Mar06272017

Last updateSab, 17 Giu 2017 4pm

Lo chef del Presidente dell'Argentina ha la Calabria nel cuore

Sarà lui a curare la Cena di Gala dell’Italianità nella Residenza dell’Ambasciata d’Italia il 14 Giugno in occasione del conferimento del prestigioso Premio L’Italiano al Presidente Macri
TULLIO ZEMBO - Il calabrese Dante Liporace è lo chef del Presidente Mauricio Macri di origini calabresi. Lo incontro alla "Casa Rosada",  l'edificioche si affaccia sulla storica Plaza de Mayo ed è la sede centrale del potere esecutivo della Repubblica Argentina con al suo interno gli uffici del Presidente della Repubblica Argentina.

Grazie per averci ricevuti, chef Liporace, Mi parli della sua italianità.
Grazie anzi a voi de L’ITALIANO per essere venuti.
La mia italianità nasce dai ricordi della mia infanzia passata con i nonni Pasquale e Mafalda, che venivano da un paesino vicino a Cosenza che si chiama Sant'Agata di Esaro. Ci sono andato appena ho potuto per conoscere meglio le radici dei miei nonni, per vedere la casa, i luoghi. E' stata un'esperienza indimenticabile. Lei può capire cosa sia arrivare in un paesino di un migliaio di abitanti dove tutti sono tuoi parenti, è bellissimo. Dovresti andare a cena da tutte le famiglie, impossibile.

Lei, che è un professionista della cucina ad altissimo livello, come ha trovato la sua cucina di origine?
Pensi, tutti hanno il loro orticello in prossimità della casa per cui era un "raccogliere e cucinare”, la mattina si va a raccogliere e la sera si cucina.  Si preparano i vari piatti e si presentano in tavola con la semplicità delle cose buone della cucina italiana, questa è l’essenza.
Si va a dare da mangiare al maiale,  lo si ingrassa bene per mesi e poi lo si prepara...delizioso.
E’ stato un rivivere i racconti di nonna Mafalda sulla vita quotidiana di un paese della Calabria e mi sono reso conto che lo conoscevo già senza averlo mai visto prima. In un posto così ci si sente in una dimensione in armonia con la natura e, come professionista della cucina, si apprezza molto il prodotto naturale, quello che raccogli tu stesso, cosa ormai un pio sogno nelle nostre città moderne.

Come è andato questo rapporto con la cucina artigianale, "naturale"? Ha qualche aneddoto da raccontare?
Eccone uno: non riuscivo a fare i "maccheroni a 'ru fierro" come avevo visto fare dalle mie nonne con quella abilità che nasce dall'esperienza e dalla vita di paese.  Proprio non riuscivo e quasi invidiavo la loro scioltezza e naturalezza dei movimenti con risultato sempre uniforme e preciso. E veloce, mentre guardavo affascinato. Ce n'è voluto.....ma alla fine ho imparato (sorride soddisfatto).
Poi una cosa che mi incuriosiva era il rito della pasta quotidiana, un rito ogni giorno un rito diverso ma sempre uguale.
E poi ancora l'insalata per chiudere il pranzo prima del dolce. In un mio ristorante, elaborando quel ricordo, preparavo un dolce che era un'insalata: un omaggio proprio a quel ricordo, all'Italia bella e divina, alla  Calabria dove c'è il mio cuore.

Ora sì che i calabresi saranno orgogliosi di queste parole dello chef del Presidente. A proposito cosa significa essere lo chef del Presidente? Quali sono state le sfide?
La prima sfida fu quando venni convocato dal Presidente per essere il suo chef personale nella Casa Rosada. Mi chiamarono per valutare fra l'atro lo stato delle cucine e non le dico quello che ho trovato, mi limito a dirle che tutto era sporco e deteriorato....un po' come il Paese allora. Vidi la cucina e pensai che era proprio l'immagine del Paese che i governanti di prima ci lasciavano: un disastro.
Accettai la sfida di farmi carico della prima cucina dell'Argentina, dove, secondo il mio punto di vista, la professionalità deve essere ai massimi livelli, sia di chi ne è il responsabile sia di tutto lo staff.
Il lavoro di pulizia e modernizzazione è durato quasi 3 mesi. Un cambio di struttura, ma sono rimasto con il solito staff che, dopo una buona chiacchierata e un buon esempio, ora sono dei collaboratori eccellenti. Era solo questione di chiarire le responsabilità che ognuno doveva ricoprire. Pensi che prima si contrattavano i servizi di un catering costoso e inefficiente. Ora tutto esce da questa cucina, sia gli eventi ufficiali come la cena di ieri con la Presidente della Svizzera come il pranzo dei dipendenti . Adesso sono orgoglioso dei miei collaboratori. Ora abbiamo un cucina molto professionale e si risparmia “dinero”.

Quali sono i gusti del Presidente?
Il Presidente ha cura nel mangiare.  Se è una cena ufficiale, i piatti sono un po' secondo la provenienza degli invitati. Se è un pranzo di lavoro con ministri o funzionari, si preparano piatti frugali e leggeri per poi continuare il lavoro. Gli piace la carne, nella giusta misura e la “comida” italiana. Senza mai esagerare..
 
Adesso arriva Mattarella  il Presidente dell'Italia. Come sceglie il menu da presentare?  Immagino non sia lo stesso riceve un  Presidente italiano o, per esempio, un Presidente asiatico.
Studio i gusti e ricerco informazioni. Ad esempio quando venne Obama ho studiato ogni dettagli per preparare un meno che fosse consono ai gusti e alle necessità del Presidente degli Stati Uniti e devo dire che risucimmo apreparare un menu per il quale poi lo stesso Obama si congratulo con noi tutti.
Per il Presidentre Mattarella sto in pieno studio, di certo sarà piu semplice e siamo certi di soddisfare ogni possibile necessità. Sto pensando ad una buona pasta, è un'impresa non facile riuscire a preparare una buona pasta in Argentina.
 
A proposito di pasta,  qual è il piatto che le piace di più, chef?
Gli spaghetti con un buon ragù. Piatto molto difficile da trovare in Argentina, quasi direi impossibile
(ride) Un altro piatto che amo - pur essendo semplice è molto difficile da preparare e da trovare qui - è il cacio e pepe. Comunque quando arriva una visita di grande importanza è previsto presentare al protocollo vari e diversi menu affinchè loro, con criterio e con contatti con il protocollo della personalità che ci visita, scelgano in base ai gusti, ad eventuali intolleranze, a ragioni mediche...
 
Come calabrese, che relazione ha con il piccante? Con il peperoncino?
Amo il peperoncino, non così gli argentini che, in genere, non amano troppo e tutti il “picante”, il nostro piccante, che non scherza.. Ricordo che da bambino mio nonno mi davi il peperoncino su un pezzo di pane con un po’ d’olio, sono cresciuto come un calabrese. Un'esperienza indimenticabile è quando nella mia infanzia gustavo il peperoncino e anche un poco di vino (ride di gusto).

Il primo chef d'Argentina è calabrese. Qui la collettività calabrese è importante e sono tanti gli eventi che organizza.
Mi ricordo quando, da bimbo, venivo da Bahia Blanca con mio nonno per la celebrazione della Madonna del Pettoruto.
 
Dante, che relazione ha l'italianità con la sua professione ?
Certamente ogni mio  piatto ha un'ispirazione italiana, come la scelta dei prodotti, la cura e la provenienza. Quando ero chef nel mio ristorante Tarquino, prpravo “la sequenza de vaca”, un piatto di carne, come indicava il nome, un piatto argentino di carne. Però c`era alla base la mia italianità: carne che  si accompagnava con pasta ad esempio. Io credo comunque che tutta la cucina argentina, non solo la mia persona come chef,  senta la presenza dell'italianità. Credo che sia una questione ovvia a tutti noi. Ci manca riscoprire l'alta cucina italiana amalgamata con la cucina argentina, mi sembra che ci sia ancora un cammino da percorrere. Noi conosciamo la cucina italiana, dei vecchi ristoranti della Boca ad esempio,  che presentano piatti di cucina italiana argentinizzata, però mai si è presentata l'alta cucina italiana con la componente argentina presente
 
Sono questioni che mi appassionano,   seguo da neofita la “cucina”. Adesso da anni sono affascinato e coinvolto con Pietro Sorba nella presentazione della Settimana della Cucina Italiana e devo ammettere che mi si è aperto un mondo tanto affascinante per molti versi quanto sconosciuto per la sua immensità.
Pietro è un grande amico e un grande professionista. Conosco ovviamente la vostra Settimana che ha grande ripercussione e ogni anno cresce in importanza.
 
La cucina è un ambiente di duro lavoro non è facile stare molte ore in piedi  in una cucina..
La cucina è dura. A volte i giovani sono affascinati da questa professione, ma, oltre che dura e difficile come ambiente di lavoro, è un esame continuo, tutti i i giorni,  per ogni piatto presentato. Poi se chi gusta il tuo piatto è il Presidente la sfida si fa più difficile. In questo caso, quando è presente il Presidente,  mi faccio carico personalmente di tutti i dettagli,  non lascio nessun particolare al caso .

La ringrazio ancora per questa chiacchierata e per l’invito a gustare il pranzo con lei qui nella Casa Rosada. Ho modo di apprezzare la sua cucina, come tutti i giornalisti accreditati, ogni volta che vengo per coprire un evento.
Per finire è un piacere per me comunicarle, a nome anche dell'editore e fondatore de L'ITALIANO, Gian Luigi Ferretti,  che ci farà piacere, in occasione della prossima cerimonia, nominarla “Eccellenza dell’ Italianità".
Uuhh! Es muy fuerte..Estaria muy feliz mi abuelo, sarebbe felice mio nonno. Grazie. E' un piacere ed un onore (è visibilmente emozionato). Tengo un nudo en la garganta por la emocion, ho un nodo in gola per l'emozione. Grazie!

Grazie a lei, Maestro.

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Dante Liporace nasce a Bahía Blanca e si trasferisce a Buenos Aires per studiare nel Colegio Gato Dumas, il centro accademico più prestigioso dell'America Latina per la scienza gastronomica.
Poi partì per l'Europa, dove rimase quasi sei anni e lavorò con i famosi chef Pedro Subijana, tre stelle Michelin, e Ferran Adrià, il famoso padre della cucina molecolare. Ritornò a Buenos Aires nel 2009 e aprì prima il Ristorante Moreno e poi il Ristorante Tarquinio, universalmente giudicatocome uno dei migliori della città. Il suo menu "Secuencia de la vaca", che proponeva una degustazione di 10 piatti dalla testa alla coda dell'animale ed ebbe una recensione sul New York Times.
Ora , a 39 anni, è lo chef della Casa Rosada da quando Mauricio Macri è Presidente.
Ogni giorno sovraintende alla preparazione dei pranzi, oltre che naturalmente del Presidente, anche di circa 800 commensali, fea funzionari e personale.
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Adelmo Gabbi, Presidente della Borsa di Buenos Aires: “Sono più che di origine italiana, sono italiano”

TULLIO ZEMBO - Adelmo Gabbi, Presidente della Bolsa de Comercio de Buenos Aires, mi riceve nel magnifico palazzo sede dell’istituzione nella “City” porteña.
Porto subito il discorso, come faccio sempre in tutte queste interviste, sulla sua origine italiana.

Grazie mille per l’opportunità che mi offre il suo quotidiano L ITALIANO – mi risponde - Io ho “più” che origine italiane, io sono italiano perchè mi sento italiano. Mio nonno è arrivato nell’ anno 1904 da Parma a ”fare l’ America” in Argentina.

E l’ha fatta.
Sì (sorride). Sì, gli è andata bene. Come ho detto, proveniva da Parma e, dopo essersi stabilito in Argentina, vi è ritornato a prendere colei che era la sua fidanzata e che poi è stata la mia nonna. Sì sposarono in Italia e vissero poi tutta la loro vita in Argentina. Arrivarono con una nave, nella classe della categoria più bassa,  con i pantaloni rattoppati, però puliti. Si stabilirono al sud di Santa Fe, dove mio nonno raccoglieva il grano a mani nude in un campo che poi egli comprò e da lì, in Santa Fe, nacque una grande discendenza di figli e nipoti, ognuno dei quali ha poi seguito il proprio cammino, ma tutti siamo tutti italiani. Quando raggiunse una posizione economica più agiata, il nonno tornava ogni anno in Italia e, al rientro, ci si riuniva tutti con la nonna a mangiare la pasta e ad ascoltare le notizie del viaggio e dei parenti  in Italia. Parenti che poi io stesso, in occasione di miei viaggi, conobbi personalmente.
 
I nonni erano proprio di Parma città?
Il nonno sì, la nonna era di Poviglio in provincia di Reggio Emilia.

So che lei è anche sposato con un’italiana.
Mia moglie è di Genova, di origine genovese. Ogni volta che viaggiamo in Italia, ci si stringe il cuore a Fiumicino quando dobbiamo ripartire. Lasciando l’Italia lasciamo casa. Ma subito cominciamo a pensare al prossimo ritorno a casa. L’Italia è la casa.

E’ un sentire comune a tutte le persone che ho intervistato.
Come lei sa, in Argentina non credo ci sia famiglia che non abbia un legame diretto e indiretto con l’Italia.
Io vado in Italia ogni anno, almeno anche per pochi giorni. Non mi appassiona andare in nessun altro posto, in nessun’altra capitale europea.

E, da buon italiano, naturalmente apprezza la nostra buona cucina.
La cucina italiana è la migliore del mondo. E sono tanto intelligenti gli italiani che, oltre che la migliore, la loro cucina italiana è anche la più semplice ed economica del mondo. Pietro Sorba, che seguo come tanti qui in Argentina,  è un buon maestro  di questa nostra arte...
 
Parliamo un po’ della Borsa, ci cui lei è presidente da anni.
La Borsa di Commercio è l’Istituzione economica e finanziaria argentina più antica con i suoi 163 anni di esistenza. E’ passata attraverso tutte le realtà politiche della lunga storia di questo paese a volte - come lei sa benissimo - non proprio facili per niente. La Borsa è l’ unica entità economica che ha sopravvissuto, ininterrottamente,  163 anni.
Nella Borsa passano tutte le transazioni del sistema finanziario  argentino. La somma delle transazioni della Borsa è maggiore di quella totale delle banche in Argentina.  Tutto il finanziamento del consumo in Argentina passa attraverso dei fidecomissi borsatili.
Le grandi imprese argentine,  qualsiasi a cui lei possa pensare - senza eccezioni - tutte si finanziano qui dentro con fondi del mercato argentino e dei fondi stranieri che vengono attraverso la Borsa. La Borsa gode di fiducia incondizionata perchè non è mai fallita nei suoi 163 anni di storia.
Questa Borsa ha sempre ha rispettato le obbligazioni assunte. Tutto ciò che è stato quotato e valutato e in cui la Borsa è stata coinvolta, sempre  è stato pagato.
 
Il che è  tutto dire in una realtà molto difficile come quella dell’Argentina sotto questo punto di vista.
E’ vero che l’Argentina ha vissuto molte crisi, ma è altrettanto vero che la Borsa è sempre stata al di sopra delle crisi. La Borsa è come un processo chimico: il denaro speculativo che entra si traforma in produttivo, tutto passa per la Borsa. Anche se la Borsa non è popolare e men che meno populista.
La borsa è un entità di èlite dove si quotano tutti i prodotti, ovviamente finanziari e non materie prime. Qui si movimentano ogni giorno otto, novemila milioni di pesos, tutti giorni dell’anno..
 
A proposito di continuità, i governi passavano e la Borsa c’era sempre.
Vede, noi individualmente abbiamo la nostra ideologia, pero l’Istituzione sta al di sopra delle ideologie. Qui, ogni anno, il giorno dell’anniversario della Borsa viene il Presidente dell’Argentina in  carica. Il Presidente viene alla Borsa. Mi lasci ripetere e sottolineare: la Borsa è l’unica istituzione dove sempre viene sempre il Presidente.
 
Immagino che non sia sempre facile ricevere un Presidente.
Non lo è affatto! Per esempio la Señora Presidente Kirchner veniva alla Borsa e sempre aveva parole molto dure e offensive (palabras muy feas , dice in spagnolo) verso la mia persona ed io le rispondevo nello stesso tono. Con i suoi ed i miei discorsi ci contrastavamo duramente con due diverse visioni del pensiero economico. Però, noblesse oblige, devo riconoscere che la Señora de Kirchner è comunque venuta ogni anno. Anche se un anno  mi ha suggerito di andare  dallo psicologo,  un altro mi ha detto che ero malato ecc., ecc.
Logicamente siamo molto più vicini alla visione del Presidente Macri - che fra l’altro è socio della borsa da tutta la vita come del resto il padre Franco - perchè con lui l’Argentina è tornata sui mercati dopo 10 anni ed è tornata al rispetto dei mercati,  dei bonisti e di coloro che credono nell’Argentina. Ora è necessario cancellare tutto quel karma che ci deve far vergognare noi argentini per non avere rispettato gli accordi. Uno come italiano lo ha nel DNA che gli accordi si rispettano, vanno rispettati anche quando sono solo verbali.
 
Qual è oggi la realtà dell’Argentina?
L’Argentina ha commesso errori molto gravi quando è entrata rapidamente nel populismo,  perché, quando invece di mettere ordine nell’economia della casa, ci si mette a sperperare, non è mai buon segno mai e questo errore si paga. Bisogna ricordare che gli errori del Governo della Presidente Cristina Kirchner e prima del Presidente Néstor Kirchner hanno portato l’Argentina ad essere dicharata dalla Comunitá Economica mondiale “mercado fronterizo” (mercato frontaliero) che è la qualificazione peggiore di un mercato. Perchè lei possa averne la dimensione, e senza volontà di mancare di rispetto agli stati che nomino, essere fronterizo è essere come Gana, Guinea Equatoriale, Trinidad e Tobago,  paesi che nulla hanno a  che fare con la nostra realtà economico-produttiva nè con la nostra storia. Però in realtá fummo declassati a mercados de fronteras  perchè non eravamo più emergenti. Oggi stiamo già recuperando le condizioni di paese emergente e la settimana scorsa, l’Argentina ha riconquistato la categoria di Emergente per ciò che concerne i titoli pubblici e saremo nei prossimi mesi nuovamente un Paese considerato “paese emergente” e non più “frontaliero”  anche per ciò che concerne i titoli privati.
Possono sembrare solo semplici aggettivi “frontaliero” o “emergente” , ma significano enormemente di più. I “paesi centrali” ogni anno investono nei paesi emergenti qualcosa come novecentocinquantamila milioni di dollari all’anno. La maggior parte di questi investimenti, è vero, vanno in Cina e in India, però il Sistema Latam cioè Messico, Brasile, Colombia, Cile, Perù e Argentina si aggiudica il 20% di quei 950 mila milioni di dollari.
Per molti anni l’Argentina non ha ricevuto ciò che le corrispondeva perchè - essendo dichiarato paese fronterizo - nessuno straniero poteva collocare denaro in Argentina. Per cui gli altri paesi Latam ricevevano anche gli investimenti che sarebbero spettati all’Argentina grazie agli errori del governo precedente .

C’è un settore che potrebbe essere di speciale interesse per un investitore italiano?
Beh ... gli italiani conoscono l’Argentina come l’Italia e ciò che va bene in Italia va bene qui. Il “campo”, la zona nucleo cioè dell’agricoltura argentina, il sud di Santa Fe, Cordoba, Buenos Aires, e per il 90% di origine italiano. Chi ha saputo lavorare e far produrre la terra? Gli italiani. Chi furono i primi fabbricanti di macchine agricole?  Gli italiani. Per cui certamente l’investimento nel campo è ancora molto redditizio per gli italiani. Però l’Argentina oggi è interessante in tutte le categorie. Oggi  tutti gli items possono solo crescere perchè l’Argentina viene da dieci anni senza nessun investimento, dieci anni in cui noi argentini abbiamo deriso gli investitori,  in cui abbiamo mancato di rispetto agli investitori. Dieci anni in cui non abbiamo rispettato la nostra parola data.
Il governo Macri, al contrario, la prima mossa che ha fatto è stata liberalizzare il cambio per rendere la realtà trasparente ed inoltre si è accordato ed ha chiuso una brutta vicenda pagando gli Holdout per rispettare tutto ciò che non avevamo rispettato. La conclusione è che l’Argentina in breve trova 30, 40 mila milioni di dollari, cosa che prima non era neppure impossibile pensare.

Siamo dunque sulla via della normalizzazione del mercato..e del Paese?
Lei ha usato la parola esatta. Il govermo Macri è entrato in un cammino di normalizzazione del mercato. Cosa ci stanno a fare i governi? Per amministrare e permettere ai privati di fare buoni affari, non per interferire negli affari dei privati e creare il disordine come è stato fatto in Argentina negli ultimi anni del passato governo.
 
Lei  è stato uno dei premiati da L’ITALIANO come un’ Eccellenza dell’Italianità.
È  stato uno degli onori più grandi che ho avuto nella mia vita e vi ringrazio di cuore perché, per quanto uno possa essere considerato “grande”, sopra di noi c’è il Paese che ci ha dato le radici e le nostre radici sono in Italia. Sempre dobbiamo rispettare l’Italia. E la rispettiamo.

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Il Ministro della Cultura argentino Avelluto: «Quando arrivo in Italia ho sempre la sensazione di essere a casa»

Alejandro Pablo Avelluto, 50 anni, è un giornalista scelto nel dicembre 2015 dal Presidente Mauricio Macri come Ministro della Cultura della Nazione.
E’ entrato a fare parte di Propuesta Republicana nel 2012 e dal 2014 al 2015 fu Coordinatore Generale del Sistema dei Medi Pubblici della Città Autonoma di Buenos Aires designato dall’allora Ministro della cultura porteño Hernán Lombardi.

TULLIO ZEMBO - Lei è andato poco tempo fa in Italia, precisamente a Mola di Bari da dove venne suo bisnonno.
Sì, sono stato a Castellana Grotte il 25 Giugno per ritirare il Premio Internazionale “Pugliesi nel Mondo” e il giorno dopo ero a Mola di Bari ricevuto con tutti gli onori in Municipio dal Sindaco, dalla Giunta e dalla popolazione. Devo dirle che mi sono sentito a casa, in effetti non sono “andato”, ma sono “ritornato” a Mola di Bari, da dove partì nel 1908 mio bisnonno, come tanti altri paesani, e a Buenos Aires si sposò con una donna del suo stesso paese. Di Mola di Bari sapevo tre cose: che esisteva, che c’era un porto e che gli Avelluto venivano da lì.
Ritornarci è stata una grande emozione. Sono stato accolto molto bene dal Sindaco, Giangrazio Di Rutigliano. Nell’ufficio anagrafe ho potuto vedere i certificati di nascita e di matrimonio dei miei progenitori.  Conservo il ricordo degli odori mentre camminavo per le strade, le piccole stradette del paese. Era domenica e nell’aria c’era il profumo della salsa al fuoco e le donne uscivano dalle loro case con la focaccia appena sfornata. E’ stata davvero un’esperienza sensoriale e nello stesso tempo pregna di affetto. Ho anche visitato un centro di ex combattenti delle due guerre mondiali e in un manifesto c’era il nome di un Avelluto che aveva combattuto nella prima guerra, c’era la sua foto e la sua piccola, ma importante, storia.

Gli Avelluto sono tutti di Mola di Bari.
Proprio così. A Mola di Bari ho incontrato altri Avelluto, credo sia l’unico posto nel mondo dove potevo incrociare un altro Avelluto. Quì in Argentina c’erano tre Avelluto che arrivarono da Mola in diversi periodi di tempo, altri stanno negli Stati Uniti. Pero la concentrazione è proprio tutta e ancora in Mola di Bari!
 
A proposito di legami fra Argentina ed Italia,  finalmente le relazioni fra i due Paesi sono tornate alla normalità e, fra le molte personalità arrivate in Argentina, c`è stata anche la vista del Ministro Italiano di Cultura Dario Franceschini.  Mi piacerebbe ripassare brevemente con lei i progetti e le idee da sviluppare in materia di cultura fra l’ Italia e l’Argentina.
Come giustamente dice lei, con il cambio di governo c’è stato un rilancio significativo delle relazioni diplomatiche e statali fra i due Paesi, soprattutto per quanto riguarda le relazioni  commerciali. I momenti più importanti sono stati la visita del Premier Italiano Matteo Renzi e quella del Ministro di Cultura italiano Dario Franceschini. Con lui abbiamo firmato vari  accordi per sviluppare la conoscenza e l’ esperienza che ha l’ Italia in materia di Musei, di monumenti e, anche in parte, per trovare il modo di interscambiare stages di artisti  argentini in Italia e italiani in Argentina. Più una serie di progetti, che stiamo elaborando, per stringere ancora di più i vincoli culturali e promuovere la presenza della cultura italiana in argentina. Per esempio stiamo programmando per l’ultimo trimestre di quest’anno una grande esposizione di un maestro della fotografia italiana, Vittorio Storaro, che si terrà in Buenos Aires e di certo anche in Mar del Plata in coincidenza con il festival di cinema. C’è poi un fitto lavoro di collaborazione fra le nostre autorità del cinema e quelle italiane per promuovere una maggiore presenza tanto del cinema italiano qui che del cinema argentino in Italia. Insomma ci sono molte opportunità e inoltre abbiamo stabilito un vincolo personale con Dario Franceschini che va oltre il  vincolo protocollare, ci sentiamo e mi ha inviato le sue novelle che, con il mio povero italiano, cerco di  leggere...
 
Italiano che mi sembra stia migliorando.
Certo, sta migliorandolo. Ora, che ho avuto modo di ascoltarlo nel corso del mio viaggio, mi sento spinto ad impararlo meglio.

Entrando in altri campi, parliamo un po’ di due argomenti che mi stanno particolarmente a cuore: la gastronomia italiana e un quotidiano bi-nazionale come il nostro con sede centrale a Roma, che mette in contatto, ogni giorno, due mondi.
Spero che si possano ampliare tutti i vincoli che ci legano all‘Italia e ritengo di grande importanza il giornalismo che voi fate e che è molto apprezzato proprio perché mette in contatto due realtà: quello degli italiani in Argentina e quello degli argentini in Italia..
A volte ho difficoltà a trovare dove finisce l’ italianità e dove inizia l’argentinità e un esempio tipico è la gastronomia. E’ davvero molto tenue la frontiera fra quando la gastronomia italiana è diventata gastronomia argentina e quando la gastronomia argentina ha abbandonato la gastronomia italiana per seguire un percorso proprio.  In ogni mio viaggio in Italia ho avuto la conferma che l’Argentina è il museo della cucina italiana dell’epoca dell’immigrazione e allo stesso tempo è come le isole Galapagos con uno sviluppo autonomo evolutivo della cucina italiana.  E quando uno ritorna in Italia, percepisce, in particolare nella cucina domestica che si prepara in casa più che nei ristoranti l’enorme valore culturale della cucina italiana e vede chiaramente la sua impronta nella nostra cucina.

Il nostro Pietro Sorba viene spesso citato per avere definito appunto  la cucina italiana in Argentina come il Parco Giurassico della cucina italiana.
È cosi! C’è una grande esperienza dovuta giustamente agli immigranti. Ricordo che nel mio  viaggio mi dicevano che  la salsa di pomodori in Italia si prepara e si conserva in bottiglie per durare molti mesi e quello è precisamente  ciò che faceva mia nonna, che evidentemente tramandava le usanze della sua famiglia italiana. Per non parlare di quando negli anni 50 in Argentina si creo la moda delle fabbriche di pasta con il conseguente rifiuto che ciò generava negli immigrati per i quali la pasta era quella che si preparava in casa.
Di queste cose ho conversato con Pietro (Sorba, NdR), di come la nostra cucina abbia mantenuto gli elementi che venivano dalle diverse regioni d’Italia e in qualche modo li abbia resi autonomi creando una cucina “ indipendente” che ha elementi del passato e della cucina italiana e allo stesso tempo ha una mescolanza con gli elementi a disposizione, meno verdure e più carni per esempio.
 
Con Pietro  stiamo  analizzando la realtà  delle cucine regionali. Quest’ anno chiuderemo  la Settimana della Cucina Italiana nell’Usina del Arte con presentazioni di cucine regionali appunto.
C’è una grande sfida che i due Paesi affrontano con il “contemporaneo”.  Certo la nostra storia ha appena compiuto 200 anni e la storia d’Italia è millenaria, ma una della sfide che abbiamo in comune è come fare perchè il passato non sia opprimente e non si converta in un ostacolo per mostrare la nostra cultura contemporanea, la nostra cucina contemporanea, la nostra arte contemporanea, le arti plastiche, il cinema, la letteratura, la musica contemporanee. La presenza dell’immigrazione, come nel caso nostro, è stata tanto forte e l’immigrante tende a cristallizzare la cultura tale come l’aveva nel momento in cui è arrivato e questo è straordinario che succeda, però allo stesso tempo è necessario aprire le porte alle espressioni contemporanee. Voglio dire che la cultura che si produce oggi in Italia e la cultura che si produce oggi in Argentina devono stabilire un nuovo dialogo dal presente per uscire dalla nostalgia del Paese abbandonato per trovare la nuova identità delle relazioni dell’Italia del secolo XXI con l’Argentina del secolo XXI.
 
Altrimenti rimaniamo sempre nello stereotipo della chitarra e gli spaghetti…
 ... la tarantella
 
La presenza dell’immigrazione italiana è tanto forte che anche la seconda e terza generazione si rifà ai ricordi che avevano i nonni. Mi pare davvero una sfida importante rinnovare quelle che sono le identità d’Italia.
In quel senso il cinema gioca un ruolo importantissimo in moltissimi emigranti che possono vedere come l‘Italia di principio del secolo XX già non era la stessa a metà del secolo, soprattutto dopo quella grande rivoluzione estetica che fu il neo realismo, che fece sì che gli emigranti, o figli o nipoti, potessero vedere l ‘Italia contemporanea di quel momento.  L‘Italia del dopoguerra, colpita dalle durezze del conflitto e allo stesso tempo l’ Italia che si stava reinventando, l’Italia industriale che ci stupì tutti  con il design,  la moda, il cinema e la letteratura, accompagnarono le relazioni culturali fra i due nostri Paesi. Non solo la tradizione storica, non solo ciò che era stato abbandonato dagli emigranti lasciando la loro terra, ma anche ciò che era successo dopo , nella terra che avevano lasciato.
 
Uno dei progetti che portiamo avanti noi de L’ ITALIANO è il Premio alle Eccellenze per dare un riconoscimento al nuovo dell’italianità ed al suo divenire, come è il caso suo. Per questa ragione il Comitato selezionatore ha scelto di inserirla fra i premiati il 31 Agosto.
Grazie, spero esserne all’altezza. E sì, sono identità che ci hanno marcato e quando uno arriva in Italia … quando io arrivo in Italia ho sempre la precisa sensazione di stare in un luogo che mi appartiene, che in qualche modo forma parte della mia identità, dove mi sento a mio perfetto agio. In questo mio ultimo viaggio ho affittato una Vespa per gironzolare per Roma e ho sentito quella sensazione che ... stavo nella mia città..
Vede, uno cerca la propria identità in questo tipo di viaggi come se fosse un archeologo, l’archeologo di se stesso e lì l’ ho incontrata, si l’ho incontrata un poco ...
 
Le ragioni per le quali uno è ciò che è...
Chiaro. Uno risponde alle domande su se stesso. Uno non sa se è un viaggio al passato - come lo è in realtà -  pero è  anche un viaggio del  presente ...e lì si vanno completando zone della propria identità che erano nell’ombra e che allo stesso tempo stanno in una sonorità della parola. Io mi chiedevo: in cosa siamo italiani noi discendenti di quegli emigranti? Dove sta questa italianità? Sta nella gastronomia, nelle feste,  nel nostro appassionarci nelle discussioni, sta nella intensità dei nostri vincoli familiari. E ci completiamo incontrando le somiglianze. Certo, ci sono anche discontinuità e differenze e il tutto ci porta alla fine della giornata a dire: Sì, sono un po’ italiano.. E essere argentino è essere un po’ italiano
 
Argentinità e italianità si complementano…
Borges diceva con molta ironia, e credo con un po’ di sarcasmo, che gli argentini sono italiani che parlano spagnolo.
Insomma quando sono arrivato, quando ho scoperto  l’italianità, mi sono subito reso conto che già stavo lì, quando ho visto l’ italianità mi sono reso conto che vedevo una faccia  di me stesso. E nella nostra cultura questo, “essere lì”  è presente in moltissime manifestazioni.

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CITTADINO DI BEVERINO E AMBASCIATORE D’ARGENTINA

Arnaldo Tomás “chiude il cerchio”. Ritorna nel paese da cui emigrò il bisnonno e il Sindaco gli conferisce la cittadinanza onoraria.
MAURO FIGOLI - C’era una volta – così cominciano tutte le belle favole a lieto fine – un bambino seduto col nonno sui gradini davanti alla casa in un piccolo pueblo, Juaregui, vicino a Lujan, circondato dalla sterminata pampa argentina. Il nonno Domenico raccontava al piccolo Tomás di suo padre, che si chiamava anch’egli Domenico, arrivato in Argentina da un paese ancora più piccolo di Jaregui che si chiamava Corvara ed era lontano lontano, in Italia. Ah, l’Italia – sospirava il nonno e guardava l’orizzonte dove terra e cielo si confondevano.
Chissà se Domenico dall’aldilà ha visto la cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria di Beverino (di cui oggi Corvara è una frazione) al suo Tomás, ormai diventato una persona molto importante. Se l’ha vista, sicuramente ha provato un grande orgoglio.
Ma andiamo con ordine. Ad ottobre dello scorso anno Gian Luigi Ferretti intervistò Arnaldo Tomás Ferrari, da poco Ambasciatore della Repubblica Argentina a Roma e, ad un certo punto gli disse: “Mio bisnonno veniva da Corvara, un paesino in provincia della Spezia”. Continuò nel suo articolo Ferretti: “Mi lasciò senza fiato perché si dà il caso che Corvara sia ad un paio di chilometri da Pignone, da cui proviene il direttore di questo giornale, Tullio Zembo, e ad una ventina di chilometri da Carrodano, dove sono nato io”.
Tullio Zembo da Buenos Aires ne parlò con me, suo amico d’infanzia, ed io, a mia volta, contattai la vicesindaco Brunella Corradi e il Sindaco Massimo Rossi di Beverino. L'amministrazione comunale si prodigò ad organizzare con la collaborazione di Luciano Paganini e così giovedì scorso l’Ambasciatore Ferrari è arrivato da Roma con la moglie Nhu Anh Nguyen per ricevere la cittadinanza onoraria.
Erano presenti tutte le autorità della zona, dal Prefetto al Vescovo, al Questore, ai vertici provinciali di Carabinieri e Guardia di Finanza al Consiglio Comunale straordinario. Ed erano presenti tanti cittadini.
Inni nazionali, addobbi di fiori con i colori delle due bandiere, le chiavi della città e la pergamena, i discorsi….. Sì, il nonno Domenico avrebbe avuto ottimi motivi per commuoversi.

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In preparazione la Settimana de L’Italiano a Buenos Aires

Il quotidiano italiano di Buenos Aires annuncia la “Settimana de L’Italiano a Buenos Aires” che avrà luogo dal 29 Agosto al 4 Settembre nell’ambito del Verano Italiano organizzato congiuntamente da Ambasciata d’Italia, Ministero della Cultura della Città di Buenos Aires, Consolato generale d’Italia, Istituto Italiano di Cultura, ENIT e ICE-Agenzia.
Uno degli eventi principali sarà la quarta edizione della Settimana della Cucina Italiana curata, come sempre, dal famoso enogastronomo Pietro Sorba. I migliori ristoranti italiani della città offriranno menu promozionali. Domenica 4 Settembre ci sarà il gran finale nella meravigliosa Usina del Arte nel quartiere de La Boca con degustazioni, conferenze e spettacoli. Protagonista quest’anno la cucina lucana grazie alla Regione Basilicata ed alla FABA, la Federazione delle Associazioni della Basilicata in Argentina: verranno due chef dalla Basilicata che lavoreranno prodotti tipici della regione fatti arrivare appositamente dall’Italia.
Il 31 agosto ci sarà la cerimonia del Premio L'Italiano all’Eccellenza dell’Italianità in Argentina, anch’esso giunto alla quarta edizione. Anche quest'anno saranno premiati personaggi italiani o di origine italiana di primissimo piano che si sono particolarmente distinti nell’ambito delle loro attività: esponenti del Governo, personaggi televisivi, scienziati, giornalisti.
Il Comitato selezionatore - composto da Gian Luigi Ferretti, fondatore de L’Italiano, Arturo Curatola, Vicepresidente della Camera di Commercio Italiana in Argentina, Tullio Zembo e Marcelo Bomrad, rispettivamente direttore e direttore editoriale del quotidiano – annuncerà i nominativi fra una decina di giorni.
Il primo Settembre l’Istituto Italiano di Cultura ospiterà l’interessantissima conferenza “Little Italies: Creatività, Cibo e Cultura nel mondo” tenuta dalle professoresse Donatella Strangio (La Sapienza Università di Roma, Dipartimento Memotef),  Rosa Tamborrino (Politecnico di Torino, Dipartimento di Architettura e Design) e Maria Ines Barbero (Storia d'impresa della UBA di Buenos Aires).
Sono inoltre in preparazione altre attività come premi e attribuzione di vetrofanie a ristoranti e pizzerie veramente italiani.

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Adriana Donato, Presidente del CSM argentino, orgogliosamente calabrese

Una nuova intervista di Tullio Zembo alla ricerca dell'italianità fra le personalità di spicco dell'Argentina
TULLIO ZEMBO - Adriana Donato, la Presidentessa del Consiglio della Magistratura Argentina,  è un'avvocatessa e giornalista discendente da una famiglia calabrese proveniente da Rossano. Mi riceve nel suo ufficio con una splendida vista sul Teatro Colon. Dopo i convenevoli di rito, passo subito alla domanda principe di tutte le mie interviste a personalità di origine italiana: le chiedo per l'appunto di parlarmi della sua italianità.
Ho tre nonni italiani. Mia nonna materna, pur avendo vissuto molti anni in Argentina, dove giunse molto giovane, ha sempre mantenuto come sua prima lingua l'italiano  inframezzato da un po' di dialetto del suo paese e ci ha trasmesso la tradizione italiana del pranzo di mezzogiorno della domenica, tutti attorno al tavolo e con la casa aperta dove c'è sempre spazio per aggiungere un coperto. Cucinava davvero molto bene le delizie calabresi, ma era molto gelosa delle sue ricette che non voleva rivelare a nessuno. Però mia madre imparava vedendola cucinare ed io ho imparato da lei. Appena ho un po' di tempo, mi piace mettermi ai fornelli.

Da dove veniva sua nonna?
Veniva da Rossano in Calabria, che lei definiva orgogliosamnete Città e non paese di pochi abitanti. Ne parlava sempre della sua terra.

Mi emoziono ogni volta nell'ascoltare le storie di questi nonni arrivati dall'Italia e dei loro mille sacrifici e penso a come sarebbero orgogliosi dei loro discendenti. Chissà come lo sarebbe sua nonna vedendo la nipote nel prestigioso ruolo di Presidente del CSM.
A proposito, lei conosce la comunità calabrese in Argentina?
Certamente. Non solo conosco la collettività calabrese, ma ne ne faccio parte anche se i miei impegni adesso mi rendono più difficile una frequentazione quotidiana. La conosco, anzi l'ho vissuta:  mio padre è stato il tesoriere della Associazione Calabrese di Buenos Aires mentre io studiavo diritto e mio fratello nella sua gioventù era il responsabile di un gruppo di giovani dell'associazione. Si, per me, con i calabresi c è molta affinità e un grande senso di appartenenza.
 
Mi piacerebbe fare da tramite perchè i Calabresi la ricevano a breve come merita nella loro sede. Conosce "Buenos Aires celebra Calabria"?
Sì, certo. Molte volte abbiamo partecipato all' evento che la città dedica alla Calabria...con mio padre e mio fratello minore che è medico.

I calabresi hanno buon motivo per essere orgogliosi di una conterranea con un incarico così importante. Spieghiamo bene  a loro e a tutti ai nostri lettori cos'è il CSM.
Il CSM è un organo creato dalla Costituzione del 1994 che ha come funzioni essenziali la selezione dei Giudici e il processo disciplinario dei Giudici.

Cosa significa "selezione dei Giudici"?
Significa che il CSM organizza concorsi pubblici per selezionare i candidati a giudice. Partendo da questa selezione, elabora terne di candidati a giudici nazionali e federali per la loro designazione da parte del Presidente della Nazione in accordo col Senato.

E "processo disciplinario dei Giudici"?
Il CSM controlla le attività dei giudici e l'imposizione di sanzioni. La formula è: il CSM si occupa della designazione, supervisione e rimozione dei giudici nazionali e federali.

Ha altre funzioni il CSM?
Sì,  ne ha una terza molto importante: quella dell'amministrazione del Potere Giudiziario eseguendone quindi il preventivo di spesa.

Il CSM è formato da varie componenti, non solo da magistrati.
La Costituzione Nazionale ordina che il Consiglio della Magistratura sia composto in modo che ci sia un equilibrio fra i poteri politici lettivi, i giudici e gli avvocati e prescrive anche l'inclusione di rappresentanti dell'ambito accademico e scientifico. Quindi ci sono rappresentanti di 6 ambiti distinti: 3 rappresentanti dei giudici, 3 del Senato, 3 della Camera dei Deputati, 2 degli avvocati, 1 dell'Esecutivo e 1 dell'Università. Io sono stata scelta come rappresentante di tutti gli avvocati della Capitale Federale Buenos Aires. E' la prima volta che i colleghi avvocati hanno scelto una donna come loro rappresentante, cosa che mi rende particolarmente orgogliosa. Sono due volte orgogliosa perchè poi, dentro questo Consiglio, sono stata eletta Presidente.

13 membri in tutto. Non sono molti.
Per essere precisi  nella legge originaria il numero era superiore , ma nel 2006 si è modificata la legge ed è rimasto questo numero. Io, come rappresentante degli avvocati, continuerò a chiedere una riforma che preveda una maggiore presenza degli avvocati.

E il Presidente di questo organismo ha un ruolo di grande responsabilità.
Proprio per la composizione che ho illustrato, è sempre necessario raggiungere il consenso, l'equilibrio coinvolgendo tutte le varie rappresentanze dei sei ambiti. Anche in casi molti seri. Si pensi nei casi in cui esistano cause gravi che potrebbero giustificare la rimozione di un giudice (è bene ricordare che i giudici hanno garanzia di inamovibilità). E' il Consiglio ad istruire la causa per il giudizio politico che deciderà la situazione del giudice. E spetta al Consiglio attuare come parte di accusa.

Il giudizio politico?
Sì, da parte della Giuria di Procedimento dei Magistrati della nazione, composto da un giudice nazionale ed un giudice federale, un senatore per la maggioranza ed uno per la minoranza, un deputato per la maggioranza ed uno per la minoranza ed un avvocato federale. Tutti designati per sorteggio e con mandato, non rinnovabile, di sei mesi.
 
Quanto dura la sua carica?
La presidenza  è  a rotazione e dura 4 anni. La mia è iniziata nel novembre 2014 e quindi rimarrò in carica fino a novembre 2018.

Avete relazioni con l'Italia?
L'anno scorso abbiamo ricevuto una delegazione del CSM italiano e quest'anno saremo noi a recarci in Italia, saremo a Roma esattamente  fra l'otto maggio ed il dodici maggio e saremo ricevuti dal CSM. Per noi è molto importante questa relazione, abbiamo firmato un accordo durante la loro visita e lo riconfermeremo in occasione di questa nostra visita.
 
La redazione centrale de L'TALIANO è a Roma per cui certamente saremo presenti durante la vostra visita. Come Lei certamente sa, L'ITALIANO conferisce ogni anno il Premio all'Eccellenza dell'Italianità a personalità di origine italiana e sarà per noi un piacere ed un onore nominare Lei in occasione della prossima cerimonia di consegna dei riconoscimenti.
L' onore sarà certamente il mio! Mi emoziono... Sono veramente emozionata! Non ho parole per ringraziare.

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La Francia è sempre prima, anche quando è seconda

E' arrivato François Hollande a Buenos Aires e la grandeur française non può tollerare che Messieur le Présidents de la République sia secondo a chicchessia. La parola d'ordine è: Hollande è il primo capo di Stato a fare visita al neo Presidente argentino Maurizio Macri. Ma non è vero, direte voi. Eppure l'importante settimanale "Express" scrive che la recente visita di Matteo Renzi non conta perchè l'Italia non sarebbe un paese di primo piano, perchè non si trattava di una vera visita di Stato e soprattutto perchè il viaggio del capo del ghoverno italiano sarebbe passato
inosservato.
Voilà, Mesdames et Messieurs, les jeux sont faits et rien ne va plus!
Prima il settimanale afferma senza esitazione: 
Hollande è il primo capo di Stato di primo piano a rendere visita a Maurizio Macri, già sindaco di Buenos Aires ed ex presidente del Boca Juniors, leggendario club di calcio, alla guida del paese solamente da due mesi.
Poi, non contento, più sotto dà la stoccata finale:
Il capo del governo italiano Matteo Renzi ha anticipato Hollande di una settimana, ma la sua non è stata una visita di Stato e il suo viaggio è praticamente passato inosservato.

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Il Sindaco di Macerata ha invitato ufficialmente la Vice Presidente dell'Argentina

E’ partita da Macerata la lettera con la quale il Sindaco Carancini dà seguito a quanto promesso nel video proiettato alla cerimonia del Premio L’Italiano - identificati i probabili parenti di Gabriela Michetti
MARCO RIBERI (Cronache Maceratesi) - Continua la love story, o meglio la pasiòn, tra Macerata e il vice presidente dell’Argentina Gabriela Michetti. Dopo il video messaggio del sindaco Romano Carancini che si concludeva con uno squillante “Gabriela Macerata te quiere” ovvero Macerata ti desidera (leggi l’articolo) e il ringraziamento alla città da parte della rappresentante del paese sudamericano, oggi è stato inoltrato anche l’invito ufficiale. Un plico è partito per attraversare l’oceano Atlantico e arrivare a Buenos Aires. Al suo interno una lettera di invito e dei documenti che certificano le radici maceratesi della Michetti. La scorsa estate il politico, in un’intervista al quotidiano L’italiano, aveva dichiarato di amare Macerata, città da cui emigrò la sua famiglia ma di cui aveva anche perso ogni traccia (leggi l’articolo). A quanto pare l’ufficio anagrafe del Comune, partendo dalla fine dell’800, è riuscito ad identificare alcuni Michetti che fanno parte dello stesso ceppo familiare del vice presidente. Sarebbe un vero e proprio colpo di fortuna sia per Macerata che potrà vantarsi di un’altra figlia illustre, sia per Michetti che ormai aveva quasi perso ogni speranza di ritrovare le sue origini.
Nella lettera il sindaco Romano Carancini si dice commosso per l’affetto dimostrato alla città e invita la neo acquisita concittadina a non perdere la prossima stagione dello Sferisterio: «Nel leggere la sua intervista non ho potuto fare a meno di emozionarmi per l’italianità che lei sente nelle sue vene – spiega il primo cittadino – In questo tempo di difficoltà e di paura per il nostro territorio sarebbe davvero bello accoglierla nella città che lei ha attraversato da bimba, in quel lungo viaggio fatto coi suoi genitori. Macerata in parte costituisce le Sue origini, ha visto nascere i Suoi nonni e ancora oggi ospita i discendenti della vostra famiglia». E poi l’invito all’opera: «Il 21 luglio avrà inizio la 53ema edizione del Macerata Opera Festival nella suggestiva ed emozionante cornice dell’Arena Sferisterio con tre opere in cartellone, Turandot, Madama Butterfly e Aida. Il Sol Levante verrà raccontato attraverso le storie di tre figure femminili, tre donne straordinarie e profondamente diverse tra loro. Immediato il parallelo con la straordinarietà della Sua figura, una donna forte, presente, che manifesta uno speciale attaccamento alle sue radici; una donna abile che porta avanti con sapienza e dedizione il suo prestigioso e impegnativo incarico, senza dimenticare la semplicità delle cose vere e l’importanza dei valori fondamentali. In occasione di questo evento che rappresenta forse il momento dell’anno più importante per la città di Macerata, sarebbe pertanto un onore accoglierla coinvolgendo naturalmente anche i suoi parenti maceratesi».

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BRUTTA FIGURA DI RENZI O DEI GIORNALI?

Come è facile ingannare i media
Il canale di Miru e Sten “Mia Sorella” ha postato su YouTube il filmato della Lectio Magistralis di Renzi all’Università di Buenos Aires sotto il titolo “Renzi declama Miguel Borges, il grande poeta sordo” e col testo: "15 febbraio 2016: nella Lectio Magistralis alla facoltà di scienze economiche dell’Università di Buenos Aires, il Presidente del Consiglio della Repubblica italiana Matteo Renzi si mette improvvisamente a declamare in spagnolo un'orrenda e anonima poesiola attribuendola erroneamente a Jorge Luis Borges".

E ci sono cascati tutti, dal Corriere della Sera (http://video.corriere.it/renzi-declama-all-universita-buenos-aires-poesia-borgesma-non-sua/235f5cee-d57a-11e5-bbd0-dbbf7f226638) a Il Giornale (http://www.ilgiornale.it/news/politica/renzi-recita-testo-borges-sbaglia-poesia-1226209.html), a Il Fatto Quotidiano (http://tv.ilfattoquotidiano.it/2016/02/17/gaffe-di-renzi-legge-borges-ma-poesia-non-e-dello-scrittore-argentino-i-precedenti-di-mastella-e-bressa/481447/)
e così via.

Eppure si doveva capire che si trattava chiaramente di una bufala già dal titolo. Borges si chiamava Jorge Luis e non Miguel, era cieco e non sordo.

In un primo tempo ci siamo cascati anche noi, poi un amico ci ha informato che la poesia in questione è il Poema dell’amicizia, in Poesie (1923-1976) di Jorge Luis Borges, in italiano e spagnolo edizioni B.U.R. 2004.

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Il nostro corpo diplomatico in Argentina non piò essere accusato di parzialità

Noi de L'ITALIANO siamo d'accordo col comunicato dei rappresentanti istituzionali della Comunità
“Con profonda perplessità e grandissima amarezza abbiamo letto stamattina l’articolo che con il titolo 'Tutti i trucchi del governo per i voti in Argentina' apparso oggi su Il Giornale. Perplessità perché noi, che viviamo in Argentina, siamo parte attiva di questa numerosa collettivitá italiana, non abbiamo nessun dubbio sulla professionalità , onestà e imparzialità dell’attuale Corpo diplomatico consolare italiano in Argentina. Non c’è stata nessuna lettera a firma di funzionario diplomatico consolare invitando a votare in una o altra maniera nel referendum. Un corpo diplomatico serio e operoso come quello italiano in Argentina non si merita un attacco così che è privo di fondamento. Una delle massime della professionalità del lavoro giornalistico è la verifica delle fonti”. Così in una nota Mariano Gazzola – Vicesegretario per l’America Latina del CGIE; Dario Signorini – Presidente del InterComites Argentina; i consiglieri Cgie Marcelo Romanello, Marcelo Carrara, Guillermo Rucci, Rodolfo Borghese, Juan Carlos Paglialunga, Gerardo Pinto e il Presidente del Comites di Rosario Franco Tirelli, in risposta all’ennesimo attacco al voto all’estero.
“Abbiamo provato amarezza – scrivono – perché queste denunce lanciate all’aria non hanno altro scopo che essere lo strumento per l’ennesimo attacco al voto all’estero (in mezzo a una campagna referendaria che sembra non avere alcuna razionalità), diritto costituzionale che la lungimiranza di un grande politico quale Mirko Tremaglia – uomo formato nei più cari valori dell’italianità – ha donato all’Italia. Voto all’estero, – concludono i rappresentanti argentini – che oggi nessuna nazione tra le più progredite al mondo nega ai propri cittadini oltre frontiera”.

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Le dichiarazioni alla stampa di Macri e Renzi

TULLIO ZEMBO - Al termine del loro incontro alla Casa Rosada, Matteo Renzi e Mauricio Macri hanno fatto dichiarazioni alla stampa.
Renzi  ha detto che "ci sono grandi aspettative nel mondo" col governo Macri ed ha annunciato che a giugno verrà a Buenos Aitres una "missione di 300 imprenditori" perchè ritiene che l'Argentina sia uno dei Paesi con "più soolida possibilità di investimenti). Ha chiesto scusa perchè da ben 18 anni non era venuto in Argentina un capo del governo italiano ed ha invitato ufficialmente il Presidente argentino a visitare l'Italia.
Macri gli ha replicato: "In questi due giorni abbiamo fatto cose molto interessanti per ambedue le comunità". Ha indicato come possibili settori di investimenti energia, opere ferroviarie, l'agroalimentare, ingegneria, soprattutto satellitare e spaziale. Auspicabile anche una stretta collaborazione nella lotta al terrorismo ed al narcotraffico. "Molte sono le possibilità di cooperazione: e vogliamo che l'Argentina ritorni ad aprire le sue porte ai molti italiani che desiderino venire per aiutarci a crescere" ha detto Macri  ed ha continuato rivolgendosi a Renzi: "Vogliamo creare ponti, ponti  inaugurati con la tua visita, che è una chiara dimostrazione di affetto per il nostro popolo da parte del popolo italiano".

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E' deceduto a Roma l'On. Giuseppe Angeli

"Pepe" Angeli è morto oggi in seguito ad un ictus che lo aveva colpito mentre era a Roma con la famiglia.
Aveva 19 anni quando partì da Orsogna (Chieti) dove era nato nel 1931 ed emigrò a Rosario, dove sposò Livia Sartoris dalla quale ebbe tre figli. Partendo da lavori umili, riuscì a creare un impero. Oggi il suo Gruppo Transatlantica S.A. è leader nel campo dei servizi turistici, cambio valuta, immobili e Borsa. Fu Presidente dell'Associazione “Famiglia Abruzzese” per 25 anni e fondò la Scuola Bilingue Edmondo de Amicis, che oggi conta circa 1.000 alunni dall'infanzia alla terza età. Per 4 volte è stato rieletto Ptresidente del Comites di Rosario e dal 1991 al 2004 ha fatto parte del CGIE.
Nel 2006 fu eletto alla Camera dei deputati nella Circoscrizione Estero nella lista "Per l'Italia nel Mondo con Tremaglia" ed ha aderito al gruppo di Alleanza Nazionale. Nel 2008 venne rieletto al Parlamento nelle file del Popolo della Libertà.

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Renzi in Argentina ad inizio febbraio

Lo ha rivelato il Presidente argentino a “La Stampa”: «Passeremo insieme il giorno del mio compleanno»
Filippo Fiorini de “La Stampa” ha intervistato Mauricio Macri. Alla domanda: «Con Matteo Renzi come sono i rapporti? » il Presidente ha risposto: «Siamo amici dai tempi in cui lui era sindaco a Firenze e io a Buenos Aires. Mi ha chiamato qualche giorno fa per chiedermi se poteva venire a trovarmi e così sarà il primo leader europeo a porgermi visita. Arriva l’8 febbraio, passeremo insieme il giorno del mio compleanno».

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Merlo (MAIE): “Presto il Presidente della Regione Veneto in visita in Sud America”

Merlo (MAIE): “Presto il Presidente della Regione Veneto in visita in Sud America”
Roma, 7 ottobre 2016:-Si è tenuto ieri, presso Palazzo San Macuto, a Roma,nel ufficio e alla presenza dell' on. Giancarlo Giorgetti, Presidente Commisione Federalismo Fiscale,  un incontro tra il Presidente del MAIE, on. Ricardo Merlo, e il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia.
Si è trattato di un incontro istituzionale tra due politici legati da un rapporto di amicizia di lunga data, date le comuni  origini venete. Si è parlato di politica italiana,  dei Veneti nel mondo, ma anche di una prossima possibile visita del Governatore della Regione Veneto in Sud America, per l’organizzazione della quale l’on. Ricardo Merlo ha dato piena disponibilità.
"Il Governatore Zaia da sempre accompagna e sostiene i Veneti nel mondo - ha  dichiarato Merlo -  una comunità che in tutto il mondo, dall' Australia, al Canada, al Sudamerica, agli Stati Uniti, si è fatta apprezzare per grande laboriosità e serietà. Questo prossimo viaggio sarà un'occasione per incontrare da vicino le  realtà venete che in Sud America contano su una vasta e potente rete associativa fatta di imprenditori, professionisti, politici, persone impegnate nell'associazionismo di radici cristiane, che contribuiscono alla crescita sociale economica e culturale dei paesi che li hanno accolti."

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Gli strani affari della società dell'On. Angeli

Quella di Giuseppe Angeli, eletto deputato nella lista Tremaglia nel 2006 e nella lista PDL nel 2008, è la radiosa storia di un povero emigrato che è riuscito a costruire un impero economico.
Nel 1950, 19 anni, partì dall'Abruzzo per l'Argentina, dove si guadagnò da vivere con vari lavori nell'edilizia e nella ristorazione. Nel tempo libero vendeva biglietti per viaggiare in Italia ai connazionali guadagnando una provvigione. E man mano si impratichì tanto che già nel 1966 inaugurava la sua agenzia di viaggi che chiamò Transatlantica. Oggi  il Gruppo Transatlantica è una realtà imponente che si occupa di servizi turistici, cambio valuta, immobili e Borsa e molti a Rosario sono pronti a giurare che Pepe Angeli, come viene chiamato, sia l'uomo più ricco di Rosario ed uno dei più ricchi dell'Argentina.
Nel 2006 il Gruppo Transatlantica lanciò la sua linea aerea, Sol, per coprire soprattutto il traffico aereo interprovinciale. Ma solo due anni dopo un aereo della Sol cade e tutti gli occupanti ( 19 passeggeri e 3 membri dell'equipaggio) muoiono.
Chi pensò alla fine della compagnia aerea non conosceva Angeli, che di fatto qualche mese dopo riuscì a stringere un accordo di collaborazione con la linea di bandiera, Aerolineas Argentinas.
Ad agosto del 2015 Sol e Aerolineas firmano un nuovo accordo molto, ma molto, favorevole per Angeli. Per semplificare, Aerolineas si impegnava a pagare tutti i costi di volo alla Sol e a garantirle un 12% fisso di guadagno. Insomma tutte le spese e tutti i rischi dovevano essere di Aerolineas ed i guadagni di Sol. Niente male per Angeli.
La ratio era che Sol avrebbe dovuto coprire rotte secondarie dove la compagnia interna di Aerolineas, Austral, non volava, però poi i voli della compagnia di Angeli si sovrapponevano per l'80% ai voli dell'Austral.
E pensare che pochi mesi prima di questo meraviglioso accordo la famiglia Angeli stava decidendo di chiudere i battenti di Sol in irrimediabile perdita.
Tutto questo è venuto fuori in questi giorni perchè, dopo le elezioni presidenziali di un mese fa, i dirigenti della compagnia di bandiera, che perdeva 500 milioni di dollari all'anno, sono stati mandati a casa e la nuova gerenza ha cominciato a controllare la situazione. Questa è una delle sorprese più eclatanti trovate.
Ora Aerolineas ha rescisso questo accordo che considera molto strano, sicuramente anomalo. Ma scommettiamo che Angeli troverà il modo di cadere in piedi? Glielo augurano gli italiani di Rosario che gli vogliono bene, soprattutto i suoi corregionali che lo hanno voluto a lungo come presidente dell'Associazione Abruzzese. Pepe è stato eletto, oltre che per ben 2 volte alla Camera dei Deputati, Presidente del Comites e Consigliere del Cgie.

ULTIM'ORA
La Sol ha cessato le sue attività con effetto immediato. Circa 300 dipendenti rimangono senza lavoro

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Noi Macri somos tanos ed è stato mio padre Antonio ad ispirare l’ impegno politico mio e di Maurizio

TULLIO ZEMBO - Jorge Macri, figlio del compianto Tonino, Vice Segretario del CGIE per l’America Latina, a colloquio con il nostro direttore
Non posso certo iniziare un’intervista con lei senza parlare di suo padre Tonino.
In effetti Antonio “Tonino”  Macri è stato un’ italiano amato nella collettività italiana alla quale ha dato molto.. o meglio, direi, ha dato molto alla collettività argentina in generale. Però sempre nel segno dell’italianità,  come ad esempio la sua presidenza dell’Ospedale italiano, che è sì una realizzazione della collettività italiana, ma è aperto a tutti. O contemporaneamente nel segno della cultura, vedi la fondazione del Teatro Coliseo, da lui diretta, con il ciclo “ armonia” . O anche nel segno del sociale quando ci fu un fatto politico rilevante nelle relazioni fra l’Italia e l’Argentina durante la guerra della Malvinas  allorchè mio padre promosse una “movida” di italiani per l’Argentina per una pace giusta per spiegare al Governo italiano che l’ Italia non poteva partecipare assieme alla NATO alla della Guerra della Malvinas perchè avrebbe significato combattere contro italiani. Fu così che l’Italia votò contro l’ invio di truppe. Ma il governo argentino dell’epoca, purtroppo,  non mantenne le promesse di pace ed entrò in guerra. Mio padre visse con dolore quella situazione, lui che si era impegnato ad ottenere un “gesto” italiano in favore della pace garantendo un eguale impegno per la pace da parte argentina, che però non fu  mantenuto..
 
E suo padre fu anche al fianco del Ministro Tremaglia.
Ah sì, la battaglia per il voto! Lavorò molto nel CGIE assieme a Mirko Tremaglia, ma purtroppo morì prima di partecipare alle prime elezioni, nel 2006, frutto della visione di Tremaglia.
 
Sarebbe stato il nostro parlamentare.
Molto probabilmente, poiché la politica lo appassionava. Fu lui che iniziò alla politica sia me che mio cugino Maurizio (l’attuale Presidente dell’Argentina, figlio di Franco, il fratello di Tonino,  NdR.). Oltre ad essere lo zio, era anche il padrino di Maurizio, che lo ricorda sempre con affetto perché papà aveva quella qualità di sacrificare parte del suo impegno per il privato per impegnarsi nel collettivo. In questo senso fu l’ispiratore del nostro impegno civile e politico.

Mi pare superfluo chiederle da dove viene la sua italianità.
Viene da lì , da lui e dalle nostre famiglie dove sempre si è vissuta l “italianità “ .. Somos tanos , per cui mi sento tanto italiano come argentino in un Paese, l’Argentina, che ci ha ricevuti e integrati.
 
Vorrei ora entrare nel campo della politica argentina con lei che ha tracciato un cammino molto importante, prima con la vittoria al Comune di Vicente Lopez contro i “baroni” (ovvero i sindaci da anni e anni al potere nei comuni limitrofi alla Capital Federal)  e poi, nella stessa Provincia di Buenos Aires, come responsabile della campagna che ha portato il PRO alla vittoria con l’elezione a Governatrice di Maria Eguenia Vidal. Due  sfide non solo dure, ma molto difficili, al limite dell’azzardo.
Sia io che Maurizio portiamo con noi la cultura italiana dell’“imprenditore”, nell’accezione etimologica del termine che deriva da intraprendere. L’“imprenditore” non ha paura di rischiare e il vero politico nemmeno!
Il politico “emprendedor” ci prova, provoca la sfida, non si tira indietro, cerca nuovo orizzonti. La cultura di chi arrivava dall’Italia e doveva osare è ancora dentro di noi.
In definitiva uno “se le anima” (sfida) alla lotta sindaci, governatori, presidenti esistenti per convincere la gente che si può fare di più e di meglio di coloro che siedono al potere.  C’è senza dubbio in noi un fatto culturale “muy emprendedor” che abbiamo canalizzato nella politica. Maurizio ha cominciato nella città di Buenos Aires ed io nella Provincia. Nel 2004 nella  Provincia di Buenos Aires fondai il Partito PRO, nella consapevolezza che Maurizio per diventare Presidente, oltre al fatto di essere Sindaco della Città di Buenos Aires, un giorno avrebbe avuto bisogno di un appoggio nella Provincia di Buenos Aires dove risiede il 40% degli elettori argentini.
 
Il primo passo in politica è stato la conquista della carica di sindaco di Vicente Lopez?
No,  no. Il primo passo fu come deputato provinciale, Vicente Lopez fu la prima “grande sfida” politica .
 
Insomma arrivare ad essere deputato era come andare in guerra come soldato, ma vincere in Vicente Lopez era come la sfida di San Martin aa attraversare le Ande.
(sorride) Sì, era una sfida difficile però ho sempre avuto al mio fianco Maurizio che mi sosteneva perchè aveva fiducia in me e sapeva che era necessario “piantare un seme” nella Provincia di Buenos Aires. E così fui il primo Sindaco, è meraviglioso essere Sindaco per via del contatto quotidiano con la gente. Quella fu, senza dubbio, la battaglia che bisognava vincere superando rischi e timori. Per vincere i “baroni”. E fu la base della grande vittoria poi di Maria Eugenia (Vidal, Governatrice delle Provincia di Buenos Aires, NdR.).
 
Infatti l’altra sua impresa sulla quale ben pochi avrebbero scommesso fu la sfida per la Provincia di Buenos Aires come responsabile in capo della campagna politica. Se la prima sfida era stata dura, la seconda era peggio.
(sorride soddisfatto) Una grande sfida vinta. E questa sfida vinta fu quella che ci permise di vincere poi le elezioni presidenziali e consacrare Maurizio Macri Presidente degli Argentini. Se non avessimo vinto sarebbe stato difficile vincere le presidenziali e devo dire che sono molto orgoglioso del risultato.
 
E ha ben donde di esserne orgoglioso.
Oggi abbiamo 69 sindaci su135 nella provincia di Buenos Aires, ossia oltre la metà. Non siamo solo Maurizio Macri e Eugenia Vidal ed io. No, ci sono altri 68 sindaci di Cambiemos che ci permettono un lavoro di cambiamento culturale e politico; lavoro, appassionante e di molta responsabilità.
 
Insomma: “Adesso ci sono io, adesso mi tocca governare”.
Esatto! Adesso  bisogna dare risposte.
 
A proposto di risposte da dare, due domande all’uomo politico di statura nazionale: qual è lo sforzo politico da affrontare nella Provincia di Buenos Aires e che cosa offre l’ Argentina, che cosa chiede al mondo e soprattutto alla nostra Italia?
Nella Provincia la prima sfida è recuperare un’istituzione che offra servizi al cittadino. La Provincia, come era governata, non risolveva i problemi reali della gente, La gente era insicura, non c’erano lavori pubblici in corso né strade né ospedali, le scuole peggio. Per molto tempo non c’è stata un’istituzione che curava, che era presente. Per cui recuperare un’istituzione provinciale che faccia, e che faccia per la gente, è la grande sfida che ci aspetta. Io direi su due grandi fronti: primo il sociale, la salute e l’educazione, recuperare i servizi per invogliare la gente a tornare al sistema di salute pubblica e alla scuola pubblica, offerta che si era perduta in Buenos Aires. È tornare alla normalità la sfida che abbiamo con il Presidente Macri e con il Governatore Eugenia Vidal. L’altro fronte sono le grandi opere di urbanizzazione. Le strade sono ancora nella maggioranza sterrate, ci sono quartieri, non precari ma di classe media, senza fognature e senza strade asfaltate. I giovani di quei quartieri perdono ore del giorno per raggiungere le scuole, le università, il lavoro. Lo Stato deve essere presente. Senza opere reali la realtà non si trasforma.
 
E, come le chiedevo poc’anzi, che ci si aspetta dall’Italia?
Con l’Italia dobbiamo innanzitutto recuperare il vincolo che esiste fra i cittadini, dobbiamo recuperare quel vincolo di affetto come Governo in generale con il mondo, però in particolare con i paesi con cui abbiamo un legame culturale affettivo come possono essere l’Italia e la Spagna. Questa è una certezza della politica nazionale. Io ho avuto il piacere di essere stato presente durante la visita del Premier Renzi in una cena privata con Maurizio nella sua casa;  e uno poteva vedere fra di noi un vincolo di persone che sembravano conoscersi da sempre. Perchè sempre, fra un argentino ed un italiano,  c è un forte vincolo che è una immensa opportunità di lavoro, un' opportunità su cui costruire insieme.
Che ci spettiamo? Investimenti soprattutto, che ci permettano di importare dall’Italia la capacità che l'Italia ha di creare “valore aggiunto”. L'Italia è un paese che si è fatto forte aggregando valore. A volte è l'aspetto estetico, a volte il tecnico, a volte una serie di accertate combinazioni al prodotto. L’Argentina per crescere deve aggregare valore ai suoi prodotti. L'Argentina deve finire di essere esportatrice di grano per diventare esportatrice di alimenti. L'Italia fa questo da secoli. Questa è l'opportunità reciproca che può generare il benessere.
Le opportunità sono infinite, tanto grandi come vorremo immaginarle. E vedo crescere una positiva relazione fra i due paesi.
 
Vedo qui nel suo ufficio un quadro della squadra del River. Non mi dirà che lei è del River?
Io sono del River e Maurizio del Boca (e ride di cuore).


CHI È JORGE MACRI
Jorge Macri (nato a Tandil, Buenos Aires il 5 marzo 1965) è un politico ed imprenditore argentino. Figlio di Antonio Macri, il compianto Vice Segretario Generale del CGIE, è  cugino primo del Presidente della Repubblica Mauricio Macri. Attualmente è Sindaco di Vicente Lopez, al nord di Buenos Aires e presidente del Gruppo Banco Provincia da dicembre 2015, designato dalla Governatrice. Dal 2006 è presidente del PRO, partito fondato dal Presidente Macri, nella Provincia di Buenos Aires.


 

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Argentina: il ministro Martina prevede rapporti stretti con l'Italia

In una intervista esclusiva rilasciata al quotidiano argentino Clarin, il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, ha parlato dei futuri rapporti che si potranno instaurare tra l'Italia e l'Argentina dopo l'elezione a presidente di Mauricio Macri.
"Il Primo Ministro Renzi - ha svelato - è stato uno dei primi a telefonare al presidente Macri e a parlare direttamente con lui".
Martina, in Argentina in rappresentanza del governo italiano in occasione dell'investitura a presidente di Macri, ha poi parlato anche di altri aspetti. "Credo - ha aggiunto - che si possa aprire una fase di collaborazione molto interessante tra i nostri Paesi. Dobbiamo rafforzare la nostra partnership istituzionale, economica e scientifica". E presto ci sarà anche una visita di Macri in Italia e più in generale in Europa.
"Quando ci siamo salutati - ha aggiunto il ministro - mi ha detto che alla prima occasione utile verrà a Roma. Mi sembra che ci sia da parte del Presidente un grande interesse per questo".
Ma nella intervisra rilasciata al quotidiano di Buenos Aires, Martina ha anche parlato della possibilità dell'Argentina di entrare a far parte della OCSE, l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. "Mi sembra interessante - ha aggiunto - un segnale importante che ha dato il Presidente. Noi da sempre lavoriamo molto con l'OSCE".
Una visita quella di Martina che porterà a Roma rapporti più stretti e prospettive future più interessanti tra l'Italia e l'Argentina, due Paesi molti vicini visto che gran parte della popolazione ha origini italiane, ma che da anni si sono un po' allontanate. Adesso però con l'avvento di Macri sembra che le cose possano cambiare con un riavvicinamento che potrebbe cominciare innanzitutto dai rapporti economici.

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Yo estoy encantado de mis origenes italianas!

TULLIO ZEMBO - Jorge Rizzo è il Presidente del Colegio Público de Abogados de la Capital Federa, l’Ordine degli avvocati più grande del Sud America e uno dei più grandi al mondo.

Lei è di origine italiana.
(Sorride) I cognomi dei miei avi sono Rizzo, Zino, Patane, Catanzaro. Tutti cognomi sono italiani. I miei otto bisnonni venivano dall’Italia. Veramente sette venivano dall’Italia e uno era figlio di italiani, una bisnonna infatti era figlia di italiani arrivati durante la prima emigrazione nel lontano 1890. In me vincolo dell’italianità è totale...

Le famiglie hanno ancora contatti con l’Italia?
Fino a poco tempo fa sì. Fino alla morte di mio nonno, veramente già sono passati ventidue anni. Sì, c’era un vincolo stretto fra le famiglie, lui si recava in Italia tutti gli anni e il “contatto” si manteneva perché lui aveva la sua famiglia in Italia. Poi, con la sua morte, il legame si è andato via via affievolendo. Poi con la morte della mia mamma, figlia di quel nonno e del fratello di lei, i contatti sono spariti del tutto e io non ne ho più.

Stiamo parlando del nonno Rizzo?
No, del nonno Zino di Catania o di Messina.

Lei conosce Catania, Messina, la Sicilia?
No, io non ci sono mai stato. Non amo viaggiare, rifuggo ai viaggi. Al massimo vado a a Mar del Plata. Mi piace molto Buenos Aires, adoro questa città e, incluso in vacanza ,preferisco starmene qui e in nessun altro posto.

È per via degli impegni con  il “Colegio de los Abogados”?
No, no. Anche quando non viaggiavo neppure quando non avevo la responsabilità della Presidenza dell’Ordine. Proprio mai mi è piaciuto viaggiare. Naturalmente ho letto e visto tanto sull’Italia che credo di “esserci stato“ in qualche modo. Poi ho un altro vincolo con l’Italia essendo laureato presso l’ Università del Salvador della Congregazione dei Gesuiti, che era la congregazione religiosa di Papa Francesco quando era Monsignor Jorge Bergoglio e aveva a suo carico, dal punto di vista teologico, l’ Università. Insomma, in un modo o in un altro, i legami con l’Italia sono sempre nella mia vita. Anche con l’Ordine di San Ignazio di Loyola, con cui abbiamo un vincolo molto stretto, tutto ci riporta all’Italia.
 
Ha anche rapporti sul piano professionale con l’Italia?
Ceretamente. Abbiamo molti rapporti con varie e prestigiose Università italiane, sono venuti a trovarci rappresentanti del Consiglio Superiore della Magistratura italiano, abbiamo accordi bilaterali di cooperazione con vari ordini degli avvocati di varie città d’Italia, ad esempio di Milano, Firenze e Roma. La nostra politica è una politica di “porte aperte” alla collaborazione ed alla crescita per i nostri avvocati, ê quasi un obbligo per noi.

Prima di farle domande sulla sua attività professionale, vorrei ci spiegasse che cosa è il “Colegio de los Abogados”.
I colleghi italiani più o meno lo sanno. Noi siamo l’organizzazione che si incarica di consegnare la matricola professionale agli avvocati per la loro professione (A differenza dell’Italia, in Argentina non c è esame di stato, NdR). Storicamente l’ Ordine si limitava alla consegna della matricola e al controllo del tribunale di disciplina. Con la nostra nostra gestione (Gente de Derecho), questa entità ha ampliato la sua visione, le bbiamo dato un’ impronta “sindacale” e repubblicana oltre ad avere dotato l’Ordine di molti servizi che prima non esistevano. Dal punto di vista sindacale abbiamo difeso e difendiamo gli interessi degli avvocati, in questo momento stiamo lavorando ad una nuova legge relativa agli onorari professionali, ma abbiamo già promosso una legge sulla concorrenza professionale nella città. Dal punto di vista repubblicano abbiamo fermato un attacco del precedente Governo contro l’indipendenza del Potere Giudiziario, come era la legge “spie”, o quando è stata ottenuta la sentenza “ Halabi”, molto importante nella giurisprudenza nazionale. e quando fu la falsamente denominata “democratizzazione della Giustizia” ottenemmo una sentenza, studiata in molte parti del mondo, che porta il nome “Rizzo” perchè firmata da me;  causa che poi la Corte Suprema ha convertito in una sentenza memorabile che per noi Argentini ha un grandissimo valore, al pari del Caso Marbury contra Madison per i nordamericani.

Ci può spiegare meglio questa “sua” sentenza?
Il potere esecutivo nazionale aveva approvato una riforma legislativa per la quale i Giudici del Consiglio della Magistratura erano eletti attraverso i partiti politici. Noi presentammo una citazione in giudizio sostenendo che così si violava l’indipendenza dei giudici e la divisione tra i poteri perché che il legislativo e l’esecutivo si erano arrogati poteri non di loro competenza. Preparammo un citazione e la distribuimmo a tutti gli ordini degli avvocati nei diversi punti del paese.

E tutti presentarono la stessa causa?
Sì, più o meno, con alcune diversità, però la base era la nostra causa. E noi, attraverso l’organizzazione che presiedo- non l’Ordine bensì “Gente de Derecho” che è l’organizzazione che da sempre vince le elezioni dentro all’Ordine - ottenemmo  una prima sentenza della Giudice María Romilda Servini de Cubría, poi confermata dalla Corte Suprema di Giustizia. È con orgoglio che constatiamo che questa sentenza si studia ora in molti Paese del mondo compresa l’Italia e siamo davvero soddisfatti che sia così importante  per la storia della Giurisprudenza argentina e non solo. (Sorride) Credo che anche voi de L’Italiano possiate esserlo perché la sentenza porte un cognome italiano: Rizzo.

Appunto, siamo qui anche per questo. A nome del Comitato de L’Italiano sono qui a chiedere di farsi l’onore di accettare il Premio L’Italiano all’Eccellenza dell’Italianità.
(Visibilmente emozionato). È un onore che non merito, ma che accetto con un grande orgoglio. E, come penso pensino  tutti coloro che premiate, vorrei tanto avere accanto a me i miei nonno quando ritirerò il Premio.

E ci saranno...idealmente.
Io so che per mio nonno sarebbe più importante che averlo ricevuto lui in persona.

Questo è per noi il significato del Premio. Oltre a celebrare i meriti evidenti di persone di successo, è anche un modo per ricordarvi quella relazione molto intima fra voi e i vostri nonni arrivati qui dall‘Italia.
Per tutta la mia vita, fin da bambino, mi sono interessato delle mie radici, conosco tutta la storia della mia famiglia. Per ore ed ore mi facevo raccontare da mio padre la storia dei miei avi e ancora adesso lo faccio fare a mia zia Graziella, mia zia “Picci”. Un mio nonno era un professionista, un odontologo, l’altro conduttore di treni. Italiani di diversa estrazione sociale, ma entrambi con i valori dell’onestà e della parola data.

Proprio questo vogliamo col Premio: mettere in evidenza i ricordi ed i legami alla base della formazione della personalità delle persone di successo che premiamo.
Il mio primo ricordo è di mia nonna, figlia di italiani di cognome Catanzaro e Patane, che cantava e di mia madre che suonava il piano mentre il fratello mio zio Enrique suonava la fisarmonica ed io piccolo li guadavo affascinato. È  un ricordo familiare, un ricordo che non potrò cancellare mai. Non durò molto purtroppo perchè mia nonna mori, però quello fu il momento di maggiore felicità della mia vita. E mio zio Carlo, orologiaio e violinista, mi manca…

Dr Rizzo, lei è un professionista affermato, il Presidente di una organizzazione molto influente, il combattente di dure “battaglie”, come prima ha ricordato. Eppure la vedo così emozionato nel ricordare i suoi avi, nel parlarmi con tanta serenità della sua famiglia.
Io sono di Villa Ortúzar, “barrio” italiano o meglio che era quartiere italiano. Da una punta all’altra eravamo tutti italiani. E quei “tanos” - noi diciamo “tanos” agli italiani con molto affetto -  quei tanos avevano molti “codigos”, come dire regole di vita non scritte,  dal rispetto della parola data, all’attenzione che i più grandi dovevano prestare ai più piccoli, alla solidarietà verso coloro ai quali era andata male nella vita, al risetto dei limiti. Soprattotto: la parola era legge.
I miei pregi sono appunto il rispetto assoluto della parola data, qualsiasi cosa succeda, ed il culto dell’amicizia. Anche questi sono i ricordi di Villa Ortùzar, barrio de tanos. Ho conosciuto quei “tanos” e mi riempie di orgoglio dire che io sono uno di loro. Alcuni negano le loro origini....Yo estoy encantado de mis origenes!

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Eletto Presidente dell’Argentina il nipote di Antonio Macri – La maledizione di Colombo si è abbattuta sul suo avversario

GIAN LUIGI FERRETTI - E’ stato eletto Maurizio Macrì, ovvero Mauricio Macri per dirla all’argentina, che è il nipote (figlio del fratello) dell’indimenticato, e indimenticabile, Vice Segretario del CGIE Antonio Macri.
Quante volte ci siamo beccati con Antonio, al CGIE e sulla stampa di emigrazione. Ma, anche se ci divertivamo a polemizzare, lo facevamo però sempre nel massimo rispetto reciproco e ci volevamo bene. E così, una volta che andai a Buenos Aires, mi fece conoscere quel suo giovane nipote, del quale era molto orgoglioso, che era appena diventato presidente del Boca Juniors.
Oggi, se il nipote di Antonio è Presidente della Repubblica Argentina, lo deve all’influenza che su di lui ha avuto lo zio che gli ha trasmesso l'italianità. Sì, anche il suo contendente, Daniel Scioli, è italiano, ma lo ha penalizzato l’affare Colombo.
Chissà se la signora Kirchner si rende conto di quanto le sia costato quello che forse lei considerava semplicemente uno dei suoi tanti capricci.
Avere preteso a tutti i costi lo sfratto del monumento a Colombo  dalla piazza dove stava, perché il suo amico Chavez glielo aveva suggerito, è stato uno schiaffo intollerabile alla grande e potente comunità italiana.
Il risultato è che per la prima volta gli italiani si sono schierati apertamente e lo hanno fatto a favore di Macri che perlomeno aveva tentato di opporsi e, in ogni caso, aveva evitato che la statua venisse portata via da Buenos Aires. Non a caso si è schierato apertamente anche il MAIE che, elezione dopo elezione, ha dimostrato di essere l’espressione politica della comunità. Forse l’immagine che più ha illustrato questo impegno italiano è la fotografia di Cristiano Rattazzi, Presidente di FIAT Argentina, seduto al tavolo di una sezione elettorale in periferia come rappresentante di lista per Macri.
Finora si tramandava una maledizione, che peraltro ha funzionato anche questa volta: nessun governatore della Provincia di Buenos Aires potrà mai diventare presidente, perché il palazzo di governo è costruito su un vecchio cimitero indio. Da oggi dunque c’è da tenere conto anche della “maledizione di Colombo” che si è abbattuta sul kirchnerismo.
Il monumento a Colombo era il simbolo di una visione “europea” e la competizione è stata fra chi voleva conservare l’Argentina come un’isola “europea” in Sud America, con valori europei e cultura europea e chi voleva allontanarla dall’Europa per integrarla in una visione sudamericana. Via Colombo perché simbolo di una diversità nei confronti del neopopulismo autarchico ed isolazionista del Venezuela, dell’Ecuador e della Bolivia.
A questo ha detto no la maggioranza degli argentini, che ha rifiutato anche un’interpretazione muscolosa ed esclusiva del potere in democrazia, coma ha detto no all’assistenzialismo di Stato. E ha detto sì a Macri ed alle sue promesse di misure che favoriscano investimenti esteri.

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Intervista a Gabriela Michetti, Vice Presidente della Nazione Argentina

TULLIO ZEMBO - Ad aprile dello scorso anno avevo intervistato Gabriela Michetti, allora Senatrice candidata alla carica di Governatore della Città Autonoma di Buenos Aires nelle primarie del PRO ( P r o p u e s t a Republicana), il partito di Mauricio Macri. In quell’occasione parlammo della sua italianità. Ed è da qui che voglio riprendere il discorso.

Cosa è per lei l’italianità?
Tutti i nonni ed i bisnonni mei e dei miei fratelli sono italiani e non è una cosa molto meno comune di come si possa pensare. Tanti argentini di terza generazione in generale hanno subito una mescolanza di origini per cui spesso accade di avere un nonno spagnolo, uno austriaco…. Ecco, nel mio caso, ripeto, sono tutti italiani. I loro cognomi sono Michetti, Illia, Ferri, Del Giorgio, Marucci, Scuffi, Borsi, Copari. Tutti italiani! Come potrei non sentire nel mio sangue tutta l’eredità di quella cultura? Ricordo che, quando studiavo Relazioni intern a z i o n a l i all’Università, un giorno andai a casa di un compagno di studi di origine giapponese e fui ricevuta a tutta la famiglia. Il nonno ad un certo punto mi disse: “Gabriela tu eres italiana no?” . Gli domandai da cosa lo supponesse e lui mi rispose: “Per l’espressione, la passione, il modo di parlare muovendo le mani, come comunichi le tue idee” Insomma io sono veramente convinta che uno l’italianità la porta dentro e per me è sempre stato un motivo di vanto che tutti i mei nonni e bisnonni fossero italiani perché AMO L’ITALIA (ci tiene a scandirlo) e ogni volta che vado in Italia sento – fortemente sento – di essere A CASA. L’unica volta che viaggiai con i miei genitori in Italia da bambina, il giorno che partimmo io piansi perché volevo rimanere. Io, che amo la mia Argentina, mi ricordo ancora quel senso di dolore nel lasciare l’Italia perché da una parte non volevo staccarmi da quel Paese che volevo conoscere di più e dall’altra avevo una sensazione come se vi avessi vissuto tutta la mia vita. Quel viaggio è uno dei miei ricordi più belli. Arrivammo a Roma, mio papà affittò un’auto e facemmo tutta la costa a sud arrivando a Bari, poi risalimmo a Rimini e a Venezia. Naturalmente passammo per Macerata.

I Michetti venivano da Macerata come gli Illia venivano dal Lago di Como.
Esatto. Quando passammo per Macerata guardammo la guida telefonica e trovammo un mucchio di Michetti. Avremmo voluto visitarne alcuni, ma non avevamo relazioni con parenti italiani, i contatti si erano interrotti già molto tempo prima e mio padre non li conosceva proprio. (Avverto un senso di nostalgia sul viso della Vice Presidente). Quella volta girammo per tutta l’Italia, meno Calabria e Sicilia che ancora devo conoscere. In seguito sono stata varie volte a Roma e ci tengo a ribadire ancora e ancora che mi sento realmente a casa in Italia. La cultura italiana ha una vitalità ed un vigore che non so se molte altre culture posseggono. La passione con cui l’italiano e l’italiana si attaccano alla vita è qualcosa di molto speciale.

È arrivata ad una carica politica di grande responsabilità. Che cosa significa essere Vice Presidente della Repubblica Argentina?
La mia sfida, enorme, è ridare prestigio all’Istituzione. Come lei ben sa, la Vice Presidenza non è stata sotto buona luce in questi anni di democrazia dopo il golpe militare del 1983. Da allora l’Istituzione Vice Presidenziale non ha avuto il ruolo che le spetta e che voglio ridarle. La mia sfida è fare ciò che realmente deve fare un Vice Presidente, cioè sostituire il Presidente quando è assente e farlo bene, ma anche guidare il Senato politicamente (Il Vice Presidente è Presidente del Senato), una responsabilità molto grande maggiormente oggi in un Senato dove non abbiamo la maggioranza e pertanto abbiamo la necessità di lavorare ad accordi politici con l’opposizione, il che è un compito delicato e difficile. Oltre a questa gestione politica del Senato, spetta al Vice Presidente anche la gestione “amministrativa” in grado di ridare all’Istituzione prestigio agli occhi della cittadinanza. Il Senato deve essere considerato nuovamente affidabile e trasparente nel rispetto della sua storia. Vanno lavate le macchie che alcuni personaggi hanno fatto in modo che non si generalizzi e non si arrivi a conclusioni non buone. In questa ottica è importante una gestione oculata, come lo è anche il recupero del patrimonio storico dell’edificio parlamentare stesso e dell’edificio che ospita gli uffici di alcuni Senatori. E occorre amministrare bene le risorse umane del personale; i dipendenti devono essere prepararli e formarti professionalmente al meglio; le assunzioni per i posti vacanti vanno fatte con concorsi pubblici. Ecco la sfida che mi sono proposta. Con una gestione attenta, basata su questi principi, abbiamo già risparmiato oltre cinquecento milioni di pesos in questi sette mesi e stiamo tornando a dare al Senato un posto di prestigio nella società. Poi ci sono i compiti che mi affida il Presidente, come ad esempio chiedermi di rappresentarlo in viaggi che hanno come obiettivo la ricerca di capitali e investimenti verso l’ Argentina per permetterci attuare il nostro programma di dare a tutti gli argentini un lavoro dignitoso in grado di sostenere un progetto di vita. Così sono stata in in Giappone e in Corea e adesso andrò nei paesi arabi, in Australia , in Canada, in Nuova Zelanda e in Malesia. Un’altra funzione del Vice Presidente è la funzione sociale, una funzione che io stessa ho definito perchè è la mia vocazione. Attualmente sto lavorando sul tema della povertà in due aree specifiche: le persone che vivono in situazione di vulnerabilità in generale e le donne in situazione di povertà che devono essere aiutate a raggiungere un’indipendenza economica o perlomeno a contribuire ai bisogni della famiglia e farla vivere con maggior serenità e comodità. Intendo sviluppare questi temi nelle Provincie e in Gran Buenos Aires con tutta la struttura dell’area sociale che abbiamo nel Governo. Come vede, la mia idea è che la funzione di Vice Presidente si riempia di contenuti, di lavoro, di attività. Dal giorno che ho iniziato, l’11 dicembre dell’anno scorso, non mi sono fermata un momento. Mi sembra che gli argentini si meritino questo tipo di Vice Presidenza della Nazione, sappiano che sarà un’istituzione che li aiuterà a stare meglio.

Venerdì scorso c’è stata la visita del Presidente Peña Nieto della Repubblica del Messico. Sono venute grandi personalità del mondo: Obama, Hollande, Renzi… Dall’Italia è venuto anche il Ministro della Cultura Franceschini, era prevista anche la visita del Presidente della Repubblica Mattarella, annullata purtroppo all’ultimo minuto per gravi fatti di sangue. Sempre dall’Italia è arrivata a fine maggio una grande delegazione di 200 imprenditori. Che cosa offre l’Argentina a questi Paesi e soprattutto all’Italia? E cosa si aspetta?
Una buona domanda che mi permette dire che l’Argentina sta tornando al mondo! È uscita da un periodo nel quale si era chiusa molto in se stessa. Il Governo precedente aveva un’altra politica per quanto concerneva le relazioni internazionali di quella che abbiamo noi che crediamo in un’Argentina aperta, collegata, integrata. Siamo convinti che ci facciano molto bene le visite di eminenti governanti mondiali come il Presidente degli Stati Uniti, il Premier dell’Italia, quello della Francia e siamo altrettanto convinti che giovino all’Argentina sia le molte missioni commerciali che eventi quali la riapertura qui dell’ufficio JETRO (Japan External Trade Organization), l’organismo ufficiale giapponese per il commercio estero che era stato chiuso nel 2011. Tutte queste cose vanno nella giusta direzione, l’unica maniera che abbiamo di dare lavoro agli argentini è attirare investimenti. Che possiamo dire all’Italia? Le possiamo dire che per lei le nostre porte sono aperte e la invitiamo ad approfittare dello sviluppo argentino in molte aree: servizi, miniere, pesca, agroindustria e soprattutto infrastrutture. Perché ci sarà un gigantesco piano di infrastrutture per il Paese che avrà a che fare con strade, ferrovie, porti. In tutto questo enorme spiegamento di possibilità di produzione e generazione di ricchezza gli imprenditori italiani hanno un’opportunità molto importante in Argentina e nel mercato sudamericano di cui l’Argentina è parte con Uruguay, Brasile, Cile, Paraguay e Bolivia; uno dei mercati più grandi del mondo. Noi possiamo dunque offrire queste opportunità all’Italia in tutte questa aree e poi anche nella tecnologia, settore nel quale l’Italia è all’avanguardia.

Mi sembra un’importante apertura all’Italia dell’Argentina...
Assolutamente! L’idea è che si abbiano sempre migliori relazioni nell’area economica, che oggi è un area per noi importante perché abbiamo bisogno di generare occupazione per quel un terzo della nostra popolazione che sta ancora soffrendo la povertà. Ma anche nell’area culturale perché siamo ben consci che fra Italia e Argentina c’è un rapporto come tra fratelli, anzi come tra padre e figlio dato che l’Argentina è costituita in grandissima parte da discendenti di italiani e questa identità noi la portiamo nel sangue, nel cuore. Sì, dobbiamo intensificare molto le relazioni culturali.

Grazie mille per il tempo che ha voluto dedicarci con squisita cortesia qui nella Casa Rosada. Ma, prima di lasciarla, devo darle la notizia che il Comitato del Premio L’Italiano ha deciso di inserire il suo nominativo fra quelli dei premiati di quest’anno il 31 agosto all’Istituto Italiano di Cultura. Spero vivamente che lei accetti.
Accetto con vero piacere. Encantada de la vida! Todo lo que sea italiano a mi me gusta. Y mis mejores saludos a Teresa. (Teresa Castaldo, Ambasciatrice d'Italia in Argentina).

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L’alleanza Macri – MAIE vincente in Argentina

L’alleanza del MAIE con la coalizione di Macri ha portato i voti della Comunità italiana organizzata  a Cambiemos e permetterà la vittoria nel ballottaggio.
Ma ha anche permesso l’elezione del segretario politico del MAIE, Daniel Ramundo, a Parlamentare del Mercosur e del Coordinatore del MAIE a Mar del Plata, Marcelo Carrara, a Consigliere regionale.

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