Gio03232017

Last updateMar, 21 Mar 2017 10am

Argentina

Adelmo Gabbi, Presidente della Borsa di Buenos Aires: “Sono più che di origine italiana, sono italiano”

TULLIO ZEMBO - Adelmo Gabbi, Presidente della Bolsa de Comercio de Buenos Aires, mi riceve nel magnifico palazzo sede dell’istituzione nella “City” porteña.
Porto subito il discorso, come faccio sempre in tutte queste interviste, sulla sua origine italiana.

Grazie mille per l’opportunità che mi offre il suo quotidiano L ITALIANO – mi risponde - Io ho “più” che origine italiane, io sono italiano perchè mi sento italiano. Mio nonno è arrivato nell’ anno 1904 da Parma a ”fare l’ America” in Argentina.

E l’ha fatta.
Sì (sorride). Sì, gli è andata bene. Come ho detto, proveniva da Parma e, dopo essersi stabilito in Argentina, vi è ritornato a prendere colei che era la sua fidanzata e che poi è stata la mia nonna. Sì sposarono in Italia e vissero poi tutta la loro vita in Argentina. Arrivarono con una nave, nella classe della categoria più bassa,  con i pantaloni rattoppati, però puliti. Si stabilirono al sud di Santa Fe, dove mio nonno raccoglieva il grano a mani nude in un campo che poi egli comprò e da lì, in Santa Fe, nacque una grande discendenza di figli e nipoti, ognuno dei quali ha poi seguito il proprio cammino, ma tutti siamo tutti italiani. Quando raggiunse una posizione economica più agiata, il nonno tornava ogni anno in Italia e, al rientro, ci si riuniva tutti con la nonna a mangiare la pasta e ad ascoltare le notizie del viaggio e dei parenti  in Italia. Parenti che poi io stesso, in occasione di miei viaggi, conobbi personalmente.
 
I nonni erano proprio di Parma città?
Il nonno sì, la nonna era di Poviglio in provincia di Reggio Emilia.

So che lei è anche sposato con un’italiana.
Mia moglie è di Genova, di origine genovese. Ogni volta che viaggiamo in Italia, ci si stringe il cuore a Fiumicino quando dobbiamo ripartire. Lasciando l’Italia lasciamo casa. Ma subito cominciamo a pensare al prossimo ritorno a casa. L’Italia è la casa.

E’ un sentire comune a tutte le persone che ho intervistato.
Come lei sa, in Argentina non credo ci sia famiglia che non abbia un legame diretto e indiretto con l’Italia.
Io vado in Italia ogni anno, almeno anche per pochi giorni. Non mi appassiona andare in nessun altro posto, in nessun’altra capitale europea.

E, da buon italiano, naturalmente apprezza la nostra buona cucina.
La cucina italiana è la migliore del mondo. E sono tanto intelligenti gli italiani che, oltre che la migliore, la loro cucina italiana è anche la più semplice ed economica del mondo. Pietro Sorba, che seguo come tanti qui in Argentina,  è un buon maestro  di questa nostra arte...
 
Parliamo un po’ della Borsa, ci cui lei è presidente da anni.
La Borsa di Commercio è l’Istituzione economica e finanziaria argentina più antica con i suoi 163 anni di esistenza. E’ passata attraverso tutte le realtà politiche della lunga storia di questo paese a volte - come lei sa benissimo - non proprio facili per niente. La Borsa è l’ unica entità economica che ha sopravvissuto, ininterrottamente,  163 anni.
Nella Borsa passano tutte le transazioni del sistema finanziario  argentino. La somma delle transazioni della Borsa è maggiore di quella totale delle banche in Argentina.  Tutto il finanziamento del consumo in Argentina passa attraverso dei fidecomissi borsatili.
Le grandi imprese argentine,  qualsiasi a cui lei possa pensare - senza eccezioni - tutte si finanziano qui dentro con fondi del mercato argentino e dei fondi stranieri che vengono attraverso la Borsa. La Borsa gode di fiducia incondizionata perchè non è mai fallita nei suoi 163 anni di storia.
Questa Borsa ha sempre ha rispettato le obbligazioni assunte. Tutto ciò che è stato quotato e valutato e in cui la Borsa è stata coinvolta, sempre  è stato pagato.
 
Il che è  tutto dire in una realtà molto difficile come quella dell’Argentina sotto questo punto di vista.
E’ vero che l’Argentina ha vissuto molte crisi, ma è altrettanto vero che la Borsa è sempre stata al di sopra delle crisi. La Borsa è come un processo chimico: il denaro speculativo che entra si traforma in produttivo, tutto passa per la Borsa. Anche se la Borsa non è popolare e men che meno populista.
La borsa è un entità di èlite dove si quotano tutti i prodotti, ovviamente finanziari e non materie prime. Qui si movimentano ogni giorno otto, novemila milioni di pesos, tutti giorni dell’anno..
 
A proposito di continuità, i governi passavano e la Borsa c’era sempre.
Vede, noi individualmente abbiamo la nostra ideologia, pero l’Istituzione sta al di sopra delle ideologie. Qui, ogni anno, il giorno dell’anniversario della Borsa viene il Presidente dell’Argentina in  carica. Il Presidente viene alla Borsa. Mi lasci ripetere e sottolineare: la Borsa è l’unica istituzione dove sempre viene sempre il Presidente.
 
Immagino che non sia sempre facile ricevere un Presidente.
Non lo è affatto! Per esempio la Señora Presidente Kirchner veniva alla Borsa e sempre aveva parole molto dure e offensive (palabras muy feas , dice in spagnolo) verso la mia persona ed io le rispondevo nello stesso tono. Con i suoi ed i miei discorsi ci contrastavamo duramente con due diverse visioni del pensiero economico. Però, noblesse oblige, devo riconoscere che la Señora de Kirchner è comunque venuta ogni anno. Anche se un anno  mi ha suggerito di andare  dallo psicologo,  un altro mi ha detto che ero malato ecc., ecc.
Logicamente siamo molto più vicini alla visione del Presidente Macri - che fra l’altro è socio della borsa da tutta la vita come del resto il padre Franco - perchè con lui l’Argentina è tornata sui mercati dopo 10 anni ed è tornata al rispetto dei mercati,  dei bonisti e di coloro che credono nell’Argentina. Ora è necessario cancellare tutto quel karma che ci deve far vergognare noi argentini per non avere rispettato gli accordi. Uno come italiano lo ha nel DNA che gli accordi si rispettano, vanno rispettati anche quando sono solo verbali.
 
Qual è oggi la realtà dell’Argentina?
L’Argentina ha commesso errori molto gravi quando è entrata rapidamente nel populismo,  perché, quando invece di mettere ordine nell’economia della casa, ci si mette a sperperare, non è mai buon segno mai e questo errore si paga. Bisogna ricordare che gli errori del Governo della Presidente Cristina Kirchner e prima del Presidente Néstor Kirchner hanno portato l’Argentina ad essere dicharata dalla Comunitá Economica mondiale “mercado fronterizo” (mercato frontaliero) che è la qualificazione peggiore di un mercato. Perchè lei possa averne la dimensione, e senza volontà di mancare di rispetto agli stati che nomino, essere fronterizo è essere come Gana, Guinea Equatoriale, Trinidad e Tobago,  paesi che nulla hanno a  che fare con la nostra realtà economico-produttiva nè con la nostra storia. Però in realtá fummo declassati a mercados de fronteras  perchè non eravamo più emergenti. Oggi stiamo già recuperando le condizioni di paese emergente e la settimana scorsa, l’Argentina ha riconquistato la categoria di Emergente per ciò che concerne i titoli pubblici e saremo nei prossimi mesi nuovamente un Paese considerato “paese emergente” e non più “frontaliero”  anche per ciò che concerne i titoli privati.
Possono sembrare solo semplici aggettivi “frontaliero” o “emergente” , ma significano enormemente di più. I “paesi centrali” ogni anno investono nei paesi emergenti qualcosa come novecentocinquantamila milioni di dollari all’anno. La maggior parte di questi investimenti, è vero, vanno in Cina e in India, però il Sistema Latam cioè Messico, Brasile, Colombia, Cile, Perù e Argentina si aggiudica il 20% di quei 950 mila milioni di dollari.
Per molti anni l’Argentina non ha ricevuto ciò che le corrispondeva perchè - essendo dichiarato paese fronterizo - nessuno straniero poteva collocare denaro in Argentina. Per cui gli altri paesi Latam ricevevano anche gli investimenti che sarebbero spettati all’Argentina grazie agli errori del governo precedente .

C’è un settore che potrebbe essere di speciale interesse per un investitore italiano?
Beh ... gli italiani conoscono l’Argentina come l’Italia e ciò che va bene in Italia va bene qui. Il “campo”, la zona nucleo cioè dell’agricoltura argentina, il sud di Santa Fe, Cordoba, Buenos Aires, e per il 90% di origine italiano. Chi ha saputo lavorare e far produrre la terra? Gli italiani. Chi furono i primi fabbricanti di macchine agricole?  Gli italiani. Per cui certamente l’investimento nel campo è ancora molto redditizio per gli italiani. Però l’Argentina oggi è interessante in tutte le categorie. Oggi  tutti gli items possono solo crescere perchè l’Argentina viene da dieci anni senza nessun investimento, dieci anni in cui noi argentini abbiamo deriso gli investitori,  in cui abbiamo mancato di rispetto agli investitori. Dieci anni in cui non abbiamo rispettato la nostra parola data.
Il governo Macri, al contrario, la prima mossa che ha fatto è stata liberalizzare il cambio per rendere la realtà trasparente ed inoltre si è accordato ed ha chiuso una brutta vicenda pagando gli Holdout per rispettare tutto ciò che non avevamo rispettato. La conclusione è che l’Argentina in breve trova 30, 40 mila milioni di dollari, cosa che prima non era neppure impossibile pensare.

Siamo dunque sulla via della normalizzazione del mercato..e del Paese?
Lei ha usato la parola esatta. Il govermo Macri è entrato in un cammino di normalizzazione del mercato. Cosa ci stanno a fare i governi? Per amministrare e permettere ai privati di fare buoni affari, non per interferire negli affari dei privati e creare il disordine come è stato fatto in Argentina negli ultimi anni del passato governo.
 
Lei  è stato uno dei premiati da L’ITALIANO come un’ Eccellenza dell’Italianità.
È  stato uno degli onori più grandi che ho avuto nella mia vita e vi ringrazio di cuore perché, per quanto uno possa essere considerato “grande”, sopra di noi c’è il Paese che ci ha dato le radici e le nostre radici sono in Italia. Sempre dobbiamo rispettare l’Italia. E la rispettiamo.

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CITTADINO DI BEVERINO E AMBASCIATORE D’ARGENTINA

Arnaldo Tomás “chiude il cerchio”. Ritorna nel paese da cui emigrò il bisnonno e il Sindaco gli conferisce la cittadinanza onoraria.
MAURO FIGOLI - C’era una volta – così cominciano tutte le belle favole a lieto fine – un bambino seduto col nonno sui gradini davanti alla casa in un piccolo pueblo, Juaregui, vicino a Lujan, circondato dalla sterminata pampa argentina. Il nonno Domenico raccontava al piccolo Tomás di suo padre, che si chiamava anch’egli Domenico, arrivato in Argentina da un paese ancora più piccolo di Jaregui che si chiamava Corvara ed era lontano lontano, in Italia. Ah, l’Italia – sospirava il nonno e guardava l’orizzonte dove terra e cielo si confondevano.
Chissà se Domenico dall’aldilà ha visto la cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria di Beverino (di cui oggi Corvara è una frazione) al suo Tomás, ormai diventato una persona molto importante. Se l’ha vista, sicuramente ha provato un grande orgoglio.
Ma andiamo con ordine. Ad ottobre dello scorso anno Gian Luigi Ferretti intervistò Arnaldo Tomás Ferrari, da poco Ambasciatore della Repubblica Argentina a Roma e, ad un certo punto gli disse: “Mio bisnonno veniva da Corvara, un paesino in provincia della Spezia”. Continuò nel suo articolo Ferretti: “Mi lasciò senza fiato perché si dà il caso che Corvara sia ad un paio di chilometri da Pignone, da cui proviene il direttore di questo giornale, Tullio Zembo, e ad una ventina di chilometri da Carrodano, dove sono nato io”.
Tullio Zembo da Buenos Aires ne parlò con me, suo amico d’infanzia, ed io, a mia volta, contattai la vicesindaco Brunella Corradi e il Sindaco Massimo Rossi di Beverino. L'amministrazione comunale si prodigò ad organizzare con la collaborazione di Luciano Paganini e così giovedì scorso l’Ambasciatore Ferrari è arrivato da Roma con la moglie Nhu Anh Nguyen per ricevere la cittadinanza onoraria.
Erano presenti tutte le autorità della zona, dal Prefetto al Vescovo, al Questore, ai vertici provinciali di Carabinieri e Guardia di Finanza al Consiglio Comunale straordinario. Ed erano presenti tanti cittadini.
Inni nazionali, addobbi di fiori con i colori delle due bandiere, le chiavi della città e la pergamena, i discorsi….. Sì, il nonno Domenico avrebbe avuto ottimi motivi per commuoversi.

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E' deceduto a Roma l'On. Giuseppe Angeli

"Pepe" Angeli è morto oggi in seguito ad un ictus che lo aveva colpito mentre era a Roma con la famiglia.
Aveva 19 anni quando partì da Orsogna (Chieti) dove era nato nel 1931 ed emigrò a Rosario, dove sposò Livia Sartoris dalla quale ebbe tre figli. Partendo da lavori umili, riuscì a creare un impero. Oggi il suo Gruppo Transatlantica S.A. è leader nel campo dei servizi turistici, cambio valuta, immobili e Borsa. Fu Presidente dell'Associazione “Famiglia Abruzzese” per 25 anni e fondò la Scuola Bilingue Edmondo de Amicis, che oggi conta circa 1.000 alunni dall'infanzia alla terza età. Per 4 volte è stato rieletto Ptresidente del Comites di Rosario e dal 1991 al 2004 ha fatto parte del CGIE.
Nel 2006 fu eletto alla Camera dei deputati nella Circoscrizione Estero nella lista "Per l'Italia nel Mondo con Tremaglia" ed ha aderito al gruppo di Alleanza Nazionale. Nel 2008 venne rieletto al Parlamento nelle file del Popolo della Libertà.

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Adriana Donato, Presidente del CSM argentino, orgogliosamente calabrese

Una nuova intervista di Tullio Zembo alla ricerca dell'italianità fra le personalità di spicco dell'Argentina
TULLIO ZEMBO - Adriana Donato, la Presidentessa del Consiglio della Magistratura Argentina,  è un'avvocatessa e giornalista discendente da una famiglia calabrese proveniente da Rossano. Mi riceve nel suo ufficio con una splendida vista sul Teatro Colon. Dopo i convenevoli di rito, passo subito alla domanda principe di tutte le mie interviste a personalità di origine italiana: le chiedo per l'appunto di parlarmi della sua italianità.
Ho tre nonni italiani. Mia nonna materna, pur avendo vissuto molti anni in Argentina, dove giunse molto giovane, ha sempre mantenuto come sua prima lingua l'italiano  inframezzato da un po' di dialetto del suo paese e ci ha trasmesso la tradizione italiana del pranzo di mezzogiorno della domenica, tutti attorno al tavolo e con la casa aperta dove c'è sempre spazio per aggiungere un coperto. Cucinava davvero molto bene le delizie calabresi, ma era molto gelosa delle sue ricette che non voleva rivelare a nessuno. Però mia madre imparava vedendola cucinare ed io ho imparato da lei. Appena ho un po' di tempo, mi piace mettermi ai fornelli.

Da dove veniva sua nonna?
Veniva da Rossano in Calabria, che lei definiva orgogliosamnete Città e non paese di pochi abitanti. Ne parlava sempre della sua terra.

Mi emoziono ogni volta nell'ascoltare le storie di questi nonni arrivati dall'Italia e dei loro mille sacrifici e penso a come sarebbero orgogliosi dei loro discendenti. Chissà come lo sarebbe sua nonna vedendo la nipote nel prestigioso ruolo di Presidente del CSM.
A proposito, lei conosce la comunità calabrese in Argentina?
Certamente. Non solo conosco la collettività calabrese, ma ne ne faccio parte anche se i miei impegni adesso mi rendono più difficile una frequentazione quotidiana. La conosco, anzi l'ho vissuta:  mio padre è stato il tesoriere della Associazione Calabrese di Buenos Aires mentre io studiavo diritto e mio fratello nella sua gioventù era il responsabile di un gruppo di giovani dell'associazione. Si, per me, con i calabresi c è molta affinità e un grande senso di appartenenza.
 
Mi piacerebbe fare da tramite perchè i Calabresi la ricevano a breve come merita nella loro sede. Conosce "Buenos Aires celebra Calabria"?
Sì, certo. Molte volte abbiamo partecipato all' evento che la città dedica alla Calabria...con mio padre e mio fratello minore che è medico.

I calabresi hanno buon motivo per essere orgogliosi di una conterranea con un incarico così importante. Spieghiamo bene  a loro e a tutti ai nostri lettori cos'è il CSM.
Il CSM è un organo creato dalla Costituzione del 1994 che ha come funzioni essenziali la selezione dei Giudici e il processo disciplinario dei Giudici.

Cosa significa "selezione dei Giudici"?
Significa che il CSM organizza concorsi pubblici per selezionare i candidati a giudice. Partendo da questa selezione, elabora terne di candidati a giudici nazionali e federali per la loro designazione da parte del Presidente della Nazione in accordo col Senato.

E "processo disciplinario dei Giudici"?
Il CSM controlla le attività dei giudici e l'imposizione di sanzioni. La formula è: il CSM si occupa della designazione, supervisione e rimozione dei giudici nazionali e federali.

Ha altre funzioni il CSM?
Sì,  ne ha una terza molto importante: quella dell'amministrazione del Potere Giudiziario eseguendone quindi il preventivo di spesa.

Il CSM è formato da varie componenti, non solo da magistrati.
La Costituzione Nazionale ordina che il Consiglio della Magistratura sia composto in modo che ci sia un equilibrio fra i poteri politici lettivi, i giudici e gli avvocati e prescrive anche l'inclusione di rappresentanti dell'ambito accademico e scientifico. Quindi ci sono rappresentanti di 6 ambiti distinti: 3 rappresentanti dei giudici, 3 del Senato, 3 della Camera dei Deputati, 2 degli avvocati, 1 dell'Esecutivo e 1 dell'Università. Io sono stata scelta come rappresentante di tutti gli avvocati della Capitale Federale Buenos Aires. E' la prima volta che i colleghi avvocati hanno scelto una donna come loro rappresentante, cosa che mi rende particolarmente orgogliosa. Sono due volte orgogliosa perchè poi, dentro questo Consiglio, sono stata eletta Presidente.

13 membri in tutto. Non sono molti.
Per essere precisi  nella legge originaria il numero era superiore , ma nel 2006 si è modificata la legge ed è rimasto questo numero. Io, come rappresentante degli avvocati, continuerò a chiedere una riforma che preveda una maggiore presenza degli avvocati.

E il Presidente di questo organismo ha un ruolo di grande responsabilità.
Proprio per la composizione che ho illustrato, è sempre necessario raggiungere il consenso, l'equilibrio coinvolgendo tutte le varie rappresentanze dei sei ambiti. Anche in casi molti seri. Si pensi nei casi in cui esistano cause gravi che potrebbero giustificare la rimozione di un giudice (è bene ricordare che i giudici hanno garanzia di inamovibilità). E' il Consiglio ad istruire la causa per il giudizio politico che deciderà la situazione del giudice. E spetta al Consiglio attuare come parte di accusa.

Il giudizio politico?
Sì, da parte della Giuria di Procedimento dei Magistrati della nazione, composto da un giudice nazionale ed un giudice federale, un senatore per la maggioranza ed uno per la minoranza, un deputato per la maggioranza ed uno per la minoranza ed un avvocato federale. Tutti designati per sorteggio e con mandato, non rinnovabile, di sei mesi.
 
Quanto dura la sua carica?
La presidenza  è  a rotazione e dura 4 anni. La mia è iniziata nel novembre 2014 e quindi rimarrò in carica fino a novembre 2018.

Avete relazioni con l'Italia?
L'anno scorso abbiamo ricevuto una delegazione del CSM italiano e quest'anno saremo noi a recarci in Italia, saremo a Roma esattamente  fra l'otto maggio ed il dodici maggio e saremo ricevuti dal CSM. Per noi è molto importante questa relazione, abbiamo firmato un accordo durante la loro visita e lo riconfermeremo in occasione di questa nostra visita.
 
La redazione centrale de L'TALIANO è a Roma per cui certamente saremo presenti durante la vostra visita. Come Lei certamente sa, L'ITALIANO conferisce ogni anno il Premio all'Eccellenza dell'Italianità a personalità di origine italiana e sarà per noi un piacere ed un onore nominare Lei in occasione della prossima cerimonia di consegna dei riconoscimenti.
L' onore sarà certamente il mio! Mi emoziono... Sono veramente emozionata! Non ho parole per ringraziare.

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Merlo (MAIE): “Presto il Presidente della Regione Veneto in visita in Sud America”

Merlo (MAIE): “Presto il Presidente della Regione Veneto in visita in Sud America”
Roma, 7 ottobre 2016:-Si è tenuto ieri, presso Palazzo San Macuto, a Roma,nel ufficio e alla presenza dell' on. Giancarlo Giorgetti, Presidente Commisione Federalismo Fiscale,  un incontro tra il Presidente del MAIE, on. Ricardo Merlo, e il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia.
Si è trattato di un incontro istituzionale tra due politici legati da un rapporto di amicizia di lunga data, date le comuni  origini venete. Si è parlato di politica italiana,  dei Veneti nel mondo, ma anche di una prossima possibile visita del Governatore della Regione Veneto in Sud America, per l’organizzazione della quale l’on. Ricardo Merlo ha dato piena disponibilità.
"Il Governatore Zaia da sempre accompagna e sostiene i Veneti nel mondo - ha  dichiarato Merlo -  una comunità che in tutto il mondo, dall' Australia, al Canada, al Sudamerica, agli Stati Uniti, si è fatta apprezzare per grande laboriosità e serietà. Questo prossimo viaggio sarà un'occasione per incontrare da vicino le  realtà venete che in Sud America contano su una vasta e potente rete associativa fatta di imprenditori, professionisti, politici, persone impegnate nell'associazionismo di radici cristiane, che contribuiscono alla crescita sociale economica e culturale dei paesi che li hanno accolti."

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Il Sindaco di Macerata ha invitato ufficialmente la Vice Presidente dell'Argentina

E’ partita da Macerata la lettera con la quale il Sindaco Carancini dà seguito a quanto promesso nel video proiettato alla cerimonia del Premio L’Italiano - identificati i probabili parenti di Gabriela Michetti
MARCO RIBERI (Cronache Maceratesi) - Continua la love story, o meglio la pasiòn, tra Macerata e il vice presidente dell’Argentina Gabriela Michetti. Dopo il video messaggio del sindaco Romano Carancini che si concludeva con uno squillante “Gabriela Macerata te quiere” ovvero Macerata ti desidera (leggi l’articolo) e il ringraziamento alla città da parte della rappresentante del paese sudamericano, oggi è stato inoltrato anche l’invito ufficiale. Un plico è partito per attraversare l’oceano Atlantico e arrivare a Buenos Aires. Al suo interno una lettera di invito e dei documenti che certificano le radici maceratesi della Michetti. La scorsa estate il politico, in un’intervista al quotidiano L’italiano, aveva dichiarato di amare Macerata, città da cui emigrò la sua famiglia ma di cui aveva anche perso ogni traccia (leggi l’articolo). A quanto pare l’ufficio anagrafe del Comune, partendo dalla fine dell’800, è riuscito ad identificare alcuni Michetti che fanno parte dello stesso ceppo familiare del vice presidente. Sarebbe un vero e proprio colpo di fortuna sia per Macerata che potrà vantarsi di un’altra figlia illustre, sia per Michetti che ormai aveva quasi perso ogni speranza di ritrovare le sue origini.
Nella lettera il sindaco Romano Carancini si dice commosso per l’affetto dimostrato alla città e invita la neo acquisita concittadina a non perdere la prossima stagione dello Sferisterio: «Nel leggere la sua intervista non ho potuto fare a meno di emozionarmi per l’italianità che lei sente nelle sue vene – spiega il primo cittadino – In questo tempo di difficoltà e di paura per il nostro territorio sarebbe davvero bello accoglierla nella città che lei ha attraversato da bimba, in quel lungo viaggio fatto coi suoi genitori. Macerata in parte costituisce le Sue origini, ha visto nascere i Suoi nonni e ancora oggi ospita i discendenti della vostra famiglia». E poi l’invito all’opera: «Il 21 luglio avrà inizio la 53ema edizione del Macerata Opera Festival nella suggestiva ed emozionante cornice dell’Arena Sferisterio con tre opere in cartellone, Turandot, Madama Butterfly e Aida. Il Sol Levante verrà raccontato attraverso le storie di tre figure femminili, tre donne straordinarie e profondamente diverse tra loro. Immediato il parallelo con la straordinarietà della Sua figura, una donna forte, presente, che manifesta uno speciale attaccamento alle sue radici; una donna abile che porta avanti con sapienza e dedizione il suo prestigioso e impegnativo incarico, senza dimenticare la semplicità delle cose vere e l’importanza dei valori fondamentali. In occasione di questo evento che rappresenta forse il momento dell’anno più importante per la città di Macerata, sarebbe pertanto un onore accoglierla coinvolgendo naturalmente anche i suoi parenti maceratesi».

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Noi Macri somos tanos ed è stato mio padre Antonio ad ispirare l’ impegno politico mio e di Maurizio

TULLIO ZEMBO - Jorge Macri, figlio del compianto Tonino, Vice Segretario del CGIE per l’America Latina, a colloquio con il nostro direttore
Non posso certo iniziare un’intervista con lei senza parlare di suo padre Tonino.
In effetti Antonio “Tonino”  Macri è stato un’ italiano amato nella collettività italiana alla quale ha dato molto.. o meglio, direi, ha dato molto alla collettività argentina in generale. Però sempre nel segno dell’italianità,  come ad esempio la sua presidenza dell’Ospedale italiano, che è sì una realizzazione della collettività italiana, ma è aperto a tutti. O contemporaneamente nel segno della cultura, vedi la fondazione del Teatro Coliseo, da lui diretta, con il ciclo “ armonia” . O anche nel segno del sociale quando ci fu un fatto politico rilevante nelle relazioni fra l’Italia e l’Argentina durante la guerra della Malvinas  allorchè mio padre promosse una “movida” di italiani per l’Argentina per una pace giusta per spiegare al Governo italiano che l’ Italia non poteva partecipare assieme alla NATO alla della Guerra della Malvinas perchè avrebbe significato combattere contro italiani. Fu così che l’Italia votò contro l’ invio di truppe. Ma il governo argentino dell’epoca, purtroppo,  non mantenne le promesse di pace ed entrò in guerra. Mio padre visse con dolore quella situazione, lui che si era impegnato ad ottenere un “gesto” italiano in favore della pace garantendo un eguale impegno per la pace da parte argentina, che però non fu  mantenuto..
 
E suo padre fu anche al fianco del Ministro Tremaglia.
Ah sì, la battaglia per il voto! Lavorò molto nel CGIE assieme a Mirko Tremaglia, ma purtroppo morì prima di partecipare alle prime elezioni, nel 2006, frutto della visione di Tremaglia.
 
Sarebbe stato il nostro parlamentare.
Molto probabilmente, poiché la politica lo appassionava. Fu lui che iniziò alla politica sia me che mio cugino Maurizio (l’attuale Presidente dell’Argentina, figlio di Franco, il fratello di Tonino,  NdR.). Oltre ad essere lo zio, era anche il padrino di Maurizio, che lo ricorda sempre con affetto perché papà aveva quella qualità di sacrificare parte del suo impegno per il privato per impegnarsi nel collettivo. In questo senso fu l’ispiratore del nostro impegno civile e politico.

Mi pare superfluo chiederle da dove viene la sua italianità.
Viene da lì , da lui e dalle nostre famiglie dove sempre si è vissuta l “italianità “ .. Somos tanos , per cui mi sento tanto italiano come argentino in un Paese, l’Argentina, che ci ha ricevuti e integrati.
 
Vorrei ora entrare nel campo della politica argentina con lei che ha tracciato un cammino molto importante, prima con la vittoria al Comune di Vicente Lopez contro i “baroni” (ovvero i sindaci da anni e anni al potere nei comuni limitrofi alla Capital Federal)  e poi, nella stessa Provincia di Buenos Aires, come responsabile della campagna che ha portato il PRO alla vittoria con l’elezione a Governatrice di Maria Eguenia Vidal. Due  sfide non solo dure, ma molto difficili, al limite dell’azzardo.
Sia io che Maurizio portiamo con noi la cultura italiana dell’“imprenditore”, nell’accezione etimologica del termine che deriva da intraprendere. L’“imprenditore” non ha paura di rischiare e il vero politico nemmeno!
Il politico “emprendedor” ci prova, provoca la sfida, non si tira indietro, cerca nuovo orizzonti. La cultura di chi arrivava dall’Italia e doveva osare è ancora dentro di noi.
In definitiva uno “se le anima” (sfida) alla lotta sindaci, governatori, presidenti esistenti per convincere la gente che si può fare di più e di meglio di coloro che siedono al potere.  C’è senza dubbio in noi un fatto culturale “muy emprendedor” che abbiamo canalizzato nella politica. Maurizio ha cominciato nella città di Buenos Aires ed io nella Provincia. Nel 2004 nella  Provincia di Buenos Aires fondai il Partito PRO, nella consapevolezza che Maurizio per diventare Presidente, oltre al fatto di essere Sindaco della Città di Buenos Aires, un giorno avrebbe avuto bisogno di un appoggio nella Provincia di Buenos Aires dove risiede il 40% degli elettori argentini.
 
Il primo passo in politica è stato la conquista della carica di sindaco di Vicente Lopez?
No,  no. Il primo passo fu come deputato provinciale, Vicente Lopez fu la prima “grande sfida” politica .
 
Insomma arrivare ad essere deputato era come andare in guerra come soldato, ma vincere in Vicente Lopez era come la sfida di San Martin aa attraversare le Ande.
(sorride) Sì, era una sfida difficile però ho sempre avuto al mio fianco Maurizio che mi sosteneva perchè aveva fiducia in me e sapeva che era necessario “piantare un seme” nella Provincia di Buenos Aires. E così fui il primo Sindaco, è meraviglioso essere Sindaco per via del contatto quotidiano con la gente. Quella fu, senza dubbio, la battaglia che bisognava vincere superando rischi e timori. Per vincere i “baroni”. E fu la base della grande vittoria poi di Maria Eugenia (Vidal, Governatrice delle Provincia di Buenos Aires, NdR.).
 
Infatti l’altra sua impresa sulla quale ben pochi avrebbero scommesso fu la sfida per la Provincia di Buenos Aires come responsabile in capo della campagna politica. Se la prima sfida era stata dura, la seconda era peggio.
(sorride soddisfatto) Una grande sfida vinta. E questa sfida vinta fu quella che ci permise di vincere poi le elezioni presidenziali e consacrare Maurizio Macri Presidente degli Argentini. Se non avessimo vinto sarebbe stato difficile vincere le presidenziali e devo dire che sono molto orgoglioso del risultato.
 
E ha ben donde di esserne orgoglioso.
Oggi abbiamo 69 sindaci su135 nella provincia di Buenos Aires, ossia oltre la metà. Non siamo solo Maurizio Macri e Eugenia Vidal ed io. No, ci sono altri 68 sindaci di Cambiemos che ci permettono un lavoro di cambiamento culturale e politico; lavoro, appassionante e di molta responsabilità.
 
Insomma: “Adesso ci sono io, adesso mi tocca governare”.
Esatto! Adesso  bisogna dare risposte.
 
A proposto di risposte da dare, due domande all’uomo politico di statura nazionale: qual è lo sforzo politico da affrontare nella Provincia di Buenos Aires e che cosa offre l’ Argentina, che cosa chiede al mondo e soprattutto alla nostra Italia?
Nella Provincia la prima sfida è recuperare un’istituzione che offra servizi al cittadino. La Provincia, come era governata, non risolveva i problemi reali della gente, La gente era insicura, non c’erano lavori pubblici in corso né strade né ospedali, le scuole peggio. Per molto tempo non c’è stata un’istituzione che curava, che era presente. Per cui recuperare un’istituzione provinciale che faccia, e che faccia per la gente, è la grande sfida che ci aspetta. Io direi su due grandi fronti: primo il sociale, la salute e l’educazione, recuperare i servizi per invogliare la gente a tornare al sistema di salute pubblica e alla scuola pubblica, offerta che si era perduta in Buenos Aires. È tornare alla normalità la sfida che abbiamo con il Presidente Macri e con il Governatore Eugenia Vidal. L’altro fronte sono le grandi opere di urbanizzazione. Le strade sono ancora nella maggioranza sterrate, ci sono quartieri, non precari ma di classe media, senza fognature e senza strade asfaltate. I giovani di quei quartieri perdono ore del giorno per raggiungere le scuole, le università, il lavoro. Lo Stato deve essere presente. Senza opere reali la realtà non si trasforma.
 
E, come le chiedevo poc’anzi, che ci si aspetta dall’Italia?
Con l’Italia dobbiamo innanzitutto recuperare il vincolo che esiste fra i cittadini, dobbiamo recuperare quel vincolo di affetto come Governo in generale con il mondo, però in particolare con i paesi con cui abbiamo un legame culturale affettivo come possono essere l’Italia e la Spagna. Questa è una certezza della politica nazionale. Io ho avuto il piacere di essere stato presente durante la visita del Premier Renzi in una cena privata con Maurizio nella sua casa;  e uno poteva vedere fra di noi un vincolo di persone che sembravano conoscersi da sempre. Perchè sempre, fra un argentino ed un italiano,  c è un forte vincolo che è una immensa opportunità di lavoro, un' opportunità su cui costruire insieme.
Che ci spettiamo? Investimenti soprattutto, che ci permettano di importare dall’Italia la capacità che l'Italia ha di creare “valore aggiunto”. L'Italia è un paese che si è fatto forte aggregando valore. A volte è l'aspetto estetico, a volte il tecnico, a volte una serie di accertate combinazioni al prodotto. L’Argentina per crescere deve aggregare valore ai suoi prodotti. L'Argentina deve finire di essere esportatrice di grano per diventare esportatrice di alimenti. L'Italia fa questo da secoli. Questa è l'opportunità reciproca che può generare il benessere.
Le opportunità sono infinite, tanto grandi come vorremo immaginarle. E vedo crescere una positiva relazione fra i due paesi.
 
Vedo qui nel suo ufficio un quadro della squadra del River. Non mi dirà che lei è del River?
Io sono del River e Maurizio del Boca (e ride di cuore).


CHI È JORGE MACRI
Jorge Macri (nato a Tandil, Buenos Aires il 5 marzo 1965) è un politico ed imprenditore argentino. Figlio di Antonio Macri, il compianto Vice Segretario Generale del CGIE, è  cugino primo del Presidente della Repubblica Mauricio Macri. Attualmente è Sindaco di Vicente Lopez, al nord di Buenos Aires e presidente del Gruppo Banco Provincia da dicembre 2015, designato dalla Governatrice. Dal 2006 è presidente del PRO, partito fondato dal Presidente Macri, nella Provincia di Buenos Aires.


 

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Il nostro corpo diplomatico in Argentina non piò essere accusato di parzialità

Noi de L'ITALIANO siamo d'accordo col comunicato dei rappresentanti istituzionali della Comunità
“Con profonda perplessità e grandissima amarezza abbiamo letto stamattina l’articolo che con il titolo 'Tutti i trucchi del governo per i voti in Argentina' apparso oggi su Il Giornale. Perplessità perché noi, che viviamo in Argentina, siamo parte attiva di questa numerosa collettivitá italiana, non abbiamo nessun dubbio sulla professionalità , onestà e imparzialità dell’attuale Corpo diplomatico consolare italiano in Argentina. Non c’è stata nessuna lettera a firma di funzionario diplomatico consolare invitando a votare in una o altra maniera nel referendum. Un corpo diplomatico serio e operoso come quello italiano in Argentina non si merita un attacco così che è privo di fondamento. Una delle massime della professionalità del lavoro giornalistico è la verifica delle fonti”. Così in una nota Mariano Gazzola – Vicesegretario per l’America Latina del CGIE; Dario Signorini – Presidente del InterComites Argentina; i consiglieri Cgie Marcelo Romanello, Marcelo Carrara, Guillermo Rucci, Rodolfo Borghese, Juan Carlos Paglialunga, Gerardo Pinto e il Presidente del Comites di Rosario Franco Tirelli, in risposta all’ennesimo attacco al voto all’estero.
“Abbiamo provato amarezza – scrivono – perché queste denunce lanciate all’aria non hanno altro scopo che essere lo strumento per l’ennesimo attacco al voto all’estero (in mezzo a una campagna referendaria che sembra non avere alcuna razionalità), diritto costituzionale che la lungimiranza di un grande politico quale Mirko Tremaglia – uomo formato nei più cari valori dell’italianità – ha donato all’Italia. Voto all’estero, – concludono i rappresentanti argentini – che oggi nessuna nazione tra le più progredite al mondo nega ai propri cittadini oltre frontiera”.

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Yo estoy encantado de mis origenes italianas!

TULLIO ZEMBO - Jorge Rizzo è il Presidente del Colegio Público de Abogados de la Capital Federa, l’Ordine degli avvocati più grande del Sud America e uno dei più grandi al mondo.

Lei è di origine italiana.
(Sorride) I cognomi dei miei avi sono Rizzo, Zino, Patane, Catanzaro. Tutti cognomi sono italiani. I miei otto bisnonni venivano dall’Italia. Veramente sette venivano dall’Italia e uno era figlio di italiani, una bisnonna infatti era figlia di italiani arrivati durante la prima emigrazione nel lontano 1890. In me vincolo dell’italianità è totale...

Le famiglie hanno ancora contatti con l’Italia?
Fino a poco tempo fa sì. Fino alla morte di mio nonno, veramente già sono passati ventidue anni. Sì, c’era un vincolo stretto fra le famiglie, lui si recava in Italia tutti gli anni e il “contatto” si manteneva perché lui aveva la sua famiglia in Italia. Poi, con la sua morte, il legame si è andato via via affievolendo. Poi con la morte della mia mamma, figlia di quel nonno e del fratello di lei, i contatti sono spariti del tutto e io non ne ho più.

Stiamo parlando del nonno Rizzo?
No, del nonno Zino di Catania o di Messina.

Lei conosce Catania, Messina, la Sicilia?
No, io non ci sono mai stato. Non amo viaggiare, rifuggo ai viaggi. Al massimo vado a a Mar del Plata. Mi piace molto Buenos Aires, adoro questa città e, incluso in vacanza ,preferisco starmene qui e in nessun altro posto.

È per via degli impegni con  il “Colegio de los Abogados”?
No, no. Anche quando non viaggiavo neppure quando non avevo la responsabilità della Presidenza dell’Ordine. Proprio mai mi è piaciuto viaggiare. Naturalmente ho letto e visto tanto sull’Italia che credo di “esserci stato“ in qualche modo. Poi ho un altro vincolo con l’Italia essendo laureato presso l’ Università del Salvador della Congregazione dei Gesuiti, che era la congregazione religiosa di Papa Francesco quando era Monsignor Jorge Bergoglio e aveva a suo carico, dal punto di vista teologico, l’ Università. Insomma, in un modo o in un altro, i legami con l’Italia sono sempre nella mia vita. Anche con l’Ordine di San Ignazio di Loyola, con cui abbiamo un vincolo molto stretto, tutto ci riporta all’Italia.
 
Ha anche rapporti sul piano professionale con l’Italia?
Ceretamente. Abbiamo molti rapporti con varie e prestigiose Università italiane, sono venuti a trovarci rappresentanti del Consiglio Superiore della Magistratura italiano, abbiamo accordi bilaterali di cooperazione con vari ordini degli avvocati di varie città d’Italia, ad esempio di Milano, Firenze e Roma. La nostra politica è una politica di “porte aperte” alla collaborazione ed alla crescita per i nostri avvocati, ê quasi un obbligo per noi.

Prima di farle domande sulla sua attività professionale, vorrei ci spiegasse che cosa è il “Colegio de los Abogados”.
I colleghi italiani più o meno lo sanno. Noi siamo l’organizzazione che si incarica di consegnare la matricola professionale agli avvocati per la loro professione (A differenza dell’Italia, in Argentina non c è esame di stato, NdR). Storicamente l’ Ordine si limitava alla consegna della matricola e al controllo del tribunale di disciplina. Con la nostra nostra gestione (Gente de Derecho), questa entità ha ampliato la sua visione, le bbiamo dato un’ impronta “sindacale” e repubblicana oltre ad avere dotato l’Ordine di molti servizi che prima non esistevano. Dal punto di vista sindacale abbiamo difeso e difendiamo gli interessi degli avvocati, in questo momento stiamo lavorando ad una nuova legge relativa agli onorari professionali, ma abbiamo già promosso una legge sulla concorrenza professionale nella città. Dal punto di vista repubblicano abbiamo fermato un attacco del precedente Governo contro l’indipendenza del Potere Giudiziario, come era la legge “spie”, o quando è stata ottenuta la sentenza “ Halabi”, molto importante nella giurisprudenza nazionale. e quando fu la falsamente denominata “democratizzazione della Giustizia” ottenemmo una sentenza, studiata in molte parti del mondo, che porta il nome “Rizzo” perchè firmata da me;  causa che poi la Corte Suprema ha convertito in una sentenza memorabile che per noi Argentini ha un grandissimo valore, al pari del Caso Marbury contra Madison per i nordamericani.

Ci può spiegare meglio questa “sua” sentenza?
Il potere esecutivo nazionale aveva approvato una riforma legislativa per la quale i Giudici del Consiglio della Magistratura erano eletti attraverso i partiti politici. Noi presentammo una citazione in giudizio sostenendo che così si violava l’indipendenza dei giudici e la divisione tra i poteri perché che il legislativo e l’esecutivo si erano arrogati poteri non di loro competenza. Preparammo un citazione e la distribuimmo a tutti gli ordini degli avvocati nei diversi punti del paese.

E tutti presentarono la stessa causa?
Sì, più o meno, con alcune diversità, però la base era la nostra causa. E noi, attraverso l’organizzazione che presiedo- non l’Ordine bensì “Gente de Derecho” che è l’organizzazione che da sempre vince le elezioni dentro all’Ordine - ottenemmo  una prima sentenza della Giudice María Romilda Servini de Cubría, poi confermata dalla Corte Suprema di Giustizia. È con orgoglio che constatiamo che questa sentenza si studia ora in molti Paese del mondo compresa l’Italia e siamo davvero soddisfatti che sia così importante  per la storia della Giurisprudenza argentina e non solo. (Sorride) Credo che anche voi de L’Italiano possiate esserlo perché la sentenza porte un cognome italiano: Rizzo.

Appunto, siamo qui anche per questo. A nome del Comitato de L’Italiano sono qui a chiedere di farsi l’onore di accettare il Premio L’Italiano all’Eccellenza dell’Italianità.
(Visibilmente emozionato). È un onore che non merito, ma che accetto con un grande orgoglio. E, come penso pensino  tutti coloro che premiate, vorrei tanto avere accanto a me i miei nonno quando ritirerò il Premio.

E ci saranno...idealmente.
Io so che per mio nonno sarebbe più importante che averlo ricevuto lui in persona.

Questo è per noi il significato del Premio. Oltre a celebrare i meriti evidenti di persone di successo, è anche un modo per ricordarvi quella relazione molto intima fra voi e i vostri nonni arrivati qui dall‘Italia.
Per tutta la mia vita, fin da bambino, mi sono interessato delle mie radici, conosco tutta la storia della mia famiglia. Per ore ed ore mi facevo raccontare da mio padre la storia dei miei avi e ancora adesso lo faccio fare a mia zia Graziella, mia zia “Picci”. Un mio nonno era un professionista, un odontologo, l’altro conduttore di treni. Italiani di diversa estrazione sociale, ma entrambi con i valori dell’onestà e della parola data.

Proprio questo vogliamo col Premio: mettere in evidenza i ricordi ed i legami alla base della formazione della personalità delle persone di successo che premiamo.
Il mio primo ricordo è di mia nonna, figlia di italiani di cognome Catanzaro e Patane, che cantava e di mia madre che suonava il piano mentre il fratello mio zio Enrique suonava la fisarmonica ed io piccolo li guadavo affascinato. È  un ricordo familiare, un ricordo che non potrò cancellare mai. Non durò molto purtroppo perchè mia nonna mori, però quello fu il momento di maggiore felicità della mia vita. E mio zio Carlo, orologiaio e violinista, mi manca…

Dr Rizzo, lei è un professionista affermato, il Presidente di una organizzazione molto influente, il combattente di dure “battaglie”, come prima ha ricordato. Eppure la vedo così emozionato nel ricordare i suoi avi, nel parlarmi con tanta serenità della sua famiglia.
Io sono di Villa Ortúzar, “barrio” italiano o meglio che era quartiere italiano. Da una punta all’altra eravamo tutti italiani. E quei “tanos” - noi diciamo “tanos” agli italiani con molto affetto -  quei tanos avevano molti “codigos”, come dire regole di vita non scritte,  dal rispetto della parola data, all’attenzione che i più grandi dovevano prestare ai più piccoli, alla solidarietà verso coloro ai quali era andata male nella vita, al risetto dei limiti. Soprattotto: la parola era legge.
I miei pregi sono appunto il rispetto assoluto della parola data, qualsiasi cosa succeda, ed il culto dell’amicizia. Anche questi sono i ricordi di Villa Ortùzar, barrio de tanos. Ho conosciuto quei “tanos” e mi riempie di orgoglio dire che io sono uno di loro. Alcuni negano le loro origini....Yo estoy encantado de mis origenes!

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