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Adelmo Gabbi, Presidente della Borsa di Buenos Aires: “Sono più che di origine italiana, sono italiano”

TULLIO ZEMBO - Adelmo Gabbi, Presidente della Bolsa de Comercio de Buenos Aires, mi riceve nel magnifico palazzo sede dell’istituzione nella “City” porteña.
Porto subito il discorso, come faccio sempre in tutte queste interviste, sulla sua origine italiana.

Grazie mille per l’opportunità che mi offre il suo quotidiano L ITALIANO – mi risponde - Io ho “più” che origine italiane, io sono italiano perchè mi sento italiano. Mio nonno è arrivato nell’ anno 1904 da Parma a ”fare l’ America” in Argentina.

E l’ha fatta.
Sì (sorride). Sì, gli è andata bene. Come ho detto, proveniva da Parma e, dopo essersi stabilito in Argentina, vi è ritornato a prendere colei che era la sua fidanzata e che poi è stata la mia nonna. Sì sposarono in Italia e vissero poi tutta la loro vita in Argentina. Arrivarono con una nave, nella classe della categoria più bassa,  con i pantaloni rattoppati, però puliti. Si stabilirono al sud di Santa Fe, dove mio nonno raccoglieva il grano a mani nude in un campo che poi egli comprò e da lì, in Santa Fe, nacque una grande discendenza di figli e nipoti, ognuno dei quali ha poi seguito il proprio cammino, ma tutti siamo tutti italiani. Quando raggiunse una posizione economica più agiata, il nonno tornava ogni anno in Italia e, al rientro, ci si riuniva tutti con la nonna a mangiare la pasta e ad ascoltare le notizie del viaggio e dei parenti  in Italia. Parenti che poi io stesso, in occasione di miei viaggi, conobbi personalmente.
 
I nonni erano proprio di Parma città?
Il nonno sì, la nonna era di Poviglio in provincia di Reggio Emilia.

So che lei è anche sposato con un’italiana.
Mia moglie è di Genova, di origine genovese. Ogni volta che viaggiamo in Italia, ci si stringe il cuore a Fiumicino quando dobbiamo ripartire. Lasciando l’Italia lasciamo casa. Ma subito cominciamo a pensare al prossimo ritorno a casa. L’Italia è la casa.

E’ un sentire comune a tutte le persone che ho intervistato.
Come lei sa, in Argentina non credo ci sia famiglia che non abbia un legame diretto e indiretto con l’Italia.
Io vado in Italia ogni anno, almeno anche per pochi giorni. Non mi appassiona andare in nessun altro posto, in nessun’altra capitale europea.

E, da buon italiano, naturalmente apprezza la nostra buona cucina.
La cucina italiana è la migliore del mondo. E sono tanto intelligenti gli italiani che, oltre che la migliore, la loro cucina italiana è anche la più semplice ed economica del mondo. Pietro Sorba, che seguo come tanti qui in Argentina,  è un buon maestro  di questa nostra arte...
 
Parliamo un po’ della Borsa, ci cui lei è presidente da anni.
La Borsa di Commercio è l’Istituzione economica e finanziaria argentina più antica con i suoi 163 anni di esistenza. E’ passata attraverso tutte le realtà politiche della lunga storia di questo paese a volte - come lei sa benissimo - non proprio facili per niente. La Borsa è l’ unica entità economica che ha sopravvissuto, ininterrottamente,  163 anni.
Nella Borsa passano tutte le transazioni del sistema finanziario  argentino. La somma delle transazioni della Borsa è maggiore di quella totale delle banche in Argentina.  Tutto il finanziamento del consumo in Argentina passa attraverso dei fidecomissi borsatili.
Le grandi imprese argentine,  qualsiasi a cui lei possa pensare - senza eccezioni - tutte si finanziano qui dentro con fondi del mercato argentino e dei fondi stranieri che vengono attraverso la Borsa. La Borsa gode di fiducia incondizionata perchè non è mai fallita nei suoi 163 anni di storia.
Questa Borsa ha sempre ha rispettato le obbligazioni assunte. Tutto ciò che è stato quotato e valutato e in cui la Borsa è stata coinvolta, sempre  è stato pagato.
 
Il che è  tutto dire in una realtà molto difficile come quella dell’Argentina sotto questo punto di vista.
E’ vero che l’Argentina ha vissuto molte crisi, ma è altrettanto vero che la Borsa è sempre stata al di sopra delle crisi. La Borsa è come un processo chimico: il denaro speculativo che entra si traforma in produttivo, tutto passa per la Borsa. Anche se la Borsa non è popolare e men che meno populista.
La borsa è un entità di èlite dove si quotano tutti i prodotti, ovviamente finanziari e non materie prime. Qui si movimentano ogni giorno otto, novemila milioni di pesos, tutti giorni dell’anno..
 
A proposito di continuità, i governi passavano e la Borsa c’era sempre.
Vede, noi individualmente abbiamo la nostra ideologia, pero l’Istituzione sta al di sopra delle ideologie. Qui, ogni anno, il giorno dell’anniversario della Borsa viene il Presidente dell’Argentina in  carica. Il Presidente viene alla Borsa. Mi lasci ripetere e sottolineare: la Borsa è l’unica istituzione dove sempre viene sempre il Presidente.
 
Immagino che non sia sempre facile ricevere un Presidente.
Non lo è affatto! Per esempio la Señora Presidente Kirchner veniva alla Borsa e sempre aveva parole molto dure e offensive (palabras muy feas , dice in spagnolo) verso la mia persona ed io le rispondevo nello stesso tono. Con i suoi ed i miei discorsi ci contrastavamo duramente con due diverse visioni del pensiero economico. Però, noblesse oblige, devo riconoscere che la Señora de Kirchner è comunque venuta ogni anno. Anche se un anno  mi ha suggerito di andare  dallo psicologo,  un altro mi ha detto che ero malato ecc., ecc.
Logicamente siamo molto più vicini alla visione del Presidente Macri - che fra l’altro è socio della borsa da tutta la vita come del resto il padre Franco - perchè con lui l’Argentina è tornata sui mercati dopo 10 anni ed è tornata al rispetto dei mercati,  dei bonisti e di coloro che credono nell’Argentina. Ora è necessario cancellare tutto quel karma che ci deve far vergognare noi argentini per non avere rispettato gli accordi. Uno come italiano lo ha nel DNA che gli accordi si rispettano, vanno rispettati anche quando sono solo verbali.
 
Qual è oggi la realtà dell’Argentina?
L’Argentina ha commesso errori molto gravi quando è entrata rapidamente nel populismo,  perché, quando invece di mettere ordine nell’economia della casa, ci si mette a sperperare, non è mai buon segno mai e questo errore si paga. Bisogna ricordare che gli errori del Governo della Presidente Cristina Kirchner e prima del Presidente Néstor Kirchner hanno portato l’Argentina ad essere dicharata dalla Comunitá Economica mondiale “mercado fronterizo” (mercato frontaliero) che è la qualificazione peggiore di un mercato. Perchè lei possa averne la dimensione, e senza volontà di mancare di rispetto agli stati che nomino, essere fronterizo è essere come Gana, Guinea Equatoriale, Trinidad e Tobago,  paesi che nulla hanno a  che fare con la nostra realtà economico-produttiva nè con la nostra storia. Però in realtá fummo declassati a mercados de fronteras  perchè non eravamo più emergenti. Oggi stiamo già recuperando le condizioni di paese emergente e la settimana scorsa, l’Argentina ha riconquistato la categoria di Emergente per ciò che concerne i titoli pubblici e saremo nei prossimi mesi nuovamente un Paese considerato “paese emergente” e non più “frontaliero”  anche per ciò che concerne i titoli privati.
Possono sembrare solo semplici aggettivi “frontaliero” o “emergente” , ma significano enormemente di più. I “paesi centrali” ogni anno investono nei paesi emergenti qualcosa come novecentocinquantamila milioni di dollari all’anno. La maggior parte di questi investimenti, è vero, vanno in Cina e in India, però il Sistema Latam cioè Messico, Brasile, Colombia, Cile, Perù e Argentina si aggiudica il 20% di quei 950 mila milioni di dollari.
Per molti anni l’Argentina non ha ricevuto ciò che le corrispondeva perchè - essendo dichiarato paese fronterizo - nessuno straniero poteva collocare denaro in Argentina. Per cui gli altri paesi Latam ricevevano anche gli investimenti che sarebbero spettati all’Argentina grazie agli errori del governo precedente .

C’è un settore che potrebbe essere di speciale interesse per un investitore italiano?
Beh ... gli italiani conoscono l’Argentina come l’Italia e ciò che va bene in Italia va bene qui. Il “campo”, la zona nucleo cioè dell’agricoltura argentina, il sud di Santa Fe, Cordoba, Buenos Aires, e per il 90% di origine italiano. Chi ha saputo lavorare e far produrre la terra? Gli italiani. Chi furono i primi fabbricanti di macchine agricole?  Gli italiani. Per cui certamente l’investimento nel campo è ancora molto redditizio per gli italiani. Però l’Argentina oggi è interessante in tutte le categorie. Oggi  tutti gli items possono solo crescere perchè l’Argentina viene da dieci anni senza nessun investimento, dieci anni in cui noi argentini abbiamo deriso gli investitori,  in cui abbiamo mancato di rispetto agli investitori. Dieci anni in cui non abbiamo rispettato la nostra parola data.
Il governo Macri, al contrario, la prima mossa che ha fatto è stata liberalizzare il cambio per rendere la realtà trasparente ed inoltre si è accordato ed ha chiuso una brutta vicenda pagando gli Holdout per rispettare tutto ciò che non avevamo rispettato. La conclusione è che l’Argentina in breve trova 30, 40 mila milioni di dollari, cosa che prima non era neppure impossibile pensare.

Siamo dunque sulla via della normalizzazione del mercato..e del Paese?
Lei ha usato la parola esatta. Il govermo Macri è entrato in un cammino di normalizzazione del mercato. Cosa ci stanno a fare i governi? Per amministrare e permettere ai privati di fare buoni affari, non per interferire negli affari dei privati e creare il disordine come è stato fatto in Argentina negli ultimi anni del passato governo.
 
Lei  è stato uno dei premiati da L’ITALIANO come un’ Eccellenza dell’Italianità.
È  stato uno degli onori più grandi che ho avuto nella mia vita e vi ringrazio di cuore perché, per quanto uno possa essere considerato “grande”, sopra di noi c’è il Paese che ci ha dato le radici e le nostre radici sono in Italia. Sempre dobbiamo rispettare l’Italia. E la rispettiamo.

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