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"The Dew of Heaven", l'ultimo libro di Angelo Paratico

ANDREA BETTINELLI DAL CIN - Il nostro Angelo Paratico ha da poco pubblicato un nuovo libro presso la casa editrice Cactus Moon, di Tempe, in Arizona.
L’ha scritto in lingua inglese e s’intitola “The Dew Of Heaven” un versetto tratto dal libro della Genesi, che possiamo tradurre come ‘La rugiada celeste. ‘
Intervistiamo l’autore presso la Società Dante Alighieri di Hong Kong, prima della presentazione della sua ultima opera a un pubblico di attenti lettori cinesi e d’italiani residenti nell’ex colonia britannica, posta nel sud della Cina.

Si tratta di un romanzo o di un’opera storica, come il tuo precedente libro dedicato a Leonardo Da Vinci?
Si tratta di un’opera storica che verte sulla presenza italiana in Cina dal 1892. Uso la fantasia, in altre parole la mia logica, solo per unire certi fatti, saldandoli come gli anelli di una catena.

L’Italia in Cina?
Certo. L’Italia giocò un notevole ruolo in Cina, soprattutto dall’invio delle nostre truppe a Pechino, nel luglio 1900, per liberare le legazioni diplomatiche assediate dai Boxer. Il nostro rappresentante diplomatico, il marchese Giuseppe Salvago Raggi, fu uno dei protagonisti della resistenza a quei folli che li volevano massacrare, ma poi non se ne vantò come fecero altri, infatti, il suo diario è stato pubblicato solo qualche anno fa. Salvago Raggi si trovò assediato per 55 giorni, assieme alla moglie e al figlioletto Paris, durante i quali erano convinti di morire torturati e sgozzati.

Noi italiani mandammo delle truppe in Cina?
Certo, e la Cina ci dichiarò guerra per questo. Inviammo una flottiglia di sei navi, guidate dall’Ammiraglio Camillo Candiani d’Olivola e tremilaseicento soldati, perlopiù bersaglieri. Si distinsero tutti, nonostante il loro equipaggiamento non fosse adeguato a quell’impresa.

Dunque, Salvago Raggi è il protagonista del suo libro?
No, non lo è. Il protagonista del mio libro è un ufficiale di Enna, in Sicilia, che prima partecipò alla battaglia di Adua e poi s’offrì volontario per la spedizione in Cina, seguendo il colonello Tommaso Salsa, che ad Adua aveva consigliato al generale Oreste Baratieri di ritirarsi e di non badare ai telegrammi del primo ministro, Francesco Crispi, che lo incitava a dar battaglia. Questo tenente, all’interno della Cina, incontrò la donna della sua vita e, anche per questo motivo, decise - una volta congedato nel 1902 - di stabilirsi nell’ex colonia portoghese di Macao e nella vicina Hong Kong, impiantandovi un’attività. Prima di morire, nei primi anni sessanta, decise di scrivere un diario della propria avventura, un diario contenente certi dettagli che avevano e hanno tuttora delle implicazioni geopolitiche pericolose.

Ci puoi raccontare di più?
Certamente no. Guasterei ai miei lettori il piacere di leggerlo…

Va bene. Ma è stato difficile studiare la parte giocata dall’Italia in Cina?
Sì, molto. Dalla fine della seconda guerra mondiale è calato l’oblio su quei fatti storici e, per questo motivo, sono dovuto andare alla ricerca di vecchi libri e di antiche memorie per ricostruire quei fatti. Solo per ricostruire il processo del tenente Vito Modugno, un ufficiale che dopo aver partecipato all’impresa cinese, tornato a casa, fu accusato di aver ammazzato la moglie, inscenando un suicidio. Quello fu il primo grande processo mediatico della nostra storia e, se fosse esistito Bruno Vespa nel 1905, ci avrebbe costruito sopra varie puntate di Porta a Porta. Alla fine, dopo di tanto cercare, riuscii a scovare gli atti del processo che lo videro assolto.

Pensi a un’edizione italiana del tuo libro?
No, non ci penso per nulla. Questo libro l’avevo scritto in italiano ma era stato rifiutato dalla casa editrice Mursia di Milano, che pure mi aveva già pubblicato due libri, facendomi far anticamera per otto mesi, per poi dirmi che non erano interessati. Dopo il loro rifiuto lo sottoporsi ad altre case editrici italiane, che neppure mi degnarono di una risposta. E poi si parla di crisi dell’editoria in Italia. Credo che manchino serietà e organizzazione, non i lettori! Io risiedo a Hong Kong da trentacinque anni ma mi par di vedere da noi tutto un “mulo sfrega mulo.” Camarille politiche, amici di amici, comparsate televisive…no, non m’interessa.
Per questo motivo lo tradussi in inglese sottoponendolo ad alcune case editrici americane. Una mi rispose dopo mezzora, dicendomi che erano interessati, che lo avrebbero letto e, se interessati, mi avrebbero confermato la cosa nel giro di tre settimane. Dopo tre settimane mi mandarono il contratto. Ora sono anche in trattativa con un editore di Seoul che lo potrebbe fare uscire in coreano.

Quale sarà il tuo prossimo libro dopo The Dew of Heaven?
Una traduzione in inglese delle memorie del ministro Giuseppe Salvago Raggi, di cui parlavamo qui sopra.

Chi è quel fantasma che appare sulla copertina del tuo libro, fra i grattacieli di Hong Kong?
Ah, vero, pare un fantasma! Si tratta del napoletano Eugenio Zanoni Volpicelli, che fu nostro console a Hong Kong e Macao dal 1899 al 1919. Parlava una dozzina di lingue, fra le quali il russo, vari dialetti cinesi, il coreano e il giapponese. Pubblicò vari libri di storia e di politica, a Londra e a Parigi. Qualche cosa uscì pure in cinese. In Italia è sconosciuto, ma negli anni della sua presenza a Hong Kong veniva consultavano da tutti gli italiani che passavano di qui, anche Luigi Barzini. La sua tomba si trova a Nagasaki, in Giappone.

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