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Noi Macri somos tanos ed è stato mio padre Antonio ad ispirare l’ impegno politico mio e di Maurizio

TULLIO ZEMBO - Jorge Macri, figlio del compianto Tonino, Vice Segretario del CGIE per l’America Latina, a colloquio con il nostro direttore
Non posso certo iniziare un’intervista con lei senza parlare di suo padre Tonino.
In effetti Antonio “Tonino”  Macri è stato un’ italiano amato nella collettività italiana alla quale ha dato molto.. o meglio, direi, ha dato molto alla collettività argentina in generale. Però sempre nel segno dell’italianità,  come ad esempio la sua presidenza dell’Ospedale italiano, che è sì una realizzazione della collettività italiana, ma è aperto a tutti. O contemporaneamente nel segno della cultura, vedi la fondazione del Teatro Coliseo, da lui diretta, con il ciclo “ armonia” . O anche nel segno del sociale quando ci fu un fatto politico rilevante nelle relazioni fra l’Italia e l’Argentina durante la guerra della Malvinas  allorchè mio padre promosse una “movida” di italiani per l’Argentina per una pace giusta per spiegare al Governo italiano che l’ Italia non poteva partecipare assieme alla NATO alla della Guerra della Malvinas perchè avrebbe significato combattere contro italiani. Fu così che l’Italia votò contro l’ invio di truppe. Ma il governo argentino dell’epoca, purtroppo,  non mantenne le promesse di pace ed entrò in guerra. Mio padre visse con dolore quella situazione, lui che si era impegnato ad ottenere un “gesto” italiano in favore della pace garantendo un eguale impegno per la pace da parte argentina, che però non fu  mantenuto..
 
E suo padre fu anche al fianco del Ministro Tremaglia.
Ah sì, la battaglia per il voto! Lavorò molto nel CGIE assieme a Mirko Tremaglia, ma purtroppo morì prima di partecipare alle prime elezioni, nel 2006, frutto della visione di Tremaglia.
 
Sarebbe stato il nostro parlamentare.
Molto probabilmente, poiché la politica lo appassionava. Fu lui che iniziò alla politica sia me che mio cugino Maurizio (l’attuale Presidente dell’Argentina, figlio di Franco, il fratello di Tonino,  NdR.). Oltre ad essere lo zio, era anche il padrino di Maurizio, che lo ricorda sempre con affetto perché papà aveva quella qualità di sacrificare parte del suo impegno per il privato per impegnarsi nel collettivo. In questo senso fu l’ispiratore del nostro impegno civile e politico.

Mi pare superfluo chiederle da dove viene la sua italianità.
Viene da lì , da lui e dalle nostre famiglie dove sempre si è vissuta l “italianità “ .. Somos tanos , per cui mi sento tanto italiano come argentino in un Paese, l’Argentina, che ci ha ricevuti e integrati.
 
Vorrei ora entrare nel campo della politica argentina con lei che ha tracciato un cammino molto importante, prima con la vittoria al Comune di Vicente Lopez contro i “baroni” (ovvero i sindaci da anni e anni al potere nei comuni limitrofi alla Capital Federal)  e poi, nella stessa Provincia di Buenos Aires, come responsabile della campagna che ha portato il PRO alla vittoria con l’elezione a Governatrice di Maria Eguenia Vidal. Due  sfide non solo dure, ma molto difficili, al limite dell’azzardo.
Sia io che Maurizio portiamo con noi la cultura italiana dell’“imprenditore”, nell’accezione etimologica del termine che deriva da intraprendere. L’“imprenditore” non ha paura di rischiare e il vero politico nemmeno!
Il politico “emprendedor” ci prova, provoca la sfida, non si tira indietro, cerca nuovo orizzonti. La cultura di chi arrivava dall’Italia e doveva osare è ancora dentro di noi.
In definitiva uno “se le anima” (sfida) alla lotta sindaci, governatori, presidenti esistenti per convincere la gente che si può fare di più e di meglio di coloro che siedono al potere.  C’è senza dubbio in noi un fatto culturale “muy emprendedor” che abbiamo canalizzato nella politica. Maurizio ha cominciato nella città di Buenos Aires ed io nella Provincia. Nel 2004 nella  Provincia di Buenos Aires fondai il Partito PRO, nella consapevolezza che Maurizio per diventare Presidente, oltre al fatto di essere Sindaco della Città di Buenos Aires, un giorno avrebbe avuto bisogno di un appoggio nella Provincia di Buenos Aires dove risiede il 40% degli elettori argentini.
 
Il primo passo in politica è stato la conquista della carica di sindaco di Vicente Lopez?
No,  no. Il primo passo fu come deputato provinciale, Vicente Lopez fu la prima “grande sfida” politica .
 
Insomma arrivare ad essere deputato era come andare in guerra come soldato, ma vincere in Vicente Lopez era come la sfida di San Martin aa attraversare le Ande.
(sorride) Sì, era una sfida difficile però ho sempre avuto al mio fianco Maurizio che mi sosteneva perchè aveva fiducia in me e sapeva che era necessario “piantare un seme” nella Provincia di Buenos Aires. E così fui il primo Sindaco, è meraviglioso essere Sindaco per via del contatto quotidiano con la gente. Quella fu, senza dubbio, la battaglia che bisognava vincere superando rischi e timori. Per vincere i “baroni”. E fu la base della grande vittoria poi di Maria Eugenia (Vidal, Governatrice delle Provincia di Buenos Aires, NdR.).
 
Infatti l’altra sua impresa sulla quale ben pochi avrebbero scommesso fu la sfida per la Provincia di Buenos Aires come responsabile in capo della campagna politica. Se la prima sfida era stata dura, la seconda era peggio.
(sorride soddisfatto) Una grande sfida vinta. E questa sfida vinta fu quella che ci permise di vincere poi le elezioni presidenziali e consacrare Maurizio Macri Presidente degli Argentini. Se non avessimo vinto sarebbe stato difficile vincere le presidenziali e devo dire che sono molto orgoglioso del risultato.
 
E ha ben donde di esserne orgoglioso.
Oggi abbiamo 69 sindaci su135 nella provincia di Buenos Aires, ossia oltre la metà. Non siamo solo Maurizio Macri e Eugenia Vidal ed io. No, ci sono altri 68 sindaci di Cambiemos che ci permettono un lavoro di cambiamento culturale e politico; lavoro, appassionante e di molta responsabilità.
 
Insomma: “Adesso ci sono io, adesso mi tocca governare”.
Esatto! Adesso  bisogna dare risposte.
 
A proposto di risposte da dare, due domande all’uomo politico di statura nazionale: qual è lo sforzo politico da affrontare nella Provincia di Buenos Aires e che cosa offre l’ Argentina, che cosa chiede al mondo e soprattutto alla nostra Italia?
Nella Provincia la prima sfida è recuperare un’istituzione che offra servizi al cittadino. La Provincia, come era governata, non risolveva i problemi reali della gente, La gente era insicura, non c’erano lavori pubblici in corso né strade né ospedali, le scuole peggio. Per molto tempo non c’è stata un’istituzione che curava, che era presente. Per cui recuperare un’istituzione provinciale che faccia, e che faccia per la gente, è la grande sfida che ci aspetta. Io direi su due grandi fronti: primo il sociale, la salute e l’educazione, recuperare i servizi per invogliare la gente a tornare al sistema di salute pubblica e alla scuola pubblica, offerta che si era perduta in Buenos Aires. È tornare alla normalità la sfida che abbiamo con il Presidente Macri e con il Governatore Eugenia Vidal. L’altro fronte sono le grandi opere di urbanizzazione. Le strade sono ancora nella maggioranza sterrate, ci sono quartieri, non precari ma di classe media, senza fognature e senza strade asfaltate. I giovani di quei quartieri perdono ore del giorno per raggiungere le scuole, le università, il lavoro. Lo Stato deve essere presente. Senza opere reali la realtà non si trasforma.
 
E, come le chiedevo poc’anzi, che ci si aspetta dall’Italia?
Con l’Italia dobbiamo innanzitutto recuperare il vincolo che esiste fra i cittadini, dobbiamo recuperare quel vincolo di affetto come Governo in generale con il mondo, però in particolare con i paesi con cui abbiamo un legame culturale affettivo come possono essere l’Italia e la Spagna. Questa è una certezza della politica nazionale. Io ho avuto il piacere di essere stato presente durante la visita del Premier Renzi in una cena privata con Maurizio nella sua casa;  e uno poteva vedere fra di noi un vincolo di persone che sembravano conoscersi da sempre. Perchè sempre, fra un argentino ed un italiano,  c è un forte vincolo che è una immensa opportunità di lavoro, un' opportunità su cui costruire insieme.
Che ci spettiamo? Investimenti soprattutto, che ci permettano di importare dall’Italia la capacità che l'Italia ha di creare “valore aggiunto”. L'Italia è un paese che si è fatto forte aggregando valore. A volte è l'aspetto estetico, a volte il tecnico, a volte una serie di accertate combinazioni al prodotto. L’Argentina per crescere deve aggregare valore ai suoi prodotti. L'Argentina deve finire di essere esportatrice di grano per diventare esportatrice di alimenti. L'Italia fa questo da secoli. Questa è l'opportunità reciproca che può generare il benessere.
Le opportunità sono infinite, tanto grandi come vorremo immaginarle. E vedo crescere una positiva relazione fra i due paesi.
 
Vedo qui nel suo ufficio un quadro della squadra del River. Non mi dirà che lei è del River?
Io sono del River e Maurizio del Boca (e ride di cuore).


CHI È JORGE MACRI
Jorge Macri (nato a Tandil, Buenos Aires il 5 marzo 1965) è un politico ed imprenditore argentino. Figlio di Antonio Macri, il compianto Vice Segretario Generale del CGIE, è  cugino primo del Presidente della Repubblica Mauricio Macri. Attualmente è Sindaco di Vicente Lopez, al nord di Buenos Aires e presidente del Gruppo Banco Provincia da dicembre 2015, designato dalla Governatrice. Dal 2006 è presidente del PRO, partito fondato dal Presidente Macri, nella Provincia di Buenos Aires.


 

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