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Il Ministro della Cultura argentino Avelluto: «Quando arrivo in Italia ho sempre la sensazione di essere a casa»

Alejandro Pablo Avelluto, 50 anni, è un giornalista scelto nel dicembre 2015 dal Presidente Mauricio Macri come Ministro della Cultura della Nazione.
E’ entrato a fare parte di Propuesta Republicana nel 2012 e dal 2014 al 2015 fu Coordinatore Generale del Sistema dei Medi Pubblici della Città Autonoma di Buenos Aires designato dall’allora Ministro della cultura porteño Hernán Lombardi.

TULLIO ZEMBO - Lei è andato poco tempo fa in Italia, precisamente a Mola di Bari da dove venne suo bisnonno.
Sì, sono stato a Castellana Grotte il 25 Giugno per ritirare il Premio Internazionale “Pugliesi nel Mondo” e il giorno dopo ero a Mola di Bari ricevuto con tutti gli onori in Municipio dal Sindaco, dalla Giunta e dalla popolazione. Devo dirle che mi sono sentito a casa, in effetti non sono “andato”, ma sono “ritornato” a Mola di Bari, da dove partì nel 1908 mio bisnonno, come tanti altri paesani, e a Buenos Aires si sposò con una donna del suo stesso paese. Di Mola di Bari sapevo tre cose: che esisteva, che c’era un porto e che gli Avelluto venivano da lì.
Ritornarci è stata una grande emozione. Sono stato accolto molto bene dal Sindaco, Giangrazio Di Rutigliano. Nell’ufficio anagrafe ho potuto vedere i certificati di nascita e di matrimonio dei miei progenitori.  Conservo il ricordo degli odori mentre camminavo per le strade, le piccole stradette del paese. Era domenica e nell’aria c’era il profumo della salsa al fuoco e le donne uscivano dalle loro case con la focaccia appena sfornata. E’ stata davvero un’esperienza sensoriale e nello stesso tempo pregna di affetto. Ho anche visitato un centro di ex combattenti delle due guerre mondiali e in un manifesto c’era il nome di un Avelluto che aveva combattuto nella prima guerra, c’era la sua foto e la sua piccola, ma importante, storia.

Gli Avelluto sono tutti di Mola di Bari.
Proprio così. A Mola di Bari ho incontrato altri Avelluto, credo sia l’unico posto nel mondo dove potevo incrociare un altro Avelluto. Quì in Argentina c’erano tre Avelluto che arrivarono da Mola in diversi periodi di tempo, altri stanno negli Stati Uniti. Pero la concentrazione è proprio tutta e ancora in Mola di Bari!
 
A proposito di legami fra Argentina ed Italia,  finalmente le relazioni fra i due Paesi sono tornate alla normalità e, fra le molte personalità arrivate in Argentina, c`è stata anche la vista del Ministro Italiano di Cultura Dario Franceschini.  Mi piacerebbe ripassare brevemente con lei i progetti e le idee da sviluppare in materia di cultura fra l’ Italia e l’Argentina.
Come giustamente dice lei, con il cambio di governo c’è stato un rilancio significativo delle relazioni diplomatiche e statali fra i due Paesi, soprattutto per quanto riguarda le relazioni  commerciali. I momenti più importanti sono stati la visita del Premier Italiano Matteo Renzi e quella del Ministro di Cultura italiano Dario Franceschini. Con lui abbiamo firmato vari  accordi per sviluppare la conoscenza e l’ esperienza che ha l’ Italia in materia di Musei, di monumenti e, anche in parte, per trovare il modo di interscambiare stages di artisti  argentini in Italia e italiani in Argentina. Più una serie di progetti, che stiamo elaborando, per stringere ancora di più i vincoli culturali e promuovere la presenza della cultura italiana in argentina. Per esempio stiamo programmando per l’ultimo trimestre di quest’anno una grande esposizione di un maestro della fotografia italiana, Vittorio Storaro, che si terrà in Buenos Aires e di certo anche in Mar del Plata in coincidenza con il festival di cinema. C’è poi un fitto lavoro di collaborazione fra le nostre autorità del cinema e quelle italiane per promuovere una maggiore presenza tanto del cinema italiano qui che del cinema argentino in Italia. Insomma ci sono molte opportunità e inoltre abbiamo stabilito un vincolo personale con Dario Franceschini che va oltre il  vincolo protocollare, ci sentiamo e mi ha inviato le sue novelle che, con il mio povero italiano, cerco di  leggere...
 
Italiano che mi sembra stia migliorando.
Certo, sta migliorandolo. Ora, che ho avuto modo di ascoltarlo nel corso del mio viaggio, mi sento spinto ad impararlo meglio.

Entrando in altri campi, parliamo un po’ di due argomenti che mi stanno particolarmente a cuore: la gastronomia italiana e un quotidiano bi-nazionale come il nostro con sede centrale a Roma, che mette in contatto, ogni giorno, due mondi.
Spero che si possano ampliare tutti i vincoli che ci legano all‘Italia e ritengo di grande importanza il giornalismo che voi fate e che è molto apprezzato proprio perché mette in contatto due realtà: quello degli italiani in Argentina e quello degli argentini in Italia..
A volte ho difficoltà a trovare dove finisce l’ italianità e dove inizia l’argentinità e un esempio tipico è la gastronomia. E’ davvero molto tenue la frontiera fra quando la gastronomia italiana è diventata gastronomia argentina e quando la gastronomia argentina ha abbandonato la gastronomia italiana per seguire un percorso proprio.  In ogni mio viaggio in Italia ho avuto la conferma che l’Argentina è il museo della cucina italiana dell’epoca dell’immigrazione e allo stesso tempo è come le isole Galapagos con uno sviluppo autonomo evolutivo della cucina italiana.  E quando uno ritorna in Italia, percepisce, in particolare nella cucina domestica che si prepara in casa più che nei ristoranti l’enorme valore culturale della cucina italiana e vede chiaramente la sua impronta nella nostra cucina.

Il nostro Pietro Sorba viene spesso citato per avere definito appunto  la cucina italiana in Argentina come il Parco Giurassico della cucina italiana.
È cosi! C’è una grande esperienza dovuta giustamente agli immigranti. Ricordo che nel mio  viaggio mi dicevano che  la salsa di pomodori in Italia si prepara e si conserva in bottiglie per durare molti mesi e quello è precisamente  ciò che faceva mia nonna, che evidentemente tramandava le usanze della sua famiglia italiana. Per non parlare di quando negli anni 50 in Argentina si creo la moda delle fabbriche di pasta con il conseguente rifiuto che ciò generava negli immigrati per i quali la pasta era quella che si preparava in casa.
Di queste cose ho conversato con Pietro (Sorba, NdR), di come la nostra cucina abbia mantenuto gli elementi che venivano dalle diverse regioni d’Italia e in qualche modo li abbia resi autonomi creando una cucina “ indipendente” che ha elementi del passato e della cucina italiana e allo stesso tempo ha una mescolanza con gli elementi a disposizione, meno verdure e più carni per esempio.
 
Con Pietro  stiamo  analizzando la realtà  delle cucine regionali. Quest’ anno chiuderemo  la Settimana della Cucina Italiana nell’Usina del Arte con presentazioni di cucine regionali appunto.
C’è una grande sfida che i due Paesi affrontano con il “contemporaneo”.  Certo la nostra storia ha appena compiuto 200 anni e la storia d’Italia è millenaria, ma una della sfide che abbiamo in comune è come fare perchè il passato non sia opprimente e non si converta in un ostacolo per mostrare la nostra cultura contemporanea, la nostra cucina contemporanea, la nostra arte contemporanea, le arti plastiche, il cinema, la letteratura, la musica contemporanee. La presenza dell’immigrazione, come nel caso nostro, è stata tanto forte e l’immigrante tende a cristallizzare la cultura tale come l’aveva nel momento in cui è arrivato e questo è straordinario che succeda, però allo stesso tempo è necessario aprire le porte alle espressioni contemporanee. Voglio dire che la cultura che si produce oggi in Italia e la cultura che si produce oggi in Argentina devono stabilire un nuovo dialogo dal presente per uscire dalla nostalgia del Paese abbandonato per trovare la nuova identità delle relazioni dell’Italia del secolo XXI con l’Argentina del secolo XXI.
 
Altrimenti rimaniamo sempre nello stereotipo della chitarra e gli spaghetti…
 ... la tarantella
 
La presenza dell’immigrazione italiana è tanto forte che anche la seconda e terza generazione si rifà ai ricordi che avevano i nonni. Mi pare davvero una sfida importante rinnovare quelle che sono le identità d’Italia.
In quel senso il cinema gioca un ruolo importantissimo in moltissimi emigranti che possono vedere come l‘Italia di principio del secolo XX già non era la stessa a metà del secolo, soprattutto dopo quella grande rivoluzione estetica che fu il neo realismo, che fece sì che gli emigranti, o figli o nipoti, potessero vedere l ‘Italia contemporanea di quel momento.  L‘Italia del dopoguerra, colpita dalle durezze del conflitto e allo stesso tempo l’ Italia che si stava reinventando, l’Italia industriale che ci stupì tutti  con il design,  la moda, il cinema e la letteratura, accompagnarono le relazioni culturali fra i due nostri Paesi. Non solo la tradizione storica, non solo ciò che era stato abbandonato dagli emigranti lasciando la loro terra, ma anche ciò che era successo dopo , nella terra che avevano lasciato.
 
Uno dei progetti che portiamo avanti noi de L’ ITALIANO è il Premio alle Eccellenze per dare un riconoscimento al nuovo dell’italianità ed al suo divenire, come è il caso suo. Per questa ragione il Comitato selezionatore ha scelto di inserirla fra i premiati il 31 Agosto.
Grazie, spero esserne all’altezza. E sì, sono identità che ci hanno marcato e quando uno arriva in Italia … quando io arrivo in Italia ho sempre la precisa sensazione di stare in un luogo che mi appartiene, che in qualche modo forma parte della mia identità, dove mi sento a mio perfetto agio. In questo mio ultimo viaggio ho affittato una Vespa per gironzolare per Roma e ho sentito quella sensazione che ... stavo nella mia città..
Vede, uno cerca la propria identità in questo tipo di viaggi come se fosse un archeologo, l’archeologo di se stesso e lì l’ ho incontrata, si l’ho incontrata un poco ...
 
Le ragioni per le quali uno è ciò che è...
Chiaro. Uno risponde alle domande su se stesso. Uno non sa se è un viaggio al passato - come lo è in realtà -  pero è  anche un viaggio del  presente ...e lì si vanno completando zone della propria identità che erano nell’ombra e che allo stesso tempo stanno in una sonorità della parola. Io mi chiedevo: in cosa siamo italiani noi discendenti di quegli emigranti? Dove sta questa italianità? Sta nella gastronomia, nelle feste,  nel nostro appassionarci nelle discussioni, sta nella intensità dei nostri vincoli familiari. E ci completiamo incontrando le somiglianze. Certo, ci sono anche discontinuità e differenze e il tutto ci porta alla fine della giornata a dire: Sì, sono un po’ italiano.. E essere argentino è essere un po’ italiano
 
Argentinità e italianità si complementano…
Borges diceva con molta ironia, e credo con un po’ di sarcasmo, che gli argentini sono italiani che parlano spagnolo.
Insomma quando sono arrivato, quando ho scoperto  l’italianità, mi sono subito reso conto che già stavo lì, quando ho visto l’ italianità mi sono reso conto che vedevo una faccia  di me stesso. E nella nostra cultura questo, “essere lì”  è presente in moltissime manifestazioni.

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