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Last updateMar, 14 Nov 2017 3am

Argentina

Nuova importante sinergia tra l'università La Sapienza di Roma e la UBA di Buenos Aires

STEFANO PELAGGI - L'accordo di cooperazione tra le due prestigiose università nel settore della sicurezza sul lavoro è opera del professore Simone De Sio e del professore Hector Alberto Nieto.
E' stato firmato il 6 maggio 2014 a Buenos Aires nella Presidenza della Facoltà di Medicina della UBA il Progetto scientifico in Medicina del Lavoro tra l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e l’Università di Buenos Aires.  Il Responsabile scientifico del progetto è il Prof Simone De Sio per la Sapienza ed il Prof Hector Alberto Nieto per la UBA. Il documento è stato firmato dai due Responsabili e dal Preside della Facoltà di Medicina della UBA. Alla firma è stato presente l’Addetto Scientifico dell’Ambasciata Italiana a Buenos Aires, Ing. Gabriele Paparo, che ha coordinato la collaborazione tra i due Paesi in questo settore della medicina il cui obiettivo è la formazione ed aggiornamento dello specialista in Medicina del lavoro che è in grado di essere l’interlocutore chiave del Datore di Lavoro e del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione.
Sarà attivata la collaborazione didattica e di ricerca nei settori delle seguenti discipline:
a) Studio dei fattori di rischio presenti negli ambienti di lavoro,la diagnosi, la fisiopatologia e la prevenzione
b) Impatto sulla salute dei lavoratori esposti
c) Comparazione della normativa italiana e della normativa argentina riguardante la tutela della salute e sicurezza nei luoghi e ambienti di lavoro
d) Predisposizione modelli applicativi per l’attività del medico del lavoro
E’ la prima collaborazione che si è attuata in medicina del lavoro con l’Argentina e prevede lo scambio di visite di studiosi, la partecipazione a programmi di ricerca, degli incontri di studio, seminari e corsi su temi previsti dall'accordo e lo scambio di documentazioni e pubblicazioni scientifiche.

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Congiura ai danni di Cristoforo Colombo

Che cosa vorranno fare del monumento del novigatore genovese? In troppi s’interessano dell’opera d’arte
EDDA CINARELLI - Ormai il monumento non esiste più. É stato smontato. Secondo i media argentini, Clarín e La Nación, per smembrarlo hanno usato addirittura una sega elettrica. I pezzi, che lo componevano, appoggiati sul pavimento sembrano lapidi di un cimitero. Una bella metafora perché é proprio al cimitero dove vanno i morti, in questo caso il monumento.
La domanda del sottotitolo é retorica. Dagli inizi di questa storia si sapeva che il Governo Nazionale lo voleva trasferire in un altro posto, lontano dagli occhi lontano dal cuore. In un primo momento sembrava a Mar del Plata, scartata questa possibilità perché la collettività italiana che vi risiede si é rifiutata di riceverlo, le sembrava, infatti, una mancanza di rispetto, resta la città di Buenos Aires. Alcuni mesi fa il capo del Gabinetto dei ministri del Governo Macri, Horacio Rodríguez Larreta, aveva proposto di sistemarlo vicino all’aeroporto, accanto al Club dei pescatori, l’offerta non era piaciuta. Ma Larreta non è persona da lasciar stare. É arrivata l’estate e dell’argomento non si é più parlato, i lavori di smantellamento però continuavano.
Credo che per un po’ abbiamo sperato di aver vinto, che il monumento restasse al suo posto, in Plaza Colón, dove é stato per circa un secolo, nel luogo scelto da chi lo aveva donato. Nel frattempo, quasi per scongiura o per mettersi al riparo, la collettività italiana ha chiesto aiuto ai parlamentari eletti all’estero. Ma si può essere così ingenui? Come fanno l’on. Porta e l’on. Merlo a lavorare insieme? I parlamentari eletti all’estero appartengono a schieramenti diversi e non hanno certo l’intenzione di collaborare tra loro. Il Maie, alcuni mesi fa cioè molto tempo dopo l’inizio di questa triste storia, ha chiesto all’ex ministro degli Affari Esteri Emma Bonino di interessarsi dell’argomento. Non é stata una buona idea. Il Governo Italiano non ha mai dimostrato, almeno negli ultimi anni, di interessarsi di noi e di conoscere l’Argentina: la società argentina, la politica argentina, gli emigrati e i loro discendenti. Tornando al quid della questione: a questa altezza il Potere Esecutivo Nazionale argentino (Pen),  il governo della città, i nostri parlamentari, il Ministero degli Affari Esteri (Mae) si interessano tutti del Monumento. Se n’é parlato molto, é diventato più importante di quello che era e nessuno di questi attori vuole fare una brutta figura, anzi tutti vogliono esserne i salvatori. Tutti, compreso il Governo Nazionale che l’ha fatto smantellare, vogliono dimostrare di avercelo a cuore. I loro interessi in questione combaciano, ma dove lo porteranno? Mi viene in mente di soppesare le diverse possibilità. Prima possibilità: Puerto Madero. Già prima si era proposto il “Paseo de los Italianos” vicino a Puerto Madero, ma l’ipotesi era stata eliminata perché il monumento é molto pesante e quel posto é costituito da terra rubata al fiume. Non mi pare che in nessun altro angolo dell’elegante quartiere ci sia spazio per il gruppo scultoreo. E poi diciamocelo pure, si é parlato tanto di questo monumento che alla fine gli hanno dato visibilità. L’hanno fatto diventare così familiare che ora lo amano tutti gli abitanti di Buenos Aires e quelli dell’intera Repubblica Argentina. Direi, quasi quasi che gli abbiamo dato più categoria, ammesso che sia possibile, e Puerto Madero francamente non é alla sua altezza. Infatti il rione é abitato soprattutto da stranieri, da nuovi ricchi, da politici e forse anche da qualche narcotrafficante. No, decisamente Puerto Madero non va bene.
Ma allora quale sarebbe la zona indicata per un’opera d’arte ormai tanto conosciuta ed amata? La risposta é la Recoleta ed Av. Del Libertador, le zone più aristocratiche di Buenos Aires. Se ci entrasse, direi che il posto giusto sarebbe addirittura il Cimitero de La Recoleta, accanto alle tombe dell’oligarchia argentina, vicino al Pantheon di Felicitas Guerrero, Eva Perón, dove riposano i ricchi delle famiglie celebri. Ma non é possibile, non c’é più spazio libero. Peccato poi che non ce ne sia nemmeno un centimetro quadrato in Av. Alvear, forse la strada più elegante della città, starebbe proprio bene accanto a “Palacio Duhau" che coppia eccezionale farebbero! Restano allora le belle piazze della zona: piazza Francia ma di statue ce ne sono già parecchie: “Plaza de la Flor”, lì un angolino ci sarebbe, ma non sarebbe in primo piano; piazza Justo José de Urquiza. Sono tutte sfolgoranti di vegetazione, tutte degne di siffatta opera d’arte.
A questo punto non ci resta che aspettare. Nei prossimi mesi sapremo la risposta di questa domanda, perché lì dov’é, il monumento non ci può restare. Non ce lo vuole il Presidente, Cristina F. Kirchner, che al suo posto vuole mettere la statua di Juana Azurduy, e gli altri non vogliono contraddirla. Però a una cosa nessuno sta pensando: alla Giustizia. Attenzione: togliere il monumento dal suo posto sarebbe una violazione alla Legge. Un giudice ha sentenziato, infatti, che l’opera d’arte deve essere rimontata e rimessa al suo posto. La sentenza deve passare in giudicato e violare la legge non mi pare proprio si addica a un governo democratico, qualsiasi esso sia.

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Messaggio dell'Ambasciatore per il Premio L'Italiano

L'Ambasciatore italiano a Buenos Aires, Teresa Castaldo, impossibilitata a partecipare alla cerimonia di consegna del PREMIO L'ITALIANO perché impegnata a Roma per la Conferenza degli Ambasciatori, ha inviato il seguente messaggio a L'ITALIANO:
Essendo impegnata in questi giorni a Roma per la X Conferenza degli Ambasciatori e non potendo pertanto partecipare in persona alla cerimonia di consegna del Premio all’eccellenza dell’italianità in Argentina sono lieta di poter inviare un saluto a tutti i partecipanti all’evento attraverso le pagine de "L’Italiano" promotore di questa lodevole iniziativa.
Si tratta di un’iniziativa che ha il pregio di cogliere due aspetti centrali dell’eccellenza italiana in Argentina: la diversità e l’integrazione. La diversità intesa come pluralità di settori in cui gli italiani in Argentina sono riusciti ad eccellere: nel mondo dell’informazione e in quello dell’imprenditoria, nella Pubblica Amministrazione, nella medicina e nelle professioni legali. Questa molteplicità di ambiti in cui gli italiani in Argentina sono riusciti a distinguersi è frutto della capacità della collettività italiana di integrarsi nella società argentina e di cogliere appieno le opportunità offerte da questo straordinario Paese.
L’emigrazione italiana in Argentina affonda le proprie radici nel XIX secolo e nel corso del tempo, con le successive ondate migratorie, è cresciuta fino a diventare la più grande collettività italiana fuori dai confini italiani trasformandosi progressivamente e diventando una realtà unica al mondo. La dimensione del fenomeno migratorio dall’Italia verso l’Argentina e la sua durata nel tempo oltre alla capacità, al coraggio e alla laboriosità dimostrati dagli immigrati italiani hanno contribuito in maniera determinante allo sviluppo di questo Paese e alla formazione della sua identità.
Il Premio eccellenza dell’italianità ha il grande pregio di riconoscere e esaltare queste qualità e – attraverso una “sana competizione” – stimolare nuovi contributi, nuove idee e nuove professionalità.
Trovare forme originali di aggregazione e integrazione all’interno della vasta collettività italiana, in questo momento in cui lo stesso concetto di immigrazione cambia e si evolve non è facile. Il Premio Eccellenze riesce proprio a cogliere questo importante obiettivo.
I premiati di questa edizione del Premio all’eccellenza dell’italianità in Argentina rappresentano in maniera esemplare il contributo fornito dagli italiani allo sviluppo di questo Paese nei settori più diversi e costituiscono un motivo di orgoglio sia per l’Italia che per l’Argentina.  L’eccellenza dell’italianità in Argentina nasce, infatti, dalla capacità di coniugare l’eredità della tradizione italiana con le esperienze di vita in una terra dalle potenzialità immense.
Essi simboleggiano il forte radicamento degli italiani di Argentina alla terra che li ha accolti e al tempo stesso il legame che continuano a mantenere con l’Italia. Ci forniscono inoltre una fotografia aggiornata della collettività italiana in Argentina che costituisce un fattore fondamentale per il rilancio delle relazioni tra i due Paesi. Cogliere le opportunità offerte da questo patrimonio comune per rafforzare la collaborazione tra i nostri due Paesi in campo economico, scientifico e culturale, rafforzare le occasioni di scambio in particolare tra i giovani rappresentano aspetti qualificanti dell’azione dell’Ambasciata.
Solo poche parole per ricordare il più illustre dei premiati di questa prima edizione del Premio: Papa Francesco.
Ho avuto modo di omaggiare Papa Bergoglio solo pochi giorni fa assieme alla numerosa comunità italiana di Buenos Aires riunita per il consueto concerto di Natale nel Teatro Coliseo.
Credo che nessuno più di lui rappresenti oggi la grandezza di questo patrimonio di culture – l’italiana e l’argentina – capaci di alimentarsi a vicenda. D’altra parte, tutti i premiati questa sera, ognuno con il proprio contributo di creatività, cultura, impegno e lavoro quotidiano, contribuiscono a cementare lo speciale vincolo esistente tra i nostri due Paesi.
Desidero infine rivolgere ai Premiati le mie più vive congratulazioni per questo importante riconoscimento e per il contributo che hanno dato - direttamente o indirettamente - al rafforzamento dei rapporti tra Italia e Argentina nonché agli organizzatori i miei sentiti ringraziamenti per un’iniziativa che premia e dà visibilità all’eccellenza italiana in questo Paese.

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Argentina Jurassic Park dei sapori italiani


Martino Rigacci dell'ANSA ha raccolto le considerazioni dell'enogastronomo Pietro Sorba, al quale è stato recentemente conferito il Premio L'Italiano e che, assieme al direttore del giornale Tullio Zembo, organizza la "Semana della Cocina Italiana" a Buenos Aires

 ''L'Argentina è un parco giurassico dei sapori italiani'': a descrivere così il rapporto tra la cucina tricolore e il Rio de la Plata è Pietro Sorba, genovese, giornalista e scrittore enogastronomico di Buenos Aires.
''L'Argentina é un pezzo d'Italia incastonato in fondo al Sudamerica'', sottolinea Sorba all'ANSA, ricordando che le prime migrazioni italiane furono liguri, tra il 1830 al 1840. E portarono profumi e tipicità della loro terra: pesto, cima, ciupín, focaccia, farinata, torta pasqualina, tocco, ravioli.
Quest'avanzata di gusto italiano affrontò oltreoceano diversi problemi: ''Il primo, la materia prima necessaria per replicare le ricette. Inoltre, col passare del tempo le preparazioni genovesi iniziarono ad essere riprodotte da altri gruppi regionali italiani e non solo (soprattutto dagli spagnoli) che le ritoccarono a modo loro. Avvenne lo stesso con i piatti di altre comunità, come la calabrese, la piemontese, la friulana'', afferma Sorba, che di recente ha pubblicato in Argentina due libri a tema ("Bodegones di Buenos Aires 2014" e "Le vie della gastronomia a Chubut, cuore della Patagonia").
"L'aglio per fortuna non manca mai. In molte case argentine - prosegue - il pesto si preparava con quattro ingredienti: sale, olio di semi, prezzemolo e aglio tritati grossolanamente.
Nei casi più fortunati si aggiungevano le noci, a volte anche i formaggi duri locali tipo sardo o 'regianito'. Oggi la situazione é cambiata. La ricetta é più vicina alla versione originale, ma il pesto 'base argentino' resiste tra le mura domestiche''.
''Stesso discorso per la focaccia o per la farinata. Nel primo caso il 'lunfardo' (dialetto di Buenos Aires) si é appropriato del nome "fugazza" e lo ha regalato al dizionario gastronomico argentino. "Fugazza" che e' pero' diversa da quella genovese: e' una sintesi tra la focaccia comune genovese, la focaccia con le cipolle, e quella col formaggio di Recco. La pizza invece viene cotta nelle teglie. E' molto alta, soffice, condita con quantità notevoli di formaggio. Impossibile mangiarne più di 3-4 fette, per la grande quantità degli ingredienti''.
"In Argentina - conclude - esiste un amore profondo ed immutato nei confronti dell'idea di cucina italiana e dei suoi sapori, presenti sulle tavole delle case delle famiglie e nei ristoranti tipici: i bodegones o le cantinas''. ''Dico idea di cucina - prosegue Sorba - perché in genere gli argentini pensano che la cucina italiana sia quella lasciata in eredità dai nostri emigranti, bisnonni o 'trisnonni'. E si ritiene che la pasta secca sia sinonimo di piatto povero''.
In Argentina viene apprezzata di più la pasta fresca e quella ripiena.''Gli argentini - sottolinea ancora l'esperto gastronomo - adorano ravioli, lasagne, cannelloni, tagliatelle, taglierini e fusilli, i piatti abbondanti e le paste fresche condite con salse vigorose ed abbondante formaggio grattugiato. E non rinunciano alla combinazione pomodoro-formaggio-origano, alle verdure ripiene, alla ciambotta calabrese, alla soppressata, ai capperi ed alle olive, alle melanzane sott'olio, ai fusilli al ferretto alla scarpara, alla sfogliatella ed ai cannoli, alla bagna cauda, allo stufato di carne della domenica a pranzo, alla pizza. Sono le reminiscenze, le stimmate della cucina italiana che continuano ad esistere nel palato e nella memoria degli argentini. Sono arrivate qui più di 150 anni fa, sono cambiante ma mantengono la loro essenza primordiale: il gusto essenziale della nostra terra. E' per questo che l'Argentina e' un parco giurassico del sapore italiano''.

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PREMIO L'ITALIANO all'eccellenza dell'italianità in Argentina

Mercoledì 18 dicembre, nel salone dell'Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires avrà luogo la cerimonia di consegna del "Premio L'Italiano all'eccellenza dell'italianità" a personalità di origine italiana che si sono particolarmente distinte in Argentina. Si tratta veramente del top della società argentina e, almeno per quanto riguarda alcuni, mondiale.
Assolutamente fuori quota è il principale premiato, Papa Francesco, che naturalmente non sarà presente, ritirerà il Premio la sorella Maria Elena.
Hanno invece confermato la loro presenza tutti gli altri premiati, che sono:
Ricardo Echegaray, a capo dell'AFIP, gestisce tutti gli introiti dello Stato argentino, particolarmente imposte dirette e dogana.
Eduardo Costantini, sviluppatore, imprenditore, filantropo. Uno degli uomini più ricchi del mondo
Gustavo Marangoni, Presidente del Banco Provincia de Buenos Aires, la seconda banca d'Argentina
Marcelo Tinelli, popolarissimo conduttore televisivo
Pedro Ferraina, il migliore chirurgo d'Argentine e professore universitario
Mariano Cuneo Libarona, uno dei più importanti avvocati penalisti d'Argentina
Francesca Ambrogetti, conosciutissima giornalista e scrittrice, biografa di Papa Francesco
Eduardo Serenellini, famoso giornalista radio-televisivo
Nicolas Catena, proprietario di Cantina Catena Zapata , produttore di vini fra i più rinomati del mondo
Cristiano Rattazzi, Presidente Fiat Argentina, figlio di Susanna Agnelli
Luigi Pallaro, imprenditore e Presidente della Camara di Commercio Italiana in Argentina
Carlota D’Adamo, dirigente Emirates Airlines Argentina
Fratelli Eduardo e Juan Santarelli, proprietari dell'industria farmaceutica Arcano
Pietro Sorba, famosissimo gastronomo, scrittore e giornalista
Oscar Marvaso, proprietario di Radio Cadena Eco, la stazione radio che trasmette in tutto il Paese.
Il Comitato Premio L'Italiano, che ha selezionato le personalità da premiare, è composto dal Cav. Gian Luigi Ferretti, fondatore de "L'Italiano", il Dott. Tullio Zembo e l'Ing. Marcelo Bomrad-Casanova, rispettivamente direttore e direttore editoriale del giornale, ed il Dott. Arturo Curatola, imprenditore e Vicepresidente della Camera di Commercio di Buenos Aires.

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I lettori de L'Italiano hanno scelto il personaggio migliore e quello peggiore del 2013

I lettori de L'Italiano, il quotidiano italiano di Buenos Aires, hanno scelto il personaggio migliore e quello peggiore del 2013.
Il migliore dell'anno è Papa Bergoglio, di cui sono orgogliosi gli italo-argentini. Il personaggio peggiore è il Ministro degli Esteri, Emma Bonino, che recentemente si è espressa contro il voto all'estero dichiarando che si deve "eleggere dove si pagano le tasse".  Come se gli italiani all'estero non pagassero l'IMU, le tasse sui rifiuti, sul passaporto ecc., hanno scritto tanti lettori.

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Buenos Aires celebra ITALIA

Fervono i preparativi per il grande evento "Buenos Aires celebra Italia" che avrà luogo domenica 6 ottobre in Av. de Mayo e Bolivar a partire dalle 12.
Il Governo della Città di Buenos Aires organizza assieme alle associazioni italiane questo festoso omaggio alla più grande comunità della capitale e del Paese intero come già avviene da qualche anno con una partecipazione favolosa, lo scorso anno sono si è valutato che ci siano state oltre 20.000 persone.

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Prima edizione del Premio L’Italiano all’eccellenza dell’italianità in Argentina

L’evento coronato dal successo non solo perché le persone che lo hanno ricevuto sono tutte molto famose e conosciute, ma anche perché durante la manifestazione si é sentita la loro autentica emozione - A maggio 2014 la prossima edizione
EDDA CINARELLI - É veramente difficile realizzare la cerimonia di consegna di un premio in modo innovativo e diverso, veramente una sfida, perché questo tipo di eventi si svolge generalmente o in modo rigido e ingessato o in maniera decisamente fashion. L’équipe de L’Italiano ci ha fatto vivere invece una serata diversa e ci é riuscita ricorrendo ai valori tradizionali italiani, proprio a quei valori: lavoro forte, studio, perfezionamento costante, umiltá cristiana che ci sono stati trasmessi dai nostri genitori e nonni, dalla nostra cultura.  Una nuova versione di premiazione con componenti secolari.
L’evento, coronato dal successo, non solo perché le persone che lo hanno ricevuto, sono tutte molto famose e conosciute, ma anche perché durante la manifestazione si é sentita la loro autentica emozione, ha avuto luogo mercoledí 18 nel salone Benedetto Croce dell’Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires.
Tra il pubblico: la direttrice dell’I.I.C. Maria Mazza, il ministro consigliere d’Ambasciata Marcello Apicella, il consigliere per gli Affari Sociali e Emigrazione d’Ambasciata Martín Lorenzini, il console Giuseppe Giacalone, familiari e amici dei premiati.
Hanno ricevuto il Premio grandi personaggi della societá argentina, distintisi nell’ambito della loro attivitá, che sono stati selezionalti dal Comitato Premio “L’Italiano” composto da: Gian Luigi Ferretti, fondatore e direttore del giornale a livello internazionale; Tullio Zembo, Marcelo Bomrad-Casanova, rispettivamente direttore edirettore editoriale per l’Argentina; Arturo Curatola, vicepresidente della Camera di Commercio Italiana di Buenos Aires.
Trattandosi di un premio dato a eccellenti argentini di origine italiana, il primo a riceverlo é stato Papa Francesco, assente per ovvie ragioni.  Lo ha ritirato per lui il nunzio apostolico monsignor Emil Paul Tscherrig. Gli altri vincitori sono stati: Francesca Ambrogetti, autrice del libro “El Jesuita” quindi una delle biografe del Papa;  Fabio Bartucci, celebre oftalmologo; Nicolás Catena Zapata, proprietario della cantina Catena Zapata; Eduardo Costantini, imprenditore, filantropo; Mariano Cuneo Libarona, uno dei più importanti avvocati penalisti d'Argentina; Carlota D’Adamo, dirigente di Emirates Airlines Argentina; Ricardo Echegaray, con cognome basco e madre siciliana, capo dell'AFIP; Pedro Ferraina, il migliore chirurgo  d'Argentina e professore universitario, nato in Calabria; Gustavo Marangoni, presidente del Banco Provincia de Buenos Aires; Oscar Marvasio, presidente Radio Catena Eco, la stazione radio che trasmette in tutto il Paese; Luigi Pallaro, noto imprenditore presidente della Camera di Commercio Italiana; Eduardo Serenellini, famoso giornalista radio-televisivo; Cristiano Rattazzi, presidente Fiat Argentina, figlio di Susanna Agnelli; i fratelli Eduardo e Juan Santarelli, proprietari dell'industria farmaceutica Arcano; Pietro Sorba, famosissimo gionalista enogastronomico, scrittore e giornalista; Marcelo Tinelli, popolarissimo conduttore televisivo, vice presidente del Club San Lorenzo, che non é potuto venire perché si trovava a Roma, dove si é recato proprio per incontrare il Papa e consegnargli il “Trofeo Nietos Recuperados”, che la squadra San Lorenzo ha conquistato domenica 15 dicembre.
Un premio a sorpresa é stato poi dato a Gian Luigi Ferretti, il quale, dopo le presentazioni dei premiati, ci ha un po’ scherzato su.
Durante la cerimonia, si é sentito spesso ripetere la “parola lavoro, lavoro”. Tutti i premiati devono infatti il loro successo agli sforzi compiuti nel corso delle loro vite.  Non hanno mai chiesto nulla all’Italia e costituiscono, con i milioni di figli e discendenti di italiani, una vera ricchezza, spirituale e materiale di cui il nostro paese dovrebbe accorgersi per considerarli infine e finalmente quello che veramente sono: una’autentica risorsa a tutto tondo, orgogliosa delle sue radici italiane.

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Comites Rosario: Franco Tirelli (MAIE) eletto Presidente

Il Com.It.Es di Rosario, riunito in assemblea plenaria, sabato 14 settembre scorso, ha eletto in seconda convocazione a larga maggioranza l'avv. Franco Tirelli Presidente. La presidenza del Com.It.Es. di Rosario, il secondo dell’Argentina per numero di connazionali rappresentati, che era vacante dal mese di agosto, va quindi al noto  avvocato rosarino, Franco Tirelli, dirigente del Movimento Associativo Italiani all’Estero e candidato per il Senato nelle elezioni di febbraio scorso nella lista MAIE.

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