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Last updateGio, 02 Feb 2017 9am

Argentina in default. E ora?

Falliti i negoziati ad oltranza a New York. Ma il giudice Griesa ha convocato un'udienza questa mattina presso la Corte di New York con la presenza dei rappresentanti del governo argentino e degli hedge fund. Alcune banche straniere starebbero cercando una soluzione. L'Argentina ha fatto bene a non piegarsi al ricatto
L' Argentina ha dichiarato default. Anche se il ministro dell'economia argentino, Axel Kicillof, in una conferenza stampa ha sostenuto che il suo Paese non era in default perchè aveva dimostrato la sua volontà di pagare depositando nella Bank of New York Mellon i fondi per coprire gli interessi in scadenza sui bond ristrutturati.
Non ha portato nessun risultato la maratona negoziale a New York e la trattativa con gli hedge fund creditori si è conclusa senza nessun accordo.
Il giudice Thomas Griesa, che aveva congelato i 539 milioni di dollari depositati nella banca dall'Argentina, aveva dichiarato che avrebbe concesso una sospensione della sentenza se gli hedge fund avessero accettato, ma non lo hanno voluto fare soprattutto Nml Capital e Surelius ed hanno continuato a pretendere il rimborso integrale delle loro obbligazioni per 1,5 miliardi.
Insomma un giudice nordamericano ha deciso che l'Argentina dovesse essere in balìa degli "avvoltoi".
Il fondo Elliot Capital che ha vinto la causa è specializzato in questo tipo di operazioni: acquista a prezzi irrisori titoli di paesi finiti in default e percorre poi la via giudiziaria per ottenere rimborsi o costringere lo Stato a una mediazione. Ci aveva già provato con successo nel 1996 con il Perù, acquistando bond per 11 milioni e ottenendone alla fine 60 di rimborsi. Secondo il governo argentino Elliot Capital avrebbe comprato titoli dichiarati in default per 49 milioni di dollari e ora potrebbe incassarne oltre 830 con un guadagno del 1600% in soli sei anni. Guardando al passato vale la pena ricordare un episodio tra tanti. Nel marzo del 2001 David Mulford in rappresentanza di Credit Suisse convinse il governo argentino, alle prese con una carenza di liquidità, ad aderire a un’operazione di swap del debito. Le scadenze dei pagamenti venivano posticipate ma gli interessi sui titoli diventavano ancora più insostenibili. L’operazione fruttò all’istituto svizzero e alle altre banche internazionali coinvolte commissioni per 90 milioni di dollari, ma affossò definitivamente le già risicate chances di ripresa del paese.
Quindi, dopo 13 anni, l'Argentina è nuovamente in default.
Sui mercati internazionali non dovrebbero esserci grandi contraccolpi anche se l'agenzia di rating Standard & Poor's si è affrettata a concludere, già mercoledì, che l'Argentina è in "selective default" a seguito del mancato pagamento su alcuni dei titoli del suo debito sovrano in valuta straniera. Infatti Buenos Aires è assente dal palcoscenico obbligazionario globale dal default del 2001-2002 e il debito argentino rappresenta all'incirca l'1 percento nell'indice dei mercati emergenti di JP Morgan.
Piuttosto potrebbero innescarsi guai seri sul mercato interno per un Paese che ha riserve per appena 30 miliardi dollari e si trova a fronteggiare una situazione economica tutt’altro che rosea con l'aggravarsi della recessione e l'aumento di un'inflazione che è già al 40%.
Una brutta situazione, come ha constatato amaramente il mediatore designato dal giudice Griesa Daniel Pollack: "Il default non è solo una questione tecnica - ha detto - E' un doloroso evento che danneggia persone reali: tutti i cittadini argentini, i creditori che avevano accettato i titoli ristrutturati e che ora non ricevono gli interessi e i creditori dissidenti che non possono far valere le loro vittorie giudiziarie".
L'Argentina non poteva fare altrimenti a meno di sottostare al ricatto degli hedge fund ed ha dimostrato concretamente la sua volontà di pagare.
Il paradossale è che un giudice di un paese straniero possa decidere sul destino di una nazione sovrana.
Se ne deve essere accorto alla fine anche il giudice Griesa, che ha convocato per questa mattina alle 11 (le 12 ora argentina) un'udienza presso la Corte di New York con la presenza dei rappresentanti del governo argentino e degli hedge fund.
Ma non è il solo segnale che si sta cercando di smuovere la situazione. Nel cuore di Mabnhattan, fra la quinta e la sesta strada, dove ha sede  l'hedge fund Elliot, sarebbero in corso negoziazioni  tra i fondi e rappresentanti di banche straniere.
Dopo il fallimento del tentativo di banche argentine che volevano acquistare il debito degli hedge, sarebbero ora in pista alcune banche straniere, fra le quali HSBC, Citibnk e JP Morgan.
Vedremo come andrà a finire.

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