Sab11252017

Last updateMar, 14 Nov 2017 3am

Argentina

Yo estoy encantado de mis origenes italianas!

TULLIO ZEMBO - Jorge Rizzo è il Presidente del Colegio Público de Abogados de la Capital Federa, l’Ordine degli avvocati più grande del Sud America e uno dei più grandi al mondo.

Lei è di origine italiana.
(Sorride) I cognomi dei miei avi sono Rizzo, Zino, Patane, Catanzaro. Tutti cognomi sono italiani. I miei otto bisnonni venivano dall’Italia. Veramente sette venivano dall’Italia e uno era figlio di italiani, una bisnonna infatti era figlia di italiani arrivati durante la prima emigrazione nel lontano 1890. In me vincolo dell’italianità è totale...

Le famiglie hanno ancora contatti con l’Italia?
Fino a poco tempo fa sì. Fino alla morte di mio nonno, veramente già sono passati ventidue anni. Sì, c’era un vincolo stretto fra le famiglie, lui si recava in Italia tutti gli anni e il “contatto” si manteneva perché lui aveva la sua famiglia in Italia. Poi, con la sua morte, il legame si è andato via via affievolendo. Poi con la morte della mia mamma, figlia di quel nonno e del fratello di lei, i contatti sono spariti del tutto e io non ne ho più.

Stiamo parlando del nonno Rizzo?
No, del nonno Zino di Catania o di Messina.

Lei conosce Catania, Messina, la Sicilia?
No, io non ci sono mai stato. Non amo viaggiare, rifuggo ai viaggi. Al massimo vado a a Mar del Plata. Mi piace molto Buenos Aires, adoro questa città e, incluso in vacanza ,preferisco starmene qui e in nessun altro posto.

È per via degli impegni con  il “Colegio de los Abogados”?
No, no. Anche quando non viaggiavo neppure quando non avevo la responsabilità della Presidenza dell’Ordine. Proprio mai mi è piaciuto viaggiare. Naturalmente ho letto e visto tanto sull’Italia che credo di “esserci stato“ in qualche modo. Poi ho un altro vincolo con l’Italia essendo laureato presso l’ Università del Salvador della Congregazione dei Gesuiti, che era la congregazione religiosa di Papa Francesco quando era Monsignor Jorge Bergoglio e aveva a suo carico, dal punto di vista teologico, l’ Università. Insomma, in un modo o in un altro, i legami con l’Italia sono sempre nella mia vita. Anche con l’Ordine di San Ignazio di Loyola, con cui abbiamo un vincolo molto stretto, tutto ci riporta all’Italia.
 
Ha anche rapporti sul piano professionale con l’Italia?
Ceretamente. Abbiamo molti rapporti con varie e prestigiose Università italiane, sono venuti a trovarci rappresentanti del Consiglio Superiore della Magistratura italiano, abbiamo accordi bilaterali di cooperazione con vari ordini degli avvocati di varie città d’Italia, ad esempio di Milano, Firenze e Roma. La nostra politica è una politica di “porte aperte” alla collaborazione ed alla crescita per i nostri avvocati, ê quasi un obbligo per noi.

Prima di farle domande sulla sua attività professionale, vorrei ci spiegasse che cosa è il “Colegio de los Abogados”.
I colleghi italiani più o meno lo sanno. Noi siamo l’organizzazione che si incarica di consegnare la matricola professionale agli avvocati per la loro professione (A differenza dell’Italia, in Argentina non c è esame di stato, NdR). Storicamente l’ Ordine si limitava alla consegna della matricola e al controllo del tribunale di disciplina. Con la nostra nostra gestione (Gente de Derecho), questa entità ha ampliato la sua visione, le bbiamo dato un’ impronta “sindacale” e repubblicana oltre ad avere dotato l’Ordine di molti servizi che prima non esistevano. Dal punto di vista sindacale abbiamo difeso e difendiamo gli interessi degli avvocati, in questo momento stiamo lavorando ad una nuova legge relativa agli onorari professionali, ma abbiamo già promosso una legge sulla concorrenza professionale nella città. Dal punto di vista repubblicano abbiamo fermato un attacco del precedente Governo contro l’indipendenza del Potere Giudiziario, come era la legge “spie”, o quando è stata ottenuta la sentenza “ Halabi”, molto importante nella giurisprudenza nazionale. e quando fu la falsamente denominata “democratizzazione della Giustizia” ottenemmo una sentenza, studiata in molte parti del mondo, che porta il nome “Rizzo” perchè firmata da me;  causa che poi la Corte Suprema ha convertito in una sentenza memorabile che per noi Argentini ha un grandissimo valore, al pari del Caso Marbury contra Madison per i nordamericani.

Ci può spiegare meglio questa “sua” sentenza?
Il potere esecutivo nazionale aveva approvato una riforma legislativa per la quale i Giudici del Consiglio della Magistratura erano eletti attraverso i partiti politici. Noi presentammo una citazione in giudizio sostenendo che così si violava l’indipendenza dei giudici e la divisione tra i poteri perché che il legislativo e l’esecutivo si erano arrogati poteri non di loro competenza. Preparammo un citazione e la distribuimmo a tutti gli ordini degli avvocati nei diversi punti del paese.

E tutti presentarono la stessa causa?
Sì, più o meno, con alcune diversità, però la base era la nostra causa. E noi, attraverso l’organizzazione che presiedo- non l’Ordine bensì “Gente de Derecho” che è l’organizzazione che da sempre vince le elezioni dentro all’Ordine - ottenemmo  una prima sentenza della Giudice María Romilda Servini de Cubría, poi confermata dalla Corte Suprema di Giustizia. È con orgoglio che constatiamo che questa sentenza si studia ora in molti Paese del mondo compresa l’Italia e siamo davvero soddisfatti che sia così importante  per la storia della Giurisprudenza argentina e non solo. (Sorride) Credo che anche voi de L’Italiano possiate esserlo perché la sentenza porte un cognome italiano: Rizzo.

Appunto, siamo qui anche per questo. A nome del Comitato de L’Italiano sono qui a chiedere di farsi l’onore di accettare il Premio L’Italiano all’Eccellenza dell’Italianità.
(Visibilmente emozionato). È un onore che non merito, ma che accetto con un grande orgoglio. E, come penso pensino  tutti coloro che premiate, vorrei tanto avere accanto a me i miei nonno quando ritirerò il Premio.

E ci saranno...idealmente.
Io so che per mio nonno sarebbe più importante che averlo ricevuto lui in persona.

Questo è per noi il significato del Premio. Oltre a celebrare i meriti evidenti di persone di successo, è anche un modo per ricordarvi quella relazione molto intima fra voi e i vostri nonni arrivati qui dall‘Italia.
Per tutta la mia vita, fin da bambino, mi sono interessato delle mie radici, conosco tutta la storia della mia famiglia. Per ore ed ore mi facevo raccontare da mio padre la storia dei miei avi e ancora adesso lo faccio fare a mia zia Graziella, mia zia “Picci”. Un mio nonno era un professionista, un odontologo, l’altro conduttore di treni. Italiani di diversa estrazione sociale, ma entrambi con i valori dell’onestà e della parola data.

Proprio questo vogliamo col Premio: mettere in evidenza i ricordi ed i legami alla base della formazione della personalità delle persone di successo che premiamo.
Il mio primo ricordo è di mia nonna, figlia di italiani di cognome Catanzaro e Patane, che cantava e di mia madre che suonava il piano mentre il fratello mio zio Enrique suonava la fisarmonica ed io piccolo li guadavo affascinato. È  un ricordo familiare, un ricordo che non potrò cancellare mai. Non durò molto purtroppo perchè mia nonna mori, però quello fu il momento di maggiore felicità della mia vita. E mio zio Carlo, orologiaio e violinista, mi manca…

Dr Rizzo, lei è un professionista affermato, il Presidente di una organizzazione molto influente, il combattente di dure “battaglie”, come prima ha ricordato. Eppure la vedo così emozionato nel ricordare i suoi avi, nel parlarmi con tanta serenità della sua famiglia.
Io sono di Villa Ortúzar, “barrio” italiano o meglio che era quartiere italiano. Da una punta all’altra eravamo tutti italiani. E quei “tanos” - noi diciamo “tanos” agli italiani con molto affetto -  quei tanos avevano molti “codigos”, come dire regole di vita non scritte,  dal rispetto della parola data, all’attenzione che i più grandi dovevano prestare ai più piccoli, alla solidarietà verso coloro ai quali era andata male nella vita, al risetto dei limiti. Soprattotto: la parola era legge.
I miei pregi sono appunto il rispetto assoluto della parola data, qualsiasi cosa succeda, ed il culto dell’amicizia. Anche questi sono i ricordi di Villa Ortùzar, barrio de tanos. Ho conosciuto quei “tanos” e mi riempie di orgoglio dire che io sono uno di loro. Alcuni negano le loro origini....Yo estoy encantado de mis origenes!

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Intervista a Gabriela Michetti, Vice Presidente della Nazione Argentina

TULLIO ZEMBO - Ad aprile dello scorso anno avevo intervistato Gabriela Michetti, allora Senatrice candidata alla carica di Governatore della Città Autonoma di Buenos Aires nelle primarie del PRO ( P r o p u e s t a Republicana), il partito di Mauricio Macri. In quell’occasione parlammo della sua italianità. Ed è da qui che voglio riprendere il discorso.

Cosa è per lei l’italianità?
Tutti i nonni ed i bisnonni mei e dei miei fratelli sono italiani e non è una cosa molto meno comune di come si possa pensare. Tanti argentini di terza generazione in generale hanno subito una mescolanza di origini per cui spesso accade di avere un nonno spagnolo, uno austriaco…. Ecco, nel mio caso, ripeto, sono tutti italiani. I loro cognomi sono Michetti, Illia, Ferri, Del Giorgio, Marucci, Scuffi, Borsi, Copari. Tutti italiani! Come potrei non sentire nel mio sangue tutta l’eredità di quella cultura? Ricordo che, quando studiavo Relazioni intern a z i o n a l i all’Università, un giorno andai a casa di un compagno di studi di origine giapponese e fui ricevuta a tutta la famiglia. Il nonno ad un certo punto mi disse: “Gabriela tu eres italiana no?” . Gli domandai da cosa lo supponesse e lui mi rispose: “Per l’espressione, la passione, il modo di parlare muovendo le mani, come comunichi le tue idee” Insomma io sono veramente convinta che uno l’italianità la porta dentro e per me è sempre stato un motivo di vanto che tutti i mei nonni e bisnonni fossero italiani perché AMO L’ITALIA (ci tiene a scandirlo) e ogni volta che vado in Italia sento – fortemente sento – di essere A CASA. L’unica volta che viaggiai con i miei genitori in Italia da bambina, il giorno che partimmo io piansi perché volevo rimanere. Io, che amo la mia Argentina, mi ricordo ancora quel senso di dolore nel lasciare l’Italia perché da una parte non volevo staccarmi da quel Paese che volevo conoscere di più e dall’altra avevo una sensazione come se vi avessi vissuto tutta la mia vita. Quel viaggio è uno dei miei ricordi più belli. Arrivammo a Roma, mio papà affittò un’auto e facemmo tutta la costa a sud arrivando a Bari, poi risalimmo a Rimini e a Venezia. Naturalmente passammo per Macerata.

I Michetti venivano da Macerata come gli Illia venivano dal Lago di Como.
Esatto. Quando passammo per Macerata guardammo la guida telefonica e trovammo un mucchio di Michetti. Avremmo voluto visitarne alcuni, ma non avevamo relazioni con parenti italiani, i contatti si erano interrotti già molto tempo prima e mio padre non li conosceva proprio. (Avverto un senso di nostalgia sul viso della Vice Presidente). Quella volta girammo per tutta l’Italia, meno Calabria e Sicilia che ancora devo conoscere. In seguito sono stata varie volte a Roma e ci tengo a ribadire ancora e ancora che mi sento realmente a casa in Italia. La cultura italiana ha una vitalità ed un vigore che non so se molte altre culture posseggono. La passione con cui l’italiano e l’italiana si attaccano alla vita è qualcosa di molto speciale.

È arrivata ad una carica politica di grande responsabilità. Che cosa significa essere Vice Presidente della Repubblica Argentina?
La mia sfida, enorme, è ridare prestigio all’Istituzione. Come lei ben sa, la Vice Presidenza non è stata sotto buona luce in questi anni di democrazia dopo il golpe militare del 1983. Da allora l’Istituzione Vice Presidenziale non ha avuto il ruolo che le spetta e che voglio ridarle. La mia sfida è fare ciò che realmente deve fare un Vice Presidente, cioè sostituire il Presidente quando è assente e farlo bene, ma anche guidare il Senato politicamente (Il Vice Presidente è Presidente del Senato), una responsabilità molto grande maggiormente oggi in un Senato dove non abbiamo la maggioranza e pertanto abbiamo la necessità di lavorare ad accordi politici con l’opposizione, il che è un compito delicato e difficile. Oltre a questa gestione politica del Senato, spetta al Vice Presidente anche la gestione “amministrativa” in grado di ridare all’Istituzione prestigio agli occhi della cittadinanza. Il Senato deve essere considerato nuovamente affidabile e trasparente nel rispetto della sua storia. Vanno lavate le macchie che alcuni personaggi hanno fatto in modo che non si generalizzi e non si arrivi a conclusioni non buone. In questa ottica è importante una gestione oculata, come lo è anche il recupero del patrimonio storico dell’edificio parlamentare stesso e dell’edificio che ospita gli uffici di alcuni Senatori. E occorre amministrare bene le risorse umane del personale; i dipendenti devono essere prepararli e formarti professionalmente al meglio; le assunzioni per i posti vacanti vanno fatte con concorsi pubblici. Ecco la sfida che mi sono proposta. Con una gestione attenta, basata su questi principi, abbiamo già risparmiato oltre cinquecento milioni di pesos in questi sette mesi e stiamo tornando a dare al Senato un posto di prestigio nella società. Poi ci sono i compiti che mi affida il Presidente, come ad esempio chiedermi di rappresentarlo in viaggi che hanno come obiettivo la ricerca di capitali e investimenti verso l’ Argentina per permetterci attuare il nostro programma di dare a tutti gli argentini un lavoro dignitoso in grado di sostenere un progetto di vita. Così sono stata in in Giappone e in Corea e adesso andrò nei paesi arabi, in Australia , in Canada, in Nuova Zelanda e in Malesia. Un’altra funzione del Vice Presidente è la funzione sociale, una funzione che io stessa ho definito perchè è la mia vocazione. Attualmente sto lavorando sul tema della povertà in due aree specifiche: le persone che vivono in situazione di vulnerabilità in generale e le donne in situazione di povertà che devono essere aiutate a raggiungere un’indipendenza economica o perlomeno a contribuire ai bisogni della famiglia e farla vivere con maggior serenità e comodità. Intendo sviluppare questi temi nelle Provincie e in Gran Buenos Aires con tutta la struttura dell’area sociale che abbiamo nel Governo. Come vede, la mia idea è che la funzione di Vice Presidente si riempia di contenuti, di lavoro, di attività. Dal giorno che ho iniziato, l’11 dicembre dell’anno scorso, non mi sono fermata un momento. Mi sembra che gli argentini si meritino questo tipo di Vice Presidenza della Nazione, sappiano che sarà un’istituzione che li aiuterà a stare meglio.

Venerdì scorso c’è stata la visita del Presidente Peña Nieto della Repubblica del Messico. Sono venute grandi personalità del mondo: Obama, Hollande, Renzi… Dall’Italia è venuto anche il Ministro della Cultura Franceschini, era prevista anche la visita del Presidente della Repubblica Mattarella, annullata purtroppo all’ultimo minuto per gravi fatti di sangue. Sempre dall’Italia è arrivata a fine maggio una grande delegazione di 200 imprenditori. Che cosa offre l’Argentina a questi Paesi e soprattutto all’Italia? E cosa si aspetta?
Una buona domanda che mi permette dire che l’Argentina sta tornando al mondo! È uscita da un periodo nel quale si era chiusa molto in se stessa. Il Governo precedente aveva un’altra politica per quanto concerneva le relazioni internazionali di quella che abbiamo noi che crediamo in un’Argentina aperta, collegata, integrata. Siamo convinti che ci facciano molto bene le visite di eminenti governanti mondiali come il Presidente degli Stati Uniti, il Premier dell’Italia, quello della Francia e siamo altrettanto convinti che giovino all’Argentina sia le molte missioni commerciali che eventi quali la riapertura qui dell’ufficio JETRO (Japan External Trade Organization), l’organismo ufficiale giapponese per il commercio estero che era stato chiuso nel 2011. Tutte queste cose vanno nella giusta direzione, l’unica maniera che abbiamo di dare lavoro agli argentini è attirare investimenti. Che possiamo dire all’Italia? Le possiamo dire che per lei le nostre porte sono aperte e la invitiamo ad approfittare dello sviluppo argentino in molte aree: servizi, miniere, pesca, agroindustria e soprattutto infrastrutture. Perché ci sarà un gigantesco piano di infrastrutture per il Paese che avrà a che fare con strade, ferrovie, porti. In tutto questo enorme spiegamento di possibilità di produzione e generazione di ricchezza gli imprenditori italiani hanno un’opportunità molto importante in Argentina e nel mercato sudamericano di cui l’Argentina è parte con Uruguay, Brasile, Cile, Paraguay e Bolivia; uno dei mercati più grandi del mondo. Noi possiamo dunque offrire queste opportunità all’Italia in tutte questa aree e poi anche nella tecnologia, settore nel quale l’Italia è all’avanguardia.

Mi sembra un’importante apertura all’Italia dell’Argentina...
Assolutamente! L’idea è che si abbiano sempre migliori relazioni nell’area economica, che oggi è un area per noi importante perché abbiamo bisogno di generare occupazione per quel un terzo della nostra popolazione che sta ancora soffrendo la povertà. Ma anche nell’area culturale perché siamo ben consci che fra Italia e Argentina c’è un rapporto come tra fratelli, anzi come tra padre e figlio dato che l’Argentina è costituita in grandissima parte da discendenti di italiani e questa identità noi la portiamo nel sangue, nel cuore. Sì, dobbiamo intensificare molto le relazioni culturali.

Grazie mille per il tempo che ha voluto dedicarci con squisita cortesia qui nella Casa Rosada. Ma, prima di lasciarla, devo darle la notizia che il Comitato del Premio L’Italiano ha deciso di inserire il suo nominativo fra quelli dei premiati di quest’anno il 31 agosto all’Istituto Italiano di Cultura. Spero vivamente che lei accetti.
Accetto con vero piacere. Encantada de la vida! Todo lo que sea italiano a mi me gusta. Y mis mejores saludos a Teresa. (Teresa Castaldo, Ambasciatrice d'Italia in Argentina).

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BRUTTA FIGURA DI RENZI O DEI GIORNALI?

Come è facile ingannare i media
Il canale di Miru e Sten “Mia Sorella” ha postato su YouTube il filmato della Lectio Magistralis di Renzi all’Università di Buenos Aires sotto il titolo “Renzi declama Miguel Borges, il grande poeta sordo” e col testo: "15 febbraio 2016: nella Lectio Magistralis alla facoltà di scienze economiche dell’Università di Buenos Aires, il Presidente del Consiglio della Repubblica italiana Matteo Renzi si mette improvvisamente a declamare in spagnolo un'orrenda e anonima poesiola attribuendola erroneamente a Jorge Luis Borges".

E ci sono cascati tutti, dal Corriere della Sera (http://video.corriere.it/renzi-declama-all-universita-buenos-aires-poesia-borgesma-non-sua/235f5cee-d57a-11e5-bbd0-dbbf7f226638) a Il Giornale (http://www.ilgiornale.it/news/politica/renzi-recita-testo-borges-sbaglia-poesia-1226209.html), a Il Fatto Quotidiano (http://tv.ilfattoquotidiano.it/2016/02/17/gaffe-di-renzi-legge-borges-ma-poesia-non-e-dello-scrittore-argentino-i-precedenti-di-mastella-e-bressa/481447/)
e così via.

Eppure si doveva capire che si trattava chiaramente di una bufala già dal titolo. Borges si chiamava Jorge Luis e non Miguel, era cieco e non sordo.

In un primo tempo ci siamo cascati anche noi, poi un amico ci ha informato che la poesia in questione è il Poema dell’amicizia, in Poesie (1923-1976) di Jorge Luis Borges, in italiano e spagnolo edizioni B.U.R. 2004.

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Il Ministro della Cultura argentino Avelluto: «Quando arrivo in Italia ho sempre la sensazione di essere a casa»

Alejandro Pablo Avelluto, 50 anni, è un giornalista scelto nel dicembre 2015 dal Presidente Mauricio Macri come Ministro della Cultura della Nazione.
E’ entrato a fare parte di Propuesta Republicana nel 2012 e dal 2014 al 2015 fu Coordinatore Generale del Sistema dei Medi Pubblici della Città Autonoma di Buenos Aires designato dall’allora Ministro della cultura porteño Hernán Lombardi.

TULLIO ZEMBO - Lei è andato poco tempo fa in Italia, precisamente a Mola di Bari da dove venne suo bisnonno.
Sì, sono stato a Castellana Grotte il 25 Giugno per ritirare il Premio Internazionale “Pugliesi nel Mondo” e il giorno dopo ero a Mola di Bari ricevuto con tutti gli onori in Municipio dal Sindaco, dalla Giunta e dalla popolazione. Devo dirle che mi sono sentito a casa, in effetti non sono “andato”, ma sono “ritornato” a Mola di Bari, da dove partì nel 1908 mio bisnonno, come tanti altri paesani, e a Buenos Aires si sposò con una donna del suo stesso paese. Di Mola di Bari sapevo tre cose: che esisteva, che c’era un porto e che gli Avelluto venivano da lì.
Ritornarci è stata una grande emozione. Sono stato accolto molto bene dal Sindaco, Giangrazio Di Rutigliano. Nell’ufficio anagrafe ho potuto vedere i certificati di nascita e di matrimonio dei miei progenitori.  Conservo il ricordo degli odori mentre camminavo per le strade, le piccole stradette del paese. Era domenica e nell’aria c’era il profumo della salsa al fuoco e le donne uscivano dalle loro case con la focaccia appena sfornata. E’ stata davvero un’esperienza sensoriale e nello stesso tempo pregna di affetto. Ho anche visitato un centro di ex combattenti delle due guerre mondiali e in un manifesto c’era il nome di un Avelluto che aveva combattuto nella prima guerra, c’era la sua foto e la sua piccola, ma importante, storia.

Gli Avelluto sono tutti di Mola di Bari.
Proprio così. A Mola di Bari ho incontrato altri Avelluto, credo sia l’unico posto nel mondo dove potevo incrociare un altro Avelluto. Quì in Argentina c’erano tre Avelluto che arrivarono da Mola in diversi periodi di tempo, altri stanno negli Stati Uniti. Pero la concentrazione è proprio tutta e ancora in Mola di Bari!
 
A proposito di legami fra Argentina ed Italia,  finalmente le relazioni fra i due Paesi sono tornate alla normalità e, fra le molte personalità arrivate in Argentina, c`è stata anche la vista del Ministro Italiano di Cultura Dario Franceschini.  Mi piacerebbe ripassare brevemente con lei i progetti e le idee da sviluppare in materia di cultura fra l’ Italia e l’Argentina.
Come giustamente dice lei, con il cambio di governo c’è stato un rilancio significativo delle relazioni diplomatiche e statali fra i due Paesi, soprattutto per quanto riguarda le relazioni  commerciali. I momenti più importanti sono stati la visita del Premier Italiano Matteo Renzi e quella del Ministro di Cultura italiano Dario Franceschini. Con lui abbiamo firmato vari  accordi per sviluppare la conoscenza e l’ esperienza che ha l’ Italia in materia di Musei, di monumenti e, anche in parte, per trovare il modo di interscambiare stages di artisti  argentini in Italia e italiani in Argentina. Più una serie di progetti, che stiamo elaborando, per stringere ancora di più i vincoli culturali e promuovere la presenza della cultura italiana in argentina. Per esempio stiamo programmando per l’ultimo trimestre di quest’anno una grande esposizione di un maestro della fotografia italiana, Vittorio Storaro, che si terrà in Buenos Aires e di certo anche in Mar del Plata in coincidenza con il festival di cinema. C’è poi un fitto lavoro di collaborazione fra le nostre autorità del cinema e quelle italiane per promuovere una maggiore presenza tanto del cinema italiano qui che del cinema argentino in Italia. Insomma ci sono molte opportunità e inoltre abbiamo stabilito un vincolo personale con Dario Franceschini che va oltre il  vincolo protocollare, ci sentiamo e mi ha inviato le sue novelle che, con il mio povero italiano, cerco di  leggere...
 
Italiano che mi sembra stia migliorando.
Certo, sta migliorandolo. Ora, che ho avuto modo di ascoltarlo nel corso del mio viaggio, mi sento spinto ad impararlo meglio.

Entrando in altri campi, parliamo un po’ di due argomenti che mi stanno particolarmente a cuore: la gastronomia italiana e un quotidiano bi-nazionale come il nostro con sede centrale a Roma, che mette in contatto, ogni giorno, due mondi.
Spero che si possano ampliare tutti i vincoli che ci legano all‘Italia e ritengo di grande importanza il giornalismo che voi fate e che è molto apprezzato proprio perché mette in contatto due realtà: quello degli italiani in Argentina e quello degli argentini in Italia..
A volte ho difficoltà a trovare dove finisce l’ italianità e dove inizia l’argentinità e un esempio tipico è la gastronomia. E’ davvero molto tenue la frontiera fra quando la gastronomia italiana è diventata gastronomia argentina e quando la gastronomia argentina ha abbandonato la gastronomia italiana per seguire un percorso proprio.  In ogni mio viaggio in Italia ho avuto la conferma che l’Argentina è il museo della cucina italiana dell’epoca dell’immigrazione e allo stesso tempo è come le isole Galapagos con uno sviluppo autonomo evolutivo della cucina italiana.  E quando uno ritorna in Italia, percepisce, in particolare nella cucina domestica che si prepara in casa più che nei ristoranti l’enorme valore culturale della cucina italiana e vede chiaramente la sua impronta nella nostra cucina.

Il nostro Pietro Sorba viene spesso citato per avere definito appunto  la cucina italiana in Argentina come il Parco Giurassico della cucina italiana.
È cosi! C’è una grande esperienza dovuta giustamente agli immigranti. Ricordo che nel mio  viaggio mi dicevano che  la salsa di pomodori in Italia si prepara e si conserva in bottiglie per durare molti mesi e quello è precisamente  ciò che faceva mia nonna, che evidentemente tramandava le usanze della sua famiglia italiana. Per non parlare di quando negli anni 50 in Argentina si creo la moda delle fabbriche di pasta con il conseguente rifiuto che ciò generava negli immigrati per i quali la pasta era quella che si preparava in casa.
Di queste cose ho conversato con Pietro (Sorba, NdR), di come la nostra cucina abbia mantenuto gli elementi che venivano dalle diverse regioni d’Italia e in qualche modo li abbia resi autonomi creando una cucina “ indipendente” che ha elementi del passato e della cucina italiana e allo stesso tempo ha una mescolanza con gli elementi a disposizione, meno verdure e più carni per esempio.
 
Con Pietro  stiamo  analizzando la realtà  delle cucine regionali. Quest’ anno chiuderemo  la Settimana della Cucina Italiana nell’Usina del Arte con presentazioni di cucine regionali appunto.
C’è una grande sfida che i due Paesi affrontano con il “contemporaneo”.  Certo la nostra storia ha appena compiuto 200 anni e la storia d’Italia è millenaria, ma una della sfide che abbiamo in comune è come fare perchè il passato non sia opprimente e non si converta in un ostacolo per mostrare la nostra cultura contemporanea, la nostra cucina contemporanea, la nostra arte contemporanea, le arti plastiche, il cinema, la letteratura, la musica contemporanee. La presenza dell’immigrazione, come nel caso nostro, è stata tanto forte e l’immigrante tende a cristallizzare la cultura tale come l’aveva nel momento in cui è arrivato e questo è straordinario che succeda, però allo stesso tempo è necessario aprire le porte alle espressioni contemporanee. Voglio dire che la cultura che si produce oggi in Italia e la cultura che si produce oggi in Argentina devono stabilire un nuovo dialogo dal presente per uscire dalla nostalgia del Paese abbandonato per trovare la nuova identità delle relazioni dell’Italia del secolo XXI con l’Argentina del secolo XXI.
 
Altrimenti rimaniamo sempre nello stereotipo della chitarra e gli spaghetti…
 ... la tarantella
 
La presenza dell’immigrazione italiana è tanto forte che anche la seconda e terza generazione si rifà ai ricordi che avevano i nonni. Mi pare davvero una sfida importante rinnovare quelle che sono le identità d’Italia.
In quel senso il cinema gioca un ruolo importantissimo in moltissimi emigranti che possono vedere come l‘Italia di principio del secolo XX già non era la stessa a metà del secolo, soprattutto dopo quella grande rivoluzione estetica che fu il neo realismo, che fece sì che gli emigranti, o figli o nipoti, potessero vedere l ‘Italia contemporanea di quel momento.  L‘Italia del dopoguerra, colpita dalle durezze del conflitto e allo stesso tempo l’ Italia che si stava reinventando, l’Italia industriale che ci stupì tutti  con il design,  la moda, il cinema e la letteratura, accompagnarono le relazioni culturali fra i due nostri Paesi. Non solo la tradizione storica, non solo ciò che era stato abbandonato dagli emigranti lasciando la loro terra, ma anche ciò che era successo dopo , nella terra che avevano lasciato.
 
Uno dei progetti che portiamo avanti noi de L’ ITALIANO è il Premio alle Eccellenze per dare un riconoscimento al nuovo dell’italianità ed al suo divenire, come è il caso suo. Per questa ragione il Comitato selezionatore ha scelto di inserirla fra i premiati il 31 Agosto.
Grazie, spero esserne all’altezza. E sì, sono identità che ci hanno marcato e quando uno arriva in Italia … quando io arrivo in Italia ho sempre la precisa sensazione di stare in un luogo che mi appartiene, che in qualche modo forma parte della mia identità, dove mi sento a mio perfetto agio. In questo mio ultimo viaggio ho affittato una Vespa per gironzolare per Roma e ho sentito quella sensazione che ... stavo nella mia città..
Vede, uno cerca la propria identità in questo tipo di viaggi come se fosse un archeologo, l’archeologo di se stesso e lì l’ ho incontrata, si l’ho incontrata un poco ...
 
Le ragioni per le quali uno è ciò che è...
Chiaro. Uno risponde alle domande su se stesso. Uno non sa se è un viaggio al passato - come lo è in realtà -  pero è  anche un viaggio del  presente ...e lì si vanno completando zone della propria identità che erano nell’ombra e che allo stesso tempo stanno in una sonorità della parola. Io mi chiedevo: in cosa siamo italiani noi discendenti di quegli emigranti? Dove sta questa italianità? Sta nella gastronomia, nelle feste,  nel nostro appassionarci nelle discussioni, sta nella intensità dei nostri vincoli familiari. E ci completiamo incontrando le somiglianze. Certo, ci sono anche discontinuità e differenze e il tutto ci porta alla fine della giornata a dire: Sì, sono un po’ italiano.. E essere argentino è essere un po’ italiano
 
Argentinità e italianità si complementano…
Borges diceva con molta ironia, e credo con un po’ di sarcasmo, che gli argentini sono italiani che parlano spagnolo.
Insomma quando sono arrivato, quando ho scoperto  l’italianità, mi sono subito reso conto che già stavo lì, quando ho visto l’ italianità mi sono reso conto che vedevo una faccia  di me stesso. E nella nostra cultura questo, “essere lì”  è presente in moltissime manifestazioni.

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Le dichiarazioni alla stampa di Macri e Renzi

TULLIO ZEMBO - Al termine del loro incontro alla Casa Rosada, Matteo Renzi e Mauricio Macri hanno fatto dichiarazioni alla stampa.
Renzi  ha detto che "ci sono grandi aspettative nel mondo" col governo Macri ed ha annunciato che a giugno verrà a Buenos Aitres una "missione di 300 imprenditori" perchè ritiene che l'Argentina sia uno dei Paesi con "più soolida possibilità di investimenti). Ha chiesto scusa perchè da ben 18 anni non era venuto in Argentina un capo del governo italiano ed ha invitato ufficialmente il Presidente argentino a visitare l'Italia.
Macri gli ha replicato: "In questi due giorni abbiamo fatto cose molto interessanti per ambedue le comunità". Ha indicato come possibili settori di investimenti energia, opere ferroviarie, l'agroalimentare, ingegneria, soprattutto satellitare e spaziale. Auspicabile anche una stretta collaborazione nella lotta al terrorismo ed al narcotraffico. "Molte sono le possibilità di cooperazione: e vogliamo che l'Argentina ritorni ad aprire le sue porte ai molti italiani che desiderino venire per aiutarci a crescere" ha detto Macri  ed ha continuato rivolgendosi a Renzi: "Vogliamo creare ponti, ponti  inaugurati con la tua visita, che è una chiara dimostrazione di affetto per il nostro popolo da parte del popolo italiano".

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In preparazione la Settimana de L’Italiano a Buenos Aires

Il quotidiano italiano di Buenos Aires annuncia la “Settimana de L’Italiano a Buenos Aires” che avrà luogo dal 29 Agosto al 4 Settembre nell’ambito del Verano Italiano organizzato congiuntamente da Ambasciata d’Italia, Ministero della Cultura della Città di Buenos Aires, Consolato generale d’Italia, Istituto Italiano di Cultura, ENIT e ICE-Agenzia.
Uno degli eventi principali sarà la quarta edizione della Settimana della Cucina Italiana curata, come sempre, dal famoso enogastronomo Pietro Sorba. I migliori ristoranti italiani della città offriranno menu promozionali. Domenica 4 Settembre ci sarà il gran finale nella meravigliosa Usina del Arte nel quartiere de La Boca con degustazioni, conferenze e spettacoli. Protagonista quest’anno la cucina lucana grazie alla Regione Basilicata ed alla FABA, la Federazione delle Associazioni della Basilicata in Argentina: verranno due chef dalla Basilicata che lavoreranno prodotti tipici della regione fatti arrivare appositamente dall’Italia.
Il 31 agosto ci sarà la cerimonia del Premio L'Italiano all’Eccellenza dell’Italianità in Argentina, anch’esso giunto alla quarta edizione. Anche quest'anno saranno premiati personaggi italiani o di origine italiana di primissimo piano che si sono particolarmente distinti nell’ambito delle loro attività: esponenti del Governo, personaggi televisivi, scienziati, giornalisti.
Il Comitato selezionatore - composto da Gian Luigi Ferretti, fondatore de L’Italiano, Arturo Curatola, Vicepresidente della Camera di Commercio Italiana in Argentina, Tullio Zembo e Marcelo Bomrad, rispettivamente direttore e direttore editoriale del quotidiano – annuncerà i nominativi fra una decina di giorni.
Il primo Settembre l’Istituto Italiano di Cultura ospiterà l’interessantissima conferenza “Little Italies: Creatività, Cibo e Cultura nel mondo” tenuta dalle professoresse Donatella Strangio (La Sapienza Università di Roma, Dipartimento Memotef),  Rosa Tamborrino (Politecnico di Torino, Dipartimento di Architettura e Design) e Maria Ines Barbero (Storia d'impresa della UBA di Buenos Aires).
Sono inoltre in preparazione altre attività come premi e attribuzione di vetrofanie a ristoranti e pizzerie veramente italiani.

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Renzi in Argentina ad inizio febbraio

Lo ha rivelato il Presidente argentino a “La Stampa”: «Passeremo insieme il giorno del mio compleanno»
Filippo Fiorini de “La Stampa” ha intervistato Mauricio Macri. Alla domanda: «Con Matteo Renzi come sono i rapporti? » il Presidente ha risposto: «Siamo amici dai tempi in cui lui era sindaco a Firenze e io a Buenos Aires. Mi ha chiamato qualche giorno fa per chiedermi se poteva venire a trovarmi e così sarà il primo leader europeo a porgermi visita. Arriva l’8 febbraio, passeremo insieme il giorno del mio compleanno».

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La Francia è sempre prima, anche quando è seconda

E' arrivato François Hollande a Buenos Aires e la grandeur française non può tollerare che Messieur le Présidents de la République sia secondo a chicchessia. La parola d'ordine è: Hollande è il primo capo di Stato a fare visita al neo Presidente argentino Maurizio Macri. Ma non è vero, direte voi. Eppure l'importante settimanale "Express" scrive che la recente visita di Matteo Renzi non conta perchè l'Italia non sarebbe un paese di primo piano, perchè non si trattava di una vera visita di Stato e soprattutto perchè il viaggio del capo del ghoverno italiano sarebbe passato
inosservato.
Voilà, Mesdames et Messieurs, les jeux sont faits et rien ne va plus!
Prima il settimanale afferma senza esitazione: 
Hollande è il primo capo di Stato di primo piano a rendere visita a Maurizio Macri, già sindaco di Buenos Aires ed ex presidente del Boca Juniors, leggendario club di calcio, alla guida del paese solamente da due mesi.
Poi, non contento, più sotto dà la stoccata finale:
Il capo del governo italiano Matteo Renzi ha anticipato Hollande di una settimana, ma la sua non è stata una visita di Stato e il suo viaggio è praticamente passato inosservato.

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Gli strani affari della società dell'On. Angeli

Quella di Giuseppe Angeli, eletto deputato nella lista Tremaglia nel 2006 e nella lista PDL nel 2008, è la radiosa storia di un povero emigrato che è riuscito a costruire un impero economico.
Nel 1950, 19 anni, partì dall'Abruzzo per l'Argentina, dove si guadagnò da vivere con vari lavori nell'edilizia e nella ristorazione. Nel tempo libero vendeva biglietti per viaggiare in Italia ai connazionali guadagnando una provvigione. E man mano si impratichì tanto che già nel 1966 inaugurava la sua agenzia di viaggi che chiamò Transatlantica. Oggi  il Gruppo Transatlantica è una realtà imponente che si occupa di servizi turistici, cambio valuta, immobili e Borsa e molti a Rosario sono pronti a giurare che Pepe Angeli, come viene chiamato, sia l'uomo più ricco di Rosario ed uno dei più ricchi dell'Argentina.
Nel 2006 il Gruppo Transatlantica lanciò la sua linea aerea, Sol, per coprire soprattutto il traffico aereo interprovinciale. Ma solo due anni dopo un aereo della Sol cade e tutti gli occupanti ( 19 passeggeri e 3 membri dell'equipaggio) muoiono.
Chi pensò alla fine della compagnia aerea non conosceva Angeli, che di fatto qualche mese dopo riuscì a stringere un accordo di collaborazione con la linea di bandiera, Aerolineas Argentinas.
Ad agosto del 2015 Sol e Aerolineas firmano un nuovo accordo molto, ma molto, favorevole per Angeli. Per semplificare, Aerolineas si impegnava a pagare tutti i costi di volo alla Sol e a garantirle un 12% fisso di guadagno. Insomma tutte le spese e tutti i rischi dovevano essere di Aerolineas ed i guadagni di Sol. Niente male per Angeli.
La ratio era che Sol avrebbe dovuto coprire rotte secondarie dove la compagnia interna di Aerolineas, Austral, non volava, però poi i voli della compagnia di Angeli si sovrapponevano per l'80% ai voli dell'Austral.
E pensare che pochi mesi prima di questo meraviglioso accordo la famiglia Angeli stava decidendo di chiudere i battenti di Sol in irrimediabile perdita.
Tutto questo è venuto fuori in questi giorni perchè, dopo le elezioni presidenziali di un mese fa, i dirigenti della compagnia di bandiera, che perdeva 500 milioni di dollari all'anno, sono stati mandati a casa e la nuova gerenza ha cominciato a controllare la situazione. Questa è una delle sorprese più eclatanti trovate.
Ora Aerolineas ha rescisso questo accordo che considera molto strano, sicuramente anomalo. Ma scommettiamo che Angeli troverà il modo di cadere in piedi? Glielo augurano gli italiani di Rosario che gli vogliono bene, soprattutto i suoi corregionali che lo hanno voluto a lungo come presidente dell'Associazione Abruzzese. Pepe è stato eletto, oltre che per ben 2 volte alla Camera dei Deputati, Presidente del Comites e Consigliere del Cgie.

ULTIM'ORA
La Sol ha cessato le sue attività con effetto immediato. Circa 300 dipendenti rimangono senza lavoro

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