Mar10162018

Last updateSab, 22 Set 2018 11am

Intervista a Gabriela Michetti, Vice Presidente della Nazione Argentina

TULLIO ZEMBO - Ad aprile dello scorso anno avevo intervistato Gabriela Michetti, allora Senatrice candidata alla carica di Governatore della Città Autonoma di Buenos Aires nelle primarie del PRO ( P r o p u e s t a Republicana), il partito di Mauricio Macri. In quell’occasione parlammo della sua italianità. Ed è da qui che voglio riprendere il discorso.

Cosa è per lei l’italianità?
Tutti i nonni ed i bisnonni mei e dei miei fratelli sono italiani e non è una cosa molto meno comune di come si possa pensare. Tanti argentini di terza generazione in generale hanno subito una mescolanza di origini per cui spesso accade di avere un nonno spagnolo, uno austriaco…. Ecco, nel mio caso, ripeto, sono tutti italiani. I loro cognomi sono Michetti, Illia, Ferri, Del Giorgio, Marucci, Scuffi, Borsi, Copari. Tutti italiani! Come potrei non sentire nel mio sangue tutta l’eredità di quella cultura? Ricordo che, quando studiavo Relazioni intern a z i o n a l i all’Università, un giorno andai a casa di un compagno di studi di origine giapponese e fui ricevuta a tutta la famiglia. Il nonno ad un certo punto mi disse: “Gabriela tu eres italiana no?” . Gli domandai da cosa lo supponesse e lui mi rispose: “Per l’espressione, la passione, il modo di parlare muovendo le mani, come comunichi le tue idee” Insomma io sono veramente convinta che uno l’italianità la porta dentro e per me è sempre stato un motivo di vanto che tutti i mei nonni e bisnonni fossero italiani perché AMO L’ITALIA (ci tiene a scandirlo) e ogni volta che vado in Italia sento – fortemente sento – di essere A CASA. L’unica volta che viaggiai con i miei genitori in Italia da bambina, il giorno che partimmo io piansi perché volevo rimanere. Io, che amo la mia Argentina, mi ricordo ancora quel senso di dolore nel lasciare l’Italia perché da una parte non volevo staccarmi da quel Paese che volevo conoscere di più e dall’altra avevo una sensazione come se vi avessi vissuto tutta la mia vita. Quel viaggio è uno dei miei ricordi più belli. Arrivammo a Roma, mio papà affittò un’auto e facemmo tutta la costa a sud arrivando a Bari, poi risalimmo a Rimini e a Venezia. Naturalmente passammo per Macerata.

I Michetti venivano da Macerata come gli Illia venivano dal Lago di Como.
Esatto. Quando passammo per Macerata guardammo la guida telefonica e trovammo un mucchio di Michetti. Avremmo voluto visitarne alcuni, ma non avevamo relazioni con parenti italiani, i contatti si erano interrotti già molto tempo prima e mio padre non li conosceva proprio. (Avverto un senso di nostalgia sul viso della Vice Presidente). Quella volta girammo per tutta l’Italia, meno Calabria e Sicilia che ancora devo conoscere. In seguito sono stata varie volte a Roma e ci tengo a ribadire ancora e ancora che mi sento realmente a casa in Italia. La cultura italiana ha una vitalità ed un vigore che non so se molte altre culture posseggono. La passione con cui l’italiano e l’italiana si attaccano alla vita è qualcosa di molto speciale.

È arrivata ad una carica politica di grande responsabilità. Che cosa significa essere Vice Presidente della Repubblica Argentina?
La mia sfida, enorme, è ridare prestigio all’Istituzione. Come lei ben sa, la Vice Presidenza non è stata sotto buona luce in questi anni di democrazia dopo il golpe militare del 1983. Da allora l’Istituzione Vice Presidenziale non ha avuto il ruolo che le spetta e che voglio ridarle. La mia sfida è fare ciò che realmente deve fare un Vice Presidente, cioè sostituire il Presidente quando è assente e farlo bene, ma anche guidare il Senato politicamente (Il Vice Presidente è Presidente del Senato), una responsabilità molto grande maggiormente oggi in un Senato dove non abbiamo la maggioranza e pertanto abbiamo la necessità di lavorare ad accordi politici con l’opposizione, il che è un compito delicato e difficile. Oltre a questa gestione politica del Senato, spetta al Vice Presidente anche la gestione “amministrativa” in grado di ridare all’Istituzione prestigio agli occhi della cittadinanza. Il Senato deve essere considerato nuovamente affidabile e trasparente nel rispetto della sua storia. Vanno lavate le macchie che alcuni personaggi hanno fatto in modo che non si generalizzi e non si arrivi a conclusioni non buone. In questa ottica è importante una gestione oculata, come lo è anche il recupero del patrimonio storico dell’edificio parlamentare stesso e dell’edificio che ospita gli uffici di alcuni Senatori. E occorre amministrare bene le risorse umane del personale; i dipendenti devono essere prepararli e formarti professionalmente al meglio; le assunzioni per i posti vacanti vanno fatte con concorsi pubblici. Ecco la sfida che mi sono proposta. Con una gestione attenta, basata su questi principi, abbiamo già risparmiato oltre cinquecento milioni di pesos in questi sette mesi e stiamo tornando a dare al Senato un posto di prestigio nella società. Poi ci sono i compiti che mi affida il Presidente, come ad esempio chiedermi di rappresentarlo in viaggi che hanno come obiettivo la ricerca di capitali e investimenti verso l’ Argentina per permetterci attuare il nostro programma di dare a tutti gli argentini un lavoro dignitoso in grado di sostenere un progetto di vita. Così sono stata in in Giappone e in Corea e adesso andrò nei paesi arabi, in Australia , in Canada, in Nuova Zelanda e in Malesia. Un’altra funzione del Vice Presidente è la funzione sociale, una funzione che io stessa ho definito perchè è la mia vocazione. Attualmente sto lavorando sul tema della povertà in due aree specifiche: le persone che vivono in situazione di vulnerabilità in generale e le donne in situazione di povertà che devono essere aiutate a raggiungere un’indipendenza economica o perlomeno a contribuire ai bisogni della famiglia e farla vivere con maggior serenità e comodità. Intendo sviluppare questi temi nelle Provincie e in Gran Buenos Aires con tutta la struttura dell’area sociale che abbiamo nel Governo. Come vede, la mia idea è che la funzione di Vice Presidente si riempia di contenuti, di lavoro, di attività. Dal giorno che ho iniziato, l’11 dicembre dell’anno scorso, non mi sono fermata un momento. Mi sembra che gli argentini si meritino questo tipo di Vice Presidenza della Nazione, sappiano che sarà un’istituzione che li aiuterà a stare meglio.

Venerdì scorso c’è stata la visita del Presidente Peña Nieto della Repubblica del Messico. Sono venute grandi personalità del mondo: Obama, Hollande, Renzi… Dall’Italia è venuto anche il Ministro della Cultura Franceschini, era prevista anche la visita del Presidente della Repubblica Mattarella, annullata purtroppo all’ultimo minuto per gravi fatti di sangue. Sempre dall’Italia è arrivata a fine maggio una grande delegazione di 200 imprenditori. Che cosa offre l’Argentina a questi Paesi e soprattutto all’Italia? E cosa si aspetta?
Una buona domanda che mi permette dire che l’Argentina sta tornando al mondo! È uscita da un periodo nel quale si era chiusa molto in se stessa. Il Governo precedente aveva un’altra politica per quanto concerneva le relazioni internazionali di quella che abbiamo noi che crediamo in un’Argentina aperta, collegata, integrata. Siamo convinti che ci facciano molto bene le visite di eminenti governanti mondiali come il Presidente degli Stati Uniti, il Premier dell’Italia, quello della Francia e siamo altrettanto convinti che giovino all’Argentina sia le molte missioni commerciali che eventi quali la riapertura qui dell’ufficio JETRO (Japan External Trade Organization), l’organismo ufficiale giapponese per il commercio estero che era stato chiuso nel 2011. Tutte queste cose vanno nella giusta direzione, l’unica maniera che abbiamo di dare lavoro agli argentini è attirare investimenti. Che possiamo dire all’Italia? Le possiamo dire che per lei le nostre porte sono aperte e la invitiamo ad approfittare dello sviluppo argentino in molte aree: servizi, miniere, pesca, agroindustria e soprattutto infrastrutture. Perché ci sarà un gigantesco piano di infrastrutture per il Paese che avrà a che fare con strade, ferrovie, porti. In tutto questo enorme spiegamento di possibilità di produzione e generazione di ricchezza gli imprenditori italiani hanno un’opportunità molto importante in Argentina e nel mercato sudamericano di cui l’Argentina è parte con Uruguay, Brasile, Cile, Paraguay e Bolivia; uno dei mercati più grandi del mondo. Noi possiamo dunque offrire queste opportunità all’Italia in tutte questa aree e poi anche nella tecnologia, settore nel quale l’Italia è all’avanguardia.

Mi sembra un’importante apertura all’Italia dell’Argentina...
Assolutamente! L’idea è che si abbiano sempre migliori relazioni nell’area economica, che oggi è un area per noi importante perché abbiamo bisogno di generare occupazione per quel un terzo della nostra popolazione che sta ancora soffrendo la povertà. Ma anche nell’area culturale perché siamo ben consci che fra Italia e Argentina c’è un rapporto come tra fratelli, anzi come tra padre e figlio dato che l’Argentina è costituita in grandissima parte da discendenti di italiani e questa identità noi la portiamo nel sangue, nel cuore. Sì, dobbiamo intensificare molto le relazioni culturali.

Grazie mille per il tempo che ha voluto dedicarci con squisita cortesia qui nella Casa Rosada. Ma, prima di lasciarla, devo darle la notizia che il Comitato del Premio L’Italiano ha deciso di inserire il suo nominativo fra quelli dei premiati di quest’anno il 31 agosto all’Istituto Italiano di Cultura. Spero vivamente che lei accetti.
Accetto con vero piacere. Encantada de la vida! Todo lo que sea italiano a mi me gusta. Y mis mejores saludos a Teresa. (Teresa Castaldo, Ambasciatrice d'Italia in Argentina).

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Il Ministro della Cultura argentino Avelluto: «Quando arrivo in Italia ho sempre la sensazione di essere a casa»

Alejandro Pablo Avelluto, 50 anni, è un giornalista scelto nel dicembre 2015 dal Presidente Mauricio Macri come Ministro della Cultura della Nazione.
E’ entrato a fare parte di Propuesta Republicana nel 2012 e dal 2014 al 2015 fu Coordinatore Generale del Sistema dei Medi Pubblici della Città Autonoma di Buenos Aires designato dall’allora Ministro della cultura porteño Hernán Lombardi.

TULLIO ZEMBO - Lei è andato poco tempo fa in Italia, precisamente a Mola di Bari da dove venne suo bisnonno.
Sì, sono stato a Castellana Grotte il 25 Giugno per ritirare il Premio Internazionale “Pugliesi nel Mondo” e il giorno dopo ero a Mola di Bari ricevuto con tutti gli onori in Municipio dal Sindaco, dalla Giunta e dalla popolazione. Devo dirle che mi sono sentito a casa, in effetti non sono “andato”, ma sono “ritornato” a Mola di Bari, da dove partì nel 1908 mio bisnonno, come tanti altri paesani, e a Buenos Aires si sposò con una donna del suo stesso paese. Di Mola di Bari sapevo tre cose: che esisteva, che c’era un porto e che gli Avelluto venivano da lì.
Ritornarci è stata una grande emozione. Sono stato accolto molto bene dal Sindaco, Giangrazio Di Rutigliano. Nell’ufficio anagrafe ho potuto vedere i certificati di nascita e di matrimonio dei miei progenitori.  Conservo il ricordo degli odori mentre camminavo per le strade, le piccole stradette del paese. Era domenica e nell’aria c’era il profumo della salsa al fuoco e le donne uscivano dalle loro case con la focaccia appena sfornata. E’ stata davvero un’esperienza sensoriale e nello stesso tempo pregna di affetto. Ho anche visitato un centro di ex combattenti delle due guerre mondiali e in un manifesto c’era il nome di un Avelluto che aveva combattuto nella prima guerra, c’era la sua foto e la sua piccola, ma importante, storia.

Gli Avelluto sono tutti di Mola di Bari.
Proprio così. A Mola di Bari ho incontrato altri Avelluto, credo sia l’unico posto nel mondo dove potevo incrociare un altro Avelluto. Quì in Argentina c’erano tre Avelluto che arrivarono da Mola in diversi periodi di tempo, altri stanno negli Stati Uniti. Pero la concentrazione è proprio tutta e ancora in Mola di Bari!
 
A proposito di legami fra Argentina ed Italia,  finalmente le relazioni fra i due Paesi sono tornate alla normalità e, fra le molte personalità arrivate in Argentina, c`è stata anche la vista del Ministro Italiano di Cultura Dario Franceschini.  Mi piacerebbe ripassare brevemente con lei i progetti e le idee da sviluppare in materia di cultura fra l’ Italia e l’Argentina.
Come giustamente dice lei, con il cambio di governo c’è stato un rilancio significativo delle relazioni diplomatiche e statali fra i due Paesi, soprattutto per quanto riguarda le relazioni  commerciali. I momenti più importanti sono stati la visita del Premier Italiano Matteo Renzi e quella del Ministro di Cultura italiano Dario Franceschini. Con lui abbiamo firmato vari  accordi per sviluppare la conoscenza e l’ esperienza che ha l’ Italia in materia di Musei, di monumenti e, anche in parte, per trovare il modo di interscambiare stages di artisti  argentini in Italia e italiani in Argentina. Più una serie di progetti, che stiamo elaborando, per stringere ancora di più i vincoli culturali e promuovere la presenza della cultura italiana in argentina. Per esempio stiamo programmando per l’ultimo trimestre di quest’anno una grande esposizione di un maestro della fotografia italiana, Vittorio Storaro, che si terrà in Buenos Aires e di certo anche in Mar del Plata in coincidenza con il festival di cinema. C’è poi un fitto lavoro di collaborazione fra le nostre autorità del cinema e quelle italiane per promuovere una maggiore presenza tanto del cinema italiano qui che del cinema argentino in Italia. Insomma ci sono molte opportunità e inoltre abbiamo stabilito un vincolo personale con Dario Franceschini che va oltre il  vincolo protocollare, ci sentiamo e mi ha inviato le sue novelle che, con il mio povero italiano, cerco di  leggere...
 
Italiano che mi sembra stia migliorando.
Certo, sta migliorandolo. Ora, che ho avuto modo di ascoltarlo nel corso del mio viaggio, mi sento spinto ad impararlo meglio.

Entrando in altri campi, parliamo un po’ di due argomenti che mi stanno particolarmente a cuore: la gastronomia italiana e un quotidiano bi-nazionale come il nostro con sede centrale a Roma, che mette in contatto, ogni giorno, due mondi.
Spero che si possano ampliare tutti i vincoli che ci legano all‘Italia e ritengo di grande importanza il giornalismo che voi fate e che è molto apprezzato proprio perché mette in contatto due realtà: quello degli italiani in Argentina e quello degli argentini in Italia..
A volte ho difficoltà a trovare dove finisce l’ italianità e dove inizia l’argentinità e un esempio tipico è la gastronomia. E’ davvero molto tenue la frontiera fra quando la gastronomia italiana è diventata gastronomia argentina e quando la gastronomia argentina ha abbandonato la gastronomia italiana per seguire un percorso proprio.  In ogni mio viaggio in Italia ho avuto la conferma che l’Argentina è il museo della cucina italiana dell’epoca dell’immigrazione e allo stesso tempo è come le isole Galapagos con uno sviluppo autonomo evolutivo della cucina italiana.  E quando uno ritorna in Italia, percepisce, in particolare nella cucina domestica che si prepara in casa più che nei ristoranti l’enorme valore culturale della cucina italiana e vede chiaramente la sua impronta nella nostra cucina.

Il nostro Pietro Sorba viene spesso citato per avere definito appunto  la cucina italiana in Argentina come il Parco Giurassico della cucina italiana.
È cosi! C’è una grande esperienza dovuta giustamente agli immigranti. Ricordo che nel mio  viaggio mi dicevano che  la salsa di pomodori in Italia si prepara e si conserva in bottiglie per durare molti mesi e quello è precisamente  ciò che faceva mia nonna, che evidentemente tramandava le usanze della sua famiglia italiana. Per non parlare di quando negli anni 50 in Argentina si creo la moda delle fabbriche di pasta con il conseguente rifiuto che ciò generava negli immigrati per i quali la pasta era quella che si preparava in casa.
Di queste cose ho conversato con Pietro (Sorba, NdR), di come la nostra cucina abbia mantenuto gli elementi che venivano dalle diverse regioni d’Italia e in qualche modo li abbia resi autonomi creando una cucina “ indipendente” che ha elementi del passato e della cucina italiana e allo stesso tempo ha una mescolanza con gli elementi a disposizione, meno verdure e più carni per esempio.
 
Con Pietro  stiamo  analizzando la realtà  delle cucine regionali. Quest’ anno chiuderemo  la Settimana della Cucina Italiana nell’Usina del Arte con presentazioni di cucine regionali appunto.
C’è una grande sfida che i due Paesi affrontano con il “contemporaneo”.  Certo la nostra storia ha appena compiuto 200 anni e la storia d’Italia è millenaria, ma una della sfide che abbiamo in comune è come fare perchè il passato non sia opprimente e non si converta in un ostacolo per mostrare la nostra cultura contemporanea, la nostra cucina contemporanea, la nostra arte contemporanea, le arti plastiche, il cinema, la letteratura, la musica contemporanee. La presenza dell’immigrazione, come nel caso nostro, è stata tanto forte e l’immigrante tende a cristallizzare la cultura tale come l’aveva nel momento in cui è arrivato e questo è straordinario che succeda, però allo stesso tempo è necessario aprire le porte alle espressioni contemporanee. Voglio dire che la cultura che si produce oggi in Italia e la cultura che si produce oggi in Argentina devono stabilire un nuovo dialogo dal presente per uscire dalla nostalgia del Paese abbandonato per trovare la nuova identità delle relazioni dell’Italia del secolo XXI con l’Argentina del secolo XXI.
 
Altrimenti rimaniamo sempre nello stereotipo della chitarra e gli spaghetti…
 ... la tarantella
 
La presenza dell’immigrazione italiana è tanto forte che anche la seconda e terza generazione si rifà ai ricordi che avevano i nonni. Mi pare davvero una sfida importante rinnovare quelle che sono le identità d’Italia.
In quel senso il cinema gioca un ruolo importantissimo in moltissimi emigranti che possono vedere come l‘Italia di principio del secolo XX già non era la stessa a metà del secolo, soprattutto dopo quella grande rivoluzione estetica che fu il neo realismo, che fece sì che gli emigranti, o figli o nipoti, potessero vedere l ‘Italia contemporanea di quel momento.  L‘Italia del dopoguerra, colpita dalle durezze del conflitto e allo stesso tempo l’ Italia che si stava reinventando, l’Italia industriale che ci stupì tutti  con il design,  la moda, il cinema e la letteratura, accompagnarono le relazioni culturali fra i due nostri Paesi. Non solo la tradizione storica, non solo ciò che era stato abbandonato dagli emigranti lasciando la loro terra, ma anche ciò che era successo dopo , nella terra che avevano lasciato.
 
Uno dei progetti che portiamo avanti noi de L’ ITALIANO è il Premio alle Eccellenze per dare un riconoscimento al nuovo dell’italianità ed al suo divenire, come è il caso suo. Per questa ragione il Comitato selezionatore ha scelto di inserirla fra i premiati il 31 Agosto.
Grazie, spero esserne all’altezza. E sì, sono identità che ci hanno marcato e quando uno arriva in Italia … quando io arrivo in Italia ho sempre la precisa sensazione di stare in un luogo che mi appartiene, che in qualche modo forma parte della mia identità, dove mi sento a mio perfetto agio. In questo mio ultimo viaggio ho affittato una Vespa per gironzolare per Roma e ho sentito quella sensazione che ... stavo nella mia città..
Vede, uno cerca la propria identità in questo tipo di viaggi come se fosse un archeologo, l’archeologo di se stesso e lì l’ ho incontrata, si l’ho incontrata un poco ...
 
Le ragioni per le quali uno è ciò che è...
Chiaro. Uno risponde alle domande su se stesso. Uno non sa se è un viaggio al passato - come lo è in realtà -  pero è  anche un viaggio del  presente ...e lì si vanno completando zone della propria identità che erano nell’ombra e che allo stesso tempo stanno in una sonorità della parola. Io mi chiedevo: in cosa siamo italiani noi discendenti di quegli emigranti? Dove sta questa italianità? Sta nella gastronomia, nelle feste,  nel nostro appassionarci nelle discussioni, sta nella intensità dei nostri vincoli familiari. E ci completiamo incontrando le somiglianze. Certo, ci sono anche discontinuità e differenze e il tutto ci porta alla fine della giornata a dire: Sì, sono un po’ italiano.. E essere argentino è essere un po’ italiano
 
Argentinità e italianità si complementano…
Borges diceva con molta ironia, e credo con un po’ di sarcasmo, che gli argentini sono italiani che parlano spagnolo.
Insomma quando sono arrivato, quando ho scoperto  l’italianità, mi sono subito reso conto che già stavo lì, quando ho visto l’ italianità mi sono reso conto che vedevo una faccia  di me stesso. E nella nostra cultura questo, “essere lì”  è presente in moltissime manifestazioni.

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Elezioni in Argentina: la vendetta di Colombo

Chissà se la capricciosa Presidenta si sta rendendo conto di quale grave errore sia stato il suo atteggiamento di avversione alla comunità italiana culminato nella rimozione della statua di Cristoforo Colombo, simbolo dell’immigrazione italiana e della sua integrazione.
Per la prima volta la comunità italiana organizzata ha dato una chiara indicazione di voto. A favore di Macri è sceso in campo il MAIE che, elezione dopo elezione, ha dimostrato di rappresentare la stragrande maggioranza dei connazionali. E quwesto ha fatto la differenza.
Pur essendo i tre candidati piu “pesanti” in possesso di un passaporto italiano, i risultati mettono Macri nella posizione ideale per vincere il ballottaggio fra un mesetto. Per vincere al primo turno sarebbero occorso almeno il 40% dei voti con il secondo candidato a più di 10% di distanza.
Chi conosce l’Argentina sa quanto potere di “convincimento” abbia il governo uscente in un Paese che distribuisce sussidi a masse imponenti di cittadini.  Chi conosce l’Argentina sa quanta presa abbia  ancora il peronismo. Eppure il “governativo”  peronista Scioli è riuscito ad arrivare ad un 36,68% con un Macri appena a 2,18% dei voti. Massa, il terzo incomodo, è al 21,33%, un serbatoio al quale attingerà molto più facilmente Macri che Scioli.
Certamente la Presidenta uscente ed il suo entourage hanno ben poco da stare contenti se a questo si aggiunge che la grande Provincia di Buenos Aires (16 milioni di abitanti), da sempre territorio governativo e peronista, da domani sarà amministrata da un’esponente della coalizione di Macri.

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In preparazione la Settimana de L’Italiano a Buenos Aires

Il quotidiano italiano di Buenos Aires annuncia la “Settimana de L’Italiano a Buenos Aires” che avrà luogo dal 29 Agosto al 4 Settembre nell’ambito del Verano Italiano organizzato congiuntamente da Ambasciata d’Italia, Ministero della Cultura della Città di Buenos Aires, Consolato generale d’Italia, Istituto Italiano di Cultura, ENIT e ICE-Agenzia.
Uno degli eventi principali sarà la quarta edizione della Settimana della Cucina Italiana curata, come sempre, dal famoso enogastronomo Pietro Sorba. I migliori ristoranti italiani della città offriranno menu promozionali. Domenica 4 Settembre ci sarà il gran finale nella meravigliosa Usina del Arte nel quartiere de La Boca con degustazioni, conferenze e spettacoli. Protagonista quest’anno la cucina lucana grazie alla Regione Basilicata ed alla FABA, la Federazione delle Associazioni della Basilicata in Argentina: verranno due chef dalla Basilicata che lavoreranno prodotti tipici della regione fatti arrivare appositamente dall’Italia.
Il 31 agosto ci sarà la cerimonia del Premio L'Italiano all’Eccellenza dell’Italianità in Argentina, anch’esso giunto alla quarta edizione. Anche quest'anno saranno premiati personaggi italiani o di origine italiana di primissimo piano che si sono particolarmente distinti nell’ambito delle loro attività: esponenti del Governo, personaggi televisivi, scienziati, giornalisti.
Il Comitato selezionatore - composto da Gian Luigi Ferretti, fondatore de L’Italiano, Arturo Curatola, Vicepresidente della Camera di Commercio Italiana in Argentina, Tullio Zembo e Marcelo Bomrad, rispettivamente direttore e direttore editoriale del quotidiano – annuncerà i nominativi fra una decina di giorni.
Il primo Settembre l’Istituto Italiano di Cultura ospiterà l’interessantissima conferenza “Little Italies: Creatività, Cibo e Cultura nel mondo” tenuta dalle professoresse Donatella Strangio (La Sapienza Università di Roma, Dipartimento Memotef),  Rosa Tamborrino (Politecnico di Torino, Dipartimento di Architettura e Design) e Maria Ines Barbero (Storia d'impresa della UBA di Buenos Aires).
Sono inoltre in preparazione altre attività come premi e attribuzione di vetrofanie a ristoranti e pizzerie veramente italiani.

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Premio L'Italiano martedì 23 giugno

Martedi 23 giugno nel  Salone Benedetto Croce dell'Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires avrà luogo la terza edizione del prestigioso PREMIO L'ITALIANO organizzato dal quotidiano L'Italiano col patrocinio dell'Ambasciata d'Italia e la collaborazione del Comites.
Anche questa volta sono di primissimo piano i premiati. Dal Rettore dell’Università di Buenos Aires (UBA) ai presidenti delle due squadre calcistiche più seguite, Boca Juniors e River, al presidente della Fondazione del Banco Ciudad. Da giornalisti famosi al cuoco e divulgatore televisivo della cucina italiana più noto, ai direttori dei più belli hotel di Buenos Aires, a luminari della medicina.
Ecco la lista completa dei Premiati:
Premio per l’eccellenza dell’italianità in Argentina:
Daniel Angelici, Presidente del Club Atlético Boca Juniors
Alberto Edgardo Barbieri, Rettore dell'Università di Buenos Aires (UBA) - Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana
Marcelo Alberto Bonelli, Giornalista ed Economista (Radio Mitre, Clarín, Canal 13)
Ricardo Canaletti, Avvocato e giornalista. Opinionista e conduttore nei notiziari del canale TV "Todo Noticias" - Conduce il programma “Cámara del Crimen” - Opinionista di "Telenoche"
Rodolfo Raúl D'Onofrio, Presidente del Club Atlético River Plate
Donato De Santis , Chef, conduttore TV ed scrittore
Adelmo Juan José Gabbi, Presidente della Borsa di Buenos Aires, della Fondazione della B.C.B.A., del Mercado Electrónico de Gas S.A. (MEGSA), Establecimiento MARIPA S.A. e Inmosur S.A.
Facundo Manes, Neurologo, giornalista e scrittore - Creatore dell'Instituto de Neurología Cognitiva (INECO) e dell'Instituto de Neurociencias de la Universidad Favaloro
Mario Morando, Economista - Presidente della Fondazione del Banco Ciudad
Gabriel Oliveri, Direttore del l’Hotel Four Seasons
Cristian Adrián Ritondo, Vicepresidente 1º Legislatura de la Ciudad Autónoma de Buenos Aires - Presidente del Bloque de Legisladores del Pro  - Presidente Comisión Obras y Servicios Públicos - Presidente de Comisión Mixta de Seguimiento de Obras y Licitaciones de Subterráneos
Juan Boris Aldo Scalesciani, Proprietario dell'Hotel Palacio Duhau, Monumento Storico Sede di una Collezione d'arte Contemporanea
Claudio Zin, Medico ed opinionista radio televisivo - Già Ministro della Salute della Provincia di Buenos Aires - Senatore della Repubblica italiana eletto in Sud America - Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana.
Premio al merito delle relazioni Italia – Argentina:       
Donatella Strangio,  Professoressa dell' Università La Sapienza (Roma) ed Scrittrice, Esperta di Emigrazione Italiana in Argentina.

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La Francia è sempre prima, anche quando è seconda

E' arrivato François Hollande a Buenos Aires e la grandeur française non può tollerare che Messieur le Présidents de la République sia secondo a chicchessia. La parola d'ordine è: Hollande è il primo capo di Stato a fare visita al neo Presidente argentino Maurizio Macri. Ma non è vero, direte voi. Eppure l'importante settimanale "Express" scrive che la recente visita di Matteo Renzi non conta perchè l'Italia non sarebbe un paese di primo piano, perchè non si trattava di una vera visita di Stato e soprattutto perchè il viaggio del capo del ghoverno italiano sarebbe passato
inosservato.
Voilà, Mesdames et Messieurs, les jeux sont faits et rien ne va plus!
Prima il settimanale afferma senza esitazione: 
Hollande è il primo capo di Stato di primo piano a rendere visita a Maurizio Macri, già sindaco di Buenos Aires ed ex presidente del Boca Juniors, leggendario club di calcio, alla guida del paese solamente da due mesi.
Poi, non contento, più sotto dà la stoccata finale:
Il capo del governo italiano Matteo Renzi ha anticipato Hollande di una settimana, ma la sua non è stata una visita di Stato e il suo viaggio è praticamente passato inosservato.

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Udienza privata in Vaticano per i parlamentari italo-argentini

Papa Francesco si è intrattenuto con gli onorevoli Ricardo Merlo e Mario Borghese ed il sen. Claudio Zin.
Il presidente del MAIE, Ricardo Merlo, ha poi dichiarato che l’incontro era servito per parlare col Papa della situazione dei milioni di italiani che vivono all’estero anche se è una realtà che Francesco, figlio di un emigrato piemontese, conosce bene.

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BRUTTA FIGURA DI RENZI O DEI GIORNALI?

Come è facile ingannare i media
Il canale di Miru e Sten “Mia Sorella” ha postato su YouTube il filmato della Lectio Magistralis di Renzi all’Università di Buenos Aires sotto il titolo “Renzi declama Miguel Borges, il grande poeta sordo” e col testo: "15 febbraio 2016: nella Lectio Magistralis alla facoltà di scienze economiche dell’Università di Buenos Aires, il Presidente del Consiglio della Repubblica italiana Matteo Renzi si mette improvvisamente a declamare in spagnolo un'orrenda e anonima poesiola attribuendola erroneamente a Jorge Luis Borges".

E ci sono cascati tutti, dal Corriere della Sera (http://video.corriere.it/renzi-declama-all-universita-buenos-aires-poesia-borgesma-non-sua/235f5cee-d57a-11e5-bbd0-dbbf7f226638) a Il Giornale (http://www.ilgiornale.it/news/politica/renzi-recita-testo-borges-sbaglia-poesia-1226209.html), a Il Fatto Quotidiano (http://tv.ilfattoquotidiano.it/2016/02/17/gaffe-di-renzi-legge-borges-ma-poesia-non-e-dello-scrittore-argentino-i-precedenti-di-mastella-e-bressa/481447/)
e così via.

Eppure si doveva capire che si trattava chiaramente di una bufala già dal titolo. Borges si chiamava Jorge Luis e non Miguel, era cieco e non sordo.

In un primo tempo ci siamo cascati anche noi, poi un amico ci ha informato che la poesia in questione è il Poema dell’amicizia, in Poesie (1923-1976) di Jorge Luis Borges, in italiano e spagnolo edizioni B.U.R. 2004.

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Il direttore de “L’Italiano” ascoltato nella seduta congiunta della Camera dei Deputati

BUENOS AIRES - La Camera dei Deputati e del Senato ha discusso ieri, martedì 9 settembre, la tematica dei buoni speculativi.
Fra i relatori il direttore de “L’Italiano” , Tullio Zembo.
In questa foto sul sito del più importante quotidiano argentino, Clarin, da sinistra a destra:
Carlos Alberto Zanini ,Secretario de Legal y Técnica, il collaboratore più stretto della Presidente Kirchner – Tullio Zembo, direttore de “L’Italiano” - Julián Andrés Domínguez, Presidente della Camera dei Deputati - Axel Kicillof, Ministro dell’Economia e Roberto Feletti,  Presidente della Commissione Bilancio della Camera dei Deputati.

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Le dichiarazioni alla stampa di Macri e Renzi

TULLIO ZEMBO - Al termine del loro incontro alla Casa Rosada, Matteo Renzi e Mauricio Macri hanno fatto dichiarazioni alla stampa.
Renzi  ha detto che "ci sono grandi aspettative nel mondo" col governo Macri ed ha annunciato che a giugno verrà a Buenos Aitres una "missione di 300 imprenditori" perchè ritiene che l'Argentina sia uno dei Paesi con "più soolida possibilità di investimenti). Ha chiesto scusa perchè da ben 18 anni non era venuto in Argentina un capo del governo italiano ed ha invitato ufficialmente il Presidente argentino a visitare l'Italia.
Macri gli ha replicato: "In questi due giorni abbiamo fatto cose molto interessanti per ambedue le comunità". Ha indicato come possibili settori di investimenti energia, opere ferroviarie, l'agroalimentare, ingegneria, soprattutto satellitare e spaziale. Auspicabile anche una stretta collaborazione nella lotta al terrorismo ed al narcotraffico. "Molte sono le possibilità di cooperazione: e vogliamo che l'Argentina ritorni ad aprire le sue porte ai molti italiani che desiderino venire per aiutarci a crescere" ha detto Macri  ed ha continuato rivolgendosi a Renzi: "Vogliamo creare ponti, ponti  inaugurati con la tua visita, che è una chiara dimostrazione di affetto per il nostro popolo da parte del popolo italiano".

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Non arriva a Buenos Aires il Ministro Mogherini

Peccato. Ci sarebbe piaciuto che il ministro degli esteri italiano fosse stato il primo a portare personalmente la solidarietà alla “nostra” Argentina
Tullio Zembo - Lunedì sarà non sarà a Buenos Aires, come invece annunciato da tempo, il Ministro degli esteri italiano, Federica Mogherini.
Sarebbe arrivata in uno dei momenti più difficili dell’Argentina a causa del default e nei suoi incontri ad alto livello avrebbe avuto modo di confermare la solidarietà dell’Italia, come non molto tempo fa ha fatto il premier Renzi in una sua lettera alla Presidente Cristrina Kirchner, nella quale ha riaffermato  “la vicinanza del governo italiano agli sforzi argentini e la nostra disponibilità ad approfondire nelle sedi europee e internazionali i diversi aspetti della vicenda”. Qualche giorno fa c’è stata anche da una dichiarazione firmata, per iniziativa del partito della Mogherini (il PD) da oltre 100 parlamentari italiani consegnata nelle mani dell’Ambasciatore italiano a Roma qualche giorno fa.
Ieri è intervenuto in aula dell’On. Fabio Porta (PD) che, a proposito del default, da lui definito “sui generis”, si è dichiarato preoccupato “per le drammatiche conseguenze che il ‘default’ potrebbe avere sulla già grave situazione debitoria argentina e sulla gestione della ristrutturazione del debito, e quindi sulle fragili condizioni economiche di un Paese a noi vicino, anche in virtù della presenza nel Paese di una enorme collettività di origine italiana”.
Ecco, la grande comunità italiana, cittadini ed oriundi, in questi gravi momenti si stringe attorno al governo argentino impegnato a cercare di portare il Paese fuori dalle secche dove la speculazione internazionale, gli “avvoltoi”, l’hanno portata.
Io personalmente, in tutte le numerose interviste in televisione, alle radio o sui giornali, ho sottolineato l’appoggio dell’Italia e degli italiani, d’Italia e d’Argentina, contro l’ingiusta sentenza del giudice Griesa.
Ci sarebbe piaciuto, e ne saremmo stati orgogliosi, che fosse proprio il ministro degli esteri italiano il primo a portare personalmente la solidarietà alla “nostra” Argentina.

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Renzi in Argentina ad inizio febbraio

Lo ha rivelato il Presidente argentino a “La Stampa”: «Passeremo insieme il giorno del mio compleanno»
Filippo Fiorini de “La Stampa” ha intervistato Mauricio Macri. Alla domanda: «Con Matteo Renzi come sono i rapporti? » il Presidente ha risposto: «Siamo amici dai tempi in cui lui era sindaco a Firenze e io a Buenos Aires. Mi ha chiamato qualche giorno fa per chiedermi se poteva venire a trovarmi e così sarà il primo leader europeo a porgermi visita. Arriva l’8 febbraio, passeremo insieme il giorno del mio compleanno».

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Festa della Repubblica a Buenos Aires: L’ITALIANO c’era

Come è ormai tradizione consolidata, anche questa volta L’ITALIANO era presente con migliaia di copie alla celebrazione della Festa della Repubblica al Teatro Coliseo di Buenos Airtes.

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Gli strani affari della società dell'On. Angeli

Quella di Giuseppe Angeli, eletto deputato nella lista Tremaglia nel 2006 e nella lista PDL nel 2008, è la radiosa storia di un povero emigrato che è riuscito a costruire un impero economico.
Nel 1950, 19 anni, partì dall'Abruzzo per l'Argentina, dove si guadagnò da vivere con vari lavori nell'edilizia e nella ristorazione. Nel tempo libero vendeva biglietti per viaggiare in Italia ai connazionali guadagnando una provvigione. E man mano si impratichì tanto che già nel 1966 inaugurava la sua agenzia di viaggi che chiamò Transatlantica. Oggi  il Gruppo Transatlantica è una realtà imponente che si occupa di servizi turistici, cambio valuta, immobili e Borsa e molti a Rosario sono pronti a giurare che Pepe Angeli, come viene chiamato, sia l'uomo più ricco di Rosario ed uno dei più ricchi dell'Argentina.
Nel 2006 il Gruppo Transatlantica lanciò la sua linea aerea, Sol, per coprire soprattutto il traffico aereo interprovinciale. Ma solo due anni dopo un aereo della Sol cade e tutti gli occupanti ( 19 passeggeri e 3 membri dell'equipaggio) muoiono.
Chi pensò alla fine della compagnia aerea non conosceva Angeli, che di fatto qualche mese dopo riuscì a stringere un accordo di collaborazione con la linea di bandiera, Aerolineas Argentinas.
Ad agosto del 2015 Sol e Aerolineas firmano un nuovo accordo molto, ma molto, favorevole per Angeli. Per semplificare, Aerolineas si impegnava a pagare tutti i costi di volo alla Sol e a garantirle un 12% fisso di guadagno. Insomma tutte le spese e tutti i rischi dovevano essere di Aerolineas ed i guadagni di Sol. Niente male per Angeli.
La ratio era che Sol avrebbe dovuto coprire rotte secondarie dove la compagnia interna di Aerolineas, Austral, non volava, però poi i voli della compagnia di Angeli si sovrapponevano per l'80% ai voli dell'Austral.
E pensare che pochi mesi prima di questo meraviglioso accordo la famiglia Angeli stava decidendo di chiudere i battenti di Sol in irrimediabile perdita.
Tutto questo è venuto fuori in questi giorni perchè, dopo le elezioni presidenziali di un mese fa, i dirigenti della compagnia di bandiera, che perdeva 500 milioni di dollari all'anno, sono stati mandati a casa e la nuova gerenza ha cominciato a controllare la situazione. Questa è una delle sorprese più eclatanti trovate.
Ora Aerolineas ha rescisso questo accordo che considera molto strano, sicuramente anomalo. Ma scommettiamo che Angeli troverà il modo di cadere in piedi? Glielo augurano gli italiani di Rosario che gli vogliono bene, soprattutto i suoi corregionali che lo hanno voluto a lungo come presidente dell'Associazione Abruzzese. Pepe è stato eletto, oltre che per ben 2 volte alla Camera dei Deputati, Presidente del Comites e Consigliere del Cgie.

ULTIM'ORA
La Sol ha cessato le sue attività con effetto immediato. Circa 300 dipendenti rimangono senza lavoro

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Nuova importante sinergia tra l'università La Sapienza di Roma e la UBA di Buenos Aires

STEFANO PELAGGI - L'accordo di cooperazione tra le due prestigiose università nel settore della sicurezza sul lavoro è opera del professore Simone De Sio e del professore Hector Alberto Nieto.
E' stato firmato il 6 maggio 2014 a Buenos Aires nella Presidenza della Facoltà di Medicina della UBA il Progetto scientifico in Medicina del Lavoro tra l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e l’Università di Buenos Aires.  Il Responsabile scientifico del progetto è il Prof Simone De Sio per la Sapienza ed il Prof Hector Alberto Nieto per la UBA. Il documento è stato firmato dai due Responsabili e dal Preside della Facoltà di Medicina della UBA. Alla firma è stato presente l’Addetto Scientifico dell’Ambasciata Italiana a Buenos Aires, Ing. Gabriele Paparo, che ha coordinato la collaborazione tra i due Paesi in questo settore della medicina il cui obiettivo è la formazione ed aggiornamento dello specialista in Medicina del lavoro che è in grado di essere l’interlocutore chiave del Datore di Lavoro e del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione.
Sarà attivata la collaborazione didattica e di ricerca nei settori delle seguenti discipline:
a) Studio dei fattori di rischio presenti negli ambienti di lavoro,la diagnosi, la fisiopatologia e la prevenzione
b) Impatto sulla salute dei lavoratori esposti
c) Comparazione della normativa italiana e della normativa argentina riguardante la tutela della salute e sicurezza nei luoghi e ambienti di lavoro
d) Predisposizione modelli applicativi per l’attività del medico del lavoro
E’ la prima collaborazione che si è attuata in medicina del lavoro con l’Argentina e prevede lo scambio di visite di studiosi, la partecipazione a programmi di ricerca, degli incontri di studio, seminari e corsi su temi previsti dall'accordo e lo scambio di documentazioni e pubblicazioni scientifiche.

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Argentina: il ministro Martina prevede rapporti stretti con l'Italia

In una intervista esclusiva rilasciata al quotidiano argentino Clarin, il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, ha parlato dei futuri rapporti che si potranno instaurare tra l'Italia e l'Argentina dopo l'elezione a presidente di Mauricio Macri.
"Il Primo Ministro Renzi - ha svelato - è stato uno dei primi a telefonare al presidente Macri e a parlare direttamente con lui".
Martina, in Argentina in rappresentanza del governo italiano in occasione dell'investitura a presidente di Macri, ha poi parlato anche di altri aspetti. "Credo - ha aggiunto - che si possa aprire una fase di collaborazione molto interessante tra i nostri Paesi. Dobbiamo rafforzare la nostra partnership istituzionale, economica e scientifica". E presto ci sarà anche una visita di Macri in Italia e più in generale in Europa.
"Quando ci siamo salutati - ha aggiunto il ministro - mi ha detto che alla prima occasione utile verrà a Roma. Mi sembra che ci sia da parte del Presidente un grande interesse per questo".
Ma nella intervisra rilasciata al quotidiano di Buenos Aires, Martina ha anche parlato della possibilità dell'Argentina di entrare a far parte della OCSE, l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. "Mi sembra interessante - ha aggiunto - un segnale importante che ha dato il Presidente. Noi da sempre lavoriamo molto con l'OSCE".
Una visita quella di Martina che porterà a Roma rapporti più stretti e prospettive future più interessanti tra l'Italia e l'Argentina, due Paesi molti vicini visto che gran parte della popolazione ha origini italiane, ma che da anni si sono un po' allontanate. Adesso però con l'avvento di Macri sembra che le cose possano cambiare con un riavvicinamento che potrebbe cominciare innanzitutto dai rapporti economici.

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Congiura ai danni di Cristoforo Colombo

Che cosa vorranno fare del monumento del novigatore genovese? In troppi s’interessano dell’opera d’arte
EDDA CINARELLI - Ormai il monumento non esiste più. É stato smontato. Secondo i media argentini, Clarín e La Nación, per smembrarlo hanno usato addirittura una sega elettrica. I pezzi, che lo componevano, appoggiati sul pavimento sembrano lapidi di un cimitero. Una bella metafora perché é proprio al cimitero dove vanno i morti, in questo caso il monumento.
La domanda del sottotitolo é retorica. Dagli inizi di questa storia si sapeva che il Governo Nazionale lo voleva trasferire in un altro posto, lontano dagli occhi lontano dal cuore. In un primo momento sembrava a Mar del Plata, scartata questa possibilità perché la collettività italiana che vi risiede si é rifiutata di riceverlo, le sembrava, infatti, una mancanza di rispetto, resta la città di Buenos Aires. Alcuni mesi fa il capo del Gabinetto dei ministri del Governo Macri, Horacio Rodríguez Larreta, aveva proposto di sistemarlo vicino all’aeroporto, accanto al Club dei pescatori, l’offerta non era piaciuta. Ma Larreta non è persona da lasciar stare. É arrivata l’estate e dell’argomento non si é più parlato, i lavori di smantellamento però continuavano.
Credo che per un po’ abbiamo sperato di aver vinto, che il monumento restasse al suo posto, in Plaza Colón, dove é stato per circa un secolo, nel luogo scelto da chi lo aveva donato. Nel frattempo, quasi per scongiura o per mettersi al riparo, la collettività italiana ha chiesto aiuto ai parlamentari eletti all’estero. Ma si può essere così ingenui? Come fanno l’on. Porta e l’on. Merlo a lavorare insieme? I parlamentari eletti all’estero appartengono a schieramenti diversi e non hanno certo l’intenzione di collaborare tra loro. Il Maie, alcuni mesi fa cioè molto tempo dopo l’inizio di questa triste storia, ha chiesto all’ex ministro degli Affari Esteri Emma Bonino di interessarsi dell’argomento. Non é stata una buona idea. Il Governo Italiano non ha mai dimostrato, almeno negli ultimi anni, di interessarsi di noi e di conoscere l’Argentina: la società argentina, la politica argentina, gli emigrati e i loro discendenti. Tornando al quid della questione: a questa altezza il Potere Esecutivo Nazionale argentino (Pen),  il governo della città, i nostri parlamentari, il Ministero degli Affari Esteri (Mae) si interessano tutti del Monumento. Se n’é parlato molto, é diventato più importante di quello che era e nessuno di questi attori vuole fare una brutta figura, anzi tutti vogliono esserne i salvatori. Tutti, compreso il Governo Nazionale che l’ha fatto smantellare, vogliono dimostrare di avercelo a cuore. I loro interessi in questione combaciano, ma dove lo porteranno? Mi viene in mente di soppesare le diverse possibilità. Prima possibilità: Puerto Madero. Già prima si era proposto il “Paseo de los Italianos” vicino a Puerto Madero, ma l’ipotesi era stata eliminata perché il monumento é molto pesante e quel posto é costituito da terra rubata al fiume. Non mi pare che in nessun altro angolo dell’elegante quartiere ci sia spazio per il gruppo scultoreo. E poi diciamocelo pure, si é parlato tanto di questo monumento che alla fine gli hanno dato visibilità. L’hanno fatto diventare così familiare che ora lo amano tutti gli abitanti di Buenos Aires e quelli dell’intera Repubblica Argentina. Direi, quasi quasi che gli abbiamo dato più categoria, ammesso che sia possibile, e Puerto Madero francamente non é alla sua altezza. Infatti il rione é abitato soprattutto da stranieri, da nuovi ricchi, da politici e forse anche da qualche narcotrafficante. No, decisamente Puerto Madero non va bene.
Ma allora quale sarebbe la zona indicata per un’opera d’arte ormai tanto conosciuta ed amata? La risposta é la Recoleta ed Av. Del Libertador, le zone più aristocratiche di Buenos Aires. Se ci entrasse, direi che il posto giusto sarebbe addirittura il Cimitero de La Recoleta, accanto alle tombe dell’oligarchia argentina, vicino al Pantheon di Felicitas Guerrero, Eva Perón, dove riposano i ricchi delle famiglie celebri. Ma non é possibile, non c’é più spazio libero. Peccato poi che non ce ne sia nemmeno un centimetro quadrato in Av. Alvear, forse la strada più elegante della città, starebbe proprio bene accanto a “Palacio Duhau" che coppia eccezionale farebbero! Restano allora le belle piazze della zona: piazza Francia ma di statue ce ne sono già parecchie: “Plaza de la Flor”, lì un angolino ci sarebbe, ma non sarebbe in primo piano; piazza Justo José de Urquiza. Sono tutte sfolgoranti di vegetazione, tutte degne di siffatta opera d’arte.
A questo punto non ci resta che aspettare. Nei prossimi mesi sapremo la risposta di questa domanda, perché lì dov’é, il monumento non ci può restare. Non ce lo vuole il Presidente, Cristina F. Kirchner, che al suo posto vuole mettere la statua di Juana Azurduy, e gli altri non vogliono contraddirla. Però a una cosa nessuno sta pensando: alla Giustizia. Attenzione: togliere il monumento dal suo posto sarebbe una violazione alla Legge. Un giudice ha sentenziato, infatti, che l’opera d’arte deve essere rimontata e rimessa al suo posto. La sentenza deve passare in giudicato e violare la legge non mi pare proprio si addica a un governo democratico, qualsiasi esso sia.

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Eletto Presidente dell’Argentina il nipote di Antonio Macri – La maledizione di Colombo si è abbattuta sul suo avversario

GIAN LUIGI FERRETTI - E’ stato eletto Maurizio Macrì, ovvero Mauricio Macri per dirla all’argentina, che è il nipote (figlio del fratello) dell’indimenticato, e indimenticabile, Vice Segretario del CGIE Antonio Macri.
Quante volte ci siamo beccati con Antonio, al CGIE e sulla stampa di emigrazione. Ma, anche se ci divertivamo a polemizzare, lo facevamo però sempre nel massimo rispetto reciproco e ci volevamo bene. E così, una volta che andai a Buenos Aires, mi fece conoscere quel suo giovane nipote, del quale era molto orgoglioso, che era appena diventato presidente del Boca Juniors.
Oggi, se il nipote di Antonio è Presidente della Repubblica Argentina, lo deve all’influenza che su di lui ha avuto lo zio che gli ha trasmesso l'italianità. Sì, anche il suo contendente, Daniel Scioli, è italiano, ma lo ha penalizzato l’affare Colombo.
Chissà se la signora Kirchner si rende conto di quanto le sia costato quello che forse lei considerava semplicemente uno dei suoi tanti capricci.
Avere preteso a tutti i costi lo sfratto del monumento a Colombo  dalla piazza dove stava, perché il suo amico Chavez glielo aveva suggerito, è stato uno schiaffo intollerabile alla grande e potente comunità italiana.
Il risultato è che per la prima volta gli italiani si sono schierati apertamente e lo hanno fatto a favore di Macri che perlomeno aveva tentato di opporsi e, in ogni caso, aveva evitato che la statua venisse portata via da Buenos Aires. Non a caso si è schierato apertamente anche il MAIE che, elezione dopo elezione, ha dimostrato di essere l’espressione politica della comunità. Forse l’immagine che più ha illustrato questo impegno italiano è la fotografia di Cristiano Rattazzi, Presidente di FIAT Argentina, seduto al tavolo di una sezione elettorale in periferia come rappresentante di lista per Macri.
Finora si tramandava una maledizione, che peraltro ha funzionato anche questa volta: nessun governatore della Provincia di Buenos Aires potrà mai diventare presidente, perché il palazzo di governo è costruito su un vecchio cimitero indio. Da oggi dunque c’è da tenere conto anche della “maledizione di Colombo” che si è abbattuta sul kirchnerismo.
Il monumento a Colombo era il simbolo di una visione “europea” e la competizione è stata fra chi voleva conservare l’Argentina come un’isola “europea” in Sud America, con valori europei e cultura europea e chi voleva allontanarla dall’Europa per integrarla in una visione sudamericana. Via Colombo perché simbolo di una diversità nei confronti del neopopulismo autarchico ed isolazionista del Venezuela, dell’Ecuador e della Bolivia.
A questo ha detto no la maggioranza degli argentini, che ha rifiutato anche un’interpretazione muscolosa ed esclusiva del potere in democrazia, coma ha detto no all’assistenzialismo di Stato. E ha detto sì a Macri ed alle sue promesse di misure che favoriscano investimenti esteri.

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Argentina Jurassic Park dei sapori italiani


Martino Rigacci dell'ANSA ha raccolto le considerazioni dell'enogastronomo Pietro Sorba, al quale è stato recentemente conferito il Premio L'Italiano e che, assieme al direttore del giornale Tullio Zembo, organizza la "Semana della Cocina Italiana" a Buenos Aires

 ''L'Argentina è un parco giurassico dei sapori italiani'': a descrivere così il rapporto tra la cucina tricolore e il Rio de la Plata è Pietro Sorba, genovese, giornalista e scrittore enogastronomico di Buenos Aires.
''L'Argentina é un pezzo d'Italia incastonato in fondo al Sudamerica'', sottolinea Sorba all'ANSA, ricordando che le prime migrazioni italiane furono liguri, tra il 1830 al 1840. E portarono profumi e tipicità della loro terra: pesto, cima, ciupín, focaccia, farinata, torta pasqualina, tocco, ravioli.
Quest'avanzata di gusto italiano affrontò oltreoceano diversi problemi: ''Il primo, la materia prima necessaria per replicare le ricette. Inoltre, col passare del tempo le preparazioni genovesi iniziarono ad essere riprodotte da altri gruppi regionali italiani e non solo (soprattutto dagli spagnoli) che le ritoccarono a modo loro. Avvenne lo stesso con i piatti di altre comunità, come la calabrese, la piemontese, la friulana'', afferma Sorba, che di recente ha pubblicato in Argentina due libri a tema ("Bodegones di Buenos Aires 2014" e "Le vie della gastronomia a Chubut, cuore della Patagonia").
"L'aglio per fortuna non manca mai. In molte case argentine - prosegue - il pesto si preparava con quattro ingredienti: sale, olio di semi, prezzemolo e aglio tritati grossolanamente.
Nei casi più fortunati si aggiungevano le noci, a volte anche i formaggi duri locali tipo sardo o 'regianito'. Oggi la situazione é cambiata. La ricetta é più vicina alla versione originale, ma il pesto 'base argentino' resiste tra le mura domestiche''.
''Stesso discorso per la focaccia o per la farinata. Nel primo caso il 'lunfardo' (dialetto di Buenos Aires) si é appropriato del nome "fugazza" e lo ha regalato al dizionario gastronomico argentino. "Fugazza" che e' pero' diversa da quella genovese: e' una sintesi tra la focaccia comune genovese, la focaccia con le cipolle, e quella col formaggio di Recco. La pizza invece viene cotta nelle teglie. E' molto alta, soffice, condita con quantità notevoli di formaggio. Impossibile mangiarne più di 3-4 fette, per la grande quantità degli ingredienti''.
"In Argentina - conclude - esiste un amore profondo ed immutato nei confronti dell'idea di cucina italiana e dei suoi sapori, presenti sulle tavole delle case delle famiglie e nei ristoranti tipici: i bodegones o le cantinas''. ''Dico idea di cucina - prosegue Sorba - perché in genere gli argentini pensano che la cucina italiana sia quella lasciata in eredità dai nostri emigranti, bisnonni o 'trisnonni'. E si ritiene che la pasta secca sia sinonimo di piatto povero''.
In Argentina viene apprezzata di più la pasta fresca e quella ripiena.''Gli argentini - sottolinea ancora l'esperto gastronomo - adorano ravioli, lasagne, cannelloni, tagliatelle, taglierini e fusilli, i piatti abbondanti e le paste fresche condite con salse vigorose ed abbondante formaggio grattugiato. E non rinunciano alla combinazione pomodoro-formaggio-origano, alle verdure ripiene, alla ciambotta calabrese, alla soppressata, ai capperi ed alle olive, alle melanzane sott'olio, ai fusilli al ferretto alla scarpara, alla sfogliatella ed ai cannoli, alla bagna cauda, allo stufato di carne della domenica a pranzo, alla pizza. Sono le reminiscenze, le stimmate della cucina italiana che continuano ad esistere nel palato e nella memoria degli argentini. Sono arrivate qui più di 150 anni fa, sono cambiante ma mantengono la loro essenza primordiale: il gusto essenziale della nostra terra. E' per questo che l'Argentina e' un parco giurassico del sapore italiano''.

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L’alleanza Macri – MAIE vincente in Argentina

L’alleanza del MAIE con la coalizione di Macri ha portato i voti della Comunità italiana organizzata  a Cambiemos e permetterà la vittoria nel ballottaggio.
Ma ha anche permesso l’elezione del segretario politico del MAIE, Daniel Ramundo, a Parlamentare del Mercosur e del Coordinatore del MAIE a Mar del Plata, Marcelo Carrara, a Consigliere regionale.

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I lettori de L'Italiano hanno scelto il personaggio migliore e quello peggiore del 2013

I lettori de L'Italiano, il quotidiano italiano di Buenos Aires, hanno scelto il personaggio migliore e quello peggiore del 2013.
Il migliore dell'anno è Papa Bergoglio, di cui sono orgogliosi gli italo-argentini. Il personaggio peggiore è il Ministro degli Esteri, Emma Bonino, che recentemente si è espressa contro il voto all'estero dichiarando che si deve "eleggere dove si pagano le tasse".  Come se gli italiani all'estero non pagassero l'IMU, le tasse sui rifiuti, sul passaporto ecc., hanno scritto tanti lettori.

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