aiutare il mondo a costruire un futuro più sostenibile. Il popolo di Taiwan necessita della comunità internazionale per sostenere le nostre aspirazioni e il nostro diritto a un trattamento equo da parte dell’ONU. In ultimo, non lasciateci fuori dalla porta.

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La Marsigliese ha origini italiane

ANGELO PARATICO - La Marsigliese è famosissima, fra gli inni nazionali forse è il più celebre. Eppure pochi sanno che la musica esisteva già prima d'essere posta sullo spartito, la notte del 25 Aprile 1792, da Claude Joseph Rouget de Lisle.
A quel tempo la Francia era in guerra contro l'Austria e, intrattenendo a cena degli ufficiali francesi, il sindaco di Strasburgo lamentò il fatto che la Francia non possedesse un proprio inno. Rouget de Lisle, uno degli ufficiali presenti, tornò nella propria baracca e nella notte buttò giù questo pezzo musicale, che intitolò "Chant de guerre pour l'Armée du Rhin."
Le parole che compose quella notte sono ancor oggi potenti e riescono a trasmetterci un forte spirito, che ci fa tremare le vene, sposandosi stupendamente con le note musicali, che, Rouget de L'Isle disse di aver composto.
Quella canzone fu subito popolare fra i soldati e, successivamente, divenne il simbolo dei rivoluzionari francesi. Divenne nota come la Marsigliese solo dopo che fu cantata dai volontari di Marsiglia che, giunti a Parigi, parteciparono alla presa del palais des Tuileries, il 10 Agosto 1792.
Rouget de Lisle era un capitano dell'esercito reale francese ma nel 1793 rifiutò di giurare fedeltà alla nuova costituzione rivoluzionaria e fu perciò imprigionato, andando vicino a salire la ghigliottina. Fu liberato solo per via dell'arresto di Robespierre, che segnò la fine del tempo del Terrore. Immaginiamo il suo grande fastidio nell'udire la sua bella canzone uscire dalle bocche dei sanculotti!
Napoleone Bonaparte non fu mai un fan della Marsigliese e la fece mettere da parte durante l'Impero. Fu poi proibita durante la restaurazione, da re Luigi XVIII. Con la salita al trono di Napoleone III, la Marsigliese venne lasciata da parte, dato che l'inno nazionale francese in quei giorni era Partant pour la Syrie che suona piuttosto profetico ai giorni nostri...
La Marsigliese tornò in auge nei giorni della Comune, nel 1871 e fu poi dichiarata ufficialmente l'Inno Nazionale francese nel 1879. Ma allora, chi scrisse questa musica? Credo non esistano dubbi in merito: fu Gian Battista Viotti, che la compose nel 1781, ben 11 anni prima di Claude Joseph Rouget de Lisle.
Ora, non vogliamo biasimare o accusare di disonestà un uomo come Rounget de Lisle - uno che preferì morire in povertà piuttosto che scendere a compromessi con la propria coscienza e tradire il giuramento fatto al re - va però detto a onor del vero  che non si tratta d'una casuale somiglianza, ma è, piuttosto, la stessa, identica cosa. Ed è spiacevole che la Francia non lo ammetta, concedendo a Viotti un onore postumo che gli spetta.
Ecco ciò che dice Frederic Frank-David, ex direttore del Museo della Marsigliese: "Vi è un certo grado di probabilità che Rouget sia stato ispirato dalla musica di Viotti, forse consciamente o inconsciamente."
Questo è vero ma è difficile pensare che fu una cosa inconscia. Basti dire che sentendo le due musiche in sequenza si capisce che sono la stessa cosa, nota dopo nota.
Giovanni Battista Viotti nacque a Fontanetto Po, un piccolo comune in provincia di Vercelli, nel 1755 e morì a Londra nel 1824. Fu direttore del King's Theatre di Londra, poi si trasferì in Germania per due anni (1798-1800); infine rientrò a Londra, dove restò sino alla morte, salvo che per una breve parentesi a Parigi, dove fu direttore del Theatre des Italiens.
Viotti vien oggi considerato uno dei maggiori violinisti mai esistiti, ma fu anche un grande compositore, fra l'altro, durante la sua lunga carriera scrisse di ben 29 concerti.

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L’ammirazione degli americani per Mussolini

Il Prof. Matteo Pretelli parla del fascino esercitato dal Duce sugli americani in un’intervista rilasciata ad Umberto Mucci, che si può leggere online: http://wetheitalians.com/interviste/28753-mussolini-and-the-united-states-a-historical-perspective.
L’intervistatore, Umberto Mucci, è il creatore di We the Italians, il portale internet dedicato alla descrizione di tutto ciò che riguarda l’Italia e gli Italiani negli Stati Uniti d’America e ai rapporti tra i due Paesi (www.wetheitalians.com). We the Italians, unico nel suo genere, ospita già oggi migliaia e migliaia di contenuti - divisi per tema e per ciascuno dei 50 Stati - provenienti da diverse delle 2.500 istituzioni, associazioni, università, feste e gruppi censiti presso il suo database unico sulla rete, insieme a news, video, eventi e altri servizi sempre riguardanti l’italianità in America in tutte le sue diverse forme e coniugazioni, più le interviste che da un anno Umberto Mucci svolge presso importanti personalità che ricoprono un incarico presso soggetti che operano nei rapporti tra Italia e USA, interviste che hanno preso la forma di un libro pubblicato sia in italiano che in inglese.
L’intervistato, Matteo Pretelli, è uno studioso delle relazioni fra le comunità italiana e americana e delle relazioni fra Italia e USA soprattutto nel periodo fra la prima e la seconda guerra mondiale, dell’emigrazione italiana negli States e della promozioni di lingua e cultura italiana.

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A proposito di invasione islamica

La missione segreta di Leonardo Da Vinci in Friuli per fermare un’invasione islamica
ANGELO PARATICO - Il 1499 è un anno pieno di colpi di scena. Il ventottenne re di Francia, Carlo VIII, una sera alza troppo il gomito e, rientrando nei propri appartamenti del castello d’Amboise sulla Loira, non s’accorge d’una architrave più bassa delle altre e vi picchia una regal testata. Non riesce più a dormire e il dolore aumenta durante la notte: viene chiamato il medico di corte ma non può nulla e il 7 aprile il re muore a causa d’una emorragia cerebrale. Qualche giorno dopo, il 26 aprile, Leonardo Da Vinci riceve la sua bella vigna da Ludovico Sforza, a Milano, vicino al convento di Santa Maria delle Grazie nel centro di quella ricca città.
Il 28 aprile la corona francese passa a Luigi XII: una pessima notizia per l’Italia e per i suoi fragili equilibri, perché quel re accampa pretese dinastiche su Genova e sul ducato di Milano, per via d’una sua nonna appartenente alla casata dei Visconti, una dinastia alla quale gli Sforza, secondo il nuovo monarca, hanno ingiustamente tolto Milano. Ludovico il Moro sa di aver i giorni contati e mette in moto i propri ambasciatori, cercando di parare il colpo.  Mobilita Massimiliano d’Austria, lo sposo di sua nipote e arruola migliaia di mercenari svizzeri. Ordina che il bronzo messo da parte per fondere il gran cavallo di Leonardo da Vinci per commemorare suo padre, Francesco Sforza, venga subito spedito a Mantova per esser fuso in cannoni. I veneziani si schierano con i francesi e allora il Moro si schiera con i turchi, nemici dei veneziani. I turchi entrano in Friuli, valicando l’Isonzo e il Tagliamento e vi saccheggiano dei villaggi, portandosi via centinaia di prigionieri, donne e bambini, che rivenderanno come schiavi. Leonardo dapprima resta a Milano e v’accoglie Luigi XII che vi entra trionfalmente il 6 ottobre 1499. Il re rimane incantato dalla Ultima Cena dipinta da Leonardo al punto di pensare di demolire il muro e portarselo in Francia.
Milano però è diventata pericolosa: i balestrieri guasconi usano la forma in creta a grandezza naturale del gran cavallo di Leonardo per far pratica di tiro e la distruggono.
Leonardo pensa bene di andarsene e a dicembre parte per Mantova con i propri allievi e con l’amico matematico Luca Pacioli. Si fermano da Isabella d’Este per qualche giorno e poi riprendono il cammino verso Venezia.
Siamo certi che Leonardo andò a Venezia dove restò per uno o due mesi, solo per via d’una conferma secondaria: una lettera del liutaio Lorenzo Gusnasco a Isabella d’Este e una sua noterella nel Codice Arundel, conservato a Londra: “Ricordo come a dì 8 di aprile 1503 io Leonardo da Vinci prestai a Vante miniatore ducati 4 d’oro in oro [...] Ricordo come nel sopradetto giorno io rendei a Salaì ducati 3 d’oro, i quali disse volersene fare un paio di calze rosate co’ sua fornimenti, e li restai a dare ducati 9, posto che lui ne de’ dare a me ducati 20, cioé 17 prestaili a Milano e 3 a Vinegia[...]”. Il Salai, Gian Giacomo Caprotti, fu il discepolo prediletto di Leonardo, un monello al quale il grande uomo non sapeva mai dir di no.  Questo è tutto!
Nel mese di febbraio del 1500 il Moro riprende Milano alla testa dei suoi mercenari ma riesce a tenerla solo per un mese e poi, tradito dagli svizzeri a Novara, vien portato in una gabbia di ferro sino a Loches, in Francia, dove morirà. Luca Pacioli conosceva molte persone importanti a Venezia e conoscendo la sua ammirazione per il genio toscano gliele avrà certamente presentate.
La scarsità delle notizie par quasi indicare che Leonardo Da Vinci sia stato impegnato in una missione segreta... e questo è possibile, poiché a quel tempo non era certo che Ludovico il Moro e la sua coalizione sarebbero usciti perdenti da quella guerra, e se avessero vinto a Leonardo avrebbero tolto la sua amatissima vigna, o peggio, accusandolo d’intelligenza con il nemico. Ma di che missione si trattava?
Possiamo farcene un’idea dal foglio 638° V del Codice Atlantico conservato presso alla biblioteca Ambrosiana di Milano e noto come Memorandum Ligny. E’ una pagina che mostra di essere stata più volte ripiegata e forse nascosta in una tasca, con un frammento mancante. Vi  troviamo sopra due abbozzi di lettere scritte di pugno di Leonardo e che paiono dirette al Senato Veneto. Riguardano degli studi per difendere il Friuli dagli assalti dei turchi. Infatti vi si parla di difese da costruire sull’Isonzo per contrastarli, ed è notevole il fatto che Leonardo avesse capito che la linea per contenerli era proprio quel fiume, infatti vi si dice, fra l’altro: “Illustrissimi signori, avendo io esaminato la qualità del fiume l’Isonzio, e da’ paesani inteso come per qualunque parte di terraferma...”.
Leonardo deve aver condotto un’ispezione sulle rive del Isonzo e parlato a chi ci abitava. Forse proponeva di farlo straripare per allagare il contado e impedire alla cavalleria turca di passare, poi passa a discutere di possibili sbarramenti fatti con delle palificazioni.
Esiste un’altra notazione di Leonardo che ci conferma nell’idea che effettivamente egli vi condusse un’ispezione e che propose delle modifiche difensive. Parliamo sempre del Codice Atlantico al foglio 822 v, che risale al 1508, dove ricorda certi suoi studi fatti in passato: parla di un sistema per il trasporto delle artiglierie studiato per Gradisca del Friuli: “ Bombarde da Lion a Vinegia col modo ch’io detti a Gradisca in Frigoli e in Ovinhie (Udine?)”. Più avanti troviamo uno schizzo sul quale annota: “Il ponte di Goritia” e “Vilpago (Wippach).”
Del sopralluogo di Leonardo non esiste traccia negli archivi veneziani, ma sappiamo che il 13 marzo 1500 il Senato veneto discusse d’inviare Giampaolo Manfron con una delegazione di tecnici in Friuli e che durante il dibattito Pietro Moro (patron de l’Arsenale) s’alzò e disse che conosceva ingegneri militari che potevano preparare dei piani adeguati. A Pietro Moro fu affiancato Angelo Barozzi, un esperto di fortificazioni.
Una loro prima relazione del 22 marzo chiedevano più soldati e più armi e il 3 aprile il Moro e il Barozzi rientravano a Venezia, dove presentavano le loro raccomandazioni al Senato della Serenissima.  E’ possibile che Pietro Moro dev’essersi portato dietro Leonardo per avere un parere tecnico alternativo a quello del Barozzi, che passava per essere un uomo testardo e dal carattere difficile.
Il timore d’una invasione turca scemò dopo il 13 aprile 1500 quando i francesi sconfissero e catturarono il Moro, ponendo termine alla guerra.
Nel mese di aprile del 1500 Leonardo e Luca Pacioli si trovano già a Firenze, e la missione segreta in Friuli è terminata. Leonardo, nel 1502, prende servizio come ingegnere generale di Cesare Borgia, ma poco appare nelle sue note di ciò che vi fece a livello bellico ed è solo grazie al suo amico e ammiratore Luca Pacioli che sappiamo che fu grazie a un suo intervento - che fu visto come prodigioso - che l’esercito del Borgia potè valicare un fiume che lo bloccava, ma di questo Leonardo non ne accenna neppure nei suoi scritti.

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