Intervista a Gabriela Michetti, Vice Presidente della Nazione Argentina

TULLIO ZEMBO - Ad aprile dello scorso anno avevo intervistato Gabriela Michetti, allora Senatrice candidata alla carica di Governatore della Città Autonoma di Buenos Aires nelle primarie del PRO ( P r o p u e s t a Republicana), il partito di Mauricio Macri. In quell’occasione parlammo della sua italianità. Ed è da qui che voglio riprendere il discorso.

Cosa è per lei l’italianità?
Tutti i nonni ed i bisnonni mei e dei miei fratelli sono italiani e non è una cosa molto meno comune di come si possa pensare. Tanti argentini di terza generazione in generale hanno subito una mescolanza di origini per cui spesso accade di avere un nonno spagnolo, uno austriaco…. Ecco, nel mio caso, ripeto, sono tutti italiani. I loro cognomi sono Michetti, Illia, Ferri, Del Giorgio, Marucci, Scuffi, Borsi, Copari. Tutti italiani! Come potrei non sentire nel mio sangue tutta l’eredità di quella cultura? Ricordo che, quando studiavo Relazioni intern a z i o n a l i all’Università, un giorno andai a casa di un compagno di studi di origine giapponese e fui ricevuta a tutta la famiglia. Il nonno ad un certo punto mi disse: “Gabriela tu eres italiana no?” . Gli domandai da cosa lo supponesse e lui mi rispose: “Per l’espressione, la passione, il modo di parlare muovendo le mani, come comunichi le tue idee” Insomma io sono veramente convinta che uno l’italianità la porta dentro e per me è sempre stato un motivo di vanto che tutti i mei nonni e bisnonni fossero italiani perché AMO L’ITALIA (ci tiene a scandirlo) e ogni volta che vado in Italia sento – fortemente sento – di essere A CASA. L’unica volta che viaggiai con i miei genitori in Italia da bambina, il giorno che partimmo io piansi perché volevo rimanere. Io, che amo la mia Argentina, mi ricordo ancora quel senso di dolore nel lasciare l’Italia perché da una parte non volevo staccarmi da quel Paese che volevo conoscere di più e dall’altra avevo una sensazione come se vi avessi vissuto tutta la mia vita. Quel viaggio è uno dei miei ricordi più belli. Arrivammo a Roma, mio papà affittò un’auto e facemmo tutta la costa a sud arrivando a Bari, poi risalimmo a Rimini e a Venezia. Naturalmente passammo per Macerata.

I Michetti venivano da Macerata come gli Illia venivano dal Lago di Como.
Esatto. Quando passammo per Macerata guardammo la guida telefonica e trovammo un mucchio di Michetti. Avremmo voluto visitarne alcuni, ma non avevamo relazioni con parenti italiani, i contatti si erano interrotti già molto tempo prima e mio padre non li conosceva proprio. (Avverto un senso di nostalgia sul viso della Vice Presidente). Quella volta girammo per tutta l’Italia, meno Calabria e Sicilia che ancora devo conoscere. In seguito sono stata varie volte a Roma e ci tengo a ribadire ancora e ancora che mi sento realmente a casa in Italia. La cultura italiana ha una vitalità ed un vigore che non so se molte altre culture posseggono. La passione con cui l’italiano e l’italiana si attaccano alla vita è qualcosa di molto speciale.

È arrivata ad una carica politica di grande responsabilità. Che cosa significa essere Vice Presidente della Repubblica Argentina?
La mia sfida, enorme, è ridare prestigio all’Istituzione. Come lei ben sa, la Vice Presidenza non è stata sotto buona luce in questi anni di democrazia dopo il golpe militare del 1983. Da allora l’Istituzione Vice Presidenziale non ha avuto il ruolo che le spetta e che voglio ridarle. La mia sfida è fare ciò che realmente deve fare un Vice Presidente, cioè sostituire il Presidente quando è assente e farlo bene, ma anche guidare il Senato politicamente (Il Vice Presidente è Presidente del Senato), una responsabilità molto grande maggiormente oggi in un Senato dove non abbiamo la maggioranza e pertanto abbiamo la necessità di lavorare ad accordi politici con l’opposizione, il che è un compito delicato e difficile. Oltre a questa gestione politica del Senato, spetta al Vice Presidente anche la gestione “amministrativa” in grado di ridare all’Istituzione prestigio agli occhi della cittadinanza. Il Senato deve essere considerato nuovamente affidabile e trasparente nel rispetto della sua storia. Vanno lavate le macchie che alcuni personaggi hanno fatto in modo che non si generalizzi e non si arrivi a conclusioni non buone. In questa ottica è importante una gestione oculata, come lo è anche il recupero del patrimonio storico dell’edificio parlamentare stesso e dell’edificio che ospita gli uffici di alcuni Senatori. E occorre amministrare bene le risorse umane del personale; i dipendenti devono essere prepararli e formarti professionalmente al meglio; le assunzioni per i posti vacanti vanno fatte con concorsi pubblici. Ecco la sfida che mi sono proposta. Con una gestione attenta, basata su questi principi, abbiamo già risparmiato oltre cinquecento milioni di pesos in questi sette mesi e stiamo tornando a dare al Senato un posto di prestigio nella società. Poi ci sono i compiti che mi affida il Presidente, come ad esempio chiedermi di rappresentarlo in viaggi che hanno come obiettivo la ricerca di capitali e investimenti verso l’ Argentina per permetterci attuare il nostro programma di dare a tutti gli argentini un lavoro dignitoso in grado di sostenere un progetto di vita. Così sono stata in in Giappone e in Corea e adesso andrò nei paesi arabi, in Australia , in Canada, in Nuova Zelanda e in Malesia. Un’altra funzione del Vice Presidente è la funzione sociale, una funzione che io stessa ho definito perchè è la mia vocazione. Attualmente sto lavorando sul tema della povertà in due aree specifiche: le persone che vivono in situazione di vulnerabilità in generale e le donne in situazione di povertà che devono essere aiutate a raggiungere un’indipendenza economica o perlomeno a contribuire ai bisogni della famiglia e farla vivere con maggior serenità e comodità. Intendo sviluppare questi temi nelle Provincie e in Gran Buenos Aires con tutta la struttura dell’area sociale che abbiamo nel Governo. Come vede, la mia idea è che la funzione di Vice Presidente si riempia di contenuti, di lavoro, di attività. Dal giorno che ho iniziato, l’11 dicembre dell’anno scorso, non mi sono fermata un momento. Mi sembra che gli argentini si meritino questo tipo di Vice Presidenza della Nazione, sappiano che sarà un’istituzione che li aiuterà a stare meglio.

Venerdì scorso c’è stata la visita del Presidente Peña Nieto della Repubblica del Messico. Sono venute grandi personalità del mondo: Obama, Hollande, Renzi… Dall’Italia è venuto anche il Ministro della Cultura Franceschini, era prevista anche la visita del Presidente della Repubblica Mattarella, annullata purtroppo all’ultimo minuto per gravi fatti di sangue. Sempre dall’Italia è arrivata a fine maggio una grande delegazione di 200 imprenditori. Che cosa offre l’Argentina a questi Paesi e soprattutto all’Italia? E cosa si aspetta?
Una buona domanda che mi permette dire che l’Argentina sta tornando al mondo! È uscita da un periodo nel quale si era chiusa molto in se stessa. Il Governo precedente aveva un’altra politica per quanto concerneva le relazioni internazionali di quella che abbiamo noi che crediamo in un’Argentina aperta, collegata, integrata. Siamo convinti che ci facciano molto bene le visite di eminenti governanti mondiali come il Presidente degli Stati Uniti, il Premier dell’Italia, quello della Francia e siamo altrettanto convinti che giovino all’Argentina sia le molte missioni commerciali che eventi quali la riapertura qui dell’ufficio JETRO (Japan External Trade Organization), l’organismo ufficiale giapponese per il commercio estero che era stato chiuso nel 2011. Tutte queste cose vanno nella giusta direzione, l’unica maniera che abbiamo di dare lavoro agli argentini è attirare investimenti. Che possiamo dire all’Italia? Le possiamo dire che per lei le nostre porte sono aperte e la invitiamo ad approfittare dello sviluppo argentino in molte aree: servizi, miniere, pesca, agroindustria e soprattutto infrastrutture. Perché ci sarà un gigantesco piano di infrastrutture per il Paese che avrà a che fare con strade, ferrovie, porti. In tutto questo enorme spiegamento di possibilità di produzione e generazione di ricchezza gli imprenditori italiani hanno un’opportunità molto importante in Argentina e nel mercato sudamericano di cui l’Argentina è parte con Uruguay, Brasile, Cile, Paraguay e Bolivia; uno dei mercati più grandi del mondo. Noi possiamo dunque offrire queste opportunità all’Italia in tutte questa aree e poi anche nella tecnologia, settore nel quale l’Italia è all’avanguardia.

Mi sembra un’importante apertura all’Italia dell’Argentina...
Assolutamente! L’idea è che si abbiano sempre migliori relazioni nell’area economica, che oggi è un area per noi importante perché abbiamo bisogno di generare occupazione per quel un terzo della nostra popolazione che sta ancora soffrendo la povertà. Ma anche nell’area culturale perché siamo ben consci che fra Italia e Argentina c’è un rapporto come tra fratelli, anzi come tra padre e figlio dato che l’Argentina è costituita in grandissima parte da discendenti di italiani e questa identità noi la portiamo nel sangue, nel cuore. Sì, dobbiamo intensificare molto le relazioni culturali.

Grazie mille per il tempo che ha voluto dedicarci con squisita cortesia qui nella Casa Rosada. Ma, prima di lasciarla, devo darle la notizia che il Comitato del Premio L’Italiano ha deciso di inserire il suo nominativo fra quelli dei premiati di quest’anno il 31 agosto all’Istituto Italiano di Cultura. Spero vivamente che lei accetti.
Accetto con vero piacere. Encantada de la vida! Todo lo que sea italiano a mi me gusta. Y mis mejores saludos a Teresa. (Teresa Castaldo, Ambasciatrice d'Italia in Argentina).

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